Archive for the ‘cultura’ Category

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“What’s up” spot per Obama

31 ottobre 2008, venerdì

Che cos’è questo spot!
Tiriamole fuori anche noi queste idee!
Il materiale non manca.

di marco dewey

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La demonizzazione di Berlusconi e della destra non paga. O sì?

17 aprile 2008, giovedì

Mi è stato fatto notare che la demonizzazione di Berlusconi (e di tutta quella gente) potrebbe non pagare.
Io non me ne faccio una ragione, però.
Si può proporre come fa Walter, ma anche contestarli nel merito e ricordare le anomalie e le porcate in maniera più continua. E’ vero, certa gente non fa più caso a niente, i disonesti se ne fregano di quello che fanno i loro politici di riferimento.
Ma perché avremmo dovuto cedere per questo motivo? Avremmo potuto trovare parole e modi nuovi per sensibilizzare l’elettore. Questo ha significato arrendersi alla disillusione degli Italiani come popolo capace di sdegno.
Lo sdegno invece va spiegato. Parleremo ai male informati e a quelli che hanno la coscienza sopita dal benessere.
Io spiegherò loro perché continuo a disprezzare molti dei miei avversari. La ragione è che li conosco. Molti di noi li disprezzano, e con buone ragioni.
So benissimo che questa non è politica. Tengo a ribadirlo.
Questo è solo uno sfogo.

Noi di sinistra, lungi dal considerare un partito grande e nuovo come il PD libero da gramigne in lotta per il potere interno, quando facciamo politica, il più delle volte immaginiamo un mondo, disegniamo nella nostra mente progetti ideali di società o di città.
I nostri ideali di riferimento ci impongono di fare con coscienza cose che sentiamo intimamente giuste, non di rispondere ai sordidi bisogni dell’uomo, avallarne la cattiveria con promesse eticamente scorrette, quando non chiaramente false.
Lo sappiamo tutti come fa politica questa gente. Sparge paura e morte, piange disagi e problemi, promette forza e decisione nelle soluzioni. E poi parla alle categorie, a tutte le categorie di lavoratori, le corporazioni tanto care al fascismo. Si può fare il bene della società se si solleticano i desideri e le paure, sempre diverse, di parti disomogenee della popolazione?

Non sarei mai in grado di stare al posto di Veltroni nonostante ne appoggi in toto la rivoluzione perché so di essere fallibile e di cedere troppo al risentimento verso questa gente, che in Italia – al momento, anno di grazia 2008 – è ontologicamente portata a considerare la politica solo il mezzo per il potere.

Mi è stato detto che nella mia città, al posto di uno splendido progetto pieno di verde, che doveva riqualificare l’area del porto “escludendo ogni velleità speculativa di tipo immobiliaristico”, i nostri avversari da rispettare hanno in mente un mega complesso da 450 appartamenti. Sfortunatamente non si è arrivati nemmeno al ballottaggio.

Se per vincere bisogna parlare basso come fanno loro, non contate su di me.
Però voglio poter essere sincero. Non voglio aver paura di dire quello che penso dei miei avversari e dei loro modi.

Berlusconi ha vinto sul tema della sicurezza e dell’immigrazione, credo.

Sta a noi dire agli elettori la verità. Che la presunta sicurezza che sventolano è solo repressione compiaciuta, ma senza volontà di emersione del sommerso, della clandestinità, ché il “nero” conviene, vero?
Una persona senza diritti e per giunta ricattabile conviene al potente. Sempre.

E anche che senza solidarietà civile e senza cultura, senza integrazione e senza lotta alla povertà non ci saranno mai le basi per una vera sicurezza. Ci saranno solo sprazzi di breve terrore per i reietti della società. E una copertina a Lucignolo.

Veltroni doveva essere più deciso su questo e altri punti, marcando meglio il nostro sogno. Marcando le nostre differenze.

Se poi penso a Boselli e Bertinotti! Tutta la campagna agitando “Veltrusconi” e la presunta somiglianza del programma PD con quello del PdL. E lo stesso lasciava intuire Berlusconi. Che le risposte economiche alla crisi sarebbero state simili!

E’ passato questo messaggio! Abbiamo perso per deficit di informazione! Abbiamo perso perché molti italiani, i più svantaggiati, sono stati costretti all’ignoranza.

di marco dewey

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People here think I’m always kinda sad

2 agosto 2007, giovedì


Well I’m not sad, I’m not serious.
It’s only that happiness can’t be written down without doubts.
I should be happy for all the things I have, but I don’t like to claim it, as it’s a sort of personal happiness.
When you start thinking about war, you start feeling guilty for your thought about happiness, then comes starvation, thirst and poverty, then pollution, injustice and on and on.
But it’s not all that. I’ve read a newspaper today.
A doctor sent a letter where he wrote all things I’ve been feeling since a long time.
He tells he can’t properly say he’s happy, as for being happy he needs an united society around him.
He needs that all the people take part to the growth, a growth which has to be solidal.

He needs to feel that all our society run together for a goal, a social evolution achieved respecting legality and enviroment.
The problem is that as a society (in Italy more than in other countries), we’ve never been further from that.

Well, I never complain, I smile all the time and I love happy, smiling people around, ok?
I’m really glad to live and I love my life.
This is another matter, though. We all deserve more.

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Beh, non sono triste, non sono serio.
E’ solo che non si può scrivere di esser felici senza alcun dubbio.
Dovrei essere felice per tutto quello che ho, ma non ce la faccio ad affermarlo con forza, perché è una sorta di felicità personale.
Quando cominci a pensare alla guerra, ti senti colpevole per il solo pensare di essere felice, e poi c’è la fame, la sete e la povertà, e poi l’inquinamento, l’ingiustizia e così via.
Ma non si tratta solo di questo.
Ho letto La Repubblica oggi.
Un dottore ha spedito una lettera in cui scriveva tutte cose a cui stavo pensando da molto tempo.
Ci racconta che lui non può propriamente dirsi felice, perché per essere felice ha bisogno di una società unita attorno a lui.
Vorrebbe che tutta popolazione prendesse parte alla crescita, una crescita che deve essere solidale.
Ha bisogno di sentire che tutta la nostra società corra insieme verso un obiettivo, un’evoluzione sociale da raggiungersi rispettando legalità e ambiente.
Il problema è che come società (in Italia più che in altre nazioni), non siamo mai stati più lontani da questo sogno.

Comunque, non mi lamento mai, rido tutto il tempo e adoro circondarmi di persone felici e sorridenti, capito?
Sono veramente contento di vivere e amo la mia vita.
Questo è un altro problema, però.
Meritiamo tutti di più.

di marco gattafoni

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We will miss you, Ingmar

30 luglio 2007, lunedì


He compelled people to think and wonder deeply about themselves.
He lived art as I will try to do in the future.
He was the best.
I loved his movies, watched his tv series, then he opened my mind with an interview.
A heart. A mind. The very sense of theatre.

di marco dewey

The world has lost one of its very greatest filmmakers. He taught us all so much throughout his life.”
Richard Attenborough, film director.

He was a director of the human condition, of the misery of man, of feminine mystery… the last of the greats because he proved that cinema can be as profound as literature.”               Gilles Jacob, director of the Cannes Film Festival

Bergman’s work left no doubt that film and its expressions are at least as strong as any of the old arts: music or painting.”
Alexander Horwath, director of the Austrian Film Museum in Vienna

He was one of the great masters and one of the great humanists of cinema. There are very few people of that kind of stature today. He proved that cinema could be an art form.”
Nick James, editor of Sight & Sound, the magazine of the British Film Institute

It is a great loss. I am in shock.. There were Kurosawa, Fellini and then Bergman. Now he is also gone.”
Bille August, film director.

(timesonline.co.uk 07.30.2007)