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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 novembre 2009, mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey

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