Archive for the ‘partito democratico’ Category

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Come sarebbero andate le regionali 2010 con un Pd diverso

29 marzo 2010, lunedì


Ore 22:30 Lazio in bilico, Piemonte quasi perso.

Non possiamo pensare che il dato politico possa essere influnzato troppo dall’esito finale di queste due regioni, che alla fine abbiamo perso.

Il dato è che con questo vento di crisi e con la risposta inesistente del governo, noi di centrosinistra queste due regioni governate bene avremmo dovuto conquistarle a mani basse.

Visto che non è successo, uno si chiede perché.
I primi due motivi che mi vengono in mente sono questi: uno, l’incredibile e sfacciato dominio mediatico della destra; due, lo sguardo miope del Partito Democratico degli ultimi sei mesi.

Per esempio, il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutta la sinistra italiana decidendo di sostenere Boccia alle primarie pugliesi, un candidato sostenuto dall’Udc, nonostante gli uomini di Casini non avrebbero accettato poi il nome di Vendola, uomo benvoluto da tutta la base democratica.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità nelle Marche dribblando le primarie e decidendo a tavolino di favorire da Roma l’alleanza con l’Udc nonostante questi ultimi -fra le altre- avessero posto come una delle condizioni quella di non volersi apparentare con partiti con la falce e martello nel simbolo.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutto l’elettorato che si definisce di sinistra in tutte quelle regioni in cui non si è posto al centro dello schieramento di centrosinistra ponendo all’attenzione dei possibili alleati un programma centrato sulla difesa del lavoro, dell’ambiente, dei servizi alle classi più deboli, della scuola e dell’acqua pubblica, centrato sulla meritocrazia degli incarichi pubblici (appalti e assunzioni), sulla trasparenza dei bilanci e sulla trasparenza della mobilità all’interno del partito.

Voglio un Pd diverso! Un Pd che dirime sempre la questione delle alleanze con primarie che non dovranno vedere l’appoggio da Roma del Partito, ma al massimo di tutti i dirigenti del partito!

In questo momento vedo ogni uomo e donna di potere anche minimo all’interno del partito impegnati ad esercitare soprattutto pratiche autoconservative.
Così non si guadagna un voto e invece di sfruttare al meglio l’astensione a destra la subiamo pari pari perdendo due pezzi importanti d’Italia come Piemonte e Lazio.
E speriamo nient’altro in futuro.

Andare avanti con l’Udc non porta da nessuna parte.
Alle politiche guadagnerai un 4% e perderai minimo il 15% di uomini di sinistra giustamente idealisti.
Considerando che se andasse con qualsiasi altra alleanza di destra l’Udc contribuirebbe con il 6%-7%, fate voi i conti.
Non solo. I rischi sono più grandi dei possibili benefici.
Qualsiasi alleanza con l’Udc ha poco o nessun appeal per uno zoccolo duro del 20% che non voterebbe un’alleanza con questo partito e senza una parte di sinistra nemmeno sotto il ricatto del voto utile: piuttosto il non voto oppure il voto a “Grillo”!
Insomma, non vedo nessuna prospettiva di crescita.
Quella non è una forza che aderisce ai nostri valori: al massimo potrà sostenere certe politiche, ma con le convergenze limitate non si va da nessuna parte. Però si sopravvive, vero?
Evidentemente a chi sa di avere la poltrona assicurata basta.
Questa gente non vuole mica cambiare l’Italia. Lo spera in seconda battuta al massimo.

E se poi l’Udc ci mollasse all’ultimo momento? Ma ci pensate?!?

La politica non si fa togliendo e sommando, ma essendo limpidi e facendo sognare con la forza delle idee.
Coinvolgiamo i tesserati nei circoli, facciamo sognare almeno i tesserati, facciamo sognare la base! I voti verranno.
Non se ne può più di non far politica sul territorio se non a un mese dal voto.
La politica è sacrificio e progettualità condivisa: la politica è tutto tranne mantenimento degli equilibri interni.
La politica è tutto tranne mantenimento acritico di una linea che è stato provato essere perdente.
Che l’attuale dirigenza democratica non si trinceri dietro il volere della base, perché la base non ha scelto Bersani per la sottaciuta strategia delle alleanze.

di marco gattafoni

Accettate un consiglio: fate come me e iscrivetevi al Pd.
Provate a cambiarlo da dentro.

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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 novembre 2009, sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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Appello disperato a votare Marino. Lo scandalo delle candidature di Bersani.

24 ottobre 2009, sabato

Scalfarotto e Civati l'anno scorso (insieme anche prima di entrare nella mozione Marino)
Rispondo a Sandra, una ragazza di sinistra che mi ha lasciato un commento su Pillole di Marco Dewey. Una ragazza che probabilmente non andrà a votare alle primarie.

Sandra, cerca di capirmi. Sembra che all’esterno non ve ne rendiate conto. Allora te lo dico chiaramente. E lo dico chiaramente a tutti. Se vince Bersani faranno (faremo?) l’alleanza con l’Udc. E’ già tutto deciso. Lo hanno già ripetuto o fatto capire in mille modi.
Si andrà verso il proporzionale perché sennò non passerebbe mai a sinistra questa maledetta alleanza. Vinceremo fra tre anni -forse- se nel frattempo Berlusconi non si sarà fatto da parte, perché se e quando si farà da parte, l’Udc si alleerà con Fini e stiamo all’opposizione per vent’anni. Ma anche fosse, che vittoria sarebbe con l’Udc?

Quindi -vi prego- fate qualcosa!
Come dice anche il rimangiaparola Franceschini, che è stato eletto segretario perché ha detto si sarebbe fatto da parte senza ricandidarsi, se domenica non ci saranno tante persone a votare alle primarie, ci sarà un solo grande vincitore, uno che riderà più di tutti: Berlusconi. Io credo che anche D’Alema riderà.

Non ti pare che stiano facendo di tutto per cristallizzare i voti dei circoli? Stanno tutti tenendo un profilo basso, visto? Ma sì, non roviniamogli il giocattolo. Ci stanno provando in tutti i modi a non rivoluzionare i giochi. Ché se Marino arriva secondo, voglio vedere come Franceschini, al di là delle mie speranze, spiegherà ai suoi elettori che i suoi delegati voteranno Bersani in assemblea. Ah, già, al confronto che Franceschini e Bersani hanno voluto antidemocratico perché pubblico solo per la “wired generation”, Franceschini ha già sostenuto che per lui il primo con maggioranza relativa delle primarie sarà comunque segretario!

Io invece vorrei romperglielo quel giocattolo. Vorrei facessimo il botto, domani. Marino e i coraggiosi di livello nazionale che si sono schierati con lui lontani da ogni logica di potere e di candidatura vanno premiati col nostro voto.
Chiedo a tutti gli italiani di aiutare il Pd ad essere il Pd del Lingotto. Aiutateci a guardare a sinistra! Votate Marino.

E tu vuoi lavartene le mani? Guarda che il Pd delle speranze e degli ideali del Lingotto, quello a cui guarda Marino, ma con la forza e la chiarezza e la purezza di chi può e vuole avere un’identità riconoscibile e in cui riconoscersi appieno, dire dei sì e dei no netti contro tutti i poteri forti e con la persona sempre al centro, è anche il tuo partito! Un partito di massa, “verde”, vicino ai giovani, che si impegnerà per una nuova mobilità sociale fatta da nuovi diritti e nuove regole di accesso al lavoro, un partito che vuole tassare maggiormente le rendite finanziare e non ha paura di dirlo! Un partito che guarda al futuro, un partito che ci farà riavvicinare alla modernità europea. Modernità dei valori, della certezza della promozione del merito.

Vuoi che il Pd si autodistrugga o peggio che diventi apparato per il potere? Capisco la tua diffidenza verso il partito democratico, la capisco perché ho imparato a conoscere certe persone e il loro modo di ragionare. Ma questo non è il mondo della mozione Marino.
Abbiamo bisogno di tutti i vostri voti domani. Ebbene sì. Anche se non amate il Pd dovete turarvi il naso, perché domani si fa l’Italia dei prossimi dieci anni.
Eh sì, Sandra, questo è il momento della razionalità.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)

Membro non troppo indegno del Comitato Fermano Marino Segretario.

PS: La mozione Bersani non è Bersani, è il contenitore delle anime peggiori del partito, che Pierluigi non è in grado di dominare e questo lo sanno tutti. Non si è mai dimostrato un cuor di leone. Ci sarà un motivo per quelle candidature al sud Italia, che in un partito civile non sarebbero dovute esserci, no?

Un uomo forte si sarebbe dovuto opporre, no?
Qualcuno mi spieghi cosa hanno fatto Bassolino, Iervolino e Loiero per essere messi capilista. Bassolino si è addirittura rifiutato di dimettersi più e più volte su richiesta del partito. E non solo perché in odore di reato, ma per incapacità politica conclamata! E invece sarà ancora uno dei delegati nazionali assieme a quegli altri due bravi politici di Rosa Russo Iervolino e Agazio Loiero.
Queste candidature al limite della sfacciataggine vanno punite con il voto! Non possono passare in un partito che ha come mito Berlinguer. Non ci voglio credere che vinca chi passa sopra gli ideali del nostro popolo per un pugno di voti. Un pugno ben assestato di decine di migliaia di voti.

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Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd

22 ottobre 2009, giovedì

Ignazio Marino
Questo post nasce come commento a un articolo di Marco Simoni, che abbozza una sua visione dei tre candidati a segretario del Pd.

Mi spiace che, nel quadro che hai fatto di Bersani, tu non abbia individuato nella questione del numero di tessere inconcepibili e nei nomi che ci propone, e di cui oramai sembra schernirsi, il grosso elemento di debolezza. Senza la credibilità dei nomi non si va da nessuna parte. E la sua mozione in tal senso oscilla fra l’inimagginabile e lo strafottente. Non puoi vincere con questi nomi e magari grazie a loro. Semplicemente non può essere!

Su Franceschini mi trovi d’accordo, tranne per quello che riguarda la Serracchiani. In un momento in cui ci saremmo aggrappati a ogni novità, Debora poteva sembrare il giusto compromesso fra irruenza, sfrontatezza e territorio, fra giovinezza e fiducia nell’apparato, così come nei film americani -nonostante settori deviati- si ha sempre fiducia negli anticorpi della democrazia americana. E questo è positivo.

L’incondizionata e non adeguatamente motivata adesione a Franceschini, il suo dirottamento alla segreteria regionale (gli eurodeputati avrebbero dovuto fare solo quello, Franceschini, no?), ma soprattutto l’assurda critica fatta a Marino riguardo il rifiuto della proposta Scalfari, ha illuminato però la sua aura di nuances grigie. Incomprensibile.

Io voto Marino non solo perché è nuovo.
E’ davvero uno di cui si può andar fieri e non solo in Italia. Uno circondato da giovani bravissimi, -questi sì- preparati e dotati di grande appeal comunicativo-mediatico come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e l’onorevole Sandro Gozi.
Le riforme che propone organicamente nella sua mozione non sono -poi- frutto di derive ideologiche o nate solo sulla base di spinte riformiste ecocompatibili, ma sono state valutate analiticamente insieme a un pool di economisti, alcuni dei quali stranieri.
E poi Marino è uno di sinistra, che riesce ad interpretare naturalmente bisogni di vasti strati della popolazione, eticamente parlando un berlingueriano vero.

Parlando con la gente, tutti, ma proprio tutti quelli che non lo voteranno gli imputano una certa incapacita di comunicare forza e credibilità. A questi rispondo che troppo spesso non sono riservati a Marino la stessa attenzione e gli stessi tempi. E’ trattato come uno meno dotato di autorevolezza. E lo stesso è sui giornali. C’è una netta differenza di esposizione mediatica. Tutto gli gioca contro. E vorrei tanto sapere perché.

Sappiamo che De Benedetti e Tronchetti Provera, e se non mi sbaglio anche Angelucci (editore de L’Unità), finanziano la fondazione ItalianiEuropei di D’Alema. Ma la dietrologia non è il mio forte ed è meglio pensare che a quei giornalisti non piaccia troppo Marino e la sua mozione e manifestino libertà di espressione mantenendo una certa distanza da lui se non anche dalle primarie.

Anche a molti degli iscritti e dei non iscritti che non la voteranno, ma la conoscono bene, la mozione Marino sembra bellissima. Insomma, come recita un proverbio della mia zona, Marino sembra “Lu fiju de la sora Camilla, tutti lu vole, nisciuno se lu pija”. Ma sarà davvero così?
I segnali di apprezzamento sul web e anche discutendo con gli amici li avrete visti anche voi. Io vi posso confermare che conquistare il cuore di una persona di centrosinistra colpevolmente disinformata è relativamente semplice, e se tutti quelli che l’avevano promesso si sono davvero spesi per Marino, i risultati saranno sorprendenti.

A quelli a cui il cuore non è stato ancora mosso dalla speranza chiedo: non è degno di fiducia? Avete paura della novità? A queste persone che non credono ci potrà essere mai qualcosa di nuovo e credibile, soprattutto ora, chiedo di fare una riflessione.
Abbiamo una sola forza: il voto! E il Pd è una forza necessaria, che magari -quando non vi piacerà- potrete non votare per dare un segno forte. Ma quando invece esprime delle personalità interessanti e innovative, sane, dobbiamo fare in modo che emergano, dobbiamo votare per loro!

Per una volta fate un conto dei vostri sogni, tornate a capo e mettetevi in contatto col cuore.
Il 25 ottobre facciamoci tutti un favore, andiamo a votare Ignazio Marino.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)
Membro indegno del Comitato Fermano Marino Segretario

PS: Qui i seggi dove si vota per le primarie il 25 ottobre in provincia di Fermo.

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Primarie del PD: la “proposta Scalfari” è solo l’ultimo tentativo di far fuori le idee innovative di Marino

16 ottobre 2009, venerdì

ignazio-marino
Mi prendo la briga di scrivere un articolo per esporre il mio punto di vista sulla querelle suscitata dalla proposta di Eugenio Scalfari formulata martedì 13 ottobre davanti a Serena Dandini nella trasmissione Parla con me .

Dunque, la proposta del fondatore di Repubblica era questa: che le regole stabilite dal partito democratico per l’elezione del segretario fossero stravolte a dodici giorni dal voto passando da votazione (che alla nascita del partito si è voluta) proporzionale a votazione maggioritaria.

Tutta la faccenda aveva dell’assurdo.
Sinceramente mi sembrava inconcepibile anche solo che Bersani e Franceschini si fossero detti disponibili a tutto ciò prima di un confronto privato con Marino.

La cosa peggiore che sarebbe potuta succedere lunedì 26 ottobre era svegliarsi in un Pd retto da una mozione di minoranza. Quindi, per motivi futili come “gli elettori non capirebbero”, si sarebbero generate delle paure, che di per sé non hanno niente di democratico.
Alcuni elettori si sarebbero sentiti costretti a un voto utile per i due che -secondo la vulgata informativa- avrebbero avuto più chances di vittoria, perché in un confronto a tre può succedere che tu non abbia in mente solo chi vuoi disperatamente, ma anche chi non vuoi assolutissimamente.

Io non credo che Marino abbia meno chances degli altri, visto che rappresenta il completamente nuovo vs l’usato, ma -dato che è considerato come tale- questa nuova ipotesi maggioritaria avrebbe potuto forzare persino un mio ripensamento. Saremmo potuti arrivare al punto che anche io, che mi sono battuto per Marino e ho raccontato le sue infinite speranze nelle primarie di vari circoli, avrei potuto farci un pensierino.
Lo so che non si voterà solo per il segretario, lo so che si voterà per le persone che saranno il partito a livello nazionale e regionale, ma io comunque sarei stato costretto a pesare la cosa per me più importante: che Bersani non avesse vinto o che le magnifiche idee innovative e coraggiose di Marino fossero entrate a pieno titolo nel programma del Pd? In altre parole, mi sarebbe toccato forse votare Franceschini?

Col regolamento attuale, invece, non credo Ignazio Marino abbia meno chances, perché tutto è possibile in un voto libero dai condizionamenti vari, che nelle votazioni degli iscritti evidentemente ci sono stati, soprattutto nel sud. Cito il sempre lucido Ivan Scalfarotto: “non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, con una percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori”.

Una cosa è sicura: la visione che hanno del partito le due mozioni Franceschini e Marino è affine. E’ vero, Franceschini nelle ultime settimane sembra abbia attinto a piene mani dal programma di Marino e Marino pensa invece che Franceschini non abbia abbastanza libertà e coraggio di portare avanti quelle battaglie, che sia troppo compromesso dai troppi anni di frequentazione col potere e anche che non avrebbe la forza e la voglia di rifiutare un’alleanza nazionale con l’Udc, ma -detto questo- vogliono un Pd sostanzialmente diverso da quello della mozione Bersani, vogliono il partito del Lingotto, ma con identità più definita (Marino docet anche qui) e una forte tensione per il rinnovamento della nostra classe politica.
In tutta sincerità credo che, assoluta freschezza della mozione Marino, enorme importanza da questa attribuita alla ricerca, ai diritti civili e all’ecocompatibilità dello sviluppo, e personalità ingombranti della mozione Franceschini a parte (lo so che non è poco), le due mozioni si dividano un certo elettorato molto contrario a quelli che, D’Alema per primo, hanno spinto davvero all’eccesso i toni contro Veltroni, e mozione di Bersani alla mano, favoriranno nei fatti un partito controllabile, gestibile dalle correnti.
Questa divisione dell’elettorato pro o contro i bersaniani potrebbe portare una vittoria relativa della mozione Bersani, ma appunto non il suo raggiungimento del 50%, su cui non scommetterei mai.

Personalmente spero tanto che i delegati di Marino e Franceschini, tenendo conto anche di quanto dichiarato da Marino al grande Alessandro Gilioli, all’indomani delle primarie, arriveranno ad un programma condiviso decidendo di appoggiare la candidatura di chi ha preso più voti il 25 ottobre.

Alla luce del ragionamento di cui sopra, con le regole attuali potrebbe avverarsi quindi il mio sogno di non avere il candida-candidati-improbabili-Bersani come segretario.
Qualcuno mi dica perché il 26 ottobre – anche secondo Franceschini – io mi sarei dovuto magari accontentare di quella minoranza che vuole il ritorno al proporzionale, abbellito da un sicuro accordo con l’UDC (Bersani dice da un pezzo che vorrà costruire un’alleanza con tutti quelli che vogliono contrastare Berlusconi, Storace escluso),  una minoranza che vuole un partito chiuso, controllabile con il gioco delle tessere, che accetta che abbiano ancora posizioni di rilievo D’Alema, il pizzinaro Latorre, e ripropone addirittura capilista (!!!) come Bassolino, la Iervolino e Agazio Loiero e come numero due ha Enrico Letta, che ha votato, con il Pdl, a favore del ddl 1369, quel disegno di legge che avrebbe voluto bloccare in extremis la decisione del Tar su Eluana Englaro.

Per fortuna le norme attuali recitano a ragione che dovrà essere la maggioranza assoluta dei mille delegati nazionali che eleggeremo il 25 ottobre a decidere il segretario, sennò il rischio di finire in quelle mani sarebbe serio. Non sarebbe la fine del Pd, ma conquistare nuovi consensi dovendo giustificare queste scelte sarebbe arduo da quel momento in avanti.

A Franceschini e a Debora Serracchiani, che a tutt’oggi spalleggiano quest’idea balzana di Scalfari, uno che non ha quasi mai considerato nemmeno citabile Ignazio Marino, vorrei dire che mi sono entrambi scaduti tantissimo.

E voi? Cosa ne pensate?

di marco gattafoni (aka marco dewey)

membro indegno del magnifico Comitato Fermano Marino Segretario, composto da persone che hanno la mia più totale fiducia come esseri umani prima che come politici.

PS: Fantastica ieri ad Annozero la mariniana(?) Giulia Innocenzi. Bella la forza che ha messo nel porre in evidenza la gravità dell’immediata adesione di Bersani all’invito di Scalfari.
Ragazzi, si può e si deve fare! Cambiamolo questo Pd, facciamolo diventare quello che ho sempre sognato.
Eh sì, io i vostri sogni mica li conosco.

Fate girare se credete.

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Troppi tre fra me, il Pd, la Festa Pesaro e David Sassoli

8 settembre 2009, martedì

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Inizio con lo scusarmi per la mia imperdonabile assenza di tre mesi tre!
Non ci sarebbero scusanti, ma provo ad azzardare: problemi con la casa, un matrimonio in famiglia, il lavoro devastante che risucchia energie, tempo e consuma la mia schiena, e un perfezionismo da quattro soldi che blocca certi miei articoli impossibili.
So che suona più o meno come “le cavallette!”, ma tant’è.

Ricomincio a  scrivere oggi perché oggi sono davvero contento che stiamo giungendo a grandi passi ai congressi di circolo del PD.

Spero arriveremo con tutti e tre i candidati alle primarie per l’elezione del segretario. Lo spero per il bene di tutti i democratici, perché tutte le posizioni saranno fondamentali per accrescere anche all’esterno un senso di appartenenza a questo partito, che è grande, vario, ancora pieno – sì – di vaghe incongruità da partito di massa e di infiltrati da “vecchio regime”, di gente che risponderà solo ad esigenze personali, ma che resta e resterà sempre il mio sogno, l’unica e ultima vera speranza che ha l’Italia per salvarsi dal saccheggio arido di questi plutocrati senza coscienza che ci governano; è proprio per questo che molti di noi lotteranno da dentro per smascherare gli arrivisti, mortificare gli ipocriti e non far accedere a posizioni di responsabilità i mediocri. E’ tutto nuovo e le logiche di potere devono restare fuori. Le energie e la coscienza di ognuno degli iscritti è fondamentale. Attiviamole.

La via generale dovrà necessariamente essere affidata alla massima “i panni sporchi si lavano in casa”, tuttavia, visto che a volte non si tratta di panni sporchi, ma solo di piccole mancanze, e che in fase precongressuale tutto deve avere il sapore dello stimolo a pratiche nuove, sento l’esigenza di raccontarvi tutta la mia delusione di una notte di fine estate.

L’altra sera ero a Pesaro. All’interno di uno spazio di discussione della splendida Festa Pesaro, simpatica (o mediocre?) soluzione per eliminare alla base il microconflitto per la scelta del nuovo nome della festa dell’Unità, ho assistito a un dibattito diretto da Maurizio Mannoni fra l’europarlamentare pd David Sassoli e il ministro per l’Europa Andrea Ronchi (Pdl, ma ragiona da An).

Faccio ancora fatica a dover ricordare la brutta impressione che mi ha dato il nostro.
All’inizio del dibattito si era presentato raccontando il dramma della scelta. Tre giorni prima di scegliere di lasciare il TG1 e accettare l’offerta di candidarsi ad europarlamentare del PD, tre giorni prima di accettare per il bene del paese.

Ecco, David, io ti ho votato, visto che sono di Porto San Giorgio, indi per cui appartenente alla circoscrizione Centro, tuttavia in quei tre giorni avresti dovuto riflettere sulle tue reali capacità retorico-argomentative e ripensare il tuo impegno.
Ti avevo già ascoltato a Ballarò nella tua prima uscita televisiva in questa nuova veste e avevo attribuito all’emozione la tua incapacità a ribattere adeguatamente.
Sabato sera la storia si è ripetuta. Sei decisamente lento, poco convincente e tanto meno colorato nella maniera di esporre e inoltre non riesci a rispondere alle sparate assurde della concorrenza; sembri quasi accettare l’argomento finale a cui ti porta l’avversario del momento (prendere appunti aiuterebbe!).
In tutta sincerità, considerati debolezze e vaccate su cui questo governo può essere attaccato, un giornalista regolare su cui contare come Mannoni, tutte le menti politiche su cui potrebbe fare affidamento il partito democratico e il momento che sta affrontando l’Italia, una figura come quella di sabato è inaccettabile.

Sicuramente sarai una persona deliziosa e capacissima in altri ambiti, magari le politiche europee, piena di grandi ideali e oltremodo onesta, ma se per senso di responsabilità non riterrai di migliorare la tua dialettica nei prossimi mesi, magari con un coach, spero prenderai in considerazione la possibilità di declinare i prossimi inviti a confronti politici pubblici e limitarti a lavorare a buone leggi per l’Europa.

Fallo per il bene del Paese.

di marco dewey

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Raccolta varia delle critiche al PD

31 dicembre 2008, mercoledì


Avevo bisogno di buttar giù in maniera non troppo analitica le maggiori critiche che personalmente credo siano rivolte al PD di questi tempi, evidenziandone le aree principali di provenienza.
Vi anticipo subito che nonostante la “questione morale” sia argomento tanto attuale quanto scontato in questi giorni, in questo articolo se ne farà appena un accenno.
Preferisco dedicargli un articolo a sé molto a breve: una “modest proposal” diretta al caro Walter.

Comincio con quelle critiche che sono meramente strumentali e provengono prevalentemente da destra: la propaganda pro PdL di Mediaset e dei giornalisti a libro paga di Berlusconi e di quelli che sperano di diventarlo facendo scempio della propria integrità ne è l’esempio più lampante.
A quest’ultima categoria possiamo accostare quei giornalisti che “tengo famiglia”, quelli che temono di vedere la propria carriera complicarsi improvvisamente, quelli che l’avevano già vista franare e si sono ripresi al volo grazie alla propria lingua (non esattamente usata per parlare).
Il recente sfogo addirittura contro i più che moderati direttori di Corriere e Stampa sono costruiti a tavolino col preciso scopo di intimidire l’intera categoria.
E a proposito di libertà d’espressione e quella vicenda: se voi foste giornalisti Mediaset molto molto ingenui – di quelli che non hanno capito bene la situazione – e aveste visto la reazione di Berlusconi contro due direttori, che non sono suoi dipendenti, solo perché una volta ogni troppo avanzano delle critiche nei suoi confronti, vi azzardereste mai a muovergli una pagliuzza contro da quel momento in poi?
Come potete davvero credere alle baggianate sulla libertà d’espressione dei suoi dipendenti?

Poi, sempre da destra, certuni nella società civile che criticano il PD a prescindere, per mantenere le proprie posizioni di privilegio, i loro piccoli, grandi feudi non soggetti alle regole dello Stato, le ingiustizie più o meno legali che loro credono diritti acquisiti e di cui si ergono spesso e sfacciatamente a fieri difensori. Illegalità varie a cui a destra non si sono mai sognati persino di annunciare di voler mettere mano. Vien quasi da capirli: quelli che le tasse le pagano solo loro, quelli che “guarda che gli faccio un favore a questi negretti a farli lavorare”, quelli che “ma che problema c’era a costruire lì?”, quelli che “per fortuna che Silvio c’è” che non serve più nemmeno il condono, quelli che “inutile che vi agitiate, perché il mondo è cambiato”, “Finalmente l’Italia riparte! Fuori i fannulloni di sinistra!”.
Eh, le unghie sui vetri…

Altri appunti provengono principalmente da sinistra o forse sarebbe meglio dire da varie aree spesso critiche con la stessa idea di partito di massa e che a seconda dei casi – e qui non intendo “di volta in volta”, sia chiaro – si autodefiniscono comuniste, antagoniste, massimaliste, critiche, e in vari altri modi ancora.
Vedono spesso come fumo negli occhi la sola possibilità che un partito di centro-sinistra vinca senza la sinistra, oppure di quelli che “Ma che sei del PD?” e poi ci parli e purtroppo troppo spesso evidenziano la povertà che c’è dietro la loro affermazione, totalmente incapaci di giustificare le proprie idee all’interno di una prospettiva di governo, di immaginarne un contesto possibile che non abbia dentro il PD.
E’ inutile. Non riescono a vederci come una risorsa. Ci devono affossare. Come durante la campagna 2008.
E allora ti rendi conto che spesso è solo l’ultima moda. Dare contro al PD – “visto in TV!” – e non importa se da destra o da sinistra o da quale parte, o difendendo quale visione politica, o pensando poi a quali alleanze riusciranno a portarli al governo.

Il senso autolegittimante di fondo di queste critiche da sinistra è quello di non aver rispetto per un partito grande perché esso: 1)conterrà inevitabilmente sacche di ambiguità etica, per cui basta spararla nel mucchio e probabilmente ci si prende (e poi per molti implica quel sapore anticonformista del non tirare solo su Berlusconi); 2)conterrà una varietà di culture tali da non farlo aderire esattamente al proprio punto di vista.
Quest’ultima idea a mio avviso è un po’ debole, perché non conveniente.
E la politica non può prescindere dalla convenienza, dalla resa.
In altre parole, non apparterrò mai con gioia al partito perfetto che ha il tre o il cinque o il dieci per cento e nessuna possibilità di apparentamenti vincenti.
E poi, se io, che sono ateo, avessi comunque dovuto governare con i cattolici della Margherita da alleati, non è meglio stare nello stesso partito all’interno di orizzonti valoriali condivisi? Il PD è un partito che crede nella laicità dello Stato.
Ci crede con forza perché la democrazia è il trionfo del relativo, e questo mal si concilia con l’idea di religione di stato e i diktat dei vertici della Chiesa.
A me questo basta.
Lo stesso discorso lo potrei fare per le politiche più o meno socialmente rilevanti.

Non dovremmo aspettarci un’identificazione con un partito.
Figuriamoci in un partito di massa che non è ideologizzato.
Non è ideologizzato come il PCI, e nemmeno come la DC. E nemmeno come Forza Italia, che in un certo senso evoca l’adesione acritica propria delle ideologie, per cui il suo leader potrebbe commettere qualsiasi nefandezza e non vedrebbe scalfire di una virgola lo zoccolo duro del 25% degli elettori, di cui una metà – ipotizzo, perché non mi va di guardare nel sito di Mannheimer – saranno teledipendenti conformisti e socialmente apatici, l’altra metà di aficionados conosceranno invece la lunga storia di malefatte di quell’uomo e su questo contano.
Bella gente, non c’è che dire. E quelli finiti nel partito di Berlusconi in due mesi, senza poter dire né ah, né bah?
Ricordo la frase liberatutti “Il voto è segreto!” di certi conoscenti di AN alle ultime elezioni.
Forse sono rimasto il solo che si illude abbiano ancora lo stomaco debole.

Un’altra critica, che rispetto molto perché ne condivido in qualche modo la visione politica, è quella che viene, oltre che dalla sinistra tutta, dagli ambienti di Sinistra Democratica, dai loro possibili elettori, o dal milieu di redazioni come quelle di Micromega, che del PD non sopportano l’idea che sia la casa anche di componenti dichiaratamente cattoliche – e quindi necessariamente ideologizzate se dovessero applicare alla lettera i dettami di alcuni dogmi di quella religione, e pertanto anche eventualmente limitatrici di riforme per libertà individuali, diritti civili et similia –  e di componenti che guardano al centro, benché riformiste.

E sopra tutto, che non venga ancora avviato un severo processo di revisione di certe particolari norme che dovrebbe assolutamente seguire qualsiasi esponente del PD.
Più comprensibilmente: che noi – e parlo da democratico – non si abbia ancora introdotto seriamente la questione morale come fattore precipuo del partito, oppure addirittura non ci siamo fatti  promotori in prima persona di quell’eccesso di garantismo che sfocia in spirito di conservazione della casta (il confronto Flores d’ArcaisViolante a In Mezzora di domenica scorsa è paradigmatico).

Nemmeno io mi accontento più che sia considerata solo una questione scontata, comunque; ma questo è argomento di cui – come detto – mi occuperò a breve e approfonditamente nel prossimo articolo di politica.

Le ultime critiche che mi vengono in mente sono quelle propriamente interne al PD.
Un esempio può essere la “difficoltà” di molte sezioni, della periferia tutta, ad esprimere quel ricambio immediato promesso, a lasciar spazio a modi di ragionare nuovi, alla pratica nuova dello spazio reale ai nuovi arrivati.

E’ vero, spesso la volontà di percorsi inediti rivela qualche ingenuità riguardo l’efficacia o meglio la percorribilità degli stessi, ma sarebbe il caso di non bollare sul nascere certe velleità come capricci, proprio perché la novità del partito democratico dovrebbe essere quella dell’accoglienza all’interno di orizzonti e valori condivisi, lontano dalle vecchie logiche di difesa delle posizioni raggiunte.

Un secondo esempio di critica dall’interno, sicuramente il più difficile di cui occuparsi in linea di principio, è la richiesta di una maggiore autonomia che proviene dal territorio, quantomeno un differente rapporto di forza centro-periferia nella composizione delle liste, visto che ancora permane questa assurda legge elettorale che non prevede preferenze.
E poi anche la richiesta – ben più cogente – della possibilità di elaborare delle politiche e delle alleanze autonomamente, senza avallo centrale, mi pare di aver capito.

E’ chiaro che un elenco come questo è criticabile sotto ogni punto di vista, perché personale. Tuttavia le omissioni che troverete sono figlie di dimenticanze e di nient’altro.
Accetterò consigli e critiche.
Non ho citato l’Idv perché sotto il punto di vista della giustizia è vicina alle posizioni di Micromega, Travaglio, Santoro, oggi.

di marco dewey