Archive for the ‘fascismi’ Category

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Lars von Trier e un auspicabile suo lungo esilio dopo quelle parole su Hitler

23 maggio 2011, lunedì

Godo!

C’è tanta gente che quando meno te lo aspetti tira fuori i propri vergognosi fantasmi, spesso quando è sotto pressione, e poi magari prova a buttarla sul ridere.
Ecco, questa gente sarebbe bene fosse punita dal mercato.

Non sarebbe nemmeno necessario dare un rapido sguardo a certi articoli e commenti in giro sul web e in particolare su youtube per capire quanto sia giusto che all’estero -fra persone civili e in pubblico- quando tocchi certi argomenti in un certo modo socialmente ti condannino a morte.

Solo in Italia le parole possono non avere conseguenze di alcun tipo.
E’ perché noi italiani abbiamo il senso del ridicolo e della gravità di certe affermazioni distorto da tanti anni di distinguo a reti unificate o dal sentire sminuite da scribacchini asserviti le centinaia di sparate annue di Berlusconi e La Russa, Bossi e Giovanardi, che quasi nemmeno la metà meno marcia di paese se ne risente più.

E’ chiaro a tutti che siamo noi l’anomalia?

di marco gattafoni

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La Russa, il Pdl e il bene comune.

23 novembre 2010, martedì


Vi sembra possibile?
Questi del Pdl hanno completamente perso il contatto con tutto.

Ciò che opportuno, ciò che è accettabile, la dignità personale, il rispetto, la realtà delle cose.

Tutto tranne il bene comune.
Quello non l’hanno proprio mai preso in considerazione.

marco gattafoni

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Odio la zanzara Giuseppe Cruciani

31 dicembre 2009, giovedì


A Radio 24 martedì scorso -così come la sera prima- la zanzara Giuseppe Cruciani era intento a sminuire i vari testimoni oculari che raccontavano dei disastri che il generale inverno stava combinando nel settentrione, quando -attorno alle 20:10- un ascoltatore racconta di un vecchio sermone di Celentano contro il nucleare, riproposto non so dove.

La zanzara, col solito tono “io so’ io, voi nun siete un cazzo”, spara una specie di “Celentano parlava di morti di cancro, che poi con le centrali nucleari non c’entrano nulla”.
Lì ho spento. Certe volte credo non serva altro.
E mentre salgo a casa non mi chiedo come si possa arrivare a sostenere certe bufale, e questa è bella grossa, ma piuttosto come si possa arrivare a farlo con quel suo tono là, che un po’ è la sua poetica.

E mi chiedo anche come le menti più incivilite fra quelle di destra (i furbi dotati di coscienza critica) reagiscano ad un giornalista che usa sempre quel registro contro chi si dimostra anche solo modestamente severo con il Governo.

Mi sono risposto che è tutto un compiacimento.
Credo sia proprio così, visto che, psicologicamente parlando, tutti sono alla continua ricerca di scuse, di un appiglio che legittimi la propria condotta deviante dal punto di vista etico.
Il tam-tam mediatico di valori e comportamenti distorti o di verità assurde serve anche a questo.
Alla legittimità sociale e quindi alla maggiore accettabilità interiore di un voto immorale.

Ed è così che le notizie trionfalistiche, le smentite o le nuove boutades del premier sono pompate giornate intere in cinque Tg su sette e in molte trasmissioni che niente hanno a che vedere con la correttezza, l’esaustività e la comprensibilità, attivando scientemente una potente distrazione di massa e una diffusa saturazione nei confronti della politica.

E’ in questo modo che Berlusconi ha modificato irreparabilmente la cultura italiana.
Ha stravolto i limiti della decenza politica pubblica, facendo legittimare ogni suo comportamento da una massiccia schiera di prostranti e timorosi.

Le toghe non lo perseguono solamente, ma lo perseguitano, no?

Poco importa che logica urla disperata che il cavaliere è esattamente come lo dipinge la parte a lui avversa.
Nulla conta che sia impresentabile all’estero quasi quanto i suoi migliori amici Putin o Gheddafi.
Le verità di Berlusconi sono penetrate dove potevano, ma a fondo, favorite dal fertile humus italiano delle sacche di ignoranza e delle sue televisioni, diventando ormai parte di una certa cultura popolare.

Sono stati i sacerdoti dell’informazione che le hanno eternate, facendole arrivare in tutto il tessuto sociale, distorcendo i filtri critici -non solo del popolino- da almeno quindici anni. In prima persona occultano, dissimulano, delegittimano i politici che gli sono contro e li lasciano interrompere da quelli che gli sono a favore, coprono magagne, deviano l’attenzione.

Giuseppe Cruciani è con ogni evidenza uno di loro.
Non perché di destra, ci mancherebbe, ma per la sua costante univocità di posizione di fronte a nodi effettivi, che instillerebbero dei dubbi ad ogni uomo libero, e persino davanti ad inconfutabili spregiudicatezze agite dagli uomini di governo; che sia uno di loro lo testimonia chiaramente anche il suo lassismo morale di fronte alle nefandezze democratiche dei berlusconoidi e allo scellerato vocabolario razzista della Lega Nord.

Proprio come dei sacerdoti, celebrano dei riti mediatici di massa reificando verità molto parziali e non verificabili, dogmi a cui loro stessi devono aderire acriticamente per ragioni economiche personali.
Devono farlo.

Come i sacerdoti (e i fedeli) devono credere nei dogmi mutevoli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, così queste persone raziocinanti -purtroppo non libere da avidità le più varie- dovranno necessariamente ribaltare intere scale di valori mentre gestiscono una discussione pubblica.

Credere e dovere sono, tuttavia, concetti mal conciliabili.
L’ipocrisia a volte è troppo evidente quando si è nel mezzo del contraddittorio (nelle parrocchie così come in onda).
E’ per questo che Vespa invita frequentemente ospiti “di sinistra” che sa malleabili, come direttori disinnescati tipo Sansonetti. Lo fa per non rischiare di avvicinarsi troppo al nocciolo delle questioni.
La zanzara è in diretta, invece.
L’atteggiamento deve essere completamente diverso.

Ora, io penso che, in una democrazia ideale e quindi molto lontana dalla nostra, i bravi giornalisti debbano essere i severi controllori del potere. Lavoratori premiati per il loro rigore.

Con onestà intellettuale difenderanno le loro idee rispondendo solo alla deontologia del mestiere, alla loro coscienza e ai fatti, approdando così nelle redazioni più vicine alle loro convinzioni.

In Italia la vera libertà di parola nei telegiornali e sulla carta stampata è molto limitata dal numero esiguo di proprietà o di gestioni delle redazioni liberali.

Osserviamo allora come si comporta la coscienza di Giuseppe Cruciani in questio scenario viziato.
Questi è un giornalista la cui prima reazione, davanti all’enormità di certi provvedimenti o dichiarazioni dell’esecutivo descritti da un ascoltatore, è  quella di fare le pulci alla forma, al lessico, al tono, alla rilevanza dei fatti esposti, arricchendo con argomentazioni che hanno dell’irrisorio.
Un conduttore che ricorre sistematicamente alla diminutio con gli interlocutori non ancora addomesticati dalla nenia governativa.

E con i politici non allineati?
Un mese fa il nostro quasi aggrediva il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, che avrebbe avuto il torto di aderire al No B-Day nonostante “le parole d’ordine” della manifestazione, questa era la tesi. E le “parole d’ordine” non erano altro che una mezza frase nemmeno troppo sfortunata di uno dei giovani promotori.
Due minuti dopo cercava di convincerlo a sostenere che la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo era decisione di poco spessore, che non sarebbe stata sicuramente rispettata, che “il crocifisso non offendeva nessuno” (cosa c’entri il concetto di offesa con il crocifisso me lo deve spiegare anche Bersani). Che, tanto, “in Italia non interessa”, che “non ci saranno le barricate a difendere quella sentenza”.
In altre parole, cercava di convincerlo -e con lui gli ascoltatori- che una cosa non è giusta in sé, ma solo quando un popolo è abbastanza coraggioso da difenderla con le barricate o eticamente evoluto da sostenerla a maggioranza. Che piuttosto bisognerà prendere atto della (supposta) volontà popolare.

Questo è solo un piccolo esempio della sua etica e del suo comportamento con gli eccellenti impotenti dell’opposizione. Pensate a come può denigrare un normale cittadino.

E’ accettabile che qualcuno necessariamente informato non avalli mai alcuna delle critiche mosse all’esecutivo? Che non lasci mai passare una delle molte lamentele senza perlomeno commentare con un “Vabbè…” di sufficienza con chiosa sarcastica o addirittura mortificante, spesso a cornetta attaccata?

La zanzara Cruciani, bisogna capirla, al contrario della Vespa, è alle prese con telefonate “pericolose”.
E’ tutto più complicato.
Deve comportarsi necessariamente da screanzata per interrompere la comunicazione. E deve farlo presto.
Lo stesso “vizio” che ha l’altro difensore del Pdl Aldo Forbice, su RadioUno, nel suo pessimo programma Zapping.
Sono cose inevitabili quando uno non vuole davvero dialogare.

Tornando alla zanzara, voi non pensereste mai che a uno che conduce un programma quotidiano a livello nazionale possa scappare una stronzata come quella del non rapporto fra cancro e centrali!
Dico seriamente. Può capitare che un giornalista scaltro decida di dare particolare credito alla non pericolosità del nucleare, quando ci sono decine di studi –per committenti che non esigono una particolare verità– che testimoniano esattamente il contrario? E che decida di ignorare anche le enormi falle (guardatevi tutte le parti del documentario di Arte) persino dal punto di vista economico e strategico?

Mi sale un dubbio. Lavorando lui per Confindustria, quella sopra era una bufala dovuta alla disattenzione/ingenuità, o più semplicemente una bugia volutamente fatta passare per verità?
Cruciani è un minus habens o uno gnorri parassita di questi tempi tristi della nostra nazione?

Se Cruciani fosse libero, potrebbe comportarsi come gli pare.
Visto che è il gruppo di potere forse più influente che lo paga, potrebbe perlomeno essere elegantemente magnanimo con le idee degli altri.
E quando qualcuno obietta fatti scomodi, potrebbe non buttarla sull’inevitabile e irreparabile caducità italica (guarda caso quando c’è Berlusconi al potere), ché -detto da lui- quell’ “in Italia si sa come vanno le cose” non ha alcuna credibilità, perché un lecchino come lui sta lì proprio perché in Italia si sa come vanno le cose.
Dimenticavo, ora è anche pagato direttamente da Silvio. Scrive per Panorama da qualche mese.
Essere striscianti col potere paga.

Per finirla qui, che questa trasmissione di commento politico di Confindustria sia dozzinalmente squilibrata anche al cospetto di fatti che vanno nell’altro senso è chiaro e scontato come il sole.
Che folle di operai, disoccupati e impiegati dementi votino per gli stessi politici per cui vota quel lustrascarpe dei potenti chiamato Giuseppe Cruciani, beh, questo è kafkiano.

Well, that’s Italy, baby.

di marco gattafoni

P.S.: Rivaluterei i verbi odiare, detestare e affini. Senza violenza, ma con passione democratica.
Dialogo, ancora dialogo e osservazione, ma poi lasciateci il diritto di giudicare e odiare chi si fa beffa delle regole e chi per ignavia e avidità permette tutto questo.
Io amo chiamarla resistenza.

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Editoriale del Tg1 del 14 dicembre 2009, giorno II della Terza Repubblica. I cattivi maestri.

14 dicembre 2009, lunedì


Non so cosa mi abbia dato più fastidio del discorso alla nazione di Minzolini poco prima della chiusura del Tg1, stasera.

Forse che a lui non sembra tanto assurdo il gesto di Tartaglia, ma piuttosto che in Italia non sussistano le ragioni sociali e politiche per tutta questa tensione.

Insomma, il senso voleva essere: l’Italia è uno stato pienamente democratico e governato con saggezza. Perché la gente dovrebbe essere incazzata?

Non bastasse, continua con il parallelo fra gli attuali sobillatori dell’odio e i “cattivi maestri degli anni settanta”.

E io che mi sono visto venti minuti di commenti di politici Pdl pensando che alle 20:20 fosse finita lì.

Rivoltante.

di marco gattafoni

NB: la Terza Repubblica Italiana nasce dalle ceneri del martirio del regnante onnipotente Berlusconi I ed è una repubblica di tipo propagandistico, molto simile all’Impero.

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La “Conferenza stampa” in Rai di Berlusconi per le elezioni europee 2009 sancisce la totale inadeguatezza delle regole che dovrebbero disciplinare il sistema informativo italiano

7 giugno 2009, domenica

Dear_Berlusconi
Conferenza stampa
della Rai, venerdì 5 giugno, ultimo giorno della campagna elettorale 2009 per le elezioni amministrative e al Parlamento europeo.

Silvio Berlusconi si trova a dover fronteggiare le domande “scomode” di tre giornalisti che fanno “onore” alla loro professione: Roberto Arditti, direttore de Il Tempo, foglio della destra più conservatrice da sempre, già autore di Porta a Porta e già portavoce del Ministro dell’Interno Claudio Scajola nei governi Berlusconi II e III; Giovanni Morandi, direttore de Il Giorno, quotidiano molto conservatore, al pari dei “fratelli” Il Resto del Carlino e La Nazione, quotidiani con i quali dà vita alla rete QN; Francesco Verderami, giornalista de Il Corriere della sera, il giornale più venduto in Italia e anche quello più controllato dai padroni d’Italia.

Visto che non potevamo aspettarci nient’altro che inchini e sorrisoni, rassicurazioni e concessioni dalla conduttrice Giuliana Del Bufalo, direttrice di Rai Parlamento, amica politica di Craxi e per proprietà transitiva anche dei suoi amici più potenti – l’altro giorno con Franceschini sembrava avesse avuto qualcosa su per il colon, tanto era infastidita dalle sue parole -,  l’unica speranza rimastaci era affidata all’ultimo barlume di onore sopravvissuto in qualche angolo remoto del Corriere della sera.

Quel Verderami lì il 5 giugno 2009 portava con sé le speranze della stampa libera, del giornalismo degno di questo nome, del giornalismo che dovrebbe pungere il potere, scoprirne le malefatte e svelarle a tutto il popolo, giornalismo professione portatrice di verità e progresso civile.
Ecco, Verderami, cosciente della valenza, della dimensione del suo ruolo, prende in mano le redini della storia di questo nobile mestiere e assumendo su di sé l’eredità morale affidatagli da Indro Montanelli e Enzo Biagi, Walter Tobagi e Peppino Impastato, decide di farsi portavoce del tam tam mediatico mondiale.
Lui quella domanda può farla. Lui, quel 5 di giugno del 2009 ore 21 e 45 circa, può interrogare il nostro leader – sbugiardato e ridicolizzato assieme al popolo che l’ha eletto dai giornali di mezzo mondo – e inchiodarlo di fronte all’enorme mole di contraddizioni riguardanti la conoscenza di una diciassettenne, la sua frequentazione privata, lontano dagli occhi dei genitori, all’interno di un contesto dominato dal potere economico e politico di un anziano impotente (che definisce cattolici veri solo quelli di centrodestra durante il Family day del 12 maggio 2007) circondato da belle donne seminude che si aspettano e ottengono da lui ricompense di ogni tipo.
Belle donne, escort, donne che si vendono. Questo sono.

E il nostro imperatore a quella domanda non può svicolare. E’ in diretta nazionale! Non siamo più sudditi! Abbiamo in mano le chiavi per scardinare il castello di bugie costruito per mettere a tacere uno scandalo che farebbe rivoltare qualsiasi altra nazione semi-democratica! Vai, Verderami!

Queste, alfine, le sue parole (vado a memoria): “Riguardo il caso Noemi Letizia, alcune sue versioni sono apparse “non veritiere”, non crede che questo possa minare il suo rapporto speciale, particolare con gli italiani?”.
Berlusconi: “Non è vero. Mi sono state attribuite frasi che non ho detto (che Letizia fosse autista di Craxi, ndr)… etc. etc.”.
E lui, Francesco Verderami, ora che ha la possibilità di mettere fine a questo trionfo di ipocrisia, di puntare il dito contro il potere più infame, quello fondato sulle menzogne ripetute ad libitum senza paura di contraccolpi politici, ora che può diventare qualcuno agli occhi della storia, cosa fa?
Noi speriamo in un “Lei mente! Mente continuamente! Molti colleghi l’hanno sentita dirlo da Varsavia. Mente di fronte agli italiani chiamati a votarla domani! Mette in dubbio la parola di tutte quelle persone, colleghi stimatissimi?! Cos’erano, in preda ad un’allucinazione collettiva? Erano comunisti? Tutti comunisti quelli che non ripetono quello che vuole lei e le sue televisioni di partito?!”

Purtroppo niente di tutto questo. Il furbo Verderami condanna lui e Il Corriere della sera all’ignominia perpetua, servendo a Silvio l’assist per ripetere di nuovo quanto gli vogliamo bene: “Ma no (tranquillizzante), io le chiedevo se queste polemiche non potevano minare il rapporto di fiducia che ha con gli italiani…”

Questo ahinoi è il Corriere della Sera oggi. Questa è la fotografia esatta di come siamo messi! Rendiamoci conto: l’ultima immagine che Berlusconi dà al paese del suo operato di questo anno, di questi ultimi otto anni, è un lungo monologo di bugie, intervallato da spunti gentilmenti forniti da giornalisti sempre silenti nei momenti che contano, chiamati indecorosamente a fare da spalle moralmente annuenti.

Non è democrazia questa. Una democrazia ridotta, violata, non è democrazia!

di marco dewey (votante PD)

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Il cancro della democrazia italiana

5 giugno 2009, venerdì

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Le schiene “piegate” dei giornalisti sono il cancro della nostra democrazia.
Tutta colpa nostra, però.
Gli italiani, come popolo, sono incapaci all’indignazione.

Così come, pur mentendo alla luce del sole e ripetutamente, senza riguardo alcuno e in tutti campi del punibile (politicamente parlando e non), sappiamo già che Berlusconi vincerà le elezioni, giornalisti come Massimo Franco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, tutti assolutamente intollerabili in questa due giorni e Ferruccio De Bortoli, vergognoso nella famosa puntata di Porta a Porta “Adesso parlo io”, sanno già di potersi permettere di omettere, ignorare, volgere lo sguardo, usare due pesi e due misure con Pd e Pdl.

“Perché tanto – penseranno – a della gentaglia imbelle o fessa, inerte o profittatrice come l’italica progenie vuoi che gliene freghi qualcosa? E poi c’è la propaganda che correrà sempre in nostro soccorso e difenderà questo nostro comportamento. Ché se uno solo proverà, per esempio, ad alzare una corda vocale contro l’onestà intellettuale dei giornalisti del Corriere della sera in un dibattito televisivo – laddove conta – è subito pronta la muta di cani del premier”. Questo credo sinceramente pensino.
Credo si sentano protetti dal sistema che hanno contribuito a creare con le loro parole mediate dalla paura.
Ma, chissà, forse sono ingeneroso.

In realtà bisogna pur capire che questi qui tengono famiglia. Conoscendo loro molto bene il potere e la natura sanguigna, vendicativa dell’imperatore e i numerosi legami affaristico-clientelari che hanno con lui i propri datori di lavoro, avranno ben parlato in casa con la moglie, e con la scusa del futuro delle figlie…
Se non fosse che le loro scelte coinvolgono anche la propria famiglia, loro sicuramente si ergerebbero a paladini della verità, censori del ridicolo, avversari dell’indegno, ma così come sono messi non possono certo compromettere degli innocenti, una moglie, i figli. No. Così proprio non se la sentono. Ed è anche giusto, vista l’antifona.
Noi – come popolo – nemmeno capiremmo.

Una mia amica straniera sposata con un italiano una volta mi ha detto: qui non avete ben chiara la differenza fra valore e prezzo.
E’ vero. Il valore e i valori sono rimpiazzati dalla convenienza momentanea, che pensiamo capitalizzabile.
Quello che non sappiamo è che non sarà mai in grado di riacquistare, di sostituire pienamente quei valori lasciati per strada, la felicità, la tranquillità che ci regalano ogni giorno.

Nel bel paese in pochi ci arrivano. La gran parte di noi sente che qualcosa non va nella propria vita, prova disagio per certe scelte (che sa) di comodo, e allora preferisce non affrontare certe questioni, oppure deviarle, modificarle, renderle gestibili dalla propria coscienza (“ma se fanno tutti così io che sono il più stupido?”, “guarda che da solo non cambi il sistema”, “non mi parlare di politica ché i politici sono tutti uguali” e così via).

La risposta sarebbe nell’educazione al piacere del civismo, dell’onestà, della verità, all’amore per il proprio paese e per coloro che lo abitano, che è altra cosa dal nazionalismo.
Tuttavia l’educazione può poco senza esempi positivi che funzionino da rinforzo ed esempi incredibilmente negativi che vengono puniti per il loro comportamento civicamente deviante: visto che oggi, Italia 2009, non possiamo aspettarci nulla di tutto questo, siamo punto e a capo.
E allora rimane solo la speranza di un cambiamento. Ideali diversi che disegnino un potere diverso. Per questo è importante occuparsi del futuro. Per questo è importante fare politica.

Dei dipendenti di vario tipo di Berlusconi oggi non parlo, tanto è chiara la loro deferenza di principio al Multi-Verbo (altrimenti detto Doppia-Versione), il potere speciale del premier per coglionare gli idioti.

* * * *

Visto che siamo alla vigilia, ci tengo ad augurare un buon voto a tutti.
Io voto Pd, ancora molto convinto dal progetto e dall’amore per tutti voi.
E ovviamente per Cesetti presidente della provincia di Fermo.

Se il centrosinistra proprio non dovesse fare per voi, invito a votare Massucci, politico e persona coerente e molto più onesta di Basso e di Di Ruscio. Cui prodest una destra affaristica in provincia se non ad imprenditori pronti a tutto? Appartenete voi alla categoria “imprenditori pronti a fare carte false”? No?! Allora sapete per chi non votare, e non è poco.

Se dovessi scegliere di essere sconfitto, meglio un medico cattolico molto alla mano che uno che crede nella reincarnazione (Basso), e decisamente meglio del sindaco di Fermo (“ma io pozzo votà Di Ruscio? Lu conoscio da quann’era fricu. Guarda, lascemo pèrde, ahah”).
Coraggio Sadurnino, sappiamo che brillare per autorevolezza non è il tuo forte.
Vabbè, dai, diamo a Di Ruscio quel che è di Di Ruscio. Ecco qui i frutti tangibili della tua vigorosa azione di governo della città di Fermo.
Che i “fermani” abbiano pietà di loro.

Salut.

di marco dewey

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Monica Setta a Domenica In Politica ha sempre la marchetta pronta.

1 febbraio 2009, domenica


Sarebbe la prima volta che vedo Monica Setta a Domenica In Politica (parte di Domenica Insieme) e non la trovo sfacciatamente di parte.
Sarebbe.

Insomma, sì, ogni tanto invece di fare una domanda lineare ci dona uno dei suoi preamboli che non c’entrano niente e che attribuiscono i problemi dell’Italia solo alla crisi internazionale o al passato, oppure mette in luce ammirandoli i grandi sforzi del governo.
Oggi, domenica 1 febbraio, l’ha fatto solo una volta, però.
Si è contenuta, no?

Tuttavia c’era qualcosa che mi disturbava.
Alle prime non capivo.
Poi mi accorgo che il Silvio era in tv.

Cioè, non lui: una sua dichiarazione di non so quando e il suo nome.
Avete presente i titoli scorrevoli modello CNN, Al Jazeera e Tg2? Ecco. Oggi c’era una dichiarazione che Monica Setta non poteva celare agli italiani. E allora ha pensato di farla scorrere in loop semicontinuo per circa il 30% della trasmissione.

In pratica sono stato costretto a leggere per una quindicina di minuti questa frase:

60 giorni per superare la crisi? Il premier Silvio Berlusconi: “Tutti insieme ce la faremo”.

Forse non avete presente quanto possa essere assurda questa cosa. Ho buttato lì un 30% di loop, ma potrebbe essere benissimo di più. Era davvero ossessiva.
Mi chiedo se ciò sia normale.

Insomma, non era necessario, non apparteneva alla categoria breaking news e non la si stava commentando.

Milioni di italiani si sono involontariamente e immotivatamente letti – per molti minuti, una domenica pomeriggio su Raiuno – l’invito del premier Silvio Berlusconi (epiteto, nome e cognome) a non rompere le uova nel paniere, magari a non seguire l’invito allo sciopero generale della Cgil, e a non mettere i bastoni fra le ruote.
A starsene buoni e calmi. Ad avere pazienza.
A seguire la linea Cisl-Uil. A piegarsi a come viene gestita per loro la crisi.
Certamente a non criticare il Governo, ché bisogna stare “tutti insieme” perlomeno per i prossimi due mesi.

Allora, fiducia a te, reo Silvio.
La prenderemo in quel posto, sì, però silenziosamente.
Poi si vedrà.

di marco dewey