Posts Tagged ‘provincia di Fermo’

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Il cancro della democrazia italiana

5 giugno 2009, venerdì

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Le schiene “piegate” dei giornalisti sono il cancro della nostra democrazia.
Tutta colpa nostra, però.
Gli italiani, come popolo, sono incapaci all’indignazione.

Così come, pur mentendo alla luce del sole e ripetutamente, senza riguardo alcuno e in tutti campi del punibile (politicamente parlando e non), sappiamo già che Berlusconi vincerà le elezioni, giornalisti come Massimo Franco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, tutti assolutamente intollerabili in questa due giorni e Ferruccio De Bortoli, vergognoso nella famosa puntata di Porta a Porta “Adesso parlo io”, sanno già di potersi permettere di omettere, ignorare, volgere lo sguardo, usare due pesi e due misure con Pd e Pdl.

“Perché tanto – penseranno – a della gentaglia imbelle o fessa, inerte o profittatrice come l’italica progenie vuoi che gliene freghi qualcosa? E poi c’è la propaganda che correrà sempre in nostro soccorso e difenderà questo nostro comportamento. Ché se uno solo proverà, per esempio, ad alzare una corda vocale contro l’onestà intellettuale dei giornalisti del Corriere della sera in un dibattito televisivo – laddove conta – è subito pronta la muta di cani del premier”. Questo credo sinceramente pensino.
Credo si sentano protetti dal sistema che hanno contribuito a creare con le loro parole mediate dalla paura.
Ma, chissà, forse sono ingeneroso.

In realtà bisogna pur capire che questi qui tengono famiglia. Conoscendo loro molto bene il potere e la natura sanguigna, vendicativa dell’imperatore e i numerosi legami affaristico-clientelari che hanno con lui i propri datori di lavoro, avranno ben parlato in casa con la moglie, e con la scusa del futuro delle figlie…
Se non fosse che le loro scelte coinvolgono anche la propria famiglia, loro sicuramente si ergerebbero a paladini della verità, censori del ridicolo, avversari dell’indegno, ma così come sono messi non possono certo compromettere degli innocenti, una moglie, i figli. No. Così proprio non se la sentono. Ed è anche giusto, vista l’antifona.
Noi – come popolo – nemmeno capiremmo.

Una mia amica straniera sposata con un italiano una volta mi ha detto: qui non avete ben chiara la differenza fra valore e prezzo.
E’ vero. Il valore e i valori sono rimpiazzati dalla convenienza momentanea, che pensiamo capitalizzabile.
Quello che non sappiamo è che non sarà mai in grado di riacquistare, di sostituire pienamente quei valori lasciati per strada, la felicità, la tranquillità che ci regalano ogni giorno.

Nel bel paese in pochi ci arrivano. La gran parte di noi sente che qualcosa non va nella propria vita, prova disagio per certe scelte (che sa) di comodo, e allora preferisce non affrontare certe questioni, oppure deviarle, modificarle, renderle gestibili dalla propria coscienza (“ma se fanno tutti così io che sono il più stupido?”, “guarda che da solo non cambi il sistema”, “non mi parlare di politica ché i politici sono tutti uguali” e così via).

La risposta sarebbe nell’educazione al piacere del civismo, dell’onestà, della verità, all’amore per il proprio paese e per coloro che lo abitano, che è altra cosa dal nazionalismo.
Tuttavia l’educazione può poco senza esempi positivi che funzionino da rinforzo ed esempi incredibilmente negativi che vengono puniti per il loro comportamento civicamente deviante: visto che oggi, Italia 2009, non possiamo aspettarci nulla di tutto questo, siamo punto e a capo.
E allora rimane solo la speranza di un cambiamento. Ideali diversi che disegnino un potere diverso. Per questo è importante occuparsi del futuro. Per questo è importante fare politica.

Dei dipendenti di vario tipo di Berlusconi oggi non parlo, tanto è chiara la loro deferenza di principio al Multi-Verbo (altrimenti detto Doppia-Versione), il potere speciale del premier per coglionare gli idioti.

* * * *

Visto che siamo alla vigilia, ci tengo ad augurare un buon voto a tutti.
Io voto Pd, ancora molto convinto dal progetto e dall’amore per tutti voi.
E ovviamente per Cesetti presidente della provincia di Fermo.

Se il centrosinistra proprio non dovesse fare per voi, invito a votare Massucci, politico e persona coerente e molto più onesta di Basso e di Di Ruscio. Cui prodest una destra affaristica in provincia se non ad imprenditori pronti a tutto? Appartenete voi alla categoria “imprenditori pronti a fare carte false”? No?! Allora sapete per chi non votare, e non è poco.

Se dovessi scegliere di essere sconfitto, meglio un medico cattolico molto alla mano che uno che crede nella reincarnazione (Basso), e decisamente meglio del sindaco di Fermo (“ma io pozzo votà Di Ruscio? Lu conoscio da quann’era fricu. Guarda, lascemo pèrde, ahah”).
Coraggio Sadurnino, sappiamo che brillare per autorevolezza non è il tuo forte.
Vabbè, dai, diamo a Di Ruscio quel che è di Di Ruscio. Ecco qui i frutti tangibili della tua vigorosa azione di governo della città di Fermo.
Che i “fermani” abbiano pietà di loro.

Salut.

di marco dewey

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Primarie del centrosinistra per il presidente alla provincia di Fermo. Cesetti o Offidani?

7 marzo 2009, sabato


Chi vi scrive conosce meno che sommariamente la storia e le convinzioni politiche di Fabrizio Cesetti (sostenuto da Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica) e Renzo Offidani (Pd), i due contendenti alle primarie di domenica 8 marzo per designare il candidato presidente alla provincia di Fermo per il centrosinistra.

Questo mio outing era necessario a giustificare i giudizi incerti e senz’altro discutibili che elargirò di qui a breve.
Discutibili perché parziali e perché si posano volutamente su basi instabili.
L’ignoranza – lungi dall’essere considerata un vanto – può risultare condizione privilegiata quando il tuo scopo è valutare con spirito vergine e sgombro da preconcetti un confronto fra due sfidanti che hanno idee simili ed entrambe rispettabili.
Scrivere del formarsi di una scelta senza suggestioni pregresse non mi pare esercizio privo di interesse. Per una volta voglio vedere cosa si prova.

Ieri, appena arrivo alla Sala dei ritratti di Fermo, luogo dell’ultimo confronto prima del voto, capisco che i miei buoni propositi di straniamento saranno molto più complicati di quanto avessi in mente.
Parlo col mondo e mi capita di avere ben chiaro il polso della situazione. So chi vincerebbe e in che modo se ci fosse un seggio lì fuori (e un po’ mi scoccia non rivelarlo, ma vorrei elaborare solo impressioni eminentemente personali, tentando di escludere le altre influenze).
Il malumore comunque serpeggia. Per quello che poteva essere e non è stato, per un Cesaroni – sconfitto alle primarie interne al Pd – che non è stato compreso appieno dal territorio, per alcune risposte poco pertinenti, non di rado ricondotte ai rispettivi punti di forza: per Offidani l’argomento mobilità, di cui si è occupato a lungo, e la capacità di dialogo con i comuni; per l’avvocato Cesetti quello di essere stato uno degli artefici in Parlamento della 147/2004, legge istitutiva della provincia fermana.

E’ la prima volta che li sento parlare. Nessuno dei due incarna esattamente il politico che tutti noi vorremmo come nostro rappresentante. Tutti noi – spero – lo desideriamo in grado di evocare onestà e indifferenza al potere e al denaro, un certo eclettismo nelle competenze, disponibilità, serenità, sicurezza, modestia, e se possibile anche dalla retorica varia, capace di dominare tutti i registri e affascinare il pubblico con un’idea credibile di gestione. Che sia abile a farci credere al suo progetto, al suo sogno. E poi bravo a realizzarlo.

Io di sogni ieri sera non ne ho sentito nemmeno l’odore. Sarà per i limiti dell’istituzione Provincia, sarà per il pragmatismo e il fair-play anche retorico dei due, sarà che non ne sono stati capaci: sinceramente non l’ho capito il perché.

Hanno persino sprecato miseramente l’ultima domanda, che poteva dare il LA a un discorso ampio sul modello di società per cui si sarebbero battuti fossero diventati presidenti.
La signora che ha porto la questione voleva si facesse riferimento in particolare a giovani, anziani e sanità e non voleva si descrivessero necessariamente le politiche da attuare, ma l’idea di società che doveva fare da collante. Insomma, la domanda che ogni politico vorrebbe gli venisse rivolta una volta nella vita.
Ora, non è che le risposte fossero particolarmente sgraziate o non condivisibili. E’ che quando senti che chi ti rappresenta e si è preparato per una campagna elettorale non ti fa venir dannatamente voglia di averlo come tuo presidente dopo una domanda del genere, c’è qualcosa che non va.

E poi, di primo acchito, di tutte quelle caratteristiche del politico ideale di cui parlavo sopra, a entrambi sembra mancarne qualcuna.
Per intenderci, Cesetti sembra un politico che le ha viste tutte, di quelli che hanno capito come ci si muove in quel mondo, un politico che abbiamo frequentato molto nel nostro immaginario. Non sembra alla mano, non sembra modesto, e sembra particolarmente monocorde.
Offidani sembra arrabbiato con qualcosa, con qualcuno, con una situazione che si sta venendo a creare forse, o forse è il suo normale modo di fare. E’ partito calmo e ci tiene a far sapere che lui (attualmente assessore provinciale al Bilancio, Finanze, Infrastrutture per la Mobilità, Viabilità, Progetti Settore calzaturiero, Problematiche connesse all’istituzione della Provincia del Fermano), crede “che ci sia bisogno – in questo momento di crisi – di chi ha acquisito una conoscenza della macchina amministrativa, delle conoscenze, dei rapporti con le amministrazioni”. Crede profondamente nel confronto con tutti i comuni e nel dialogo. E alla domanda sulla legalità del moderatore Andrea Braconi si batte come un leone: “Ho improntato tutta la mia attività politica al rispetto per le norme, per la legalità. Non ho mai manovrato pacchetti di tessere, mai utilizzato gli incarichi per assunzioni di amici e parenti. E non ho mai avuto terreni che potevano rientrare nei piani regolatori”.
E inoltre si dice anche pronto a fare della provincia fermana un esempio di moralità.

Cesetti propone una struttura della provincia snella e con pochi dirigenti. Vuole ripensare al modello di formazione e al contrario di Offidani non vuole nemmeno dialogare con Spacca sui due progetti possibili per la riconversione dell’ex Sadam (centrale a biomasse della PowerCrop o raffinazione del silicio per componenti fotovoltaici della Ned). Il suo è un no netto ad entrambe le soluzioni.

Appare chiaro che Offidani ritenga nel profondo di essere la persona giusta per quel posto. E sono sicuro che lo farebbe bene. Penso però anche che creda di essere al centro di una situazione strana con l’Idv di mezzo. L’Idv non ha fatto mistero di preferirgli Cesetti e l’eventualità che l’elettorato democratico ne venga a conoscenza sembra dispiacerlo sopra ogni altra cosa. E’ questione che, nonostante i proclami di ottimismo, sembra renderlo insicuro riguardo la vittoria.
Il suo “io vorrei che ora si astenessero (i dirigenti Idv, ndr) dal sostenere l’uno o l’altro candidato” vale più di mille comunicati da parte dell’Italia dei valori.
Come controprova della situazione in atto possiamo citare Cesetti: “Io chiedo agli uomini e alle donne dell’Idv di partecipare alle primarie. Che si esprimano per designare il loro candidato”.

Istintivamente sto con l’uomo onesto di partito e di fatica sui numeri Offidani.
La paura sull’esito della discussione di Offidani con Spacca sulle centrali, l’annunciata riduzione dei dirigenti della Provincia, l’accordo certo con l’Idv e soprattutto la maturità del nocciolo duro del Pd mi fa dire Cesetti.

Per chi, avendo letto per sommi capi l’articolo, avesse paura che sia passato dall’altra parte, dalla parte di Basso o di Di Ruscio, sappia che non c’è pericolo. Un abisso divide i nostri mondi.
Non per ultimo un diverso rispetto per le decisioni dei nostri elettori. Un diverso rispetto per la democrazia.
Non saranno delle primarie, ma degli accordi sottobanco a decidere il loro candidato.

Per cui invito tutti i votanti del centrosinistra a partecipare a queste primarie.
Per dare forza politica al nostro futuro candidato e a questo bell’esempio di democrazia.

di marco dewey

A Porto San Giorgio il seggio è in via Oberdan, nella Sala Imperatori.
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