Archive for the ‘annozero’ Category

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Il cittadino Tabucchi ad Annozero ci regala un po’ di libertà e verità sulla necessità delle intercettazioni

6 febbraio 2009, venerdì


Un grazie a Santoro per la sua trasmissione. Ultimo spazio in cui viene fuori esattamente la vera natura degli ospiti.

Si parla di intercettazioni. Quanto cambierà dalla legge che sta per essere approvata in Parlamento: l’avvocato e consigliere giuridico di Berlusconi, il parlamentare Niccolò Ghedini, e Marco Travaglio a difendere idee opposte. Secondo il primo cambierà poco ma in senso garantista. Secondo Travaglio verrà trionfalmente scolvolto il più grande strumento che ha la magistratura per indagare e quindi reprimere i reati e inoltre verrà vessato il mondo dell’informazione oltre il consentibile.

A Gioacchino Genchi, un consulente della Procura che Berlusconi temeva tanto, per tutta la puntata Ghedini e Martelli contestano in pratica nient’altro che il fare il suo lavoro: il senso delle accuse di Ghedini si potrebbero sostanziare in un ipotetico “figuriamoci se non ha conservato nessun tabulato per poter ricattare il potente di turno!”. Quante battutine odiose e vergognose ha fatto Ghedini stasera. Ma tutto quel viscido non passa dallo schermo? Mah. E poi Martelli, ex ministro della Giustizia: “Lo capisce che è questo che è grave? Che lei che è un privato cittadino venga chiamato a fare quel lavoro “sensibile”!”
Peccato che in tutto il mondo i consulenti tecnici vengano chiamati a fare lo stesso.

Ma torniamo alla ragione dell’articolo.
Durante la trasmissione il vicedirettore de Il Corriere Pierluigi Battista giudica fuori controllo la quantità delle intercettazioni che si ha in Italia. Un numero tale da porci in contrasto per enormità coi numeri delle più importanti nazioni al mondo. Vogliamo che l’Italia sia un paese a statuto speciale?

In collegamento da Parigi lo scrittore Antonio Tabucchi, che dovrebbe parlare della stranezza di cui è stato protagonista – citato in giudizio civile per diffamazione per 1,3 milioni di euro dalla seconda carica dello stato Presidente del Senato, dal lodo Alfano in poi ormai “intoccabile Schifani“, oppure per giudizio lesivo della propria immagine, non ho ben capito -, ci parla invece per qualche minuto con la voce dei nostri pensieri, tira fuori l’anima ferita dell’Italia più informata, della parte ancora non rosa dall’ignavia, di tutti quelli che ancora resistono e che soffrono per la degradazione etica e l’umiliazione nel mondo a cui stanno sottoponendo il nostro paese.
Lo ha detto con una retorica asciutta e un vigore calmo.

Informa Battista che “l’Italia è un paese a statuto speciale!”
Quando abbiamo così tanti parlamentari indagati, – da studio gli si ricorda abbiamo anche tanti condannati in via definitiva – questo ci rende un paese a statuto speciale.
Un presidente del consiglio padrone di un po’ tutta l’informazione non è un argomento passato di moda nei paesi di piena democrazia e non lo è né in Francia, né in Inghilterra, né in Portogallo, né in tutti i paesi in cui abbiamo la possibilità di muoverci liberamente: noi che possiamo (lasciando intendere che gli ultimi provvedimenti esatti dalla Lega sui clandestini lo hanno già raggiunto).

Quando si pongono quattro italiani al di fuori della legge, questo ci rende un paese a statuto speciale (si riferisce al lodo Alfano, altrimenti conosciuto “salva Berlusconi+3”).

E che l’Italia, che ha una Costituzione perfetta, debba tollerare dei cambiamenti che la portano fuori dall’Europa è un fatto molto grave.

Un bel respiro, non c’è che dire. Fa sempre piacere quando un grande intellettuale grida di dolore così serenamente, non replicando certi toni scomposti che sembrano andare per la maggiore ultimamente.
Ne avevo proprio bisogno stasera.

Alle 23:25 viene chiamato a chiudere e ci parla della Storia. Un’immagine che mi è molto cara perché la uso spesso. Il fiume della Storia porterà via questi governanti.

Mi permetto di aggiungere molto umilmente: molto prima di quanto questi signori possano immaginare.
Il sonno della “parola che esplode” durerà fino a quando ci sarà regime mediatico oppure vera convenienza. Ora ci sono entrambe. Ma la morte di una persona spazzerà le remore dei giornalisti. Che apriranno la via alla loro coscienza.
La coscienza di Paolo Guzzanti ad esempio è esplosa all’improvviso, voglio immaginare adiuvata dal silenzio e dallo sdegno dei suoi tre figli.

di marco gattafoni

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Lucia Annunziata ad Annozero si alza e se ne va. Meglio così.

16 gennaio 2009, venerdì


Capita su Raidue che Lucia Annunziata fa due pistolotti “live” – con una certa supponenza! – contro il modo di gestire la conduzione della trasmissione in cui era ospitata – Annozero -; il conduttore – Michele Santoro – la seconda volta non glielo concede senza colpo ferire e le ribatte piccato che non si aspettava da lei le stesse accuse di cui è fatto oggetto da molti fronti.

A questo punto lei si alza e se ne va.

Io posso capire che un giornalista scada nel brutto passo falso di criticare il lavoro di un conduttore in una trasmissione dal vivo, di farlo non in maniera ironica, ma diretta e pesante, fastidiosa e con ragioni dubbie.
Posso davvero capirlo. Per franchezza, perché crede fortemente a quel che dice o per amore della ribalta.

Ma farlo due volte è provocazione e maleducazione pura, anche per le esili ragioni che difendeva. Per il merito della questione.

La prima volta Santoro è stato accusato dalla Annunziata – e uso una perifrasi molto light – di non fornire un buon servizio (al buon esito della causa? agli italiani?) a lasciar dialogare le due ragazze, una israeliana e una palestinese, animatamente e su posizioni molto polarizzate. Lo afferma con decisione, con tono alterato e senza possibilità apparente di dialogo. Rivendica piuttosto lei la parola, un’intellettuale come lei, un’intellettuale italiana che conosce i fatti, che ha vissuto quei posti: come le due ragazze, ma con uno sguardo più finalizzato all’elaborazione di un’uscita dalla melma del conflitto, più ecumenico, più consapevole. E sostiene anche che l’Italia debba ascoltare le conclusioni di giornalisti italiani, non quelle di ragazzi che non sanno quel che dicono, con la ragione obnubilata da un odio atavico.

La seconda volta irrompe come farei io da casa quando critico Porta a Porta o Matrix parlandomi addosso incazzato. Molto in breve, protesta veramente accalorata frasi che possiamo riassumere così: “Michele, noi siamo amici, ma la trasmissione è fortemente squilibrata a favore delle ragioni dei palestinesi!”. Ci poteva stare, se non avesse già criticato aspramente l’impianto stesso dell’idea di Santoro. Se non avesse usato quella forza. E se per atteggiamento non si fosse già distinta come l’elemento indisciplinato dello studio, ponendo in atto un comportamento quantomeno irragionevole se consideriamo la natura stessa di Annozero, che è quella di controinformare. E lo è da sempre. E lei lo sapeva.

La situazione italiana è chiara.
Siamo forse l’ultimo sistema informativo nazionale che non critica profondamente le azioni di Israele (Rula Jebreal a riguardo cita – e non a caso – persino la posizione dell’ultraconservatrice Fox).
L’unico sistema informativo che in maggioranza difende “in qualche modo” le ragioni dell’attacco di Israele. Che le rende comprensibili sotto qualche punto di vista. E allora, se questo è vero, perché agitarsi in quel modo nell’unica occasione in cui si cerca il modo di far entrare lo sdegno, l’empatia umana profonda nel cuore degli italiani.
Mah, non sarà vero, o non vedrà quello che vedo io.

Questa è comunque una guerra schifosa. E allora, che prima di tutto la gente capisca quanto sia vigliacca, quanto sia più da considerare una strage velata di intenti preventivi, più da considerare una rappresaglia.
Avete presente le decimazioni? Quelle che i tedeschi ponevano in essere in Italia dopo il ’43  e gli italiani in Jugoslavia (deportazioni e stragi politiche mirate a parte) nel periodo immediatamente precedente?
Ecco, nella striscia di Gaza è in atto una centesimazione.
Un crimine compiuto per scopi politici infimi interni a Israele.

Una porcheria contro il genere umano, una porcheria contro i bambini palestinesi.

di marco dewey

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Castelli ad Annozero cambia discorso spesso e volentieri non entra nel merito

12 dicembre 2008, venerdì

Inutile rammentare a me e a voi il comportamento da bauscia che per tutta la serata ha tenuto il sottosegretario alle infrastrutture l’ingegner Roberto Castelli ad Annozero ieri sera.

Solo due episodi.

1)Contrasta con una bella faccia di tolla – questa a lui non manca mai –  e poco altro i due economisti in studio, professori rispettivamente a Harvard e alla Bocconi, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, che imputavano al Governo a cui lui appartiene di aver aumentato – sbagliando – la spesa pubblica in un quinquennio (2001-2006) in cui era possibile abbassarla e di tenere troppo d’occhio il debito pubblico – sbagliando ancora – nel bel mezzo di una crisi così grave, una crisi che meriterebbe ben altri interventi.

2)La dirigente CGIL Susanna Camusso, che lo massacra tutto il tempo citando la verità sulla manovra per i più deboli, verso la fine gli imputa – fra le altre cose – l’assurdità di due fra le prime mosse del governo in carica, la cancellazione di due leggi del governo Prodi: l’abrogazione della norma che impediva le firme in bianco delle dimissioni (in pratica si rendeva impossibile a un datore di lavoro far firmare – per esempio – a una donna le proprie dimissioni al momento dell’assunzione, per poi utilizzarle nel caso le venisse l’insana idea di voler mettere al mondo un bimbo) e soprattutto l’abrogazione della legge che obbligava i datori di lavoro ad assumere una persona il giorno prima dell’entrata al lavoro (per contrastare il lavoro nero: se più della metà degli infortuni riguarda persone assunte lo stesso giorno dell’incidente, evidentemente trattasi di lavoratori in nero).
Al buon Roberto non è venuto niente di meglio che definire quest’ultima legge approvata dal governo Prodi un mostro, non ricordo se burocratico o legislativo, ma un mostro.
E in due secondi netti, ignorando letteralmente le proteste circostanziate della sindacalista e l’importanza delle accuse rivoltegli, abbozza una cosa tipo “era una norma complicata per l’imprenditore”, fa un 360, cambia discorso, sposta la discussione, questa come varie altre, e al volo, quando proprio non c’entrava niente, colpevolizza una disoccupata con un figlio e laureata in lettere – che aveva risposto a un annuncio per laureati in lettere, e che si era vista opporre un “perché ha fatto un figlio?” e anche un commento sulla propria laurea – e più in generale colpevolizza il percorso formativo di quasi tutti i disoccupati, sostenendo che in realtà c’è molto lavoro per certi ingegneri. Sì, Roberto. Mi sta bene. Non ora, però. Non ora che abbiamo un numero spropositato di cassaintegrati in continuo aumento!
Una specie di “Ci potevate pensare prima!”: bello, molto costruttivo, Roberto.
Complimentoni.

Sì, lo so. Senza parole. Un po’ di vergogna, no? Mai?
Beh, in effetti, da un ex Ministro della Giustizia che ha firmato tutto quello che ha firmato lui certi pudori non me li aspetto.

Peccato che Santoro non abbia insistito su quel punto.
Che non lo abbia costretto a dire la verità. Che le hanno tolte per lasciar mano libera agli imprenditori senza scrupoli, quelli che come dice un imprenditore mio amico percorrono la tangenziale, la via a scorrimento veloce del business, decidendo – magari “assistiti” – di ignorare tutte o quasi le norme che le nostre imprese ultraregolamentate sono invece costrette ad adempiere, quelle imprese che passano per il centro, pieno di divieti, costi e perdite di tempo, e rimangono indietro e finiscono per cedere allo strapotere dei grandi gruppi.

Lui dà la colpa alla politica, tutti sono ladri per lui, e anzi è la sinistra che fa le leggine che più gli mettono i bastoni fra le ruote, quelle che lo costringono a passare per il centro, dice.
Non ha ben capito quanto sia più deleterio invece il modus operandi della nostra destra, che inizia favorendo il più possibile proprio i furbi e gli ammanicati, continua poi con il massacro della giustizia, di cui si rende protagonista ogni volta che torna al governo, vedi alla voce “Castelli, Roberto” (diminuzione dei fondi, che la rallenta, minori tempi di prescrizione, che la rende vana e presto sarà anche sottoposta all’egida della politica, quindi controllata/non più libera), una giustizia che dovrebbe essere invece la prima speranza per chi si sente vittima di comportamenti scorretti e infine termina con l’invito diretto del lìder al comportamento illecito, la legittimazione morale all’evasione gridata ai quattro venti.
E gli abbiamo ancora dato una larga maggioranza.
Che popolo ignorante. Che popolo meschino.
Che popolo di merda!

Per fortuna poi mi sono tirato su con l’immenso Ascanio Celestini a Parla con me. Iersera davvero grande pezzo.

di marco dewey

PS: in realtà non ricordo chi ha tirato fuori la questione delle dimissioni in bianco: potrebbe essere stato anche Santoro contestualmente all’altra osservazione.