Archive for the ‘ballarò’ Category

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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 novembre 2009, mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 ottobre 2009, mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi […], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. […] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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“L’uomo, il Gasparri e la Virtù” in scena a Ballarò.

20 maggio 2009, mercoledì

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Credo che Berlusconi non possa che essere contento del risultato ottenuto a Ballarò dalla messa in scena della splendida commedia  pirandelliana e dalla recitazione del riottoso Gasparri (la bestia) e del responsabile della comunicazione del Pdl, la (per via del ghigno) iena Laura Ravetto.
La piemontese ha imparato per bene il bugiardino che si era preparata. Peccato che ogni volta che hai già pensato a quello che dovrai dire, non sei in grado di reagire intelligentemente a un contesto improvviso.

“Il governo sta facendo bene, il governo ha tenuto insieme il sistema economico, ha salvato le banche” detto in un po’ tutte le salse non può bastare a ribattere alle accuse di povertà e sofferenza diffuse, all’accusa di resa o peggio di favoreggiamento nei confronti degli evasori, alle ricompense concesse agli oligarchi di questo paese (via Alitalia), all’eliminazione dell’Ici per il 60% più ricco del paese, ultima vera tassa a cui era difficile sottrarsi perché legata alla materialità, al territorio, al Pil che diminuisce molto più che negli altri stati OCSE e al debito che va verso il 120% nonostante l’esiguità delle nuove risorse destinate al fronteggiamento sociale della crisi.

La preoccupazione è che, visto che i dati di fatto, la politica del consenso, la realtà delle leggiacce e dei comportamenti dell’Imperatore non permettono un dialogo improntato sulla difesa delle proprie reali convinzioni, quest’esercito degli assoldati non può altro che mentire, traviare il discorso, disturbare l’interlocutore, slegare i contenuti dal contesto e così via.

Nota a margine. Ci sono dei caratteri nel cinema degli ultimi sessant’anni inevitabilmente connotati senza scrupoli, pur seguendo anche se per vie traverse il sentiero della legalità.
Se fra questi figuri dovessimo sceglierne uno usato a detrimento del genere umano, questi è l’avvocato di multinazionale.
E fra i tipi di multinazionale, quali le più odiose? Probabilmente quelle farmaceutiche, direte voi.
Ecco, questo era il mestiere della Ravetto prima di Berlusconi: responsabile degli affari legali per l’Italia di una multinazionale farmaceutica.
Niente di male, ci mancherebbe, ma non certo l’ultima dei puri. Ci potremo mai aspettare da lei sincerità, onestà intellettuale? Certo. Se questo non metterà nei guai il di lei datore di lavoro.
Le visage du rôle dell’avvocato dei forti ce l’ha, comunque. Fastidiosa.

A interpretare la Virtù c’era la neoassurta a fama nazionale Debora Serracchiani, segretaria del Pd di Udine e candidata alle europee. Talmente illibata ai nostri occhi ingenui da non sembrar vera. Talmente buona da interrompersi per avvertire Gasparri che gli stavano cadendo gli occhiali. Purtroppo non a conoscenza del mezzo televisivo fino in fondo. Non ci si ferma anche se si è detta la frase, il concetto della vita. Si continua fino al secondo avvertimento, Debora. Ne abbiamo mille di cose da poter dire, non due o tre.

Maurizio Gasparri (la Bestia) si commenta da sé si dirà. Vero.
Provo comunque a colorarvelo.
Gasparri quando lo ascolti, quando lo vedi interagire autarchicamente, ti rendi immediatamente conto della superiorità della tua parte politica (e anche un po’ della tua personale), che non si potrebbe permettere di far girare per le tv un cretino del genere, sociologicamente parlando intendo. Del secondo tipo, anche se sposato.
Aggiungo io, uno di quelli che vanno avanti per la loro strada senza chiedersi mai nulla.
Mai nulla della propria moralità, sensibilità, umanità.
Uno di quelli che sembra abbiano dentro la testa un esercito di scimmie urlanti. Quando parla e anche quando sta zitto.
Uno di quelli che incontri e non avresti mai voluto incontrare, mai aver avuto a che fare con un tipo così.
Un tipo che si è permesso di interrompere tutti gli ospiti da cui non sentiva quello che avrebbe voluto sentire, fra cui il presidente della Regione Puglia Nicky Vendola (l’Uomo) (con tutti i suoi difetti, per carità), vomitandogli accuse marginali che riguardano un assessore della sua giunta [per la cronaca, assessore dimessosi o fatto dimettere appena si era intuita la possibilità di un’indagine nei suoi confronti], un momento dopo che si permette di ventilare l’affaire David Mills, la cui sentenza di condanna in primo grado parla di un reato che il nostro amato presidente del Consiglio ha o avrebbe commesso (che modo si usa per le sentenze?): una corruzione giudiziaria. Senza nemmeno riprender fiato continua poi con rilievi, sempre di natura giudiziaria, e davvero non pertinenti mossi nei confronti di Di Pietro (perché lui?).
Rilievi fatti in modo assolutamente maldestro e improprio, e per giunta su di un argomento – la moralità in politica – che per la destra, ieri più di sempre, non sarebbe dovuto essere proficuo toccare. Una faccia di tolla talmente brutale e insistente nel suo essere pretestuoso da far uscire a Nicky Vendola un bel vaffanculo fuor di denti. Meritatissimo.

Avete presente la muta di segugi di Monty Burns? Stessi ottusa idiozia, timbro e mancanza di grazia, stesso tipo di padrone. E allora come si faceva a resistere? Non lo sapremo mai se sarebbe scappato anche a noi. Un dieci alla spontaneità, un due all’opportunità, Nicky.

Non contento della bella figura, Maurizio Gasparri, per spiegare che ha ragione, preferisce sbattere in faccia all’avversario le vittorie elettorali piuttosto che rispondere nel merito. Non occorre rispondere, ci sono le vittorie della destra in Abruzzo e Sardegna e i sondaggi a testimoniare il buon comportamento del governo. Non si risponde ai dati della crisi, ma si sorride sui dati elettorali che darebbero ragione al loro operato.
Il consenso prima del bene comune. Il trionfo della metapropaganda.

In questi mesi tutto sembra incredibile. Svegliare il popolo assopito mettendo in evidenza tutte le menzogne di B, i suoi interessi privati che distruggono alle radici il nostro paese e l’ulteriore, ennesimo, pleonastico Mills, è più che giusto. E’ doveroso.
Ma non credete che dovrebbe bastare l’esempio di uno come Gasparri, incredibilmente nominato dai nostri avversari deputato, nonché Presidente del gruppo parlamentare dell’organizzazione denominata Il Popolo della Libertà a far vincere a Pd e alleati le elezioni in un paese appena civile?!
Questa cosa parla da sola a tutte le orecchie degne di questo nome.

Come può uno così essere un politico? Perché dovrebbe essere un nostro deputato? Perché è un fido cagnaccio senza scrupoli pronto anche a mordere alle caviglie l’interlocutore oppure perché è pronto a mettere nome e faccia su leggi impresentabili? Ma sì, anche per questo.
Credo però che uno come Gasparri sia parte essenziale, carburante di un progetto più ampio. Le sua grida sguaiate disorientano e disgustano talmente tanto il pubblico da portare alla disaffezione verso la politica, verso il politico in quanto tale.
Il problema sta in questo. Ci dobbiamo chiedere: come hanno fatto a portare così in basso il livello culturale del popolo italiano da renderlo incapace di distinguere – se non le politiche della sinistra e della destra – almeno per via intuitiva un comportamento civile da uno sistematicamente rissoso e spocchioso? Come si fa a sopportare un Gasparri, un Ghedini, un Ignazio Benito Maria La Russa e votare per quelli della loro parte politica?

La risposta sta negli anni di vischiosità Vespa, delle inchieste all’acqua di rose di programmi popolari come Striscia la notizia, in cui il rilievo della gravità penale e politica è perso, è confuso dalla piattezza delle risatine e dei toni, sta negli anni dei “panini” politici del tg1 2001-2006, quelli di Pionati per intenderci (schema: opinioni della maggioranza, opinioni della minoranza, opinioni del governo), dei ghigni incapaci o nolenti a distinguere di Mentana, e purtroppo anche delle urla di Grillo, che si è permesso di sostenere scompostamente che “la sinistra è ancora peggio della destra”!
Questo genere di giornalismo non solo contribuisce giorno dopo giorno, ma si propone di infilare tutti nel pentolone dell’antipolitica. Rossi e neri e azzurri tutti uguali nel mare dell’imprecisione, del rapporto frivolo coi dati, con la verità, con la pertinenza.

E poi ci sono le persone, c’è il popolo. Voi lo sapevate che votando An nel Lazio – An confluita nel partito dell’uomo più potente e pericoloso per l’Italia – eleggevate Gasparri deputato e votando Forza Italia in Sicilia eleggevate senatore il condannato in primo grado per mafia a nove anni Dell’Utri Marcello, amico intimo e collaboratore di papi Silvio dagli anni settanta.
Zitti e chiotti l’avete fatto lo stesso e noi ce li siam beccati.
Ma no, voi non votate le persone, votate il programma.
No, aspettate. Voi siete di destra, ma non siete interessati alla politica italiana.
Queste le due ultime scus… ragioni che ho appreso hanno fatto votare destra.
Ci sarebbe da ridere non fosse tutto vero.

Alé.

di marco dewey

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La pessima figura di Fitto a Ballarò

3 dicembre 2008, mercoledì


Lasciamo stare i trascorsi giudiziari di quel mascalzone [s.m. chi è capace di azioni disoneste] del Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, quota PdL.
Anzi no. Mettiamo un link. E fatelo un bel giro su quel sito. Merita.

Parliamo solo della brutta figura di cui s’è reso protagonista a Ballarò.

Vediamo se mi ricordo bene.

Prima ha fatto la parte del piacione col pubblico da casa, di quello che non capisce come non avrebbe capito la gente da casa. E si è beccato invece un bel: “E’ grave che lei non sappia certe cose” (o una cosa del genere). Entrando più nel particolare, s’è reso ridicolo dimostrando di non conoscere il significato di pressione fiscale.

Poi ha sostenuto che non è bello che certe trasmissioni comincino e terminino criticando Berlusconi. E va bè. Un coro di: “E tutte quelle che ne parlano sempre e solo bene?” l’ha sommerso.

Poco prima aveva deciso perfino di difendere le critiche di Berlusconi ai direttori di Corriere e Stampa di oggi: “Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come ‘La Stampa’ e il ‘Corriere’ dovrebbero cambiare mestiere”, ha detto il premier.

E Fitto s’è permesso di sostenere l’equipollenza fra la libertà di espressione di codesti direttori di giornale e la libertà di giudizio del premier riguardo quello che potrebbe essere o sarebbe bene fosse il futuro di quei direttori di giornali.

Una cosa, però, è il giudizio politico di un giornalista, un’altra è l’agitar di spade dell’uomo più potente d’Italia che ha già in mano in qualche modo mezza editoria italiana, del politico “di turno” (si fa per dire) che si permette di mettere nubi sul futuro di due giornalisti per articoli non graditi.

Cito da www.democrazialegalita.it un passaggio del rapporto 2005 di www.freedomhouse.org, sinceramente non il più compromettente per B.

Nel  dicembre 2004, i giornalisti del quotidiano più venduto ed influente in Italia, il Corriere della Sera, hanno protestato contro l’incremento delle pressioni e delle interferenze nei loro confronti da parte degli azionisti del giornale stesso. Il quotidiano è di proprietà della RCS Mediagroup, nella quale 15 concentrazioni di industrie hanno una quota.

Basta già che consideriate l’intreccio scandaloso di favori e controfavori con il “fiorfiore” del capitalismo italiano che si è voluto creare con l’affaire CAIAlitalia: questo basta a far capire la gravità del potente in situazione di dominio mediatico che sbraita persino contro due testate che definire moderate è decisamente limitato.

Mi direte: se Fitto non si vergogna di fare il ministro e di andare in TV dopo ciò di cui si è reso protagonista (cliccate il link sopra e leggete i filoni dell’inchiesta dopo il numero 13), si vergognerà mica di fare il lecchino annoverando alla voce “diritto di espressione” quel giudizio di inadeguatezza dei due direttori così pesante!

Qualcuno spieghi a Fitto il senso dell’espressione “libertà di espressione“, e in particolare quali istituzioni tendono a minacciare tale diritto.

Facciamo una cosa invece. Giusto per farvi capire cosa pensa Fitto della stampa libera vi cito qualche paragrafo da una pagina del sito di Lino De Matteis, un giornalista – lo stesso del link sopra – che ha scritto un libro sull’allora giovanissimo Presidente della Regione Puglia, e per questo è stato querelato da Fitto – sulla base di futili motivi – all’indomani della sconfitta elettorale ad opera di Vendola. L’autore è stato prosciolto perché la querela per diffamazione è stata inoltrata oltre i termini di legge.

Fitto non è nuovo alle aggressioni ai giornalisti liberi. Simbolico il caso del caporedattore del Tg3 Puglia della Rai, Federico Pirro, da lui osteggiato al punto da ordinare all’ufficio stampa della Regione di non passare più comunicati stampa alla Rai di Bari e ai suoi assessori di non rilasciare interviste. Un braccio di ferro durato sino a quando, con l’arrivo di Berlusconi al governo, Pirro fu rimosso dall’incarico, salvo poi a venire reintegrato da una sentenza del giudice Simonetta Rubino del Tribunale di Bari, emessa il 21 ottobre 2004, che sancisce che la sua rimozione era dovuta a “motivi politici” perché inviso a Fitto.
Nonostante l’evidente natura politica della querela, la volontà intimidatoria e persecutoria per tenere sotto scacco un giornalista libero, la vicenda giudiziaria si sta consumando avvolta da un muro di silenzio. La minaccia dell’ex governatore di querelare chiunque ne avesse parlato ha sortito a quanto pare i suoi effetti, terrorizzando giornali e giornalisti pugliesi che, non solo all’epoca della “querela preventiva” si astennero dal fare qualsiasi recensione del libro, ma hanno ora difficoltà a dare perfino la notizia del rinvio a giudizio e, soprattutto, a riportare i capi di imputazione. La notizia del rinvio è stata data dall’Ansa pugliese (senza capi d’imputazione) ma non è stata ripresa da alcun giornale o televisione regionale, nonostante la notorietà del caso, la singolarità della vicenda e il rilievo che assume nel dibattito per la libertà d’informazione in Italia.
Anche i partiti, soprattutto quelli del centrosinistra, e le associazioni della società civile e della cittadinanza attiva hanno taciuto e continuano a farlo. Ma se questo era un comportamento comprensibile all’epoca della “censura preventiva” e prima di conoscere il contenuto del libro – perché poteva anche darsi che avessi scritto qualche grossa fesseria non difendibile – non è più tollerabile adesso che si conoscono i capi d’imputazione e sui quali ci si può liberamente pronunciare. Chi tace acconsente e il silenzio fa sempre il gioco dei più forti.
Ma veramente si può lasciare a Fitto, e a quelli come lui, campo libero di intimorire e minacciare i giornalisti in questo modo, tenerli sotto scacco con richieste esose di risarcimenti finanziari? L’alternativa per noi giornalisti, a questo punto, è l’autocensura e il silenzio oppure il carcere. Con tanto di ben servito per la democrazia e la libertà d’informazione e di opinione, proprio come al tempo dei Borboni.

Ah, Raffaele. Io penso che tu sia un mascalzone nell’accezione di cui sopra, è vero, ma non ne ho le prove. E’ solo un’opinione personale. Non querelarmi, please.
Chiudi un occhio. E’ la prima volta che faccio una precisazione del genere, ma ora, conoscendoti, mi si sono strette le palle.

Mala tempora currunt.

di marco dewey

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Tutta la maleducazione e la chiusura di Berlusconi a Ballarò

19 novembre 2008, mercoledì


Bestiale.
Sono ancora un po’ scosso.
E’ stato un attacco irresponsabile e scomposto quello a Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani.

Percepisci proprio il senso della parola violenza quando un uomo potente e maleducato vomita accuse non pertinenti addosso a dei veri signori, due che si propongono con la delicatezza e la maturità necessaria davanti al periodo che l’Italia sta affrontando.

Facciamo un passo indietro. Berlusconi interviene via telefono a Ballarò e usa la trasmissione per minacciare di querelare Di Pietro per calunnia qualora il leader IdV non Lo denunci, visto che afferma che Lui ha tentato di corrompere, di comprare Villari e Orlando.

La versione del cavaliere è che Villari lui non lo conosce e per quanto riguarda Orlando è successo solo che un esponente di Forza Italia ha tentato di farglielo incontrare, ma B ha rifiutato.
A cosa serva querelare una persona che non può subire un procedimento giudiziario non è dato sapere. Che non significhi nulla che lui non abbia mai incontrato Villari glielo possiamo spiegare in tanti.

La “comunicazione di servizio” a un certo punto termina e Floris esige qualche domanda di contrappasso. Epifani, con una gentilezza disarmante che mi ha sinceramente sorpreso, chiede umilmente a Berlusconi se non fosse il caso di incontrare una forza sociale come la CGIL in un momento come questo.

Mettersi in gioco in quella maniera, resistere alla tentazione di accusarlo frontalmente e piuttosto cercare solo di venire a un accordo gli deve essere costato non poco.

Gli chiede come fosse potuto accadere quell’incontro a Palazzo Grazioli senza il maggiore sindacato italiano, quello della settimana scorsa di cui abbiamo già discusso ampiamente.
Il segretario CGIL ci tiene a dare la sua totale disponibilità per affrontare insieme la crisi con decisioni il più possibile condivise per tutta la puntata, è disposto a una mediazione difficile pur di giungere a un risultato, a un’intesa per il bene dell’Italia.
Questo è chiaramente un riassunto del senso delle frasi della serata di Epifani. Non riuscirò mai a descrivere tutta la dolcezza e la sensibilità civile che emanavano le parole di quell’uomo ieri sera.

Ebbene, il Presidente del Consiglio alza da solo i toni. Lo fa da subito e maldestramente. Strideva davvero ieri. E mi vengono le lacrime agli occhi se penso alla faccia sconsolata di Epifani e sconvolto dalla consapevolezza improvvisa di sentirsi succube delle volgarità di argomenti e delle bizze di Berlusconi.
E noi di essere considerati da questo qui come dei sudditi, di subire le sue quotidiane soverchierie senza poter nemmeno sperare che la giustizia gliela faccia pagare.

Rimaniamo ancora per un attimo ai fatti e mettiamo da parte i suoi toni assolutamente incongrui. La telefonata del premier ci dà la conferma – fra le altre cose – del fatto che Bonanni, segretario CISL, è un bugiardo. L’incontro a Palazzo Grazioli (nella “zona” sede di Forza Italia, e non a cena nella “zona” casa di Berlusconi come s’era insinuato) c’è stato. B sostiene che è durato poco e che è stato invitato a sorpresa anche lui. Che si trattava di un incontro informale, di poco conto, come ce ne sono tanti. Questo sminuimento vero o falso conferma però che il meeting è avvenuto veramente e quindi Bonanni è, ripeto, un bugiardo.
Con tutte le conseguenze che questa conclusione porta con sé.

Che Angeletti mentisse lo avevamo capito e ne avevamo gia discusse diffusamente le implicazioni.

Le domande intanto continuano, e B mantiene una certa impudenza anche nelle risposte a Bersani.
La nuova elezione a capo del Governo di un uomo (s)pregiudicato abituato a violare le regole, a stuprarle, a infangarle e cambiarle autarchicamente, che gestisce direttamente cinque televisioni può comportare esiti diversi dalla deriva etica del paese in cui spadroneggia?
E’ questo il vero problema. Altri cinque anni li reggeremo o ci sarà il collasso del senso collettivo della responsabilità civile e delle ragioni della giustizia sociale?

L’origine prima delle brutte sensazioni che ho provato ieri è soprattutto il sentimento consapevole di impunità che ho percepito nella sua voce. Mortificare un uomo che ti porge la mano è spregevole.
Scovare degli argomenti pregiudizievoli nel proprio armamentario di distruzione del dialogo lo è altrettanto.

Nelle risposte a Epifani ho percepito il buio della coscienza, la morte, oppure chiamatelo Diavolo, espressione limpida di cattiveria gratuita, potere, arroganza, maleducazione, sfacciataggine. Il segno tangibile del costante riinizio e perpetuamento delle ostilità.
Un’entità malvagia come la sua non era immaginabile. Non eravamo ancora pronti.
Non avevamo visto ancora niente di simile.

E sono ancora stordito perché non si poteva proprio rispondere ad Epifani in quella maniera, ieri sera. E’ stato appunto come assistere all’aggressione di un bandito a un signore, nell’accezione alta del termine. Una chiusura totale. Due mondi a confronto che non si incontreranno più.
Più che i modi ieri mi hanno scosso l’uso strumentale delle sue ragioni.
Martellare sempre e comunque. Anche di fronte alla crisi. A questa crisi! No regrets.

La gente che ha assistito in diretta non può non aver capito che mascalzone sia B, di quanta crudeltà, strafottenza e menefreghismo per il futuro della nostra Italia sarà ancora capace. Un comportamento irresponsabile – quello di Berlusconi – increscioso per tutti, credo.
Altrettanto sgradevole anche con Bersani seppure anche l’esponente del PD sembrasse interessato a tendere la mano, a promuovere una possibilità di dialogo, o perlomeno a risultare delizioso e maturo quanto l’Epifani di ieri.

Sicuramente ieri sarà apparso per quello che è anche a tutta la gente perbene che lo ha votato, magari in buonafede, pensando che la propria coscienza non potesse essere messa così tanto in discussione da una semplice crocetta.
Ieri sera, quella crocetta che voleva essere solo un piccolo sacrificio chiesto alla propria coscienza credendo di difendere i beni di famiglia oppure la possibilità di risparmiare cinquecento euro di Ici, spero si sia trasformata ai loro occhi nel simbolo del peggior particolarismo, una delle cause della comprovata decadenza morale di questo paese: la più potente tentazione del Male. Il particolarismo.
La mia roba.

Perché quando si promuove un uomo del genere per tre volte al posto più importante della nazione è questo tipo degrado morale quello a cui si va inevitabilmente incontro, la conseguenza più naturale. O la causa?

Sappiamo che rapporto ha B con le regole, anche quelle più semplici della comunicazione. Le viola sistematicamente e senza alcun timore perché lui non vuole dialogare, ma dominare, controllare, governare. E visto che non possiamo aspettarci che un individuo a cui politicamente viene perdonato tutto, d’improvviso cambi modello di comportamento, continuerà a violentare il nostro popolo per sempre. A troncare le discussioni, a proporne un taglio sempre sopra le righe. Nessun ascolto, nessuna convergenza è consentita.

E’ quello che mi ha sconvolto. Ieri ha segnato la fine di ogni dialogo possibile.
Continuerà ad abbrutirci senza rimorsi.

Durante Ballarò mi sono sentito male.
Ho paura. Ho realizzato come sarà il futuro.
Il Diavolo può essere più bestiale e irrispettoso della civile convivenza di quanto mi aspettassi.
Quanto male può farci ancora?

di Marco Dewey https://culturapoliticademocratica.wordpress.com

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Che figura di merda, Angeletti!

12 novembre 2008, mercoledì


Credo che Angeletti iersera a Ballarò abbia fatto, per la categoria “Sbugiardati in diretta”, una delle più grandi figure di merda televisive di tutti i tempi.

I fatti. In studio Luigi Angeletti (segretario generale UIL), Agostino Megale (segretario confederale CGIL), Maurizio Sacconi (Ministro del Lavoro), Enrico Letta (ministro ombra del lavoro), Luigi Abete (presidente degli industriali e delle imprese di Roma, presidente BNL) più altri vari ed eventuali. Lo splendido e onnipresente direttore del Corriere della sera, Paolo Mieli, in collegamento.

Si parlava della divisione enorme fra le attuali posizioni della CGIL e gli altri due importanti sindacati confederali CISL e UIL.
Il ministro Sacconi faceva appunto notare quanto il motore principale delle proteste di questi e dei prossimi giorni fosse il livore tutto politico e strumentale della CGIL; Megale rilevava quanto gli costasse la divisione sindacale, quanto fosse strana questa distanza, che la CGIL fa il suo mestiere a chiedere ad esempio l’adeguamento degli stipendi all’inflazione, nonché la restituzione del fiscal drag, cioè dei soldi in più che dovranno scucire tutti quelli che proprio a causa dell’inflazione – che aumenta i redditi, e riduce il potere d’acquisto – pagheranno più tasse per maggiore reddito imponibile o addirittura salteranno all’aliquota Irpef superiore (ad esempio, chi a causa dell’inflazione crescente si troverà a superare la quota 28 mila euro, pagherà circa 220 euro in più).

Nel bel mentre di questa discussione Floris rende noto che: “Berlusconi, Sacconi, Bonanni (segretario generale CISL) e Angeletti (segretario generale UIL) – e non ricordo chi altro – hanno avuto un incontro a Palazzo Grazioli” (proprietà di Berlusconi, sede della Presidenza di Forza Italia).
Mentre Megale afferma che non era mai successo prima che non venisse invitata la CGIL a un incontro dei sindacati con i vertici politici, Angeletti ci tiene subito a precisare che lui lì non c’era, che non è affatto vera questa cosa. E allora Floris mette il dito nella piaga, gli dice che è una notizia Ansa! E lui imperterrito ma sempre più imbarazzato continua a negare con un’uscita tipo: “Guardi che io non c’ero!”
E Floris: “Guardi che vi hanno visto andarvene, lei e Bonanni, da un’uscita secondaria”. E Angeletti, sempre più rosso e imbarazzato, ma molto meno convinto, continua a negare.
Dopo qualche minuto: “Guardi che Bonanni ha confermato la sua presenza…”, ma niente, Angeletti continua per la sua strada.
Sono le undici di sera e Floris continua a fornire al segretario UIL la possibilità di ritrattare.
Ma ancora niente! E’ un dramma e fa troppa pena.

Ora ci dobbiamo chiedere cosa comporti questa menzogna – perché è chiaro che Angeletti ieri sera ha mentito a noi e ai suoi iscritti – e ci dobbiamo anche chiedere cosa lo abbia costretto a farlo ripetutamente. Qualcuno non gli avrà mica chiesto di continuare a farlo anche di fronte all’evidenza, no? Oppure sì? Ce lo dobbiamo porre questo quesito perché dobbiamo ficcarci in testa che ogni singola menzogna ha una sua ragione, e le ragioni delle menzogne spesso svelano molto di più su un evento di qualsiasi altra informazione. Perché una bugia totalmente svelata contiene almeno due informazioni: ciò che voleva essere coperto e il motivo per cui lo si voleva tale.
E poi escono i legami nascosti, la natura pubblica e la maschera svelata degli attanti.

Ci si può fidare di un sindacalista che mente riguardo un incontro con l’uomo più potente d’Italia? Con chi non dovrebbe esattamente collaborare, ma piuttosto contrattare alla luce del sole? Si può mentire sulla mera esistenza di una riunione fra queste due entità che ontologicamente non possono collaborare e incontrarsi di nascosto? E perché ha continuato a farlo anche di fronte all’evidenza?
Per noi malevoli che guardiamo alla politica con attenzione e animo volutamente diffidente, la debolezza di condotta da parte di UIL e CISL – se non quasi aderenza con le posizioni della compagine governativa -, lungi dall’apparirci un estremo atto di maturità politica e solidarietà nazionale, ci è apparsa quantomeno equivoca sin dalla questione Alitalia.
Alla luce di questa bella bugia in diretta nazionale che valore assumono i nostri sospetti?

Per fortuna la lucentezza e l’onestà intellettuale dell’abbagliante Mieli risplende chiara durante la trasmissione.
Di fronte a una notizia del genere, la tragedia “live” in prima serata di un tribuno della plebe che mente al suo popolo: “Non è vero che ho incontrato l’Imperatore a vostra insaputa!”, lo Yul Brinner degli storici, il direttore del più influente quotidiano nazionale verrà ricordato l’11 novembre 2008 solo per la sua salomonica divisione delle colpe alla pari, fra destra e sinistra, per lo stato in cui versa l’Italia.

Che grande! Idea rispettabilissima, ci mancherebbe, ma poteva fare il giornalista ieri a Ballarò, c’era da sbugiardare Angeletti, come al tempo ad esempio c’era da parlare solo delle intercettazioni di Berlusconi e Saccà, e nei giorni scorsi del “consiglio” disinteressato dato dal Presidente del Consiglio e imprenditore Berlusconi ad altri imprenditori di non investire nella pubblicità Rai. Nonostante tutte le nuove gaffes, nonostante i nuovi scandali, a dispetto di ogni azionaccia di B. e della sua fedele accolita. Sarebbero dovute restare in prima pagina, al centro dell’attenzione, perché è lì che sarebbero rimaste se fossero avvenute in qualsiasi altra nazione democratica del mondo.
Queste fra le altre centinaia di altre schifezze sarebbero dovute restare in prima pagina per settimane intere.

E seppure contesti al PD soprattutto questa mancanza di costanza nel battere sempre in un punto molto ben riconoscibile di bassezza morale degli avversari, non posso non dare maggior risalto alle colpe inveterate dei giornalisti italiani, di coloro che una volta assoggettati i tre poteri dello stato dovranno costituire l’ultimo baluardo della democrazia. Laddove riscontro al massimo un’incapacità politica in alcuni esponenti del PD, vedo invece disonestà intellettuale nelle scelte di molti giornalisti.

Mai m’era sembrato vero come ieri sera quello che scrive il New York Times il 20 ottobre: “Gli italiani si dividono in due gruppi: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lavoreranno per Berlusconi”.

di marco dewey