Archive for marzo 2010

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Come sarebbero andate le regionali 2010 con un Pd diverso

29 marzo 2010, lunedì


Ore 22:30 Lazio in bilico, Piemonte quasi perso.

Non possiamo pensare che il dato politico possa essere influnzato troppo dall’esito finale di queste due regioni, che alla fine abbiamo perso.

Il dato è che con questo vento di crisi e con la risposta inesistente del governo, noi di centrosinistra queste due regioni governate bene avremmo dovuto conquistarle a mani basse.

Visto che non è successo, uno si chiede perché.
I primi due motivi che mi vengono in mente sono questi: uno, l’incredibile e sfacciato dominio mediatico della destra; due, lo sguardo miope del Partito Democratico degli ultimi sei mesi.

Per esempio, il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutta la sinistra italiana decidendo di sostenere Boccia alle primarie pugliesi, un candidato sostenuto dall’Udc, nonostante gli uomini di Casini non avrebbero accettato poi il nome di Vendola, uomo benvoluto da tutta la base democratica.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità nelle Marche dribblando le primarie e decidendo a tavolino di favorire da Roma l’alleanza con l’Udc nonostante questi ultimi -fra le altre- avessero posto come una delle condizioni quella di non volersi apparentare con partiti con la falce e martello nel simbolo.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutto l’elettorato che si definisce di sinistra in tutte quelle regioni in cui non si è posto al centro dello schieramento di centrosinistra ponendo all’attenzione dei possibili alleati un programma centrato sulla difesa del lavoro, dell’ambiente, dei servizi alle classi più deboli, della scuola e dell’acqua pubblica, centrato sulla meritocrazia degli incarichi pubblici (appalti e assunzioni), sulla trasparenza dei bilanci e sulla trasparenza della mobilità all’interno del partito.

Voglio un Pd diverso! Un Pd che dirime sempre la questione delle alleanze con primarie che non dovranno vedere l’appoggio da Roma del Partito, ma al massimo di tutti i dirigenti del partito!

In questo momento vedo ogni uomo e donna di potere anche minimo all’interno del partito impegnati ad esercitare soprattutto pratiche autoconservative.
Così non si guadagna un voto e invece di sfruttare al meglio l’astensione a destra la subiamo pari pari perdendo due pezzi importanti d’Italia come Piemonte e Lazio.
E speriamo nient’altro in futuro.

Andare avanti con l’Udc non porta da nessuna parte.
Alle politiche guadagnerai un 4% e perderai minimo il 15% di uomini di sinistra giustamente idealisti.
Considerando che se andasse con qualsiasi altra alleanza di destra l’Udc contribuirebbe con il 6%-7%, fate voi i conti.
Non solo. I rischi sono più grandi dei possibili benefici.
Qualsiasi alleanza con l’Udc ha poco o nessun appeal per uno zoccolo duro del 20% che non voterebbe un’alleanza con questo partito e senza una parte di sinistra nemmeno sotto il ricatto del voto utile: piuttosto il non voto oppure il voto a “Grillo”!
Insomma, non vedo nessuna prospettiva di crescita.
Quella non è una forza che aderisce ai nostri valori: al massimo potrà sostenere certe politiche, ma con le convergenze limitate non si va da nessuna parte. Però si sopravvive, vero?
Evidentemente a chi sa di avere la poltrona assicurata basta.
Questa gente non vuole mica cambiare l’Italia. Lo spera in seconda battuta al massimo.

E se poi l’Udc ci mollasse all’ultimo momento? Ma ci pensate?!?

La politica non si fa togliendo e sommando, ma essendo limpidi e facendo sognare con la forza delle idee.
Coinvolgiamo i tesserati nei circoli, facciamo sognare almeno i tesserati, facciamo sognare la base! I voti verranno.
Non se ne può più di non far politica sul territorio se non a un mese dal voto.
La politica è sacrificio e progettualità condivisa: la politica è tutto tranne mantenimento degli equilibri interni.
La politica è tutto tranne mantenimento acritico di una linea che è stato provato essere perdente.
Che l’attuale dirigenza democratica non si trinceri dietro il volere della base, perché la base non ha scelto Bersani per la sottaciuta strategia delle alleanze.

di marco gattafoni

Accettate un consiglio: fate come me e iscrivetevi al Pd.
Provate a cambiarlo da dentro.

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Berlusconi pronto a rivelare i siti delle centrali nucleari a dieci giorni dal voto per le regionali 2010. O no?

16 marzo 2010, martedì

Pare che Berlusconi abbia oramai deciso. E’ solo, ha contro gran parte dei suoi colonnelli e tutta la Lega Nord, ma ha in cuore un solo pensiero: lo deve a tutti quelli che ancora guardano a lui con ammirazione.

Nello sforzo verso un rapporto improntato sempre più alla chiarezza di intenti con i propri elettori, il Presidente del Consiglio pensa di rendere noti al più presto i nuovi siti nucleari italiani.

La localizzazione delle centrali è questione oltremodo scottante: tutti sanno che nelle regioni in cui saranno ubicate, le rivelazioni significheranno sconfitta quasi sicura alle elezioni.

Comunque sarà, la base del partito sembra essere vicina a qualunque decisione il premier voglia prendere.
I blogger di centro-destra, che di Berlusconi apprezzano soprattutto la schiettezza,  la sincerità, l’onestà intellettuale e l’integrità da uomo di Stato di altri tempi, nonostante le inevitabili ricadute sugli esiti delle regionali, sono piacevolmente sorpresi da questa notizia.
Lo sforzo di chiarezza con tutti i cittadini, beh, questo è proposito di cui poter davvero andare fieri.

Un argomento che si pensava voler defilato, ma che interessa la popolazione, torna ad essere al centro della discussione preelettorale, nonostante l’evidente scivolosità. Tanto di cappello!

Questione, quella nucleare, che -devo ammettere- noi di centro-sinistra pensavamo essere il monumentale esempio dell’ipocrisia di chi ci governa, che sceglie deliberatamente di mentire ai propri elettori.

Nessuno dei candidati presidente del centrodestra –pur essendo tutti o a favore del nucleare o silenti a riguardo– finora ha affermato o negato che ci saranno centrali nelle regioni di loro pertinenza, a parte la Polverini, che afferma che non ci saranno nuove centrali nucleari nella sua regione (a Montalto di Castro consideratevi pure condannati).

Ora, sapendo che il vecchio nucleare che ha in mente l’Italia si farà come minimo in almeno un paio delle regioni italiane, fino ad  ora qualcuno evidentemente stava mentendo.
O i governanti, mentendo o sottacendo la verità ai loro candidati sul posizionamento delle centrali, oppure i candidati ai loro elettori.
Ci sarebbe una terza ipotesi, quella che i siti non sarebbero ancora stati individuati nemmeno in linea di massima, ma a questa terza ipotesi può solo far comodo credere, lo sa anche Silvio.

Berlusconi pare voglia sanare questo vulnus alla correttezza di rapporti con i propri elettori e sodali che deve contraddistinguere ogni buon amministratore: sanarlo svelandoci la verità sui nuovi siti.

Per una volta apprezzo anche io il piglio decisionista e l’estro politico del capo del governo. Complimenti, Silvio. E grazie.
Attendo con fibrillazione i nomi delle località papabili sperando di non viverci troppo vicino.

Fa’ presto!
Ne va del tuo speciale rapporto con gli italiani.
Si fidano di te, della tua onestà e liberalità, dell’abnegazione che dimostri per il bene del paese, tu fidati della risposta degli italiani al nucleare sotto casa.

Avresti comunque ancora una decina di giorni per spiegare loro che i problemi alla salute per chi abiterà vicino agli impianti saranno compensati da sgravi al costo dell’energia localizzati intorno a quelle aree.
Bonne chance.

di marco gattafoni