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Perché sarei andato a Firenze da Renzi e Civati

6 novembre 2010, sabato


Non conosco abbastanza Matteo Renzi per poterne tessere le lodi a cuor leggero.
Conosco piuttosto bene Pippo Civati, però, del quale apprezzo temi, costanza e coerenza del discorso politico.
A seguire ogni battuta via streaming non c’è dubbio: sono due ottimi intrattenitori.

Posseggono entrambi quella allure che ci fa superare di slancio i dubbi sulla loro ambizione.
E poi penso: cosa c’è di male nell’ambizione quando non scade nella distruzione, nell’incoerenza, nella bassezza, nei comportamenti poco etici?

Non abbiano paura i cari compagni del direttivo del circolo Pd del mio comune (Porto San Giorgio), non è rottamazione di chi ha vinto legittimamente il congresso, non è demolizione dell’operato della segreteria e del Pd tutto a fini personali.

E’ piuttosto una riunione molto sentita, propositiva e piena di ideali a supporto del partito!
E non si tratta in alcun modo di nuove generazioni vs status quo, ma -ad esempio- di un discorso serio sulle deroghe alle regole dello statuto riguardo il numero di legislature in Parlamento.

Queste regole che ci siamo dati tre anni fa prevedono un massimo di tre legislature o una chiara motivazione per deroghe a questa norma per un massimo del 10% di tutti gli eletti in Parlamento.
Purtroppo attualmente le deroghe hanno sforato il 25%, peraltro senza che sia stata addotta alcuna motivazione.

Non temiate che qualcuno metterà in discussione qualcun altro per ragioni anagrafiche.
In gioco non c’è l’età dei politici, ma le buone pratiche per le candidature locali, per limitare al massimo i giochini con le tessere.

Non è l’età, ma è far vedere all’esterno, anche a costo che a Bersani possano girare le scatole, che una bella fetta del partito, anche già molto strutturata, è molto propositiva e decisamente favorevole ad alleanze naturali fondate sui valori, modalità che molti di noi pensano ci avvicinerebbero, e di molto, alla base.

Il partito non è un casermone immobile che lascia ragionare solo la segreteria, un gruppo molto ristretto di persone che finora ci ha relegato a risultati mediocri (il 24%!).
Il modello verticistico di segreteria non solo non funziona, ma è concettualmente perdente.
Il mondo, l’Italia sono molto più complessi di quanto possa soltanto immaginare il politburo ufficiale.

Non possiamo più permetterci di continuare a frustrare le ambizioni delle intelligenze dalle competenze eccellenti che chiedono solo di essere usate, di non essere messe da parte per “cause di forza maggiore”.
E’ l’idea del dover “aspettare il proprio turno” che è marcia, è il decidere chi vada bene o no per l’agone politico sulla scorta delle presunta forza che avrebbe sul territorio che è odiosa, è il non proteggere le risorse di punta da votazioni minate dai giochi delle tessere che ora è inammissibile.

Personalmente sogno un partito, una democrazia interna al partito che costringa gli iscritti a votare solo dopo aver assistito al dibattito fra i candidati. E, guarda tu, perfino che le nomine politiche per enti e partecipate siano decise con maggioranze bulgare e motivazioni pubbliche oppure fatte scegliere alla base degli iscritti.

A Bersani chiedo di andare a Firenze ad abbracciare i suoi figli più irrequieti e volenterosi.
Si apra alla novità, ai diritti, alla chiarezza di intenti e valori.
Ci regali l’adesione totale ai valori di quei milioni di elettori che alle scorse elezioni hanno abbandonato il partito democratico a causa del suo cerchiobottismo.
Vedrà che balzo in avanti nei sondaggi!
Esiste anche il Pd che ha perso il congresso e che non è d’accordo con la linea attuale e con la china di sopravvivenza che a volte sembra aver preso chi ha le redini del partito. E non pensi che anche chi lo ha votato non sia almeno parzialmente deluso.

Come ha sostenuto qualche ora fa Francesca Fornario dal palco di Prossima fermata: Italia: “Come fa a conquistare dei voti un partito che non suscita l’entusiasmo nei suoi elettori? Riprendiamo i temi che sono cari ai nostri elettori!”

Bersani ricordi agli italiani che la distanza fra la linea della segreteria e quella ampiamente diffusa degli scontenti è minima.
Io lo so.
Il nostro segretario non sprechi questa occasione. Faccia un favore all’Italia e lo dica forte a Firenze domani.
Ci saranno almeno 4500 persone ad ascoltarlo dal vivo e almeno 20000 in streaming.
Cifre di tutto rispetto che porteranno in dote una eco mediatica potenzialmente dirimente.

marco gattafoni

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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 novembre 2009, sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd

22 ottobre 2009, giovedì

Ignazio Marino
Questo post nasce come commento a un articolo di Marco Simoni, che abbozza una sua visione dei tre candidati a segretario del Pd.

Mi spiace che, nel quadro che hai fatto di Bersani, tu non abbia individuato nella questione del numero di tessere inconcepibili e nei nomi che ci propone, e di cui oramai sembra schernirsi, il grosso elemento di debolezza. Senza la credibilità dei nomi non si va da nessuna parte. E la sua mozione in tal senso oscilla fra l’inimagginabile e lo strafottente. Non puoi vincere con questi nomi e magari grazie a loro. Semplicemente non può essere!

Su Franceschini mi trovi d’accordo, tranne per quello che riguarda la Serracchiani. In un momento in cui ci saremmo aggrappati a ogni novità, Debora poteva sembrare il giusto compromesso fra irruenza, sfrontatezza e territorio, fra giovinezza e fiducia nell’apparato, così come nei film americani -nonostante settori deviati- si ha sempre fiducia negli anticorpi della democrazia americana. E questo è positivo.

L’incondizionata e non adeguatamente motivata adesione a Franceschini, il suo dirottamento alla segreteria regionale (gli eurodeputati avrebbero dovuto fare solo quello, Franceschini, no?), ma soprattutto l’assurda critica fatta a Marino riguardo il rifiuto della proposta Scalfari, ha illuminato però la sua aura di nuances grigie. Incomprensibile.

Io voto Marino non solo perché è nuovo.
E’ davvero uno di cui si può andar fieri e non solo in Italia. Uno circondato da giovani bravissimi, -questi sì- preparati e dotati di grande appeal comunicativo-mediatico come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e l’onorevole Sandro Gozi.
Le riforme che propone organicamente nella sua mozione non sono -poi- frutto di derive ideologiche o nate solo sulla base di spinte riformiste ecocompatibili, ma sono state valutate analiticamente insieme a un pool di economisti, alcuni dei quali stranieri.
E poi Marino è uno di sinistra, che riesce ad interpretare naturalmente bisogni di vasti strati della popolazione, eticamente parlando un berlingueriano vero.

Parlando con la gente, tutti, ma proprio tutti quelli che non lo voteranno gli imputano una certa incapacita di comunicare forza e credibilità. A questi rispondo che troppo spesso non sono riservati a Marino la stessa attenzione e gli stessi tempi. E’ trattato come uno meno dotato di autorevolezza. E lo stesso è sui giornali. C’è una netta differenza di esposizione mediatica. Tutto gli gioca contro. E vorrei tanto sapere perché.

Sappiamo che De Benedetti e Tronchetti Provera, e se non mi sbaglio anche Angelucci (editore de L’Unità), finanziano la fondazione ItalianiEuropei di D’Alema. Ma la dietrologia non è il mio forte ed è meglio pensare che a quei giornalisti non piaccia troppo Marino e la sua mozione e manifestino libertà di espressione mantenendo una certa distanza da lui se non anche dalle primarie.

Anche a molti degli iscritti e dei non iscritti che non la voteranno, ma la conoscono bene, la mozione Marino sembra bellissima. Insomma, come recita un proverbio della mia zona, Marino sembra “Lu fiju de la sora Camilla, tutti lu vole, nisciuno se lu pija”. Ma sarà davvero così?
I segnali di apprezzamento sul web e anche discutendo con gli amici li avrete visti anche voi. Io vi posso confermare che conquistare il cuore di una persona di centrosinistra colpevolmente disinformata è relativamente semplice, e se tutti quelli che l’avevano promesso si sono davvero spesi per Marino, i risultati saranno sorprendenti.

A quelli a cui il cuore non è stato ancora mosso dalla speranza chiedo: non è degno di fiducia? Avete paura della novità? A queste persone che non credono ci potrà essere mai qualcosa di nuovo e credibile, soprattutto ora, chiedo di fare una riflessione.
Abbiamo una sola forza: il voto! E il Pd è una forza necessaria, che magari -quando non vi piacerà- potrete non votare per dare un segno forte. Ma quando invece esprime delle personalità interessanti e innovative, sane, dobbiamo fare in modo che emergano, dobbiamo votare per loro!

Per una volta fate un conto dei vostri sogni, tornate a capo e mettetevi in contatto col cuore.
Il 25 ottobre facciamoci tutti un favore, andiamo a votare Ignazio Marino.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)
Membro indegno del Comitato Fermano Marino Segretario

PS: Qui i seggi dove si vota per le primarie il 25 ottobre in provincia di Fermo.