Posts Tagged ‘Berlusconi’

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Veline vecchio stampo e i “soliti froci” al Tg5

12 agosto 2010, giovedì


Ma com’è che ogni maledetta volta che mi tocca guardare il Tg5 succede qualcosa di disgustoso al suo interno?

Ore 20:25 di ieri. Il tg si interrompe per una dichiarazione di Berlusconi sulla non liceità di nuove maggioranze.
Un minuto.
La lettura, parola per parola, della dichiarazione di Berlusconi è durata quasi un minuto!
Immaginate la scena: il conduttore legge la velina governativa appena arrivata e questo comunicato dura “televisivamente” una vita!
Sinvergüenzas!

A seguire il servizio sull’allontanamento dei due omosessuali che si baciavano sulla spiaggia di Capocotta.
Si baciavano solamente? Stavano avendo un coinvolgimento superiore alla norma accettata (per due ragazzi dello stesso sesso)? Le solite verità contrapposte.
Tendo a considerarlo di relativa importanza. Fatti loro.

Nel servizio il commento è affidato alla ggente.
Risultato? Tanti gli intervistati, solo a uno non avrebbe dato alcun fastidio; gli altri, chi più, chi meno, si sarebbero detti facilmente turbabili da certi spettacoli.
Il senso era sempre questo: “se si mettono in mostra”, “se esagerano è giusto che vengano allontanati…”, “davanti ai bambini…”, etc etc.
Nota bene, nessuno sembrava essere stato presente al fatto, evidentemente riportato dal giornalista.
A proposito, quali erano le domande alle quali hanno risposto?
Non solo, quanto accaduto a Capocotta è accostato, verso la fine del servizio, all’allontanamento di una signorina a quanto detto colpevole di essere troppo sensuale mentre si spalmava la crema in topless.
E anche lì sterotipi sessisti alla “se la donna è bella, va bene se si mette in topless”.

Niente male per un telegiornale: nessuna importanza dedicata ai fatti, luoghi comuni a go-go, stereotipi, un trionfo!

Quanto di peggio potesse accadere dopo un (chissà, forse) atto discriminatorio: l’omofobia “passa”, “sfonda” in prima serata.
Il veicolo? La ggente.
L’ha detto la ggente, i giornalisti dal padrone sessista e omofobico non c’entrano niente.

Ordinaria amministrazione al Tg5.

di marco gattafoni


(sfuma…)
-Reprise-
Pareggiamo.
Sabato scorso, ore 22:30 della Notte rosa, una serata decisamente trafficata a Porto San Giorgio, ho visto due giovanetti in mezzo alla strada, appoggiati ad una macchina.
Le auto passavano a 10 all’ora per guardarli.
Lui, baciandola, le metteva mani sui seni e dentro altro.
Chissene? Sì, chissene!

Se anche i gay “svelati” si scoprisse tendono ad essere in proporzione meno riservati degli etero in quanto a effusioni in pubblico, questo lo si dovrebbe, a mio modesto avviso, a un sentimento di affermazione della propria identità in un contesto fortemente denigratorio, per molti paralizzante.
Passati i primi timori adolescenziali, anche io mi sarei goduto il mio amore meno convenzionale con maggior gioia e sentimento di libertà, e probabilmente non mi sarei mai limitato nei baci da dare al mio ragazzo.

Alcuni degli omosessuali post coming out credo si sentano cittadini liberati, come molta gioventù negli anni sessanta.
Credo si sentano persone ormai libere dal giogo dei valori imposti, libere dai moralismi che li vogliono segregati, nascosti, chiusi nei loro locali, lontani dagli occhi dei semplici, dei bigotti, dei poveri di tutto.

Quel genere di servizi giornalistici descritti sopra non sono però solo una questione di bigottismo e misantropia.
E’ una questione di potere, di deformazione, di esasperazione consapevole dei costumi degli italiani.
Di un Italia che si vorrebbe allineata verso il basso del qualunquismo, della banalità, del “lo dice la tv”, della maleducazione.

Servizi come questo, le persone che l’hanno pensato e montato, hanno contribuito come poche altre cose al decadimento culturale e politico degli ultimi venti anni.
Tutto il genere mediaset delle interviste per strada funziona da riaffermazione di valori, da rassicurazione del dio politico-mediatico alle convinzioni del proprio popolo, uomini e donne che non ho il timore di definire o culturalmente disagiate o eticamente deprecabili.

Tutto per fare il gioco del padrone, che sui disvalori della discriminazione e del pensiero istintivo dell’elettorato conta.
L’umanità delle sue televisioni, lontana mille anni dalla politica, è il mattone più effiace per le sue vittorie.
Il dipingere un’Italia dai costumi, pensieri, aspettative e ideali bassi, addirittura infimi, è questione strettamente funzionale al suo potere.

Per il potere politico ogni atto è lecito.
Sarebbe assurdo se ci fosse qualcuno che ancora se ne sorprende.
Lo sa bene e lo ripete con altre sfacciate parole il presidente emerito estremamente unto.
Pace, un giorno, all’anima fascista sua.

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Berlusconi pronto a rivelare i siti delle centrali nucleari a dieci giorni dal voto per le regionali 2010. O no?

16 marzo 2010, martedì

Pare che Berlusconi abbia oramai deciso. E’ solo, ha contro gran parte dei suoi colonnelli e tutta la Lega Nord, ma ha in cuore un solo pensiero: lo deve a tutti quelli che ancora guardano a lui con ammirazione.

Nello sforzo verso un rapporto improntato sempre più alla chiarezza di intenti con i propri elettori, il Presidente del Consiglio pensa di rendere noti al più presto i nuovi siti nucleari italiani.

La localizzazione delle centrali è questione oltremodo scottante: tutti sanno che nelle regioni in cui saranno ubicate, le rivelazioni significheranno sconfitta quasi sicura alle elezioni.

Comunque sarà, la base del partito sembra essere vicina a qualunque decisione il premier voglia prendere.
I blogger di centro-destra, che di Berlusconi apprezzano soprattutto la schiettezza,  la sincerità, l’onestà intellettuale e l’integrità da uomo di Stato di altri tempi, nonostante le inevitabili ricadute sugli esiti delle regionali, sono piacevolmente sorpresi da questa notizia.
Lo sforzo di chiarezza con tutti i cittadini, beh, questo è proposito di cui poter davvero andare fieri.

Un argomento che si pensava voler defilato, ma che interessa la popolazione, torna ad essere al centro della discussione preelettorale, nonostante l’evidente scivolosità. Tanto di cappello!

Questione, quella nucleare, che -devo ammettere- noi di centro-sinistra pensavamo essere il monumentale esempio dell’ipocrisia di chi ci governa, che sceglie deliberatamente di mentire ai propri elettori.

Nessuno dei candidati presidente del centrodestra –pur essendo tutti o a favore del nucleare o silenti a riguardo– finora ha affermato o negato che ci saranno centrali nelle regioni di loro pertinenza, a parte la Polverini, che afferma che non ci saranno nuove centrali nucleari nella sua regione (a Montalto di Castro consideratevi pure condannati).

Ora, sapendo che il vecchio nucleare che ha in mente l’Italia si farà come minimo in almeno un paio delle regioni italiane, fino ad  ora qualcuno evidentemente stava mentendo.
O i governanti, mentendo o sottacendo la verità ai loro candidati sul posizionamento delle centrali, oppure i candidati ai loro elettori.
Ci sarebbe una terza ipotesi, quella che i siti non sarebbero ancora stati individuati nemmeno in linea di massima, ma a questa terza ipotesi può solo far comodo credere, lo sa anche Silvio.

Berlusconi pare voglia sanare questo vulnus alla correttezza di rapporti con i propri elettori e sodali che deve contraddistinguere ogni buon amministratore: sanarlo svelandoci la verità sui nuovi siti.

Per una volta apprezzo anche io il piglio decisionista e l’estro politico del capo del governo. Complimenti, Silvio. E grazie.
Attendo con fibrillazione i nomi delle località papabili sperando di non viverci troppo vicino.

Fa’ presto!
Ne va del tuo speciale rapporto con gli italiani.
Si fidano di te, della tua onestà e liberalità, dell’abnegazione che dimostri per il bene del paese, tu fidati della risposta degli italiani al nucleare sotto casa.

Avresti comunque ancora una decina di giorni per spiegare loro che i problemi alla salute per chi abiterà vicino agli impianti saranno compensati da sgravi al costo dell’energia localizzati intorno a quelle aree.
Bonne chance.

di marco gattafoni

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Aiuti ai paesi poveri? Arrivano gli italiani, i pezzenti del mondo.

25 gennaio 2010, lunedì


In questi giorni di aiuti mondiali alla disastrata Haiti leggo di promesse e di navi che partono, di annunci di aiuti, di decisioni di aiuti, di “non possiamo tirarci indietro”, di afflato nazionale, e saremmo anche presi da un certo orgoglio se potessimo dimenticare che la storia dei governi Berlusconi -e meno clamorosamente, sebbene insufficientemente, Prodi– afferma ben altro.
Se potessimo dimenticare che al posto della protezione civile ci sarà presto una s.p.a.,  e accanto al ministero della Difesa ci sarà presto una Difesa Servizi s.p.a..
Se potessimo dimenticare che dietro una crisi -visti i fatti sopralinkati- questa destra vede possibilità di arricchimento e che dietro la parola di Berlusconi non c’è un onore da difendere.

Torniamo con la mente a sei mesi fa, così, nel caso ci fossimo distratti.
Leggiamo di un incontro straordinario: Bob Geldof si confronta con Berlusconi a Palazzo Chigi per un colloquio-intervista con Mario Calabresi direttore de La Stampa.
Berlusconi che incontra un non allineato? Cos’è, diventato matto?
Mi verrebbe di avvertirlo: “Guarda che lui non tira avanti per tua grazia ricevuta, quello lì non ti deve e non ti dovrà niente”.

Siamo alla vigilia del G8 dell’Aquila, quello tutto spot e sorrisoni.
Qualunque baggianata proferirà, sarà considerata credibile o plausibile dalla barbara maggioranza degli italiani.
Ha già tutto in mente: dirà che l’organizzazione sarà considerata ineccepibile e i risultati politici ottenuti importantissimi.
Che questo concorrerà a dare lustro all’Italia e a garantire gli aiuti per la ricostruzione del capoluogo abruzzese da mezzo mondo.
Che gli esiti reali del G8 siano stati, poi, anche per L’Aquila, clamorosamente insufficienti e sarà considerato evento del tutto ininfluente dalla quasi totalità degli osservatori è notorio, ma ora, alla vigilia, il nostro regnante ancora ci crede e non potrebbe permettersi delegittimazioni di sorta.
Eppure, sulla sua agenda ha un incontro col di nuovo pugnace paladino dei diseredati africani, difensore degli ultimi della terra.

Cosa sarà mai. Si accontenterà ancora delle promesse e dell’apparente bonomia di un uomo potente come lui e finirà tutto in pochi minuti.

E invece no. Berlusconi non sa che farà una delle figure più barbine della sua storia (seconda solo a quella al parlamento europeo, ricordate Schultz?).
Uno degli uomini più potenti del mondo, costretto a star lì a traccheggiare con un cantante che non si accontenta più di parole e sorrisi (al contrario dei nostri giornalisti).

L’abbiamo votato noi uno che pensa prima a lui poi agli altri, no?
Li sapevamo quali erano i suoi valori, no?
Cosa ci aspettiamo ora? Che pensi ai bambini africani?
Se fosse premiante alle elezioni uno così se li mangerebbe i bambini africani!
Lui ha preferito sacrificare quattro volte tanto il dovuto per il 2009 per gratificare -con l’esenzione del pagamento dell’Ici- il 60% dei proprietari di casa più ricco del paese, questa sì un’elemosina pro capite.
Lui ha preferito tagliarli per legge gli aiuti alla cooperazione!
That’s Italy, baby. Calabraghe coi ricchi, piagnoni con gli ultimi della terra.
Un posto dove i governi sperano solo sia il senso di colpa o la bontà dei singoli a trovare la strada delle proprie tasche.
Siamo dei barbari pezzenti.
Il peggiore fra tutti i popoli del mondo.
E i politici che non arriveranno a farci versare lo 0,5% del Pil, d’ora in avanti non saranno per me uomini e donne degni di questo nome.

Enjoy. Si fa per dire.

di marco gattafoni

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Odio la zanzara Giuseppe Cruciani

31 dicembre 2009, giovedì


A Radio 24 martedì scorso -così come la sera prima- la zanzara Giuseppe Cruciani era intento a sminuire i vari testimoni oculari che raccontavano dei disastri che il generale inverno stava combinando nel settentrione, quando -attorno alle 20:10- un ascoltatore racconta di un vecchio sermone di Celentano contro il nucleare, riproposto non so dove.

La zanzara, col solito tono “io so’ io, voi nun siete un cazzo”, spara una specie di “Celentano parlava di morti di cancro, che poi con le centrali nucleari non c’entrano nulla”.
Lì ho spento. Certe volte credo non serva altro.
E mentre salgo a casa non mi chiedo come si possa arrivare a sostenere certe bufale, e questa è bella grossa, ma piuttosto come si possa arrivare a farlo con quel suo tono là, che un po’ è la sua poetica.

E mi chiedo anche come le menti più incivilite fra quelle di destra (i furbi dotati di coscienza critica) reagiscano ad un giornalista che usa sempre quel registro contro chi si dimostra anche solo modestamente severo con il Governo.

Mi sono risposto che è tutto un compiacimento.
Credo sia proprio così, visto che, psicologicamente parlando, tutti sono alla continua ricerca di scuse, di un appiglio che legittimi la propria condotta deviante dal punto di vista etico.
Il tam-tam mediatico di valori e comportamenti distorti o di verità assurde serve anche a questo.
Alla legittimità sociale e quindi alla maggiore accettabilità interiore di un voto immorale.

Ed è così che le notizie trionfalistiche, le smentite o le nuove boutades del premier sono pompate giornate intere in cinque Tg su sette e in molte trasmissioni che niente hanno a che vedere con la correttezza, l’esaustività e la comprensibilità, attivando scientemente una potente distrazione di massa e una diffusa saturazione nei confronti della politica.

E’ in questo modo che Berlusconi ha modificato irreparabilmente la cultura italiana.
Ha stravolto i limiti della decenza politica pubblica, facendo legittimare ogni suo comportamento da una massiccia schiera di prostranti e timorosi.

Le toghe non lo perseguono solamente, ma lo perseguitano, no?

Poco importa che logica urla disperata che il cavaliere è esattamente come lo dipinge la parte a lui avversa.
Nulla conta che sia impresentabile all’estero quasi quanto i suoi migliori amici Putin o Gheddafi.
Le verità di Berlusconi sono penetrate dove potevano, ma a fondo, favorite dal fertile humus italiano delle sacche di ignoranza e delle sue televisioni, diventando ormai parte di una certa cultura popolare.

Sono stati i sacerdoti dell’informazione che le hanno eternate, facendole arrivare in tutto il tessuto sociale, distorcendo i filtri critici -non solo del popolino- da almeno quindici anni. In prima persona occultano, dissimulano, delegittimano i politici che gli sono contro e li lasciano interrompere da quelli che gli sono a favore, coprono magagne, deviano l’attenzione.

Giuseppe Cruciani è con ogni evidenza uno di loro.
Non perché di destra, ci mancherebbe, ma per la sua costante univocità di posizione di fronte a nodi effettivi, che instillerebbero dei dubbi ad ogni uomo libero, e persino davanti ad inconfutabili spregiudicatezze agite dagli uomini di governo; che sia uno di loro lo testimonia chiaramente anche il suo lassismo morale di fronte alle nefandezze democratiche dei berlusconoidi e allo scellerato vocabolario razzista della Lega Nord.

Proprio come dei sacerdoti, celebrano dei riti mediatici di massa reificando verità molto parziali e non verificabili, dogmi a cui loro stessi devono aderire acriticamente per ragioni economiche personali.
Devono farlo.

Come i sacerdoti (e i fedeli) devono credere nei dogmi mutevoli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, così queste persone raziocinanti -purtroppo non libere da avidità le più varie- dovranno necessariamente ribaltare intere scale di valori mentre gestiscono una discussione pubblica.

Credere e dovere sono, tuttavia, concetti mal conciliabili.
L’ipocrisia a volte è troppo evidente quando si è nel mezzo del contraddittorio (nelle parrocchie così come in onda).
E’ per questo che Vespa invita frequentemente ospiti “di sinistra” che sa malleabili, come direttori disinnescati tipo Sansonetti. Lo fa per non rischiare di avvicinarsi troppo al nocciolo delle questioni.
La zanzara è in diretta, invece.
L’atteggiamento deve essere completamente diverso.

Ora, io penso che, in una democrazia ideale e quindi molto lontana dalla nostra, i bravi giornalisti debbano essere i severi controllori del potere. Lavoratori premiati per il loro rigore.

Con onestà intellettuale difenderanno le loro idee rispondendo solo alla deontologia del mestiere, alla loro coscienza e ai fatti, approdando così nelle redazioni più vicine alle loro convinzioni.

In Italia la vera libertà di parola nei telegiornali e sulla carta stampata è molto limitata dal numero esiguo di proprietà o di gestioni delle redazioni liberali.

Osserviamo allora come si comporta la coscienza di Giuseppe Cruciani in questio scenario viziato.
Questi è un giornalista la cui prima reazione, davanti all’enormità di certi provvedimenti o dichiarazioni dell’esecutivo descritti da un ascoltatore, è  quella di fare le pulci alla forma, al lessico, al tono, alla rilevanza dei fatti esposti, arricchendo con argomentazioni che hanno dell’irrisorio.
Un conduttore che ricorre sistematicamente alla diminutio con gli interlocutori non ancora addomesticati dalla nenia governativa.

E con i politici non allineati?
Un mese fa il nostro quasi aggrediva il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, che avrebbe avuto il torto di aderire al No B-Day nonostante “le parole d’ordine” della manifestazione, questa era la tesi. E le “parole d’ordine” non erano altro che una mezza frase nemmeno troppo sfortunata di uno dei giovani promotori.
Due minuti dopo cercava di convincerlo a sostenere che la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo era decisione di poco spessore, che non sarebbe stata sicuramente rispettata, che “il crocifisso non offendeva nessuno” (cosa c’entri il concetto di offesa con il crocifisso me lo deve spiegare anche Bersani). Che, tanto, “in Italia non interessa”, che “non ci saranno le barricate a difendere quella sentenza”.
In altre parole, cercava di convincerlo -e con lui gli ascoltatori- che una cosa non è giusta in sé, ma solo quando un popolo è abbastanza coraggioso da difenderla con le barricate o eticamente evoluto da sostenerla a maggioranza. Che piuttosto bisognerà prendere atto della (supposta) volontà popolare.

Questo è solo un piccolo esempio della sua etica e del suo comportamento con gli eccellenti impotenti dell’opposizione. Pensate a come può denigrare un normale cittadino.

E’ accettabile che qualcuno necessariamente informato non avalli mai alcuna delle critiche mosse all’esecutivo? Che non lasci mai passare una delle molte lamentele senza perlomeno commentare con un “Vabbè…” di sufficienza con chiosa sarcastica o addirittura mortificante, spesso a cornetta attaccata?

La zanzara Cruciani, bisogna capirla, al contrario della Vespa, è alle prese con telefonate “pericolose”.
E’ tutto più complicato.
Deve comportarsi necessariamente da screanzata per interrompere la comunicazione. E deve farlo presto.
Lo stesso “vizio” che ha l’altro difensore del Pdl Aldo Forbice, su RadioUno, nel suo pessimo programma Zapping.
Sono cose inevitabili quando uno non vuole davvero dialogare.

Tornando alla zanzara, voi non pensereste mai che a uno che conduce un programma quotidiano a livello nazionale possa scappare una stronzata come quella del non rapporto fra cancro e centrali!
Dico seriamente. Può capitare che un giornalista scaltro decida di dare particolare credito alla non pericolosità del nucleare, quando ci sono decine di studi –per committenti che non esigono una particolare verità– che testimoniano esattamente il contrario? E che decida di ignorare anche le enormi falle (guardatevi tutte le parti del documentario di Arte) persino dal punto di vista economico e strategico?

Mi sale un dubbio. Lavorando lui per Confindustria, quella sopra era una bufala dovuta alla disattenzione/ingenuità, o più semplicemente una bugia volutamente fatta passare per verità?
Cruciani è un minus habens o uno gnorri parassita di questi tempi tristi della nostra nazione?

Se Cruciani fosse libero, potrebbe comportarsi come gli pare.
Visto che è il gruppo di potere forse più influente che lo paga, potrebbe perlomeno essere elegantemente magnanimo con le idee degli altri.
E quando qualcuno obietta fatti scomodi, potrebbe non buttarla sull’inevitabile e irreparabile caducità italica (guarda caso quando c’è Berlusconi al potere), ché -detto da lui- quell’ “in Italia si sa come vanno le cose” non ha alcuna credibilità, perché un lecchino come lui sta lì proprio perché in Italia si sa come vanno le cose.
Dimenticavo, ora è anche pagato direttamente da Silvio. Scrive per Panorama da qualche mese.
Essere striscianti col potere paga.

Per finirla qui, che questa trasmissione di commento politico di Confindustria sia dozzinalmente squilibrata anche al cospetto di fatti che vanno nell’altro senso è chiaro e scontato come il sole.
Che folle di operai, disoccupati e impiegati dementi votino per gli stessi politici per cui vota quel lustrascarpe dei potenti chiamato Giuseppe Cruciani, beh, questo è kafkiano.

Well, that’s Italy, baby.

di marco gattafoni

P.S.: Rivaluterei i verbi odiare, detestare e affini. Senza violenza, ma con passione democratica.
Dialogo, ancora dialogo e osservazione, ma poi lasciateci il diritto di giudicare e odiare chi si fa beffa delle regole e chi per ignavia e avidità permette tutto questo.
Io amo chiamarla resistenza.

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Sabato 5 dicembre sarò al No-B Day a Piazza San Giovanni come Veltroni. Col cuore.

3 dicembre 2009, giovedì


Non sarò a manifestare al No-B day a Roma non perché non me ne freghi niente di come vanno le cose in Italia.

Non perché non abbia ben chiaro che tipo di priorità hanno, per la destra tutta, i bisogni dei diversamente vivi, dei diseredati, dei lavoratori e degli uomini e delle donne di cultura di questo belpaese del menga.
E quando dico tutta la destra intendo Fini compreso: facile fare lo splendido ed ergersi di quel po’ da quella gran feccia di ‘Gnorsìsissignore’, da terza carica dello Stato e ora che Berlusconi è sempre più in difficoltà per i processi e le nuove accuse a carico, vero?

Non sarò a Roma non perché abbia voglia di restarmene con il culo al caldo in questo inizio rigido di dicembre.

Non ci sarò non perché non voglia dare forza alla cultura popolare e di sinistra più vera, che è la cultura dell’ascolto, dell’attenzione agli altri (a tutti gli altri del mondo), del progresso civile e sociale, della legalità. La cultura della gente che scende in piazza viaggiando spesso centinaia di chilometri a proprie spese per difendere i propri diritti.

E nemmeno perché sono del Pd e non gradisca la piattaforma, a dir la verità, un po’ esile della manifestazione.

E’ solo che sono di turno e non v’è modo di uscirne.
Un abbraccio sentito a chiunque sacrificherà tempo e denaro per esserci.
Grazie, grazie, grazie!

di marco dewey

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Tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.

23 novembre 2009, lunedì


Ho visto gente malvestita con Twingo scassate del 1994 fieri del loro Giornale fresco di stampa sul sedile a fianco del guidatore.
Anziani dalle dentature completamente sgarrupate citanti frasi di Berlusconi convinti che a L’Aquila lo adorino.
Operai senza cassa integrazione, costretti a girare in bicicletta, che pensano ancora che il governo farà qualcosa per loro.

La domanda allora arriva puntuale nella mia mente: certe persone fino a che punto possono arrivare?

Capisco le implicazioni ormai intimamente culturali di una propaganda televisiva quasi maggiorenne, conosco pure le attuali difficoltà dell’opposizione, ma quando la miseria ti punge nell’intimo e l’evidenza di un governo che avrebbe tutti i numeri per muoversi, finora se n’è infischiato di te e invece si è occupato di pararsi le terga dalla giustizia, soccorrere chi ha esportato i soldi all’estero e di qui a breve ti farà lievitare di circa il 40% il costo dell’acqua, ti dovrebbe scattare quella scintilla propriamente umana che a molti fa trarre semplici inferenze da elementi dati.

Se la scintilla non arriva, vuol dire che sei entrato nel terreno paludoso e fosco dell’idiozia.
E allora tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.
Giusto quella.

di marco dewey

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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 novembre 2009, mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey