Posts Tagged ‘pdl’

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La Russa, il Pdl e il bene comune.

23 novembre 2010, martedì


Vi sembra possibile?
Questi del Pdl hanno completamente perso il contatto con tutto.

Ciò che opportuno, ciò che è accettabile, la dignità personale, il rispetto, la realtà delle cose.

Tutto tranne il bene comune.
Quello non l’hanno proprio mai preso in considerazione.

marco gattafoni

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Tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.

23 novembre 2009, lunedì


Ho visto gente malvestita con Twingo scassate del 1994 fieri del loro Giornale fresco di stampa sul sedile a fianco del guidatore.
Anziani dalle dentature completamente sgarrupate citanti frasi di Berlusconi convinti che a L’Aquila lo adorino.
Operai senza cassa integrazione, costretti a girare in bicicletta, che pensano ancora che il governo farà qualcosa per loro.

La domanda allora arriva puntuale nella mia mente: certe persone fino a che punto possono arrivare?

Capisco le implicazioni ormai intimamente culturali di una propaganda televisiva quasi maggiorenne, conosco pure le attuali difficoltà dell’opposizione, ma quando la miseria ti punge nell’intimo e l’evidenza di un governo che avrebbe tutti i numeri per muoversi, finora se n’è infischiato di te e invece si è occupato di pararsi le terga dalla giustizia, soccorrere chi ha esportato i soldi all’estero e di qui a breve ti farà lievitare di circa il 40% il costo dell’acqua, ti dovrebbe scattare quella scintilla propriamente umana che a molti fa trarre semplici inferenze da elementi dati.

Se la scintilla non arriva, vuol dire che sei entrato nel terreno paludoso e fosco dell’idiozia.
E allora tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.
Giusto quella.

di marco dewey

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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 novembre 2009, mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 ottobre 2009, mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi […], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. […] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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Il cancro della democrazia italiana

5 giugno 2009, venerdì

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Le schiene “piegate” dei giornalisti sono il cancro della nostra democrazia.
Tutta colpa nostra, però.
Gli italiani, come popolo, sono incapaci all’indignazione.

Così come, pur mentendo alla luce del sole e ripetutamente, senza riguardo alcuno e in tutti campi del punibile (politicamente parlando e non), sappiamo già che Berlusconi vincerà le elezioni, giornalisti come Massimo Franco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, tutti assolutamente intollerabili in questa due giorni e Ferruccio De Bortoli, vergognoso nella famosa puntata di Porta a Porta “Adesso parlo io”, sanno già di potersi permettere di omettere, ignorare, volgere lo sguardo, usare due pesi e due misure con Pd e Pdl.

“Perché tanto – penseranno – a della gentaglia imbelle o fessa, inerte o profittatrice come l’italica progenie vuoi che gliene freghi qualcosa? E poi c’è la propaganda che correrà sempre in nostro soccorso e difenderà questo nostro comportamento. Ché se uno solo proverà, per esempio, ad alzare una corda vocale contro l’onestà intellettuale dei giornalisti del Corriere della sera in un dibattito televisivo – laddove conta – è subito pronta la muta di cani del premier”. Questo credo sinceramente pensino.
Credo si sentano protetti dal sistema che hanno contribuito a creare con le loro parole mediate dalla paura.
Ma, chissà, forse sono ingeneroso.

In realtà bisogna pur capire che questi qui tengono famiglia. Conoscendo loro molto bene il potere e la natura sanguigna, vendicativa dell’imperatore e i numerosi legami affaristico-clientelari che hanno con lui i propri datori di lavoro, avranno ben parlato in casa con la moglie, e con la scusa del futuro delle figlie…
Se non fosse che le loro scelte coinvolgono anche la propria famiglia, loro sicuramente si ergerebbero a paladini della verità, censori del ridicolo, avversari dell’indegno, ma così come sono messi non possono certo compromettere degli innocenti, una moglie, i figli. No. Così proprio non se la sentono. Ed è anche giusto, vista l’antifona.
Noi – come popolo – nemmeno capiremmo.

Una mia amica straniera sposata con un italiano una volta mi ha detto: qui non avete ben chiara la differenza fra valore e prezzo.
E’ vero. Il valore e i valori sono rimpiazzati dalla convenienza momentanea, che pensiamo capitalizzabile.
Quello che non sappiamo è che non sarà mai in grado di riacquistare, di sostituire pienamente quei valori lasciati per strada, la felicità, la tranquillità che ci regalano ogni giorno.

Nel bel paese in pochi ci arrivano. La gran parte di noi sente che qualcosa non va nella propria vita, prova disagio per certe scelte (che sa) di comodo, e allora preferisce non affrontare certe questioni, oppure deviarle, modificarle, renderle gestibili dalla propria coscienza (“ma se fanno tutti così io che sono il più stupido?”, “guarda che da solo non cambi il sistema”, “non mi parlare di politica ché i politici sono tutti uguali” e così via).

La risposta sarebbe nell’educazione al piacere del civismo, dell’onestà, della verità, all’amore per il proprio paese e per coloro che lo abitano, che è altra cosa dal nazionalismo.
Tuttavia l’educazione può poco senza esempi positivi che funzionino da rinforzo ed esempi incredibilmente negativi che vengono puniti per il loro comportamento civicamente deviante: visto che oggi, Italia 2009, non possiamo aspettarci nulla di tutto questo, siamo punto e a capo.
E allora rimane solo la speranza di un cambiamento. Ideali diversi che disegnino un potere diverso. Per questo è importante occuparsi del futuro. Per questo è importante fare politica.

Dei dipendenti di vario tipo di Berlusconi oggi non parlo, tanto è chiara la loro deferenza di principio al Multi-Verbo (altrimenti detto Doppia-Versione), il potere speciale del premier per coglionare gli idioti.

* * * *

Visto che siamo alla vigilia, ci tengo ad augurare un buon voto a tutti.
Io voto Pd, ancora molto convinto dal progetto e dall’amore per tutti voi.
E ovviamente per Cesetti presidente della provincia di Fermo.

Se il centrosinistra proprio non dovesse fare per voi, invito a votare Massucci, politico e persona coerente e molto più onesta di Basso e di Di Ruscio. Cui prodest una destra affaristica in provincia se non ad imprenditori pronti a tutto? Appartenete voi alla categoria “imprenditori pronti a fare carte false”? No?! Allora sapete per chi non votare, e non è poco.

Se dovessi scegliere di essere sconfitto, meglio un medico cattolico molto alla mano che uno che crede nella reincarnazione (Basso), e decisamente meglio del sindaco di Fermo (“ma io pozzo votà Di Ruscio? Lu conoscio da quann’era fricu. Guarda, lascemo pèrde, ahah”).
Coraggio Sadurnino, sappiamo che brillare per autorevolezza non è il tuo forte.
Vabbè, dai, diamo a Di Ruscio quel che è di Di Ruscio. Ecco qui i frutti tangibili della tua vigorosa azione di governo della città di Fermo.
Che i “fermani” abbiano pietà di loro.

Salut.

di marco dewey

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Raccolta varia delle critiche al PD

31 dicembre 2008, mercoledì


Avevo bisogno di buttar giù in maniera non troppo analitica le maggiori critiche che personalmente credo siano rivolte al PD di questi tempi, evidenziandone le aree principali di provenienza.
Vi anticipo subito che nonostante la “questione morale” sia argomento tanto attuale quanto scontato in questi giorni, in questo articolo se ne farà appena un accenno.
Preferisco dedicargli un articolo a sé molto a breve: una “modest proposal” diretta al caro Walter.

Comincio con quelle critiche che sono meramente strumentali e provengono prevalentemente da destra: la propaganda pro PdL di Mediaset e dei giornalisti a libro paga di Berlusconi e di quelli che sperano di diventarlo facendo scempio della propria integrità ne è l’esempio più lampante.
A quest’ultima categoria possiamo accostare quei giornalisti che “tengo famiglia”, quelli che temono di vedere la propria carriera complicarsi improvvisamente, quelli che l’avevano già vista franare e si sono ripresi al volo grazie alla propria lingua (non esattamente usata per parlare).
Il recente sfogo addirittura contro i più che moderati direttori di Corriere e Stampa sono costruiti a tavolino col preciso scopo di intimidire l’intera categoria.
E a proposito di libertà d’espressione e quella vicenda: se voi foste giornalisti Mediaset molto molto ingenui – di quelli che non hanno capito bene la situazione – e aveste visto la reazione di Berlusconi contro due direttori, che non sono suoi dipendenti, solo perché una volta ogni troppo avanzano delle critiche nei suoi confronti, vi azzardereste mai a muovergli una pagliuzza contro da quel momento in poi?
Come potete davvero credere alle baggianate sulla libertà d’espressione dei suoi dipendenti?

Poi, sempre da destra, certuni nella società civile che criticano il PD a prescindere, per mantenere le proprie posizioni di privilegio, i loro piccoli, grandi feudi non soggetti alle regole dello Stato, le ingiustizie più o meno legali che loro credono diritti acquisiti e di cui si ergono spesso e sfacciatamente a fieri difensori. Illegalità varie a cui a destra non si sono mai sognati persino di annunciare di voler mettere mano. Vien quasi da capirli: quelli che le tasse le pagano solo loro, quelli che “guarda che gli faccio un favore a questi negretti a farli lavorare”, quelli che “ma che problema c’era a costruire lì?”, quelli che “per fortuna che Silvio c’è” che non serve più nemmeno il condono, quelli che “inutile che vi agitiate, perché il mondo è cambiato”, “Finalmente l’Italia riparte! Fuori i fannulloni di sinistra!”.
Eh, le unghie sui vetri…

Altri appunti provengono principalmente da sinistra o forse sarebbe meglio dire da varie aree spesso critiche con la stessa idea di partito di massa e che a seconda dei casi – e qui non intendo “di volta in volta”, sia chiaro – si autodefiniscono comuniste, antagoniste, massimaliste, critiche, e in vari altri modi ancora.
Vedono spesso come fumo negli occhi la sola possibilità che un partito di centro-sinistra vinca senza la sinistra, oppure di quelli che “Ma che sei del PD?” e poi ci parli e purtroppo troppo spesso evidenziano la povertà che c’è dietro la loro affermazione, totalmente incapaci di giustificare le proprie idee all’interno di una prospettiva di governo, di immaginarne un contesto possibile che non abbia dentro il PD.
E’ inutile. Non riescono a vederci come una risorsa. Ci devono affossare. Come durante la campagna 2008.
E allora ti rendi conto che spesso è solo l’ultima moda. Dare contro al PD – “visto in TV!” – e non importa se da destra o da sinistra o da quale parte, o difendendo quale visione politica, o pensando poi a quali alleanze riusciranno a portarli al governo.

Il senso autolegittimante di fondo di queste critiche da sinistra è quello di non aver rispetto per un partito grande perché esso: 1)conterrà inevitabilmente sacche di ambiguità etica, per cui basta spararla nel mucchio e probabilmente ci si prende (e poi per molti implica quel sapore anticonformista del non tirare solo su Berlusconi); 2)conterrà una varietà di culture tali da non farlo aderire esattamente al proprio punto di vista.
Quest’ultima idea a mio avviso è un po’ debole, perché non conveniente.
E la politica non può prescindere dalla convenienza, dalla resa.
In altre parole, non apparterrò mai con gioia al partito perfetto che ha il tre o il cinque o il dieci per cento e nessuna possibilità di apparentamenti vincenti.
E poi, se io, che sono ateo, avessi comunque dovuto governare con i cattolici della Margherita da alleati, non è meglio stare nello stesso partito all’interno di orizzonti valoriali condivisi? Il PD è un partito che crede nella laicità dello Stato.
Ci crede con forza perché la democrazia è il trionfo del relativo, e questo mal si concilia con l’idea di religione di stato e i diktat dei vertici della Chiesa.
A me questo basta.
Lo stesso discorso lo potrei fare per le politiche più o meno socialmente rilevanti.

Non dovremmo aspettarci un’identificazione con un partito.
Figuriamoci in un partito di massa che non è ideologizzato.
Non è ideologizzato come il PCI, e nemmeno come la DC. E nemmeno come Forza Italia, che in un certo senso evoca l’adesione acritica propria delle ideologie, per cui il suo leader potrebbe commettere qualsiasi nefandezza e non vedrebbe scalfire di una virgola lo zoccolo duro del 25% degli elettori, di cui una metà – ipotizzo, perché non mi va di guardare nel sito di Mannheimer – saranno teledipendenti conformisti e socialmente apatici, l’altra metà di aficionados conosceranno invece la lunga storia di malefatte di quell’uomo e su questo contano.
Bella gente, non c’è che dire. E quelli finiti nel partito di Berlusconi in due mesi, senza poter dire né ah, né bah?
Ricordo la frase liberatutti “Il voto è segreto!” di certi conoscenti di AN alle ultime elezioni.
Forse sono rimasto il solo che si illude abbiano ancora lo stomaco debole.

Un’altra critica, che rispetto molto perché ne condivido in qualche modo la visione politica, è quella che viene, oltre che dalla sinistra tutta, dagli ambienti di Sinistra Democratica, dai loro possibili elettori, o dal milieu di redazioni come quelle di Micromega, che del PD non sopportano l’idea che sia la casa anche di componenti dichiaratamente cattoliche – e quindi necessariamente ideologizzate se dovessero applicare alla lettera i dettami di alcuni dogmi di quella religione, e pertanto anche eventualmente limitatrici di riforme per libertà individuali, diritti civili et similia –  e di componenti che guardano al centro, benché riformiste.

E sopra tutto, che non venga ancora avviato un severo processo di revisione di certe particolari norme che dovrebbe assolutamente seguire qualsiasi esponente del PD.
Più comprensibilmente: che noi – e parlo da democratico – non si abbia ancora introdotto seriamente la questione morale come fattore precipuo del partito, oppure addirittura non ci siamo fatti  promotori in prima persona di quell’eccesso di garantismo che sfocia in spirito di conservazione della casta (il confronto Flores d’ArcaisViolante a In Mezzora di domenica scorsa è paradigmatico).

Nemmeno io mi accontento più che sia considerata solo una questione scontata, comunque; ma questo è argomento di cui – come detto – mi occuperò a breve e approfonditamente nel prossimo articolo di politica.

Le ultime critiche che mi vengono in mente sono quelle propriamente interne al PD.
Un esempio può essere la “difficoltà” di molte sezioni, della periferia tutta, ad esprimere quel ricambio immediato promesso, a lasciar spazio a modi di ragionare nuovi, alla pratica nuova dello spazio reale ai nuovi arrivati.

E’ vero, spesso la volontà di percorsi inediti rivela qualche ingenuità riguardo l’efficacia o meglio la percorribilità degli stessi, ma sarebbe il caso di non bollare sul nascere certe velleità come capricci, proprio perché la novità del partito democratico dovrebbe essere quella dell’accoglienza all’interno di orizzonti e valori condivisi, lontano dalle vecchie logiche di difesa delle posizioni raggiunte.

Un secondo esempio di critica dall’interno, sicuramente il più difficile di cui occuparsi in linea di principio, è la richiesta di una maggiore autonomia che proviene dal territorio, quantomeno un differente rapporto di forza centro-periferia nella composizione delle liste, visto che ancora permane questa assurda legge elettorale che non prevede preferenze.
E poi anche la richiesta – ben più cogente – della possibilità di elaborare delle politiche e delle alleanze autonomamente, senza avallo centrale, mi pare di aver capito.

E’ chiaro che un elenco come questo è criticabile sotto ogni punto di vista, perché personale. Tuttavia le omissioni che troverete sono figlie di dimenticanze e di nient’altro.
Accetterò consigli e critiche.
Non ho citato l’Idv perché sotto il punto di vista della giustizia è vicina alle posizioni di Micromega, Travaglio, Santoro, oggi.

di marco dewey

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La pessima figura di Fitto a Ballarò

3 dicembre 2008, mercoledì


Lasciamo stare i trascorsi giudiziari di quel mascalzone [s.m. chi è capace di azioni disoneste] del Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, quota PdL.
Anzi no. Mettiamo un link. E fatelo un bel giro su quel sito. Merita.

Parliamo solo della brutta figura di cui s’è reso protagonista a Ballarò.

Vediamo se mi ricordo bene.

Prima ha fatto la parte del piacione col pubblico da casa, di quello che non capisce come non avrebbe capito la gente da casa. E si è beccato invece un bel: “E’ grave che lei non sappia certe cose” (o una cosa del genere). Entrando più nel particolare, s’è reso ridicolo dimostrando di non conoscere il significato di pressione fiscale.

Poi ha sostenuto che non è bello che certe trasmissioni comincino e terminino criticando Berlusconi. E va bè. Un coro di: “E tutte quelle che ne parlano sempre e solo bene?” l’ha sommerso.

Poco prima aveva deciso perfino di difendere le critiche di Berlusconi ai direttori di Corriere e Stampa di oggi: “Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come ‘La Stampa’ e il ‘Corriere’ dovrebbero cambiare mestiere”, ha detto il premier.

E Fitto s’è permesso di sostenere l’equipollenza fra la libertà di espressione di codesti direttori di giornale e la libertà di giudizio del premier riguardo quello che potrebbe essere o sarebbe bene fosse il futuro di quei direttori di giornali.

Una cosa, però, è il giudizio politico di un giornalista, un’altra è l’agitar di spade dell’uomo più potente d’Italia che ha già in mano in qualche modo mezza editoria italiana, del politico “di turno” (si fa per dire) che si permette di mettere nubi sul futuro di due giornalisti per articoli non graditi.

Cito da www.democrazialegalita.it un passaggio del rapporto 2005 di www.freedomhouse.org, sinceramente non il più compromettente per B.

Nel  dicembre 2004, i giornalisti del quotidiano più venduto ed influente in Italia, il Corriere della Sera, hanno protestato contro l’incremento delle pressioni e delle interferenze nei loro confronti da parte degli azionisti del giornale stesso. Il quotidiano è di proprietà della RCS Mediagroup, nella quale 15 concentrazioni di industrie hanno una quota.

Basta già che consideriate l’intreccio scandaloso di favori e controfavori con il “fiorfiore” del capitalismo italiano che si è voluto creare con l’affaire CAIAlitalia: questo basta a far capire la gravità del potente in situazione di dominio mediatico che sbraita persino contro due testate che definire moderate è decisamente limitato.

Mi direte: se Fitto non si vergogna di fare il ministro e di andare in TV dopo ciò di cui si è reso protagonista (cliccate il link sopra e leggete i filoni dell’inchiesta dopo il numero 13), si vergognerà mica di fare il lecchino annoverando alla voce “diritto di espressione” quel giudizio di inadeguatezza dei due direttori così pesante!

Qualcuno spieghi a Fitto il senso dell’espressione “libertà di espressione“, e in particolare quali istituzioni tendono a minacciare tale diritto.

Facciamo una cosa invece. Giusto per farvi capire cosa pensa Fitto della stampa libera vi cito qualche paragrafo da una pagina del sito di Lino De Matteis, un giornalista – lo stesso del link sopra – che ha scritto un libro sull’allora giovanissimo Presidente della Regione Puglia, e per questo è stato querelato da Fitto – sulla base di futili motivi – all’indomani della sconfitta elettorale ad opera di Vendola. L’autore è stato prosciolto perché la querela per diffamazione è stata inoltrata oltre i termini di legge.

Fitto non è nuovo alle aggressioni ai giornalisti liberi. Simbolico il caso del caporedattore del Tg3 Puglia della Rai, Federico Pirro, da lui osteggiato al punto da ordinare all’ufficio stampa della Regione di non passare più comunicati stampa alla Rai di Bari e ai suoi assessori di non rilasciare interviste. Un braccio di ferro durato sino a quando, con l’arrivo di Berlusconi al governo, Pirro fu rimosso dall’incarico, salvo poi a venire reintegrato da una sentenza del giudice Simonetta Rubino del Tribunale di Bari, emessa il 21 ottobre 2004, che sancisce che la sua rimozione era dovuta a “motivi politici” perché inviso a Fitto.
Nonostante l’evidente natura politica della querela, la volontà intimidatoria e persecutoria per tenere sotto scacco un giornalista libero, la vicenda giudiziaria si sta consumando avvolta da un muro di silenzio. La minaccia dell’ex governatore di querelare chiunque ne avesse parlato ha sortito a quanto pare i suoi effetti, terrorizzando giornali e giornalisti pugliesi che, non solo all’epoca della “querela preventiva” si astennero dal fare qualsiasi recensione del libro, ma hanno ora difficoltà a dare perfino la notizia del rinvio a giudizio e, soprattutto, a riportare i capi di imputazione. La notizia del rinvio è stata data dall’Ansa pugliese (senza capi d’imputazione) ma non è stata ripresa da alcun giornale o televisione regionale, nonostante la notorietà del caso, la singolarità della vicenda e il rilievo che assume nel dibattito per la libertà d’informazione in Italia.
Anche i partiti, soprattutto quelli del centrosinistra, e le associazioni della società civile e della cittadinanza attiva hanno taciuto e continuano a farlo. Ma se questo era un comportamento comprensibile all’epoca della “censura preventiva” e prima di conoscere il contenuto del libro – perché poteva anche darsi che avessi scritto qualche grossa fesseria non difendibile – non è più tollerabile adesso che si conoscono i capi d’imputazione e sui quali ci si può liberamente pronunciare. Chi tace acconsente e il silenzio fa sempre il gioco dei più forti.
Ma veramente si può lasciare a Fitto, e a quelli come lui, campo libero di intimorire e minacciare i giornalisti in questo modo, tenerli sotto scacco con richieste esose di risarcimenti finanziari? L’alternativa per noi giornalisti, a questo punto, è l’autocensura e il silenzio oppure il carcere. Con tanto di ben servito per la democrazia e la libertà d’informazione e di opinione, proprio come al tempo dei Borboni.

Ah, Raffaele. Io penso che tu sia un mascalzone nell’accezione di cui sopra, è vero, ma non ne ho le prove. E’ solo un’opinione personale. Non querelarmi, please.
Chiudi un occhio. E’ la prima volta che faccio una precisazione del genere, ma ora, conoscendoti, mi si sono strette le palle.

Mala tempora currunt.

di marco dewey