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La pessima figura di Fitto a Ballarò

3 dicembre 2008, mercoledì


Lasciamo stare i trascorsi giudiziari di quel mascalzone [s.m. chi è capace di azioni disoneste] del Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, quota PdL.
Anzi no. Mettiamo un link. E fatelo un bel giro su quel sito. Merita.

Parliamo solo della brutta figura di cui s’è reso protagonista a Ballarò.

Vediamo se mi ricordo bene.

Prima ha fatto la parte del piacione col pubblico da casa, di quello che non capisce come non avrebbe capito la gente da casa. E si è beccato invece un bel: “E’ grave che lei non sappia certe cose” (o una cosa del genere). Entrando più nel particolare, s’è reso ridicolo dimostrando di non conoscere il significato di pressione fiscale.

Poi ha sostenuto che non è bello che certe trasmissioni comincino e terminino criticando Berlusconi. E va bè. Un coro di: “E tutte quelle che ne parlano sempre e solo bene?” l’ha sommerso.

Poco prima aveva deciso perfino di difendere le critiche di Berlusconi ai direttori di Corriere e Stampa di oggi: “Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come ‘La Stampa’ e il ‘Corriere’ dovrebbero cambiare mestiere”, ha detto il premier.

E Fitto s’è permesso di sostenere l’equipollenza fra la libertà di espressione di codesti direttori di giornale e la libertà di giudizio del premier riguardo quello che potrebbe essere o sarebbe bene fosse il futuro di quei direttori di giornali.

Una cosa, però, è il giudizio politico di un giornalista, un’altra è l’agitar di spade dell’uomo più potente d’Italia che ha già in mano in qualche modo mezza editoria italiana, del politico “di turno” (si fa per dire) che si permette di mettere nubi sul futuro di due giornalisti per articoli non graditi.

Cito da www.democrazialegalita.it un passaggio del rapporto 2005 di www.freedomhouse.org, sinceramente non il più compromettente per B.

Nel  dicembre 2004, i giornalisti del quotidiano più venduto ed influente in Italia, il Corriere della Sera, hanno protestato contro l’incremento delle pressioni e delle interferenze nei loro confronti da parte degli azionisti del giornale stesso. Il quotidiano è di proprietà della RCS Mediagroup, nella quale 15 concentrazioni di industrie hanno una quota.

Basta già che consideriate l’intreccio scandaloso di favori e controfavori con il “fiorfiore” del capitalismo italiano che si è voluto creare con l’affaire CAIAlitalia: questo basta a far capire la gravità del potente in situazione di dominio mediatico che sbraita persino contro due testate che definire moderate è decisamente limitato.

Mi direte: se Fitto non si vergogna di fare il ministro e di andare in TV dopo ciò di cui si è reso protagonista (cliccate il link sopra e leggete i filoni dell’inchiesta dopo il numero 13), si vergognerà mica di fare il lecchino annoverando alla voce “diritto di espressione” quel giudizio di inadeguatezza dei due direttori così pesante!

Qualcuno spieghi a Fitto il senso dell’espressione “libertà di espressione“, e in particolare quali istituzioni tendono a minacciare tale diritto.

Facciamo una cosa invece. Giusto per farvi capire cosa pensa Fitto della stampa libera vi cito qualche paragrafo da una pagina del sito di Lino De Matteis, un giornalista – lo stesso del link sopra – che ha scritto un libro sull’allora giovanissimo Presidente della Regione Puglia, e per questo è stato querelato da Fitto – sulla base di futili motivi – all’indomani della sconfitta elettorale ad opera di Vendola. L’autore è stato prosciolto perché la querela per diffamazione è stata inoltrata oltre i termini di legge.

Fitto non è nuovo alle aggressioni ai giornalisti liberi. Simbolico il caso del caporedattore del Tg3 Puglia della Rai, Federico Pirro, da lui osteggiato al punto da ordinare all’ufficio stampa della Regione di non passare più comunicati stampa alla Rai di Bari e ai suoi assessori di non rilasciare interviste. Un braccio di ferro durato sino a quando, con l’arrivo di Berlusconi al governo, Pirro fu rimosso dall’incarico, salvo poi a venire reintegrato da una sentenza del giudice Simonetta Rubino del Tribunale di Bari, emessa il 21 ottobre 2004, che sancisce che la sua rimozione era dovuta a “motivi politici” perché inviso a Fitto.
Nonostante l’evidente natura politica della querela, la volontà intimidatoria e persecutoria per tenere sotto scacco un giornalista libero, la vicenda giudiziaria si sta consumando avvolta da un muro di silenzio. La minaccia dell’ex governatore di querelare chiunque ne avesse parlato ha sortito a quanto pare i suoi effetti, terrorizzando giornali e giornalisti pugliesi che, non solo all’epoca della “querela preventiva” si astennero dal fare qualsiasi recensione del libro, ma hanno ora difficoltà a dare perfino la notizia del rinvio a giudizio e, soprattutto, a riportare i capi di imputazione. La notizia del rinvio è stata data dall’Ansa pugliese (senza capi d’imputazione) ma non è stata ripresa da alcun giornale o televisione regionale, nonostante la notorietà del caso, la singolarità della vicenda e il rilievo che assume nel dibattito per la libertà d’informazione in Italia.
Anche i partiti, soprattutto quelli del centrosinistra, e le associazioni della società civile e della cittadinanza attiva hanno taciuto e continuano a farlo. Ma se questo era un comportamento comprensibile all’epoca della “censura preventiva” e prima di conoscere il contenuto del libro – perché poteva anche darsi che avessi scritto qualche grossa fesseria non difendibile – non è più tollerabile adesso che si conoscono i capi d’imputazione e sui quali ci si può liberamente pronunciare. Chi tace acconsente e il silenzio fa sempre il gioco dei più forti.
Ma veramente si può lasciare a Fitto, e a quelli come lui, campo libero di intimorire e minacciare i giornalisti in questo modo, tenerli sotto scacco con richieste esose di risarcimenti finanziari? L’alternativa per noi giornalisti, a questo punto, è l’autocensura e il silenzio oppure il carcere. Con tanto di ben servito per la democrazia e la libertà d’informazione e di opinione, proprio come al tempo dei Borboni.

Ah, Raffaele. Io penso che tu sia un mascalzone nell’accezione di cui sopra, è vero, ma non ne ho le prove. E’ solo un’opinione personale. Non querelarmi, please.
Chiudi un occhio. E’ la prima volta che faccio una precisazione del genere, ma ora, conoscendoti, mi si sono strette le palle.

Mala tempora currunt.

di marco dewey

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6 commenti

  1. Ho letto con molto interesse il suo commento alla trasmissione di ieri sera e con molto stupore noto che anche lei, come tanti altri, non abbiate capito che non si parlava di “pressione”, ma di “gettito” fiscale. Anche il Professore, pur di difendere l’indifendibile faceva finta di non capire!!
    Chi si dovrebbe vergognare non è il Ministro caro il mio signor Marco, ma le persone come lei e i suoi “compagni” che parlano senza sapere di cosa stanno parlando.
    Mi piacerebbe stare qui a disquisire ancora, ma mi viene troppo da ridere a commentare ulteriormente le baggianate che ha scritto nel suo commento. I Mascalzoni [s.m. chi è capace di azioni disoneste] sono proprio quelli come lei, quelli che pur di esistere infangano gli altri; lo fanno solo per dimostrare che abitano questo mondo!
    Gli italiani, nel caso non lo avesse capito, hanno già deciso. Hanno deciso bene. Hanno deciso che quelli come lei non devono nemmeno entrarci in Parlamento.
    Se ne faccia una ragione signor Marco. Capisco che è dura, ma cerchi di resistere. Se tutto va bene fra quattro anni e mezzo forse qualcuno (speriamo nessuno) dei suoi compagni con qualche escamotage in parlamento lo rivedremo e magari lei sarà contentissimo di trovare qualche pianta “strana” nelle aiuole di piazza Montecitorio.
    In questi lunghi anni che devono passare le consiglio di leggere, documentarsi e capire che il mondo è cambiato.
    Ora la saluto e le consiglio di iniziare a sorridere. Lo faccia per evitare che le si formino le rughe di tristezza sul viso.
    Auguri per tutto.

    p.s.: mi auguro che il Ministro legga ciò che ha scritto per una eventuale querela.
    Me lo auguro con tutto il cuore.


  2. E invece no, Giovanni, le commenti pure tutte le mie baggianate.

    No no. Si parlava proprio di pressione fiscale, caro Giovanni Bello.
    Leon ha sostenuto che la pressione fiscale fosse aumentata, ma al Ministro Fitto non tornava il discorso proprio perché non conosce il concetto di pressione fiscale.
    Non so quando lei abbia sentito pronunciare gettito fiscale e da chi a Ballarò ieri sera. E soprattutto in che contesto.
    Il ragionamento di Leon era tutto incentrato sull’aumento della pressione fiscale, comunque. [ Ad ogni modo fra qualche giorno potremo guardarci Ballarò su raiclick e sarò pronto a farle le mie scuse se Leon stava parlando di gettito].

    Caro Giovanni, se non l’avesse capito l’ultima parte del mio articolo era ironica e tendeva a rivelare il rapporto che il signor Ministro ha con la stampa, se non fossero bastate a rivelarlo quelle sue strane idee sulla libertà di espressione di ieri sera.
    Non temo nessuna querela.

    E per cosa? Perché penso che sia uno capace di commettere dei reati? Lo penso profondamente.
    Non potremo mai saperlo fino a quando i giudici non verranno autorizzati a procedere dal Parlamento.
    La querela per cosa sarebbe? Per calunnia?
    Ho specificato che trattasi di un mio pensiero.

    Penso anche che Berlusconi sia stato aiutato dalla Mafia per mettere su il suo impero dal nulla a metà anni settanta. E penso anche che l’undici settembre sia tutta una montatura del Governo USA.

    Le prove forse un giorno verranno ancora più chiare, o forse no.

    Intanto l’amico siciliano di Berlusconi che ha fondato con lui Forza Italia si è beccato nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa e due per tentata estorsione. Mi pare si chiami Dell’Utri, lo stesso condannato a due anni e tre mesi per false fatture e frode fiscale mentre lavorava per Berlusconi. E ora, ricandidato, per via delle liste bloccate e per quelli come lei ce lo ritroviamo senatore.

    Riguardo l’undici settembre le consiglio di guardare qui: http://www.zeitgeistmovie.com/

    Sa, cosa vuole, noi si tende ad avere spirito critico.
    E si tende anche a scrivere. Si tende a scrivere stando sul pezzo, senza chiudere i discorsi con una sorta di “tanto abbiamo vinto noi, cosa parli ancora?”.
    Avrete vinto ora, in Italia, ma il mondo già giudica da tempo e la storia avrà il suo giudizio libero da dare.

    Il mondo è cambiato, è vero, mio dolce Giovanni, ma in peggio.

    PS: Una pianta “strana”? Ma lei sta fuori. Ma che c’entrava col nostro discorso?! Mah.
    La saluto.


  3. Forse non sono stato chiaro. Si parlava di gettito e Leon ha fatto confusione con la pressione.Fra qualche giorno, come dice lei, avremo modo di rivederlo.
    Sulla questione della querela ribadisco, e ci tengo a sottolinearlo, che quando ci si riferisce ad una carica istituzionale, democraticamente eletta, dare dei giudizi, basati solo ed esclusivamente su una serie di articoli di stampa, molto spesso di parte, è quanto meno inopportuno. Io non direi mai che lei è un “mascalzone” solo perchè secondo tizio o caio lei avrebbe commesso un reato.
    In Italia, e meno male, esiste ancora il principio di non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato.
    Lei, da quanto vedo, si documenta a fondo prima di scrivere qualcosa, e molto intelligentemente riporta pari pari altrui scritti. Bene. Nelle spasmodiche ricerche le consiglierei, magari anche per sbaglio, di leggere cosa ne pensa un altro tipo di stampa dei personaggi a lei più vicini.
    Per essere più chiari una qualsiasi vicenda se la leggiamo da Repubblica ha un senso, se invece la leggiamo da Libero la stessa vicenda assume il senso esattamente contrario. Buona prassi vorrebbe che, se esiste veramente la voglia di conoscere a fondo una qualsiasi verità, non ci si limitasse a leggere solo quello che ci fa più comodo.
    Dimenticavo, il Professor Paolo Leon a Ballarò era in veste di professore o di politico fortemente schierato? Google, se ben utilizzato, potrà esserle d’aiuto.
    La ringrazio per la gentile risposta che mi ha dato che è ben diversa dal tono utilizzato nel post principale. Un ultima cosa: le piante strane sono proprio come l’11 settembre. Non centrano nulla la discussione di Ballarò. A risentirla presto e buon lavoro.

    P.s.: l’autore del famoso libro, a quanto è dato sapere negli ambienti di stampa ha voluto fortemente fare quel “regalo” all’allora governatore Fitto. Magari anche in questo caso sarebbe bello conoscere i veri motivi che l’hanno spinto a farlo.


  4. Io ho solo detto che per me è CAPACE di azioni disoneste. Niente di più. Per certe convinzioni non serve un processo. Potrebbe pure essere innocente, ma la mia convinzione rimarrebbe. Basta guardare la sua storia, quei capi di imputazione e fare due più due.

    Riguardo il discorso dell’undici settembre: vede, io secondo lei potrei essere querelato dalla CIA, dal Presidente degli Stati Uniti per questa mia illazione basata su prove. O anche Berlusconi potrebbe querelarmi, secondo lei.
    Io non ho delle prove inconfutabili.
    Come con Fitto, ma non mi preoccupo delle querele. Perché non ho detto che qualcuno ha commesso un fatto di cui non ho le prove. Ho detto solo che “tutto fa pensare che”, oppure che “penso che”, che è ben diverso.

    Mi chiedo se secondo lei si potrebbe aprire bocca, si potrebbe avanzare delle ipotesi su qualche evento prima che terminino i processi, allora.

    Allora, nel caso di Berlusconi in pratica non si potrebbe parlare mai.

    Strano concetto ha lei della libertà d’espressione, lo stesso che ha Fitto, che guarda caso è lo stesso di Berlusconi.
    Se lei fosse un giornalista Mediaset molto molto ingenuo che non lo avesse capito prima e avesse visto la reazione di Berlusconi contro due che non sono suoi dipendenti solo perché una volta ogni troppo avanzano delle critiche nei suoi confronti, si azzarderebbe mai a muovergli una pagliuzza contro da quel momento in poi?

    Distinti saluti dal mondo cambiato.


  5. braccia rubate all’agricoltura…..


  6. Attendiamo con ansia gli esiti del rinvio a giudizio di Fitto.
    http://bari.repubblica.it/dettaglio/il-ministro-fitto-rinviato-a-giudizio/1801752



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