Archive for the ‘politica’ Category

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Porto San Giorgio 2012: le ragioni per Loira Sindaco.

5 marzo 2012, lunedì

Nicola LoiraIeri alla Sala Imperatori l’atteso confronto fra Nicola Loira (Partito Democratico), Sonia Capeci (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Renato Bisonni(Partito dei Comunisti Italiani), che alle primarie di domenica prossima si giocheranno la candidatura a sindaco per il centrosinistra in vista delle elezioni ammistrative di maggio.

Il candidato del Pd, in pieno spirito di coalizione, si è proposto con discrezione e rispetto dei suoi competitor, senza sottolineare troppo l’enorme differenza di consapevolezza della macchina amministrativa, del tessuto sociale e delle tematiche sangiorgesi, che lo contraddistingue e a nostro avviso ne fa il candidato ideale per la nostra città.

Loira individua nelle primarie il mezzo più idoneo a risolvere la crisi di rappresentanza politica degli ultimi anni e a garantire la necessaria rappresentatività all’interno di una ampia coalizione; le sue priorità saranno quelle di ridare dignità alla politica per un rinnovato rispetto per la cosa pubblica,  una rivoluzione del buon senso per ricostruire un tessuto sociale fatto a brandelli dalla passata ammistrazione e – cosa più importante – la volontà di una riqualicazione complessiva della cittadina, che nei primi mesi del suo mandato sarà subito indirizzata a fare dell’area ex Grand Hotel una piazza, prima cartolina della nuova Porto San Giorgio.

Riguardo agli eventuali allargamenti al centro tutti i candidati si sono dimostrati disponibili a questa possibilità, forti della chiarezza e della sostenibilità economica del programma condiviso: tuttavia Loira ha sottolineato quanto per lui fosse importante essere il candidato che rispecchiasse la complessità di Porto San Giorgio assieme a quelle forze non compromesse con l’amministrazione Agostini, per non ritrovarsi ad essere maggioranza pur essendo una minoranza nella società.
Apertura al centro per un reale bisogno di rappresentare al meglio la città, quindi.

Durante le proposte di riflessione provenienti dal pubblico, Loira ha poi sottolineato quanto non sia più possibile gestire certe infrastrutture pubbliche come fossero di proprietà del politico di turno, come è stato disgraziatamente fatto negli ultimi anni.
E a proposito della questione Palasavelli: “Se abbiamo a cuore l’interesse della collettività non ci possiamo permettere di comportarci in maniera arrogante e poco lungimirante con certe società sportive, perché, al di là della nostra cultura sportiva e fede cestistica, in un momento sociale così difficile non ci possiamo permettere che questi palcoscenici, che queste società scelgano di andare verso altre piazze”.
Per il candidato democratico si dovrà consentire ai sangiorgesi, a chi fa attività sportiva agonistica e non, di farlo in maniera dignitosa negli impianti già presenti sul territorio.
Il piano regolatore permette poi di  immetterne altri a sud dal campo sportivo nuovo al depuratore, “senza mettere le mani sulla collina a sud e a nord, collina che per noi è un valore, un elemento caratterizzante della città e va preservata: per cui no alla cittadella sanitaria, no alla cittadella sportiva, no a questo tipo di speculazioni”.

Parlando dei servizi sociali, Loira ha poi sottolineato l’assurdità che negli ultimi anni ha fatto dei centri sociali l’oggetto di interesse politico da parte di alcuni amministratori della ex maggioranza.
I centri sociali sono vitali luoghi di aggregazione, non bacini elettorali!
Le nuove povertà, la questione giovanile devono essere affrontate con una passione reale, scevra da qualsiasi interesse di parte.
La questione giovanile non può essere strumentalizzata come fatto finora: non coinvolgere i ragazzi, non farli sentire protagonisti del futuro della propria città ha delle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Il candidato Pd continua con la sua idea di Porto San Giorgio, che deve tornare a essere una bella città, ma senza volgere lo sguardo all’indietro: per far tornare i turisti è necessario creare le condizioni perché vengano.
E i turisti e una rinnovata vitalità del commercio arriveranno solo quando i sangiorgesi saranno contenti del posto in cui abitano.
La città dovrà essere bella: il lungomare nei prossimi anni dovrà tornare ad avere una sua riconoscibilità e le amministrazioni dovranno avere il coraggio di cambiarlo in maniera sostanziale nei prossimi anni; ad ogni modo l’arredo urbano dovrà essere più che all’altezza, la spiaggia e il verde pubblico dovranno essere salvaguardati.

Necessario diventa ora non più uno sviluppo (“basta quantità!”), ma un’attenzione mirata alla riqualificazione: con questa carenza di risorse tutti gli sforzi dovranno essere concentrati sull’abbellimento e non si potrà più parlare per slogan, le amministrazioni dovranno avere i piedi ben piantati a terra.
Rispondendo a una domanda precisa sullo sviluppo che si ha in mente, “il Parco marino del piceno sarebbe pure una bella idea, ma la marineria di Porto San Giorgio sarebbe l’unica che ne pagherebbe lo scotto economico: non si potranno fare i conti senza il loro parere”.

Per contrastare anche culturalmente la spinta egoistica di questi ultimi anni si dovrà interrompere quel circuito vizioso fatto di prebende agli amici e guerra alle associazioni non amiche, caratteristico della passata amministrazione: un circuito fatto di persone delegate a fare e disfare, altre premiate con ruoli superiori alle reali esigenze della città.
L’attenzione dovrà essere riposta verso tutte le associazioni culturali, anche no profit, che costituiscono il segnale di vitalità di una città: in questo senso il Liceo Artistico e alcuni suoi docenti, artisti di livello internazionale, devono essere considerati una vera e propria ricchezza.

Per concludere, ce la sentiamo di affermare senza tema di smentita che in quanto a competenza, conoscenza e interesse per la politica locale il Partito Democratico di Porto San Giorgio e Nicola Loira in particolare, con la sua riconoscibilità e statura morale personale su cui conviene ogni sangiorgese che lo conosce, meritino senza alcun dubbio la candidatura a sindaco per la coalizione di centrosinistra.
Il partito e Nicola si sono fatti carico del centrosinistra della città non da pochi mesi a questa parte, ma dal 2008, lavorando per gruppi di lavoro da quasi un anno a un programma economicamente sostenibile, sin da quando immaginammo che la precedente amministrazione sarebbe potuta andare in crisi, adoperandoci in ogni modo per la vittoria, perché è l’unica cosa che conta per poter cambiare il volto che sta prendendo la città.
Siamo un partito forte, coeso e organizzato, che può contare su tante individualità riconoscibili in lista e in un ampio gruppo dirigente che si incontra frequentemente, sempre disponibile a lavorare senza tornaconto personale.

La vittoria delle primarie è il primo indispensabile passo che tra due mesi, al di là delle convinzioni ideologiche di qualcuno, porterà Nicola a vincere le prossime elezioni per il bene della città.

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La nuova campagna valori di Fini 2009-2010 a Vieni via con me

15 novembre 2010, lunedì


Nazionalismo, patria, senso sello stato, etica pubblica, stato senza clientele, legge uguale per tutti, magistrati antimafia, chi sbaglia paga, chi fa il proprio dovere verrà premiato, contro il malcustume della classe dirigente, l’uguaglianza dei cittadini garantita dal punto di partenza e merito: questi sono i valori della destra in cui si è riconosciuto Fini nella trasmissione Vieni via con me del 15 novembre 2010.

Sì, avete capito bene, lo storico segretario del partito delle clientele e delle corporazioni, che tutto perseguono tranne l’uguaglianza del punto di partenza dei cittadini, il fido leccaculo per sedici anni di un tycoon mafioso ridicolo che ha portato l’economia e il senso dello Stato sotto zero, l’evasione e l’abuso edilizio ai massimi, che ha umiliato tutte le istituzioni e ha foraggiato la compravendita dei posti in parlamento, che ha piegato lo Stato a suo vantaggio in ogni modo e lo ha fatto sfacciatamente ricattando e cercando di comprare personalità a qualsiasi livello.

Se ancora non aveste compreso, tutto questo Berlusconi lo deve proprio a Fini, sempre attento a difendere quei valori fra sé e sé, pronto a rilanciarli in diretta televisiva un giorno.
Fini che, per quei valori, nel corso degli anni si è scelto come alleati un onestuomo come Berlusconi e Bossi, un signore volgare che da anni si pulisce il culo con il tricolore e che non si riconosce nella stessa patria del nostro tanto Gianfranco amico.
Buona coscienza a tutti.

di marco gattafoni

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Perché sarei andato a Firenze da Renzi e Civati

6 novembre 2010, sabato


Non conosco abbastanza Matteo Renzi per poterne tessere le lodi a cuor leggero.
Conosco piuttosto bene Pippo Civati, però, del quale apprezzo temi, costanza e coerenza del discorso politico.
A seguire ogni battuta via streaming non c’è dubbio: sono due ottimi intrattenitori.

Posseggono entrambi quella allure che ci fa superare di slancio i dubbi sulla loro ambizione.
E poi penso: cosa c’è di male nell’ambizione quando non scade nella distruzione, nell’incoerenza, nella bassezza, nei comportamenti poco etici?

Non abbiano paura i cari compagni del direttivo del circolo Pd del mio comune (Porto San Giorgio), non è rottamazione di chi ha vinto legittimamente il congresso, non è demolizione dell’operato della segreteria e del Pd tutto a fini personali.

E’ piuttosto una riunione molto sentita, propositiva e piena di ideali a supporto del partito!
E non si tratta in alcun modo di nuove generazioni vs status quo, ma -ad esempio- di un discorso serio sulle deroghe alle regole dello statuto riguardo il numero di legislature in Parlamento.

Queste regole che ci siamo dati tre anni fa prevedono un massimo di tre legislature o una chiara motivazione per deroghe a questa norma per un massimo del 10% di tutti gli eletti in Parlamento.
Purtroppo attualmente le deroghe hanno sforato il 25%, peraltro senza che sia stata addotta alcuna motivazione.

Non temiate che qualcuno metterà in discussione qualcun altro per ragioni anagrafiche.
In gioco non c’è l’età dei politici, ma le buone pratiche per le candidature locali, per limitare al massimo i giochini con le tessere.

Non è l’età, ma è far vedere all’esterno, anche a costo che a Bersani possano girare le scatole, che una bella fetta del partito, anche già molto strutturata, è molto propositiva e decisamente favorevole ad alleanze naturali fondate sui valori, modalità che molti di noi pensano ci avvicinerebbero, e di molto, alla base.

Il partito non è un casermone immobile che lascia ragionare solo la segreteria, un gruppo molto ristretto di persone che finora ci ha relegato a risultati mediocri (il 24%!).
Il modello verticistico di segreteria non solo non funziona, ma è concettualmente perdente.
Il mondo, l’Italia sono molto più complessi di quanto possa soltanto immaginare il politburo ufficiale.

Non possiamo più permetterci di continuare a frustrare le ambizioni delle intelligenze dalle competenze eccellenti che chiedono solo di essere usate, di non essere messe da parte per “cause di forza maggiore”.
E’ l’idea del dover “aspettare il proprio turno” che è marcia, è il decidere chi vada bene o no per l’agone politico sulla scorta delle presunta forza che avrebbe sul territorio che è odiosa, è il non proteggere le risorse di punta da votazioni minate dai giochi delle tessere che ora è inammissibile.

Personalmente sogno un partito, una democrazia interna al partito che costringa gli iscritti a votare solo dopo aver assistito al dibattito fra i candidati. E, guarda tu, perfino che le nomine politiche per enti e partecipate siano decise con maggioranze bulgare e motivazioni pubbliche oppure fatte scegliere alla base degli iscritti.

A Bersani chiedo di andare a Firenze ad abbracciare i suoi figli più irrequieti e volenterosi.
Si apra alla novità, ai diritti, alla chiarezza di intenti e valori.
Ci regali l’adesione totale ai valori di quei milioni di elettori che alle scorse elezioni hanno abbandonato il partito democratico a causa del suo cerchiobottismo.
Vedrà che balzo in avanti nei sondaggi!
Esiste anche il Pd che ha perso il congresso e che non è d’accordo con la linea attuale e con la china di sopravvivenza che a volte sembra aver preso chi ha le redini del partito. E non pensi che anche chi lo ha votato non sia almeno parzialmente deluso.

Come ha sostenuto qualche ora fa Francesca Fornario dal palco di Prossima fermata: Italia: “Come fa a conquistare dei voti un partito che non suscita l’entusiasmo nei suoi elettori? Riprendiamo i temi che sono cari ai nostri elettori!”

Bersani ricordi agli italiani che la distanza fra la linea della segreteria e quella ampiamente diffusa degli scontenti è minima.
Io lo so.
Il nostro segretario non sprechi questa occasione. Faccia un favore all’Italia e lo dica forte a Firenze domani.
Ci saranno almeno 4500 persone ad ascoltarlo dal vivo e almeno 20000 in streaming.
Cifre di tutto rispetto che porteranno in dote una eco mediatica potenzialmente dirimente.

marco gattafoni

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L’avvocato Taormina da Cruciani (la zanzara di Radio 24), ovvero di un altro fulmine andando a Damasco

4 febbraio 2010, giovedì


Ieri sera la zanzara di Radio 24 Giuseppe Cruciani nulla ha potuto, interventi alla “mi faccia fare l’avvocato del diavolo” a parte, contro le parole dell’ex terribile avvocato Carlo Taormina, che dice di aver avuto una crisi morale e da un certo momento in avanti non se l’è più sentita di avallare le scelte di Berlusconi.

Sostiene che non è più una democrazia quella italiana.
E il Cruciani: “Eeeehhh!”
“No -dice-, un paese in cui comanda solo uno, in cui i politici eletti sono nominati direttamente dal capo e non c’è un minimo di democrazia nel partito principale, lei lo considera democratico?”.

Dopo varie altre accuse alla condotta del Governo e all’umiliazione degli eletti impegnati a proteggere Berlusconi più che a pensare ai problemi dell’Italia, all’ignoranza di chi si occupa -poi- di queste sue faccende giudiziarie, con interventi assurdi come quello del processo breve oppure del legittimo impedimento definito “palesemente incostituzionale”, si lascia proprio andare, arrivando a definirli “vergogna dell’umanità”.

Un mio caro amico mi ha chiamato iersera, mi fa “ma l’hai sentito? E pensare che solo qualche anno fa era il primo fra i pasdaran alla corte di Arcore. Incredibile, ascoltarlo mi ha fatto felice”.

Eh già, che uno dei fattori del crollo del berlusconismo sarà l’avanzare dell’età (con la conseguente naturale contrazione dei desideri) dei difensori della “rivoluzione”, di chi sa tutto del sistema di lavoro e dei valori che sottendono quelle scelte e non ne può più di doverle giustificare con parenti, amici e con la propria coscienza, l’avevo immaginato.
Guzzanti e Facci sono solo i penultimi. Altri ne arriveranno.

In molti sono stati esclusi dal gioco perché critici. Come si dice, colpirne uno…
Taormina in trasmissione ci ricorda Martino e Pera.
Questi oppure altri, pur cercando in qualche modo di giustificare il loro operato, aiuteranno gli storici a parlare seriamente di questo ventennio. In molti vorranno ripulirsi la coscienza, appunto, e questo è un bene.
Nessuno storico serio ignorerà queste voci.
L’inverno del diritto e della nazione tutta verrà fuori chiaramente, alla faccia di quella cloaca che è diventato il giornalismo italiano di regimetto.
Solo questo pensiero mi consola.
Gli interessi che reggono questo sistema di ricatti incrociati si scioglieranno poco a poco, purtroppo, ma la fine è comunque a portata di sogno.

Berlusconi andrà in crisi anche a causa di questi novelli uomini e donne, persone che in un certo momento della loro vita arriveranno ad avere in mano ambizioni capaci di reggersi sulle loro gambe.

Eh sì, signori, la storia finalmente tornerà a trionfare sulla cronaca, alla faccia di quel leccaculo di Cruciani: “Mi faccia fare l’avvocato del diavolo: forse è la voglia di vendicarsi che le fa dire queste cose?”.
E Taormina, molto lucido e critico con l’andamento personalistico della politica berlusconiana per tutto il tempo dell’intervento: “Lei guardi i fatti”.
A tal proposito, resteranno nella storia le sue parole riguardo le richieste di Berlusconi di pararsi sul piano legislativo-giudiziario: “So come funziona, perché prima queste cose le chiedeva a me”.

di marco gattafoni

P.S.: Ops, dimenticavo, bisogna anche ammettere che nell’occasione l’avvocato presenta il suo nuovo movimento politico Lega Italia. L’ha fatto molto sommessamente, cinque secondi in tutto.
Furbo, ma da apprezzare.

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Aiuti ai paesi poveri? Arrivano gli italiani, i pezzenti del mondo.

25 gennaio 2010, lunedì


In questi giorni di aiuti mondiali alla disastrata Haiti leggo di promesse e di navi che partono, di annunci di aiuti, di decisioni di aiuti, di “non possiamo tirarci indietro”, di afflato nazionale, e saremmo anche presi da un certo orgoglio se potessimo dimenticare che la storia dei governi Berlusconi -e meno clamorosamente, sebbene insufficientemente, Prodi– afferma ben altro.
Se potessimo dimenticare che al posto della protezione civile ci sarà presto una s.p.a.,  e accanto al ministero della Difesa ci sarà presto una Difesa Servizi s.p.a..
Se potessimo dimenticare che dietro una crisi -visti i fatti sopralinkati- questa destra vede possibilità di arricchimento e che dietro la parola di Berlusconi non c’è un onore da difendere.

Torniamo con la mente a sei mesi fa, così, nel caso ci fossimo distratti.
Leggiamo di un incontro straordinario: Bob Geldof si confronta con Berlusconi a Palazzo Chigi per un colloquio-intervista con Mario Calabresi direttore de La Stampa.
Berlusconi che incontra un non allineato? Cos’è, diventato matto?
Mi verrebbe di avvertirlo: “Guarda che lui non tira avanti per tua grazia ricevuta, quello lì non ti deve e non ti dovrà niente”.

Siamo alla vigilia del G8 dell’Aquila, quello tutto spot e sorrisoni.
Qualunque baggianata proferirà, sarà considerata credibile o plausibile dalla barbara maggioranza degli italiani.
Ha già tutto in mente: dirà che l’organizzazione sarà considerata ineccepibile e i risultati politici ottenuti importantissimi.
Che questo concorrerà a dare lustro all’Italia e a garantire gli aiuti per la ricostruzione del capoluogo abruzzese da mezzo mondo.
Che gli esiti reali del G8 siano stati, poi, anche per L’Aquila, clamorosamente insufficienti e sarà considerato evento del tutto ininfluente dalla quasi totalità degli osservatori è notorio, ma ora, alla vigilia, il nostro regnante ancora ci crede e non potrebbe permettersi delegittimazioni di sorta.
Eppure, sulla sua agenda ha un incontro col di nuovo pugnace paladino dei diseredati africani, difensore degli ultimi della terra.

Cosa sarà mai. Si accontenterà ancora delle promesse e dell’apparente bonomia di un uomo potente come lui e finirà tutto in pochi minuti.

E invece no. Berlusconi non sa che farà una delle figure più barbine della sua storia (seconda solo a quella al parlamento europeo, ricordate Schultz?).
Uno degli uomini più potenti del mondo, costretto a star lì a traccheggiare con un cantante che non si accontenta più di parole e sorrisi (al contrario dei nostri giornalisti).

L’abbiamo votato noi uno che pensa prima a lui poi agli altri, no?
Li sapevamo quali erano i suoi valori, no?
Cosa ci aspettiamo ora? Che pensi ai bambini africani?
Se fosse premiante alle elezioni uno così se li mangerebbe i bambini africani!
Lui ha preferito sacrificare quattro volte tanto il dovuto per il 2009 per gratificare -con l’esenzione del pagamento dell’Ici- il 60% dei proprietari di casa più ricco del paese, questa sì un’elemosina pro capite.
Lui ha preferito tagliarli per legge gli aiuti alla cooperazione!
That’s Italy, baby. Calabraghe coi ricchi, piagnoni con gli ultimi della terra.
Un posto dove i governi sperano solo sia il senso di colpa o la bontà dei singoli a trovare la strada delle proprie tasche.
Siamo dei barbari pezzenti.
Il peggiore fra tutti i popoli del mondo.
E i politici che non arriveranno a farci versare lo 0,5% del Pil, d’ora in avanti non saranno per me uomini e donne degni di questo nome.

Enjoy. Si fa per dire.

di marco gattafoni

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Berlusconi aggredito da un idiota che prima o poi doveva incontrare

13 dicembre 2009, domenica


Dunque, stamane ero in una delle mille piazze per l’alternativa a far politica per il Pd.

Fra tutte le persone che ho intercettato vagare per la piazza, una di queste mi ha detto, dopo aver firmato una petizione contro la privatizzazione dell’acqua, una contro il ritorno al nucleare, una a favore di maggiori risorse per le forze dell’ordine e una per la restituzione di risorse agli enti locali: “Quello è un criminale maledetto! Lo ammazzerei io con le mie mani. Mi sacrificherei io per potercene liberare tutti”.
E’ un sentimento molto diffuso. E’ un discorso che mi è stato fatto almeno una decina di volte, e non si è mai trattato di chiacchiere fra amici.

La propaganda su questo fattucolo la facciano pure come vogliono, come hanno sempre fatto, ma sbagliano a pensare che questa non sia la conseguenza statisticamente naturale di un comportamento vile, sconsiderato e canzonatorio del premier, dei suoi vari portavoce acritici e della grancassa mediatica che lo segue prono e anzi ne anticipa censure e menzogne.

Dover subire i morsi derivanti dalla mancanza del lavoro o dalla riduzione dei guadagni, comportarsi in maniera eticamente corretta e vedersi sfuggire nelle mani delle banche le piccole fabbriche che con tanto sacrificio e passione si è creato dal nulla, sarebbe cosa molto più sopportabile se nel paese e da parte del governo fossimo in presenza di una presa in carico del problema. Se vi fosse una lotta comune per far sistema, per combatterla questa maledetta crisi.

Al contrario, tutta la miseria che stiamo accumulando e il pezzo di società che ci stiamo perdendo per strada sono dei fatti addirittura negati, problemi che avremmo potuto incontrare se avessimo abitato altre terre, ma non in Italia.
In Italia è stato risolto tutto. Va tutto bene.

Lo Stato ti paga dopo sei mesi, tu devi pagare le tasse anticipatamente, se non lo fai vai in mora.
E se per caso paghi di più, quanto devi lottare perché ti sia risarcito?
E intanto le banche vogliono gli interessi sul debito che ti sei fatto per pagare le tasse e per mandare avanti l’azienda, per continuare a far lavorare le persone che hai assunto e a cui vuoi bene.
E quelli che invece hanno investito senza creare lavoro sono premiati da una tassazione ridicola sulle rendite finanziarie.
E i furbi che non hanno dichiarato quanto dovevano sono premiati da mille condoni.

Quel che consuma è osservare dei comportamenti giudicabili sconsiderati, ignobili, delittuosi da chiunque sia in possesso di libertà morale ed economica e di un esile vagito di pensiero critico, essere considerati invece di poco conto o pretestuosi dall’80% delle trasmissioni televisive.
Vedere la realtà modificata dai media e non riconoscerla.
Avere la netta sensazione di essere circondati da italioti che danno retta a questa realtà non vera, a queste chiacchiere e urla superflue, ed essere sicuri che la fumosità che respiriamo nei dibattiti e nei fatti del governo non sia per incapacità politica, ma per dolo.
Quel che non sopportiamo più è che pensino di poterci prendere in giro tutti.

In tv è o non è tutto un ripetere che la pensiamo quasi tutti come Minzolini o Vespa o Monica Setta?
E allora sapevano che sarebbe potuto venire in mente, ad una mente poco edotta ed evoluta dal punto di vista politico, che potesse essere significativo che qualcuno si rendesse autore di un gesto violento, puramente simbolico e -come tutti i gesti violenti- molto, molto stupido che esprimesse un: “No! Non ci avete turlupinato proprio tutti! Stai facendo male a me e al futuro del mio Paese, stai umiliando e distruggendo l’Italia ed io, qui e ora, mi immolo alla mia irrazionalità!”.

Altro che Di Pietro o clima d’odio. La gente che si sente presa in giro lo odia senza alcun bisogno di Di Pietro.
Non conosco niente di questo Tartaglia, non ho voluto leggere niente su di lui, ma un idiota Berlusconi prima o poi doveva incrociarlo.

Qui si tratta di pura statistica.
Un gesto idiota contro il vilipendio della sofferenza.

di marco gattafoni

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Libertà e potere in politica. Il ruolo dell’intellettuale.

4 ottobre 2009, domenica

pasolini e mastroianni
Ogni elemento dal rimosso sembra concorrere involontariamente al nostro essere attuale.

C’è chi impegna una vita per essere qualcuno e noi non gli possiamo mica imputare debolezze umane e ipocrisie.
Non che non possiamo pensare che questi schiavi dei propri sogni siano – ad esempio, a volte – ipocriti. E’ che proprio non possiamo dirlo in pubblico, nemmeno quando molto selezionato, nemmeno girandoci attorno.
Neppure gli illuminati potrebbero farlo. Ci sono delle precise regole sociali che lo impediscono, soprattutto quando vivi una realtà associativa che è fatta di amicizie, legami, scopi più o meno comuni: persino nemmeno quando certi scopi ti possono sembrare più lontani e più difficili da raggiungere se tutti decidiamo di ammettere queste ipocrisie, che poi non sono altro che cattive pratiche a detrimento della società e dell’associazione stessa, nel mio particolare caso perché decisamente contrarie a quelli che sono i suoi fini.

L’intellettuale però ha dei compiti precipui. Deve cercare di cambiare la società nel senso che gli mostra la sua coscienza.
Quello che non deve mai fare è soffocare il proprio istinto critico in base a delle convenzioni che sono fatte proprie dalla grande maggioranza dei pares.
Il delitto che non deve mai commettere è soffocare il proprio istinto critico per raggiungere una posizione, nemmeno quando da quella posizione sembrerebbe poter influire ancora di più sulla società.

La corruzione dell’ethos pubblico e le scorrettezze per il potere sono attimi, una volta esperiti diventano luoghi dell’anima e da sottili diventano facilmente brecce; in giro mi accorgo che si è tentati spesso di autolegittimarli con scuse improbabili e non pertinenti, schegge di egocentrismo irrazionale.

Dobbiamo rifuggire da queste scuse, dobbiamo smetterla di tollerare l’intollerabile, ed essere pronti a vivere l’esclusione, perché le buone pratiche sono virulente, contagiano il mondo, e non dovremmo rinunciare mai a lottare per la loro attuazione solo per seguire logiche del “volemose bbene” o di buona creanza a tutti i costi.

Ben altra cosa è l’opportunità di manifestazioni esterne all’associazione, che – sempre nel mio caso – essendo molto più importante del sottoscritto, sono da censurare quasi sempre, soprattutto quando ispirate dalla vanità oppure poco lungimiranti.

Gli intellettuali lottano ogni giorno con la prassi umana più quotidiana di tutte, gli intellettuali quando rimangono tali dovrebbero lottare contro quell’istinto di sopravvivenza di secondo livello conosciuto col nome di “potere“. Non dovrebbero aver paura di non ottenerne alcuno.

Questa credo sia condizione necessaria alla libertà di giudizio e alla freschezza di pensiero e credo anche che un lavoro, una professione o un’idea concreta di futuro lontani dalle tentazioni del potere aiutino la libertà di azione.

I politici, che al potere sono costretti a dare del tu, dovrebbero sentire in loro la tensione dell’intellettuale, farla propria, lottare contro i propri istinti umani, perché la maniera in cui è promossa una rivoluzione etica, un nuovo sistema politico, una nuova società è fondante tanto quanto il sistema e gli esiti che ci si propone.

Io scelgo e invito a scegliere Ignazio Marino il 25 ottobre.

di marco dewey (marco gattafoni)

P.S.: Dopo ieri pomeriggio sento ancor più mio il motto del cardinal Martini, pro veritate adversa diligere.