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Porto San Giorgio 2012: le ragioni per Loira Sindaco.

5 marzo 2012, lunedì

Nicola LoiraIeri alla Sala Imperatori l’atteso confronto fra Nicola Loira (Partito Democratico), Sonia Capeci (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Renato Bisonni(Partito dei Comunisti Italiani), che alle primarie di domenica prossima si giocheranno la candidatura a sindaco per il centrosinistra in vista delle elezioni ammistrative di maggio.

Il candidato del Pd, in pieno spirito di coalizione, si è proposto con discrezione e rispetto dei suoi competitor, senza sottolineare troppo l’enorme differenza di consapevolezza della macchina amministrativa, del tessuto sociale e delle tematiche sangiorgesi, che lo contraddistingue e a nostro avviso ne fa il candidato ideale per la nostra città.

Loira individua nelle primarie il mezzo più idoneo a risolvere la crisi di rappresentanza politica degli ultimi anni e a garantire la necessaria rappresentatività all’interno di una ampia coalizione; le sue priorità saranno quelle di ridare dignità alla politica per un rinnovato rispetto per la cosa pubblica,  una rivoluzione del buon senso per ricostruire un tessuto sociale fatto a brandelli dalla passata ammistrazione e – cosa più importante – la volontà di una riqualicazione complessiva della cittadina, che nei primi mesi del suo mandato sarà subito indirizzata a fare dell’area ex Grand Hotel una piazza, prima cartolina della nuova Porto San Giorgio.

Riguardo agli eventuali allargamenti al centro tutti i candidati si sono dimostrati disponibili a questa possibilità, forti della chiarezza e della sostenibilità economica del programma condiviso: tuttavia Loira ha sottolineato quanto per lui fosse importante essere il candidato che rispecchiasse la complessità di Porto San Giorgio assieme a quelle forze non compromesse con l’amministrazione Agostini, per non ritrovarsi ad essere maggioranza pur essendo una minoranza nella società.
Apertura al centro per un reale bisogno di rappresentare al meglio la città, quindi.

Durante le proposte di riflessione provenienti dal pubblico, Loira ha poi sottolineato quanto non sia più possibile gestire certe infrastrutture pubbliche come fossero di proprietà del politico di turno, come è stato disgraziatamente fatto negli ultimi anni.
E a proposito della questione Palasavelli: “Se abbiamo a cuore l’interesse della collettività non ci possiamo permettere di comportarci in maniera arrogante e poco lungimirante con certe società sportive, perché, al di là della nostra cultura sportiva e fede cestistica, in un momento sociale così difficile non ci possiamo permettere che questi palcoscenici, che queste società scelgano di andare verso altre piazze”.
Per il candidato democratico si dovrà consentire ai sangiorgesi, a chi fa attività sportiva agonistica e non, di farlo in maniera dignitosa negli impianti già presenti sul territorio.
Il piano regolatore permette poi di  immetterne altri a sud dal campo sportivo nuovo al depuratore, “senza mettere le mani sulla collina a sud e a nord, collina che per noi è un valore, un elemento caratterizzante della città e va preservata: per cui no alla cittadella sanitaria, no alla cittadella sportiva, no a questo tipo di speculazioni”.

Parlando dei servizi sociali, Loira ha poi sottolineato l’assurdità che negli ultimi anni ha fatto dei centri sociali l’oggetto di interesse politico da parte di alcuni amministratori della ex maggioranza.
I centri sociali sono vitali luoghi di aggregazione, non bacini elettorali!
Le nuove povertà, la questione giovanile devono essere affrontate con una passione reale, scevra da qualsiasi interesse di parte.
La questione giovanile non può essere strumentalizzata come fatto finora: non coinvolgere i ragazzi, non farli sentire protagonisti del futuro della propria città ha delle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Il candidato Pd continua con la sua idea di Porto San Giorgio, che deve tornare a essere una bella città, ma senza volgere lo sguardo all’indietro: per far tornare i turisti è necessario creare le condizioni perché vengano.
E i turisti e una rinnovata vitalità del commercio arriveranno solo quando i sangiorgesi saranno contenti del posto in cui abitano.
La città dovrà essere bella: il lungomare nei prossimi anni dovrà tornare ad avere una sua riconoscibilità e le amministrazioni dovranno avere il coraggio di cambiarlo in maniera sostanziale nei prossimi anni; ad ogni modo l’arredo urbano dovrà essere più che all’altezza, la spiaggia e il verde pubblico dovranno essere salvaguardati.

Necessario diventa ora non più uno sviluppo (“basta quantità!”), ma un’attenzione mirata alla riqualificazione: con questa carenza di risorse tutti gli sforzi dovranno essere concentrati sull’abbellimento e non si potrà più parlare per slogan, le amministrazioni dovranno avere i piedi ben piantati a terra.
Rispondendo a una domanda precisa sullo sviluppo che si ha in mente, “il Parco marino del piceno sarebbe pure una bella idea, ma la marineria di Porto San Giorgio sarebbe l’unica che ne pagherebbe lo scotto economico: non si potranno fare i conti senza il loro parere”.

Per contrastare anche culturalmente la spinta egoistica di questi ultimi anni si dovrà interrompere quel circuito vizioso fatto di prebende agli amici e guerra alle associazioni non amiche, caratteristico della passata amministrazione: un circuito fatto di persone delegate a fare e disfare, altre premiate con ruoli superiori alle reali esigenze della città.
L’attenzione dovrà essere riposta verso tutte le associazioni culturali, anche no profit, che costituiscono il segnale di vitalità di una città: in questo senso il Liceo Artistico e alcuni suoi docenti, artisti di livello internazionale, devono essere considerati una vera e propria ricchezza.

Per concludere, ce la sentiamo di affermare senza tema di smentita che in quanto a competenza, conoscenza e interesse per la politica locale il Partito Democratico di Porto San Giorgio e Nicola Loira in particolare, con la sua riconoscibilità e statura morale personale su cui conviene ogni sangiorgese che lo conosce, meritino senza alcun dubbio la candidatura a sindaco per la coalizione di centrosinistra.
Il partito e Nicola si sono fatti carico del centrosinistra della città non da pochi mesi a questa parte, ma dal 2008, lavorando per gruppi di lavoro da quasi un anno a un programma economicamente sostenibile, sin da quando immaginammo che la precedente amministrazione sarebbe potuta andare in crisi, adoperandoci in ogni modo per la vittoria, perché è l’unica cosa che conta per poter cambiare il volto che sta prendendo la città.
Siamo un partito forte, coeso e organizzato, che può contare su tante individualità riconoscibili in lista e in un ampio gruppo dirigente che si incontra frequentemente, sempre disponibile a lavorare senza tornaconto personale.

La vittoria delle primarie è il primo indispensabile passo che tra due mesi, al di là delle convinzioni ideologiche di qualcuno, porterà Nicola a vincere le prossime elezioni per il bene della città.

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Berlusconi aggredito da un idiota che prima o poi doveva incontrare

13 dicembre 2009, domenica


Dunque, stamane ero in una delle mille piazze per l’alternativa a far politica per il Pd.

Fra tutte le persone che ho intercettato vagare per la piazza, una di queste mi ha detto, dopo aver firmato una petizione contro la privatizzazione dell’acqua, una contro il ritorno al nucleare, una a favore di maggiori risorse per le forze dell’ordine e una per la restituzione di risorse agli enti locali: “Quello è un criminale maledetto! Lo ammazzerei io con le mie mani. Mi sacrificherei io per potercene liberare tutti”.
E’ un sentimento molto diffuso. E’ un discorso che mi è stato fatto almeno una decina di volte, e non si è mai trattato di chiacchiere fra amici.

La propaganda su questo fattucolo la facciano pure come vogliono, come hanno sempre fatto, ma sbagliano a pensare che questa non sia la conseguenza statisticamente naturale di un comportamento vile, sconsiderato e canzonatorio del premier, dei suoi vari portavoce acritici e della grancassa mediatica che lo segue prono e anzi ne anticipa censure e menzogne.

Dover subire i morsi derivanti dalla mancanza del lavoro o dalla riduzione dei guadagni, comportarsi in maniera eticamente corretta e vedersi sfuggire nelle mani delle banche le piccole fabbriche che con tanto sacrificio e passione si è creato dal nulla, sarebbe cosa molto più sopportabile se nel paese e da parte del governo fossimo in presenza di una presa in carico del problema. Se vi fosse una lotta comune per far sistema, per combatterla questa maledetta crisi.

Al contrario, tutta la miseria che stiamo accumulando e il pezzo di società che ci stiamo perdendo per strada sono dei fatti addirittura negati, problemi che avremmo potuto incontrare se avessimo abitato altre terre, ma non in Italia.
In Italia è stato risolto tutto. Va tutto bene.

Lo Stato ti paga dopo sei mesi, tu devi pagare le tasse anticipatamente, se non lo fai vai in mora.
E se per caso paghi di più, quanto devi lottare perché ti sia risarcito?
E intanto le banche vogliono gli interessi sul debito che ti sei fatto per pagare le tasse e per mandare avanti l’azienda, per continuare a far lavorare le persone che hai assunto e a cui vuoi bene.
E quelli che invece hanno investito senza creare lavoro sono premiati da una tassazione ridicola sulle rendite finanziarie.
E i furbi che non hanno dichiarato quanto dovevano sono premiati da mille condoni.

Quel che consuma è osservare dei comportamenti giudicabili sconsiderati, ignobili, delittuosi da chiunque sia in possesso di libertà morale ed economica e di un esile vagito di pensiero critico, essere considerati invece di poco conto o pretestuosi dall’80% delle trasmissioni televisive.
Vedere la realtà modificata dai media e non riconoscerla.
Avere la netta sensazione di essere circondati da italioti che danno retta a questa realtà non vera, a queste chiacchiere e urla superflue, ed essere sicuri che la fumosità che respiriamo nei dibattiti e nei fatti del governo non sia per incapacità politica, ma per dolo.
Quel che non sopportiamo più è che pensino di poterci prendere in giro tutti.

In tv è o non è tutto un ripetere che la pensiamo quasi tutti come Minzolini o Vespa o Monica Setta?
E allora sapevano che sarebbe potuto venire in mente, ad una mente poco edotta ed evoluta dal punto di vista politico, che potesse essere significativo che qualcuno si rendesse autore di un gesto violento, puramente simbolico e -come tutti i gesti violenti- molto, molto stupido che esprimesse un: “No! Non ci avete turlupinato proprio tutti! Stai facendo male a me e al futuro del mio Paese, stai umiliando e distruggendo l’Italia ed io, qui e ora, mi immolo alla mia irrazionalità!”.

Altro che Di Pietro o clima d’odio. La gente che si sente presa in giro lo odia senza alcun bisogno di Di Pietro.
Non conosco niente di questo Tartaglia, non ho voluto leggere niente su di lui, ma un idiota Berlusconi prima o poi doveva incrociarlo.

Qui si tratta di pura statistica.
Un gesto idiota contro il vilipendio della sofferenza.

di marco gattafoni

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Sabato 5 dicembre sarò al No-B Day a Piazza San Giovanni come Veltroni. Col cuore.

3 dicembre 2009, giovedì


Non sarò a manifestare al No-B day a Roma non perché non me ne freghi niente di come vanno le cose in Italia.

Non perché non abbia ben chiaro che tipo di priorità hanno, per la destra tutta, i bisogni dei diversamente vivi, dei diseredati, dei lavoratori e degli uomini e delle donne di cultura di questo belpaese del menga.
E quando dico tutta la destra intendo Fini compreso: facile fare lo splendido ed ergersi di quel po’ da quella gran feccia di ‘Gnorsìsissignore’, da terza carica dello Stato e ora che Berlusconi è sempre più in difficoltà per i processi e le nuove accuse a carico, vero?

Non sarò a Roma non perché abbia voglia di restarmene con il culo al caldo in questo inizio rigido di dicembre.

Non ci sarò non perché non voglia dare forza alla cultura popolare e di sinistra più vera, che è la cultura dell’ascolto, dell’attenzione agli altri (a tutti gli altri del mondo), del progresso civile e sociale, della legalità. La cultura della gente che scende in piazza viaggiando spesso centinaia di chilometri a proprie spese per difendere i propri diritti.

E nemmeno perché sono del Pd e non gradisca la piattaforma, a dir la verità, un po’ esile della manifestazione.

E’ solo che sono di turno e non v’è modo di uscirne.
Un abbraccio sentito a chiunque sacrificherà tempo e denaro per esserci.
Grazie, grazie, grazie!

di marco dewey

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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 novembre 2009, sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd

22 ottobre 2009, giovedì

Ignazio Marino
Questo post nasce come commento a un articolo di Marco Simoni, che abbozza una sua visione dei tre candidati a segretario del Pd.

Mi spiace che, nel quadro che hai fatto di Bersani, tu non abbia individuato nella questione del numero di tessere inconcepibili e nei nomi che ci propone, e di cui oramai sembra schernirsi, il grosso elemento di debolezza. Senza la credibilità dei nomi non si va da nessuna parte. E la sua mozione in tal senso oscilla fra l’inimagginabile e lo strafottente. Non puoi vincere con questi nomi e magari grazie a loro. Semplicemente non può essere!

Su Franceschini mi trovi d’accordo, tranne per quello che riguarda la Serracchiani. In un momento in cui ci saremmo aggrappati a ogni novità, Debora poteva sembrare il giusto compromesso fra irruenza, sfrontatezza e territorio, fra giovinezza e fiducia nell’apparato, così come nei film americani -nonostante settori deviati- si ha sempre fiducia negli anticorpi della democrazia americana. E questo è positivo.

L’incondizionata e non adeguatamente motivata adesione a Franceschini, il suo dirottamento alla segreteria regionale (gli eurodeputati avrebbero dovuto fare solo quello, Franceschini, no?), ma soprattutto l’assurda critica fatta a Marino riguardo il rifiuto della proposta Scalfari, ha illuminato però la sua aura di nuances grigie. Incomprensibile.

Io voto Marino non solo perché è nuovo.
E’ davvero uno di cui si può andar fieri e non solo in Italia. Uno circondato da giovani bravissimi, -questi sì- preparati e dotati di grande appeal comunicativo-mediatico come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e l’onorevole Sandro Gozi.
Le riforme che propone organicamente nella sua mozione non sono -poi- frutto di derive ideologiche o nate solo sulla base di spinte riformiste ecocompatibili, ma sono state valutate analiticamente insieme a un pool di economisti, alcuni dei quali stranieri.
E poi Marino è uno di sinistra, che riesce ad interpretare naturalmente bisogni di vasti strati della popolazione, eticamente parlando un berlingueriano vero.

Parlando con la gente, tutti, ma proprio tutti quelli che non lo voteranno gli imputano una certa incapacita di comunicare forza e credibilità. A questi rispondo che troppo spesso non sono riservati a Marino la stessa attenzione e gli stessi tempi. E’ trattato come uno meno dotato di autorevolezza. E lo stesso è sui giornali. C’è una netta differenza di esposizione mediatica. Tutto gli gioca contro. E vorrei tanto sapere perché.

Sappiamo che De Benedetti e Tronchetti Provera, e se non mi sbaglio anche Angelucci (editore de L’Unità), finanziano la fondazione ItalianiEuropei di D’Alema. Ma la dietrologia non è il mio forte ed è meglio pensare che a quei giornalisti non piaccia troppo Marino e la sua mozione e manifestino libertà di espressione mantenendo una certa distanza da lui se non anche dalle primarie.

Anche a molti degli iscritti e dei non iscritti che non la voteranno, ma la conoscono bene, la mozione Marino sembra bellissima. Insomma, come recita un proverbio della mia zona, Marino sembra “Lu fiju de la sora Camilla, tutti lu vole, nisciuno se lu pija”. Ma sarà davvero così?
I segnali di apprezzamento sul web e anche discutendo con gli amici li avrete visti anche voi. Io vi posso confermare che conquistare il cuore di una persona di centrosinistra colpevolmente disinformata è relativamente semplice, e se tutti quelli che l’avevano promesso si sono davvero spesi per Marino, i risultati saranno sorprendenti.

A quelli a cui il cuore non è stato ancora mosso dalla speranza chiedo: non è degno di fiducia? Avete paura della novità? A queste persone che non credono ci potrà essere mai qualcosa di nuovo e credibile, soprattutto ora, chiedo di fare una riflessione.
Abbiamo una sola forza: il voto! E il Pd è una forza necessaria, che magari -quando non vi piacerà- potrete non votare per dare un segno forte. Ma quando invece esprime delle personalità interessanti e innovative, sane, dobbiamo fare in modo che emergano, dobbiamo votare per loro!

Per una volta fate un conto dei vostri sogni, tornate a capo e mettetevi in contatto col cuore.
Il 25 ottobre facciamoci tutti un favore, andiamo a votare Ignazio Marino.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)
Membro indegno del Comitato Fermano Marino Segretario

PS: Qui i seggi dove si vota per le primarie il 25 ottobre in provincia di Fermo.

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Troppi tre fra me, il Pd, la Festa Pesaro e David Sassoli

8 settembre 2009, martedì

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Inizio con lo scusarmi per la mia imperdonabile assenza di tre mesi tre!
Non ci sarebbero scusanti, ma provo ad azzardare: problemi con la casa, un matrimonio in famiglia, il lavoro devastante che risucchia energie, tempo e consuma la mia schiena, e un perfezionismo da quattro soldi che blocca certi miei articoli impossibili.
So che suona più o meno come “le cavallette!”, ma tant’è.

Ricomincio a  scrivere oggi perché oggi sono davvero contento che stiamo giungendo a grandi passi ai congressi di circolo del PD.

Spero arriveremo con tutti e tre i candidati alle primarie per l’elezione del segretario. Lo spero per il bene di tutti i democratici, perché tutte le posizioni saranno fondamentali per accrescere anche all’esterno un senso di appartenenza a questo partito, che è grande, vario, ancora pieno – sì – di vaghe incongruità da partito di massa e di infiltrati da “vecchio regime”, di gente che risponderà solo ad esigenze personali, ma che resta e resterà sempre il mio sogno, l’unica e ultima vera speranza che ha l’Italia per salvarsi dal saccheggio arido di questi plutocrati senza coscienza che ci governano; è proprio per questo che molti di noi lotteranno da dentro per smascherare gli arrivisti, mortificare gli ipocriti e non far accedere a posizioni di responsabilità i mediocri. E’ tutto nuovo e le logiche di potere devono restare fuori. Le energie e la coscienza di ognuno degli iscritti è fondamentale. Attiviamole.

La via generale dovrà necessariamente essere affidata alla massima “i panni sporchi si lavano in casa”, tuttavia, visto che a volte non si tratta di panni sporchi, ma solo di piccole mancanze, e che in fase precongressuale tutto deve avere il sapore dello stimolo a pratiche nuove, sento l’esigenza di raccontarvi tutta la mia delusione di una notte di fine estate.

L’altra sera ero a Pesaro. All’interno di uno spazio di discussione della splendida Festa Pesaro, simpatica (o mediocre?) soluzione per eliminare alla base il microconflitto per la scelta del nuovo nome della festa dell’Unità, ho assistito a un dibattito diretto da Maurizio Mannoni fra l’europarlamentare pd David Sassoli e il ministro per l’Europa Andrea Ronchi (Pdl, ma ragiona da An).

Faccio ancora fatica a dover ricordare la brutta impressione che mi ha dato il nostro.
All’inizio del dibattito si era presentato raccontando il dramma della scelta. Tre giorni prima di scegliere di lasciare il TG1 e accettare l’offerta di candidarsi ad europarlamentare del PD, tre giorni prima di accettare per il bene del paese.

Ecco, David, io ti ho votato, visto che sono di Porto San Giorgio, indi per cui appartenente alla circoscrizione Centro, tuttavia in quei tre giorni avresti dovuto riflettere sulle tue reali capacità retorico-argomentative e ripensare il tuo impegno.
Ti avevo già ascoltato a Ballarò nella tua prima uscita televisiva in questa nuova veste e avevo attribuito all’emozione la tua incapacità a ribattere adeguatamente.
Sabato sera la storia si è ripetuta. Sei decisamente lento, poco convincente e tanto meno colorato nella maniera di esporre e inoltre non riesci a rispondere alle sparate assurde della concorrenza; sembri quasi accettare l’argomento finale a cui ti porta l’avversario del momento (prendere appunti aiuterebbe!).
In tutta sincerità, considerati debolezze e vaccate su cui questo governo può essere attaccato, un giornalista regolare su cui contare come Mannoni, tutte le menti politiche su cui potrebbe fare affidamento il partito democratico e il momento che sta affrontando l’Italia, una figura come quella di sabato è inaccettabile.

Sicuramente sarai una persona deliziosa e capacissima in altri ambiti, magari le politiche europee, piena di grandi ideali e oltremodo onesta, ma se per senso di responsabilità non riterrai di migliorare la tua dialettica nei prossimi mesi, magari con un coach, spero prenderai in considerazione la possibilità di declinare i prossimi inviti a confronti politici pubblici e limitarti a lavorare a buone leggi per l’Europa.

Fallo per il bene del Paese.

di marco dewey

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Il cancro della democrazia italiana

5 giugno 2009, venerdì

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Le schiene “piegate” dei giornalisti sono il cancro della nostra democrazia.
Tutta colpa nostra, però.
Gli italiani, come popolo, sono incapaci all’indignazione.

Così come, pur mentendo alla luce del sole e ripetutamente, senza riguardo alcuno e in tutti campi del punibile (politicamente parlando e non), sappiamo già che Berlusconi vincerà le elezioni, giornalisti come Massimo Franco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, tutti assolutamente intollerabili in questa due giorni e Ferruccio De Bortoli, vergognoso nella famosa puntata di Porta a Porta “Adesso parlo io”, sanno già di potersi permettere di omettere, ignorare, volgere lo sguardo, usare due pesi e due misure con Pd e Pdl.

“Perché tanto – penseranno – a della gentaglia imbelle o fessa, inerte o profittatrice come l’italica progenie vuoi che gliene freghi qualcosa? E poi c’è la propaganda che correrà sempre in nostro soccorso e difenderà questo nostro comportamento. Ché se uno solo proverà, per esempio, ad alzare una corda vocale contro l’onestà intellettuale dei giornalisti del Corriere della sera in un dibattito televisivo – laddove conta – è subito pronta la muta di cani del premier”. Questo credo sinceramente pensino.
Credo si sentano protetti dal sistema che hanno contribuito a creare con le loro parole mediate dalla paura.
Ma, chissà, forse sono ingeneroso.

In realtà bisogna pur capire che questi qui tengono famiglia. Conoscendo loro molto bene il potere e la natura sanguigna, vendicativa dell’imperatore e i numerosi legami affaristico-clientelari che hanno con lui i propri datori di lavoro, avranno ben parlato in casa con la moglie, e con la scusa del futuro delle figlie…
Se non fosse che le loro scelte coinvolgono anche la propria famiglia, loro sicuramente si ergerebbero a paladini della verità, censori del ridicolo, avversari dell’indegno, ma così come sono messi non possono certo compromettere degli innocenti, una moglie, i figli. No. Così proprio non se la sentono. Ed è anche giusto, vista l’antifona.
Noi – come popolo – nemmeno capiremmo.

Una mia amica straniera sposata con un italiano una volta mi ha detto: qui non avete ben chiara la differenza fra valore e prezzo.
E’ vero. Il valore e i valori sono rimpiazzati dalla convenienza momentanea, che pensiamo capitalizzabile.
Quello che non sappiamo è che non sarà mai in grado di riacquistare, di sostituire pienamente quei valori lasciati per strada, la felicità, la tranquillità che ci regalano ogni giorno.

Nel bel paese in pochi ci arrivano. La gran parte di noi sente che qualcosa non va nella propria vita, prova disagio per certe scelte (che sa) di comodo, e allora preferisce non affrontare certe questioni, oppure deviarle, modificarle, renderle gestibili dalla propria coscienza (“ma se fanno tutti così io che sono il più stupido?”, “guarda che da solo non cambi il sistema”, “non mi parlare di politica ché i politici sono tutti uguali” e così via).

La risposta sarebbe nell’educazione al piacere del civismo, dell’onestà, della verità, all’amore per il proprio paese e per coloro che lo abitano, che è altra cosa dal nazionalismo.
Tuttavia l’educazione può poco senza esempi positivi che funzionino da rinforzo ed esempi incredibilmente negativi che vengono puniti per il loro comportamento civicamente deviante: visto che oggi, Italia 2009, non possiamo aspettarci nulla di tutto questo, siamo punto e a capo.
E allora rimane solo la speranza di un cambiamento. Ideali diversi che disegnino un potere diverso. Per questo è importante occuparsi del futuro. Per questo è importante fare politica.

Dei dipendenti di vario tipo di Berlusconi oggi non parlo, tanto è chiara la loro deferenza di principio al Multi-Verbo (altrimenti detto Doppia-Versione), il potere speciale del premier per coglionare gli idioti.

* * * *

Visto che siamo alla vigilia, ci tengo ad augurare un buon voto a tutti.
Io voto Pd, ancora molto convinto dal progetto e dall’amore per tutti voi.
E ovviamente per Cesetti presidente della provincia di Fermo.

Se il centrosinistra proprio non dovesse fare per voi, invito a votare Massucci, politico e persona coerente e molto più onesta di Basso e di Di Ruscio. Cui prodest una destra affaristica in provincia se non ad imprenditori pronti a tutto? Appartenete voi alla categoria “imprenditori pronti a fare carte false”? No?! Allora sapete per chi non votare, e non è poco.

Se dovessi scegliere di essere sconfitto, meglio un medico cattolico molto alla mano che uno che crede nella reincarnazione (Basso), e decisamente meglio del sindaco di Fermo (“ma io pozzo votà Di Ruscio? Lu conoscio da quann’era fricu. Guarda, lascemo pèrde, ahah”).
Coraggio Sadurnino, sappiamo che brillare per autorevolezza non è il tuo forte.
Vabbè, dai, diamo a Di Ruscio quel che è di Di Ruscio. Ecco qui i frutti tangibili della tua vigorosa azione di governo della città di Fermo.
Che i “fermani” abbiano pietà di loro.

Salut.

di marco dewey