Archive for agosto 2008

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Ode alla squadra nazionale italiana di ginnistica ritmica

24 agosto 2008, domenica


Non so se si sia capito per bene dalla mia sezione “What I like” nel miospazio.
Lo ripeto: io adoro la squadra italiana di ginnastica ritmica!
Vorrei spiegare bene quanto le amo quelle ragazze.
Ad ogni loro esecuzione degli esercizi più spettacolari, i tre cerchi con quattro clavette e i tre cerchi con due palle, mi esce sempre qualche lacrima, o molte come ad Atene.
E non è importante se la gara è importante o meno, se è un mondiale, un’Olimpiade o una semplice e modesta gara di coppa del mondo.
Io piagnucolo. Lacrimo. Mi emoziono al livello più intimo.
Per varie ragioni.
Perché penso al lavoro che c’è dietro (otto ore al giorno), ai sacrifici che devono fare per allenarsi insieme tutto l’anno a Desio.
Poi perché davanti alle opere d’arte particolarmente toccanti (e la loro performance artistica e la partitura coreografica che eseguono lo sono) io mi sento piccolo piccolo, perché capisco che non ho sfruttato il genio proprio dell’uomo, e non sopporto gli sprechi.
Il mio rapporto con l’arte è meraviglioso e tragico proprio per questo, tocca corde antiche.
Quando scorgo il genio, l’inatteso, l’alieno, scappa la lacrima del bambino a cui è stato confidato che non è più sveglio degli altri, che è un signor nessuno.
E’ un bagno di umiltà e una riconciliazione con gli altri umani.
Un sentimento di inadeguatezza, di scoramento che si finge ascesa ai vertici del pensiero e proprio per questo mi appaga.
E infine mi emoziono perché queste ragazze sfiorano l’impensabile, l’inimmaginabile.
Giocano con l’impossibile come silfidi dispettose nel vento, azzardano difficoltà continue che lasciano chi le ammira in tensione per tutti e centocinquanta i secondi. Mai una pausa, accidenti!
E non sbagliano, non ti deludono mai.
Guardi le altre squadre e ti sorprende l’orgoglio di sentirti tifoso, connazionale di cinque farfalle che sembrano dieci anni avanti e che sicure del fatto loro rischiano molto più delle altre proprio per dimostrarlo, ma non per superbia o per amore dello sport: loro lottano e arrivano a quei livelli semplicemente per vincere.
E invece la vittoria non arriva quasi mai.

Veniamo alla gara di stamani.
E’ vero (e queste sono mie personali idee, da semplice amante) forse le cinque funi (il primo esercizio) era un po’ sotto l’esercizio bielorusso (0,30 direi), un filino sotto quello russo ma di poco (0,10-0,20). Pari a quello cinese.
I risultati delle giurie per le funi in realtà sono stati questi (17,750 RUS, 17,625 BLR, 17,575 CHN, 17,000 ITA). Gambe tagliate.
Nel secondo e ultimo esercizio (cerchi con clavette) si è visto, tutti hanno visto, quello di cui sopra.
E i risultati sono stati incrediibilmente questi (17,800 RUS, 17,650 CHN, 17,425 ITA, 17,275 BLR). Classifica finale: 1)RUS 2)CHN 3)BLR 4)ITA.
A raccontarlo forse non vi sembrerà nulla, forse oggi 24 agosto lo riproporranno.
Capirete lo scandalo, l’assurdità che siano state giudicate peggiori, addirittura molto peggiori delle russe, e peggiori persino delle cinesi, ahah.
E’ un furto, una rapina con botta in testa, sono schifato perché questa storia va avanti da dieci anni.
Queste ragazze meritano spesso il primo posto e non lo raggiungono se non davanti ad evidente inferiorità delle russe (che sbagliano poco, ma sbagliano, solo perché non osano tanto quanto le nostre).

Giudici, a noi non serve la vostra medaglia!
Alle nostre ragazze sì, però!
Serve loro a continuare a lavorare con convinzione, a continuare a donarci con lo stesso spirito, assieme a Emanuela Maccarani (responsabile tecnica), Nathalie Van Cawenberghe (coreografa) e Eva d’Amore e Valentina Rovetta (assistenti tecniche), quell’arte e quelle emozioni di cui parlavo sopra.

di marco dewey

Questo è il video del secondo esercizio dell’Italia a Pechino 2008 (tre cerchi, quattro clavette) nel mio canale myspacetv.

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Se vincessi una medaglia a Pechino

7 agosto 2008, giovedì


Appena scoppiato il caso Meloni-Gasparri-Coni mi sono chiesto come mi comporterei io se vincessi una medaglia a Pechino.
Ricordo brevemente i fatti per i meno attenti.
Gasparri, che si definisce da sé, e subito dopo il ministro della gioventù, l’algida, sempre triste e vagamente mortifera Giorgia “Mercoledì Addams” Meloni, invitano gli atleti a compiere gesti di dissenso contro le violazioni cinesi dei diritti umani.
Dimentico, con notevole difficoltà, il fatto che l’ipocrisia di questo discorso tocchi vette imbarazzanti, come giustamente fa notare il Presidente del CONI Petrucci: che si chiedano (ad altri) atti che attengono alla propria coscienza quando la classe politica e in particolare il partito a cui si appartiene non riesce o non ha il coraggio di compiere!
Tipico di questa nostra destra arruffona e arraffona, cruenta nei toni solo contro le dittature soft che rimandano anche solo per ragioni storiche al comunismo, dominante, prepotente e sfacciata con i deboli e i sottoposti, indulgente verso se stessa, lecchina col superiore.

Dimenticando (si fa per dire) tutto questo mi butto in acqua e mentre nuoto mi faccio quella domanda di cui sopra: come mi comporterei, che gesto farei se vincessi una medaglia a Pechino?
Posso darla vinta a Gasparri?
Sono abbastanza forte da sopportare il pensiero di milioni di italiani che per quei pochi minuti che mi separeranno dalle interviste mi crederanno filogovernativo? (brrr!)
Mentre l’acido lattico comincia a farsi sentire e rendere un po’ scomposta la mia nuotata il lampo.
Mi immagino avvolto nel tricolore.
Con un cappello da carabiniere.
Una mano è sul cuore.
L’altra è un pugno alzato e al polso delle manette che mi legano al pupazzo del Berlusca*.

di marco dewey

*Il pupazzo del Berlusca non è come si può pensare Cicchitto, Gasparri, Fini, Schifani, Elio Vito, Bondi, Alfano, Vespa o Mentana. Si tratterebbe proprio di un pupazzo con le fattezze del Berlusca. Era giusto precisare vista l’ambiguità dell’espressione.
Abbasso la Cina, comunque.
E buone Olimpiadi a tutti.

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Alla rovescia

3 agosto 2008, domenica


Bello quando ti chiedono: “Ci farebbe piacere se venissi qui dopo a dirci cosa ne pensi”.

Basta poco e realizzi che potrai parlare fino a quando avrai cose interessanti da dire. E le ascolteranno tutti con attenzione.

Non sarà richiesta alcuna ipocrisia.

Vorranno, esigeranno solo la tua sincerità e saranno disposti persino a ricevere delle critiche personali.

Insomma, per cinque minuti il mondo andrà deliziosamente alla rovescia.

Cose che solo il teatro…

di marco dewey