Archive for novembre 2008

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Gocce

28 novembre 2008, venerdì


Goccia. Languida l’anima
liquida e sfuggente
critica non seppe
mai conceder pace.

Goccia. Lamentosa,
fragile per quel silenzio,
crimine sminuito di luminose
mani già spente.

Lacrima. Ultimo sogno
incontro alla sera, unica sicurezza
in presa al cuore.

Guardami. Ridimi gli occhi.
Dammi modo e tempo
di donare gioia al pianto.

di marco gattafoni

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Tutta la maleducazione e la chiusura di Berlusconi a Ballarò

19 novembre 2008, mercoledì


Bestiale.
Sono ancora un po’ scosso.
E’ stato un attacco irresponsabile e scomposto quello a Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani.

Percepisci proprio il senso della parola violenza quando un uomo potente e maleducato vomita accuse non pertinenti addosso a dei veri signori, due che si propongono con la delicatezza e la maturità necessaria davanti al periodo che l’Italia sta affrontando.

Facciamo un passo indietro. Berlusconi interviene via telefono a Ballarò e usa la trasmissione per minacciare di querelare Di Pietro per calunnia qualora il leader IdV non Lo denunci, visto che afferma che Lui ha tentato di corrompere, di comprare Villari e Orlando.

La versione del cavaliere è che Villari lui non lo conosce e per quanto riguarda Orlando è successo solo che un esponente di Forza Italia ha tentato di farglielo incontrare, ma B ha rifiutato.
A cosa serva querelare una persona che non può subire un procedimento giudiziario non è dato sapere. Che non significhi nulla che lui non abbia mai incontrato Villari glielo possiamo spiegare in tanti.

La “comunicazione di servizio” a un certo punto termina e Floris esige qualche domanda di contrappasso. Epifani, con una gentilezza disarmante che mi ha sinceramente sorpreso, chiede umilmente a Berlusconi se non fosse il caso di incontrare una forza sociale come la CGIL in un momento come questo.

Mettersi in gioco in quella maniera, resistere alla tentazione di accusarlo frontalmente e piuttosto cercare solo di venire a un accordo gli deve essere costato non poco.

Gli chiede come fosse potuto accadere quell’incontro a Palazzo Grazioli senza il maggiore sindacato italiano, quello della settimana scorsa di cui abbiamo già discusso ampiamente.
Il segretario CGIL ci tiene a dare la sua totale disponibilità per affrontare insieme la crisi con decisioni il più possibile condivise per tutta la puntata, è disposto a una mediazione difficile pur di giungere a un risultato, a un’intesa per il bene dell’Italia.
Questo è chiaramente un riassunto del senso delle frasi della serata di Epifani. Non riuscirò mai a descrivere tutta la dolcezza e la sensibilità civile che emanavano le parole di quell’uomo ieri sera.

Ebbene, il Presidente del Consiglio alza da solo i toni. Lo fa da subito e maldestramente. Strideva davvero ieri. E mi vengono le lacrime agli occhi se penso alla faccia sconsolata di Epifani e sconvolto dalla consapevolezza improvvisa di sentirsi succube delle volgarità di argomenti e delle bizze di Berlusconi.
E noi di essere considerati da questo qui come dei sudditi, di subire le sue quotidiane soverchierie senza poter nemmeno sperare che la giustizia gliela faccia pagare.

Rimaniamo ancora per un attimo ai fatti e mettiamo da parte i suoi toni assolutamente incongrui. La telefonata del premier ci dà la conferma – fra le altre cose – del fatto che Bonanni, segretario CISL, è un bugiardo. L’incontro a Palazzo Grazioli (nella “zona” sede di Forza Italia, e non a cena nella “zona” casa di Berlusconi come s’era insinuato) c’è stato. B sostiene che è durato poco e che è stato invitato a sorpresa anche lui. Che si trattava di un incontro informale, di poco conto, come ce ne sono tanti. Questo sminuimento vero o falso conferma però che il meeting è avvenuto veramente e quindi Bonanni è, ripeto, un bugiardo.
Con tutte le conseguenze che questa conclusione porta con sé.

Che Angeletti mentisse lo avevamo capito e ne avevamo gia discusse diffusamente le implicazioni.

Le domande intanto continuano, e B mantiene una certa impudenza anche nelle risposte a Bersani.
La nuova elezione a capo del Governo di un uomo (s)pregiudicato abituato a violare le regole, a stuprarle, a infangarle e cambiarle autarchicamente, che gestisce direttamente cinque televisioni può comportare esiti diversi dalla deriva etica del paese in cui spadroneggia?
E’ questo il vero problema. Altri cinque anni li reggeremo o ci sarà il collasso del senso collettivo della responsabilità civile e delle ragioni della giustizia sociale?

L’origine prima delle brutte sensazioni che ho provato ieri è soprattutto il sentimento consapevole di impunità che ho percepito nella sua voce. Mortificare un uomo che ti porge la mano è spregevole.
Scovare degli argomenti pregiudizievoli nel proprio armamentario di distruzione del dialogo lo è altrettanto.

Nelle risposte a Epifani ho percepito il buio della coscienza, la morte, oppure chiamatelo Diavolo, espressione limpida di cattiveria gratuita, potere, arroganza, maleducazione, sfacciataggine. Il segno tangibile del costante riinizio e perpetuamento delle ostilità.
Un’entità malvagia come la sua non era immaginabile. Non eravamo ancora pronti.
Non avevamo visto ancora niente di simile.

E sono ancora stordito perché non si poteva proprio rispondere ad Epifani in quella maniera, ieri sera. E’ stato appunto come assistere all’aggressione di un bandito a un signore, nell’accezione alta del termine. Una chiusura totale. Due mondi a confronto che non si incontreranno più.
Più che i modi ieri mi hanno scosso l’uso strumentale delle sue ragioni.
Martellare sempre e comunque. Anche di fronte alla crisi. A questa crisi! No regrets.

La gente che ha assistito in diretta non può non aver capito che mascalzone sia B, di quanta crudeltà, strafottenza e menefreghismo per il futuro della nostra Italia sarà ancora capace. Un comportamento irresponsabile – quello di Berlusconi – increscioso per tutti, credo.
Altrettanto sgradevole anche con Bersani seppure anche l’esponente del PD sembrasse interessato a tendere la mano, a promuovere una possibilità di dialogo, o perlomeno a risultare delizioso e maturo quanto l’Epifani di ieri.

Sicuramente ieri sarà apparso per quello che è anche a tutta la gente perbene che lo ha votato, magari in buonafede, pensando che la propria coscienza non potesse essere messa così tanto in discussione da una semplice crocetta.
Ieri sera, quella crocetta che voleva essere solo un piccolo sacrificio chiesto alla propria coscienza credendo di difendere i beni di famiglia oppure la possibilità di risparmiare cinquecento euro di Ici, spero si sia trasformata ai loro occhi nel simbolo del peggior particolarismo, una delle cause della comprovata decadenza morale di questo paese: la più potente tentazione del Male. Il particolarismo.
La mia roba.

Perché quando si promuove un uomo del genere per tre volte al posto più importante della nazione è questo tipo degrado morale quello a cui si va inevitabilmente incontro, la conseguenza più naturale. O la causa?

Sappiamo che rapporto ha B con le regole, anche quelle più semplici della comunicazione. Le viola sistematicamente e senza alcun timore perché lui non vuole dialogare, ma dominare, controllare, governare. E visto che non possiamo aspettarci che un individuo a cui politicamente viene perdonato tutto, d’improvviso cambi modello di comportamento, continuerà a violentare il nostro popolo per sempre. A troncare le discussioni, a proporne un taglio sempre sopra le righe. Nessun ascolto, nessuna convergenza è consentita.

E’ quello che mi ha sconvolto. Ieri ha segnato la fine di ogni dialogo possibile.
Continuerà ad abbrutirci senza rimorsi.

Durante Ballarò mi sono sentito male.
Ho paura. Ho realizzato come sarà il futuro.
Il Diavolo può essere più bestiale e irrispettoso della civile convivenza di quanto mi aspettassi.
Quanto male può farci ancora?

di Marco Dewey https://culturapoliticademocratica.wordpress.com

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Zenga e Varriale. Il video del pesante episodio della querelle a Stadio Sprint.

16 novembre 2008, domenica

I fatti che precedono la lunga telenovela fra Zenga e Varriale sono questi: Zenga, che veniva da due sconfitte con Udinese e Lazio, la settimana scorsa, arrabbiato perché messo in discussione prima dal pubblico e poi dalla stampa perfino dopo la vittoria contro il Cagliari, si rifiuta di ottemperare al dovere di rilasciare la consueta intervista a Stadio Sprint. [Si pentirà, e si scuserà per la sua reazione eccessiva in una conferenza stampa di tre giorni dopo, pur chiarendone i motivi].

Varriale, che dimostra la fine capacità di comprensione dell’animo umano e la carineria di un bulletto, quel giorno non fa mancare all'”amico” Walter lo stigma per non aver adempiuto agli obblighi che la Lega Calcio ha con la televisione di Stato.
E anzi, condanna molto a lungo Zenga anche per la riconoscenza che avrebbe dovuto avere nei confronti della Rai “per averlo tirato fuori da un certo dimenticatoio e averlo proposto come apprezzato opinionista“.

Nella conferenza stampa di mercoledì, quella delle scuse, il tecnico del Catania, in polemica con Varriale: “Non sapevo di avere in Rai il mio procuratore. E allora se è così bravo come mai non mi ha evitato tanti anni di giri all’estero? Si è preso il merito di avermi trovato squadra. A me che per dieci anni ho fatto una dura gavetta, girando per il mondo a fare esperienza”.

Con lo stesso spirito arrivano entrambi al nuovo contatto, all’intervista dovuta di oggi.
Non ricordo assolutamente quale sia stata la scintilla, ma fatto sta che il conduttore prende come al solito ogni pretesto per la rissa televisiva e dopo che l’ex portierone comunica a tutti che non risponderà alle domande di Varriale, il giornalista invece di mediare cerca lo scontro sapendo quali saranno le conseguenze. Prende sin da subito qualsiasi frase e una richiesta di stare al suo posto per delle minacce, mentre invece alle vere minacce di Varriale, Zenga rispondeva cose tipo “Sono qui che tremo”, “che paura che ho!”.

Vedremo come seguirà, ma le parole grosse sono volate.

La mia simpatia immediata va a Walter Zenga.
Non per altro. E’ solo che è una vita che odio i metodi da giornalista d’assalto di Varriale, uno che sfrutta ogni situazione della diretta non per capire le ragioni o per parlare di calcio, ma per mettere in imbarazzo il suo interlocutore.
Le classiche domande odiose che nessuno si permetterebbe di fare perché scontate, trash, di cattivo gusto lui le fa. Le fa sempre.
Vieppiù ora che ha raggiunto un po’ di potere con la conduzione di questa trasmissione.

La protervia che ha dimostrato oggi, le allusioni ai problemi già avuti con allenatori dalla personalità ben maggiore di quella di Zenga (Mourinho) danno la cifra di chi sia Enrico Varriale.
Zenga sarà pure un fumino, ma chi conosce Varriale lo evita. Se può.

Qui il link al video.

di marco dewey

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Riotta sul caso Englaro a TV7. Ma che ha detto?

15 novembre 2008, sabato


Ieri sera la seconda parte di TV7 si è occupata della sentenza Englaro, che autorizza la sospensione dell’alimentazione via sondino naso gastrico ad Eluana. Riconosce la possibilità per paziente di accettare o rifiutare le cure che non portano a niente, compresa l’alimentazione forzata.
E si accetta per vera la testimonianza di Beppino Englaro riguardo le volontà della figlia.

Si ascoltano le posizioni registrate e ben polarizzate di Emma Bonino e di Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, nonché Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi della CEI.

In studio ospiti Paolo Gentiloni (responsabile comunicazione del PD), Renata Polverini (segretario UGL) e Guglielmo Epifani (segretario CGIL).
In collegamento il potente ciellino del PDL Maurizio Lupi.
Per la cronaca, dei quattro interventi, l’unico veramente solidale, ma soprattutto rispettoso della decisione del padre di Eluana, è stato quello di Epifani.

Gli ultimi minuti se li prende Gianni Riotta.
Dopo un pistolotto sul rispetto per il dramma di coloro che si trovano a dover affrontare la malattia di un caro e sulla sacralità della vita, che m’è sembrato tanto tanto compiacente con le posizioni critiche nei confronti della decisione di quel giudice, arriva l’annuncio di una forte attenzione alla fine della vita di Eluana (ma ha usato altri termini).
Devo aver capito male di sicuro.
Certo è il considerevole impegno nelle prossime ore di tutta o gran parte della redazione del TG1 su questo caso (http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/).

Il buon Gianni proprio nell’ultimo minuto preannuncia e poi presenta il suo punto di vista.
Ricordando le sue frasi formalmente “istituzionali”, ma non neutre, quasi di commento alla trasmissione di solo due minuti prima, riuscite a immaginare quanto fossi curioso di questo suo outing personale? Mente focalizzata, orecchie ben aperte, posizione comoda.
Ebbene, non ho proprio afferrato. Trattasi di incapacità mia, di momento di assenza mio o pensiero contorto o anche volutamente ambiguo il suo, non so davvero che dire.
Ve ne renderò conto nei commenti a questo articolo, non appena riuscirò a guardarmi lo stream del programma in questa pagina (http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/folder.srv?id=3015).
C’è qualcuno che ha compreso il suo punto di vista, ieri?

Sicuramente, rivedendo proprio quegli ultimissimi momenti della trasmissione, mi darò dell’idiota.
Il direttore del TG1 non può aver cazzato proprio in chiarezza.
E non faccio dell’ironia.
E’ che sto proprio invecchiando. Non sono più così fiducioso nel mio comprendonio.

Però, dottor Riotta, mi aspettavo che la sua attenzione a questo caso dovesse finire qui.
Non dovete solo aspettare e dare la notizia della morte per primi con una bella edizione straordinaria?

E sì che guardandoLa durante la prima parte, ieri sera, fra me e me mi chiedevo molto indulgentemente chi glielo facesse fare di rischiare di compromettere la sua bella posizione, sfidando l’astio dell’uomo più potente d’Italia. Stavo cominciando a capirLa, vede?
Non pensavo affatto che potesse cedere perfino a modalità giornalistiche grevi e spettacolarizzanti.

Ma questa è solo una delle possibilità.
Una strada che spero deciderà di non percorrere.

di marco dewey

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Che figura di merda, Angeletti!

12 novembre 2008, mercoledì


Credo che Angeletti iersera a Ballarò abbia fatto, per la categoria “Sbugiardati in diretta”, una delle più grandi figure di merda televisive di tutti i tempi.

I fatti. In studio Luigi Angeletti (segretario generale UIL), Agostino Megale (segretario confederale CGIL), Maurizio Sacconi (Ministro del Lavoro), Enrico Letta (ministro ombra del lavoro), Luigi Abete (presidente degli industriali e delle imprese di Roma, presidente BNL) più altri vari ed eventuali. Lo splendido e onnipresente direttore del Corriere della sera, Paolo Mieli, in collegamento.

Si parlava della divisione enorme fra le attuali posizioni della CGIL e gli altri due importanti sindacati confederali CISL e UIL.
Il ministro Sacconi faceva appunto notare quanto il motore principale delle proteste di questi e dei prossimi giorni fosse il livore tutto politico e strumentale della CGIL; Megale rilevava quanto gli costasse la divisione sindacale, quanto fosse strana questa distanza, che la CGIL fa il suo mestiere a chiedere ad esempio l’adeguamento degli stipendi all’inflazione, nonché la restituzione del fiscal drag, cioè dei soldi in più che dovranno scucire tutti quelli che proprio a causa dell’inflazione – che aumenta i redditi, e riduce il potere d’acquisto – pagheranno più tasse per maggiore reddito imponibile o addirittura salteranno all’aliquota Irpef superiore (ad esempio, chi a causa dell’inflazione crescente si troverà a superare la quota 28 mila euro, pagherà circa 220 euro in più).

Nel bel mentre di questa discussione Floris rende noto che: “Berlusconi, Sacconi, Bonanni (segretario generale CISL) e Angeletti (segretario generale UIL) – e non ricordo chi altro – hanno avuto un incontro a Palazzo Grazioli” (proprietà di Berlusconi, sede della Presidenza di Forza Italia).
Mentre Megale afferma che non era mai successo prima che non venisse invitata la CGIL a un incontro dei sindacati con i vertici politici, Angeletti ci tiene subito a precisare che lui lì non c’era, che non è affatto vera questa cosa. E allora Floris mette il dito nella piaga, gli dice che è una notizia Ansa! E lui imperterrito ma sempre più imbarazzato continua a negare con un’uscita tipo: “Guardi che io non c’ero!”
E Floris: “Guardi che vi hanno visto andarvene, lei e Bonanni, da un’uscita secondaria”. E Angeletti, sempre più rosso e imbarazzato, ma molto meno convinto, continua a negare.
Dopo qualche minuto: “Guardi che Bonanni ha confermato la sua presenza…”, ma niente, Angeletti continua per la sua strada.
Sono le undici di sera e Floris continua a fornire al segretario UIL la possibilità di ritrattare.
Ma ancora niente! E’ un dramma e fa troppa pena.

Ora ci dobbiamo chiedere cosa comporti questa menzogna – perché è chiaro che Angeletti ieri sera ha mentito a noi e ai suoi iscritti – e ci dobbiamo anche chiedere cosa lo abbia costretto a farlo ripetutamente. Qualcuno non gli avrà mica chiesto di continuare a farlo anche di fronte all’evidenza, no? Oppure sì? Ce lo dobbiamo porre questo quesito perché dobbiamo ficcarci in testa che ogni singola menzogna ha una sua ragione, e le ragioni delle menzogne spesso svelano molto di più su un evento di qualsiasi altra informazione. Perché una bugia totalmente svelata contiene almeno due informazioni: ciò che voleva essere coperto e il motivo per cui lo si voleva tale.
E poi escono i legami nascosti, la natura pubblica e la maschera svelata degli attanti.

Ci si può fidare di un sindacalista che mente riguardo un incontro con l’uomo più potente d’Italia? Con chi non dovrebbe esattamente collaborare, ma piuttosto contrattare alla luce del sole? Si può mentire sulla mera esistenza di una riunione fra queste due entità che ontologicamente non possono collaborare e incontrarsi di nascosto? E perché ha continuato a farlo anche di fronte all’evidenza?
Per noi malevoli che guardiamo alla politica con attenzione e animo volutamente diffidente, la debolezza di condotta da parte di UIL e CISL – se non quasi aderenza con le posizioni della compagine governativa -, lungi dall’apparirci un estremo atto di maturità politica e solidarietà nazionale, ci è apparsa quantomeno equivoca sin dalla questione Alitalia.
Alla luce di questa bella bugia in diretta nazionale che valore assumono i nostri sospetti?

Per fortuna la lucentezza e l’onestà intellettuale dell’abbagliante Mieli risplende chiara durante la trasmissione.
Di fronte a una notizia del genere, la tragedia “live” in prima serata di un tribuno della plebe che mente al suo popolo: “Non è vero che ho incontrato l’Imperatore a vostra insaputa!”, lo Yul Brinner degli storici, il direttore del più influente quotidiano nazionale verrà ricordato l’11 novembre 2008 solo per la sua salomonica divisione delle colpe alla pari, fra destra e sinistra, per lo stato in cui versa l’Italia.

Che grande! Idea rispettabilissima, ci mancherebbe, ma poteva fare il giornalista ieri a Ballarò, c’era da sbugiardare Angeletti, come al tempo ad esempio c’era da parlare solo delle intercettazioni di Berlusconi e Saccà, e nei giorni scorsi del “consiglio” disinteressato dato dal Presidente del Consiglio e imprenditore Berlusconi ad altri imprenditori di non investire nella pubblicità Rai. Nonostante tutte le nuove gaffes, nonostante i nuovi scandali, a dispetto di ogni azionaccia di B. e della sua fedele accolita. Sarebbero dovute restare in prima pagina, al centro dell’attenzione, perché è lì che sarebbero rimaste se fossero avvenute in qualsiasi altra nazione democratica del mondo.
Queste fra le altre centinaia di altre schifezze sarebbero dovute restare in prima pagina per settimane intere.

E seppure contesti al PD soprattutto questa mancanza di costanza nel battere sempre in un punto molto ben riconoscibile di bassezza morale degli avversari, non posso non dare maggior risalto alle colpe inveterate dei giornalisti italiani, di coloro che una volta assoggettati i tre poteri dello stato dovranno costituire l’ultimo baluardo della democrazia. Laddove riscontro al massimo un’incapacità politica in alcuni esponenti del PD, vedo invece disonestà intellettuale nelle scelte di molti giornalisti.

Mai m’era sembrato vero come ieri sera quello che scrive il New York Times il 20 ottobre: “Gli italiani si dividono in due gruppi: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lavoreranno per Berlusconi”.

di marco dewey

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Per fortuna che c’è Monica Setta e Domenica In Politica

9 novembre 2008, domenica


Ringraziamo in coro Monica Setta, autrice nel 1994 del coraggioso Berlusconi sul sofà, per la notiziona delle 15:13 di oggi.

Per mettere subito in chiaro le cose dedica i primi due minuti del suo spazio, Domenica In Politica,parlando poi di tutt’altroalla da lei cosiddetta “presunta” gaffe di Berlusconi riguardo l’abbronzatura di Obama, su cui il Partito Democratico avrebbe montato un caso e che sembra aver irritato mezzo mondo, persino la première dame francese Carla Bruni, che, commentando proprio l’uscita di Berlusconi, non esita a dichiararsi felice – a volte – di aver acquisito la cittadinanza transalpina.

La notiziona di Monica Setta è che l’unico che non si è offeso è Barack Obama, che infatti in una lunga telefonata affettuosa, piena di affetto e affettuosità – sì, so che sembrano falsità quelle che scrivo, ma più o meno ha detto così – ha dimostrato tutto l’affetto che prova per l’Italia. Mi pare anche che abbia sostenuto che Obama e Berlusconi si conoscessero e che li lega una profonda stima. Insomma, le parole non saranno state queste, ma il senso sì.

Bene. La notizia bomba di Monica Setta ci rincuora.
Soprattutto perché siamo sicuri che le fonti siano quelle giuste.
Una notizia di prima mano.

di marco dewey

Continua…

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Ore 3:00. E’ fatta!

5 novembre 2008, mercoledì

Oramai è sicuro. E’ arrivata da pochi minuti la comunicazione ufficiosa della vittoria per Obama della Pennsylvania.
Ora McCain dovrebbe vincere in tutti e quattro i restanti swinging states e anche tutti quelli tendenzialmente assegnabili a lui, fra i quali già alcuni diventati incerti.
Attualmente mancano solo venti grandi elettori per la vittoria.

E’ davvero fatta.
Barack Obama sarà sicuramente il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Auguri a tutti.

di marco dewey