Archive for aprile 2010

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Giornalismo partecipativo pregno di omofobia? Il paradosso di Citizen Report della Rai

15 aprile 2010, giovedì


Nella notte di martedì è andata in onda su RaiTre la prima puntata di Citizen Report, tramissione Rai Educational, diretta da Giovanni Minoli.

Citizen Report è descritto dai suoi curatori come progetto di giornalismo partecipativo di Rai Educational.
Se questo può essere vero per il blog, decisamente non ritengo sia considerabile tale il programma televisivo.

E’ un vero e proprio contenitore giornalistico con un tema settimanale e con scelte redazionali del tutto autonome dalla valenza dei contributi.
La giornalista Federica Cellini non solo compone la selezione dei filmati, ma arriva persino a distorcerne il senso.

Decisiva la trascrizione delle prime fasi della trasmissione.

L’incipit è un filmato montato dagli autori, un pout pourri di vecchie pubblicità con famiglie di ogni tipo.

Federica Cellini: “Ma davvero la famiglia italiana oggi è cambiata così come la racconta la pubblicità? Cos’è oggi la famiglia, che ruolo ha nel nostro paese? […]
Con noi collegati in webcam i blogger della nostra community […] con filmati che hanno girato e montato hanno provato a rispondere a una call. […]
Abbiamo ricevuto sollecitazioni stimolanti e provocazioni sorprendenti. A cominciare da questa. E’ il 13 giugno del 2009 e siamo sul palco del Gay Pride.

(Parte il servizio. Il presentatore dal palco presenta Luca Possenti delle famiglie arcobaleno). “Quando diciotto anni fa feci il mio primo coming out con la mia famiglia, quello che dissi fu: “Io sono felice così come sono, l’unica cosa che mi dispiace è di non poter avere figli”. Questo la dice lunga su quello che ci inculcano sin dal primo giorno di vita. Adesso per fortuna la cosa è cambiata. Dopo quasi diciotto anni sto per diventare padre” (urla di approvazione dal pubblico sotto il palco. Qui termina il breve filmato che funziona più che altro da spunto. Si ritorna in studio).

Federica Cellini (in questo dialogo immaginate per lei la stessa sistematica disapprovazione cadenzata al termine della frase che ha la Valeria di Tutti pazzi per amore 2, interpretata da Camilla Filippi, quando parla con il Paolo Giorgi di Solfrizzi nelle prime quattro puntate della serie):
Cosa vuol dire esattamente “sto per diventare padre”? Noi lo chiediamo direttamente a lui, Luca Possenti (che non è l’autore del filmato, ma il soggetto ripreso).
LP: – Francesco ed io stiamo tentando già da un po’ di avere un bambino tramite gestazione di sostegno o surrogacy, che ovviamente in Italia non si può ”
In Italia non si può. Perché? Cos’è esattamente la surrogacy? Come funziona?
– Siamo andati in Canada e attraverso un’agenzia abbiamo trovato una donatrice che donerà l’ovulo, e una portatrice, ovvero una donna che porta avanti la gravidanza al posto nostro
Insomma, chi è la mamma? Come l’avete scelta?
– La mamma non è la mamma. E’ lei per prima a non definirsi mamma. Noi in realtà abbiamo scelto quasi istintivamente, non è che ci siamo messi lì a vedere quanto era alta. E’ stata una cosa molto istintiva. Non voglio dire che è come quando ti innamori di una ragazza, però comunque è stato così. L’abbiamo vista e abbiamo detto “Sì”.
Ecco, l’avete vista, ma vi siete conosciuti? Avete visto una foto?
– L’abbiamo vista inizialmente sui profili anonimi, poi abbiamo chiesto di poter avere lei, l’hanno contattata, lei ci ha accettato, dopo di che ci vediamo in webcam, ci siamo visti anche dal vivo. Stessa cosa per quanto riguarda la portatrice, solo che lì è lei che sceglie noi. Noi dobbiamo rimanere in attesa che ci sia una donna che vuole lavorare con noi.
Luca, tu usi parole molto forti: la mamma è una portatrice, parli di una donna disposta a lavorare con voi. Non ti sembra che ci sia una prevaricazione?
– Non la vedo assolutamente in questo modo. Le tecniche che stiamo utilizzando sono le tecniche che sono nate per aiutare le coppie eterosessuali ad avere figli, le coppie eterosessuali che hanno problemi di fertilità, quindi alla fine considero noi come una coppia che ha problemi di fertilità.
Poi questo bambino di chi sarà figlio?
– Quando lo porteremo in Italia sarà figlio ovviamente, per quanto riguarda la legge italiana, solamente del padre biologico.
Ma come vivrà con due padri? Non pensi che gli mancherà la figura materna?
– I ruoli paterni e materni vogliono farci credere che sono divisi a seconda del sesso biologico. In realtà non è così. Il bambino ritroverà i vari ruoli divisi all’interno della famiglia.
Che famiglia sarà la vostra? Come te la immagini?
– Sarà una famiglia normalissima. Anziché avere un padre e una madre avrà due padri, ma questo penso che sarà l’unica cosa differente dalle altre famiglie.
L’avete sentito (rivolgendosi al pubblico): Luca dice che l’unica differenza è che questo bambino sia figlio di due padri. A voi sembra una differenza irrilevante? Sicuramente la storia di Luca muove molti interrogativi ai quali non sempre c’è risposta.
A me, ad esempio, ha colpito sentire Luca usare parole forti: parla di una mamma come di una portatrice, parla di una donna disposta a lavorare con loro per mettere al mondo un figlio. Quella delle unioni omosessuali resta comunque una questione molto, molto interessante sulla quale ci piacerebbe andare a fondo ed ascoltare altre voci al punto che stiamo pensando di lanciare sul nostro sito un’altra call dedicata a questo tema.

Dunque, anche a voler mettere da una parte il tipo di giudizio fortemente moraleggiante, a mio avviso omofobico della giornalista, giudizio che si evince con evidenza dal dialogo, ella qui interloquisce non con chi ha messo in rete il filmato, ma solo con il suo soggetto.
Chi fa giornalismo qui? Che c’entra il giornalismo partecipativo?
Se a questo aggiungiamo la finta diretta della trasmissione -gli autori dei filmati sembrano attendere il loro turno in webcam-, la poca importanza giornalistica dei filmati, e sopra ogni altra cosa la scelta di pensarla in modo palesemente contrario allo spirito del filmato e al suo stesso soggetto, è chiaro che la cifra del programma sia ancora tutta da valutare.

L’ultimo punto in particolare credo stravolga il concetto stesso di giornalismo partecipativo.

Come a sottolineare la contrapposizione fra scelta redazionale e giornalismo dal basso, un servizio evidenzia, poi, il primato della scelta degli autori sulla bellezza o sulla valenza dei contributi: “Volevamo raccontarvi la quotidianetà della classica famiglia italiana e abbiamo trovato Barbara(che ha spedito loro un filmino di famiglia con cinque figli, sorridente e piena di ottimismo).
Per la cronaca, a Federica Cellini tanto basta a definirla “blogger”.

Mi spiace, Minoli, molto dovrà cambiare per far acquisire un minimo di credibilità a Citizen Report.

di Marco Gattafoni

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Chi è il responsabile di quegli interminabili minuti di pubblicità gratuita a Poste Italiane nella rubrica “Orso o toro” di RaiNews24?

14 aprile 2010, mercoledì


Martedì 13 aprile, ore 17:30. A RaiNews24 è l’ora della rubrica Orso o toro.

Ospite in studio Luca Leoni, responsabile della funzione Marketing Intelligence di Poste Italiane.

Costui parla tanto e approfonditamente (grazie alle domande compiacenti del conduttore) del gran ventaglio delle loro offerte bancarie e di risparmio postale.
Non so quanti prodotti abbia esposto realmente.
Tutti di grande successo, tutti di grande sicurezza, tutti per i “giovani”.
Credo una decina scarsa di minuti.
Non finiva più.

E poi sono in tanti. Un terzo dei giovani ha a che fare con Poste Italiane, annuncia compassato e fiducioso nel futuro Luca Leoni.

Domanda dopo domanda il conduttore Mario Fiorenza sembrava alzare delle facili schiacciate per questo signore. Nessun contraltare, nessun dubbio. Ci saranno tante offerte per le carte prepagate, un conto corrente online come investimento e via andare.

Il nostro sembrava interessato solo alla propaganda commerciale del responsabile marketing di uno dei gruppi più importanti d’Italia. E qui parliamo di risparmi per tanti, tanti miliardi di euro.

Era chiaro come il sole che il dottor Leoni poteva dire tutto ciò che voleva, che le domande erano congegnate per lasciargli continuare il discorso sugli incredibili e agili e convenienti prodotti della banca gialla e blu.

E allora domando: chi ha pensato a questo incontro? Chi ha legittimato questa impostazione? A quale pro?
E’ sempre così ogni settimana, così con ognuno di questi grandi gruppi bancari?
Ho sentito che il giorno prima avevano avuto come ospiti quelli di Unicredit.
Mi chiedo: quanto vale uno spottone del genere, un’intervista in questi termini  in una rubrica economica?

di marco gattafoni