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Veline vecchio stampo e i “soliti froci” al Tg5

12 agosto 2010, giovedì


Ma com’è che ogni maledetta volta che mi tocca guardare il Tg5 succede qualcosa di disgustoso al suo interno?

Ore 20:25 di ieri. Il tg si interrompe per una dichiarazione di Berlusconi sulla non liceità di nuove maggioranze.
Un minuto.
La lettura, parola per parola, della dichiarazione di Berlusconi è durata quasi un minuto!
Immaginate la scena: il conduttore legge la velina governativa appena arrivata e questo comunicato dura “televisivamente” una vita!
Sinvergüenzas!

A seguire il servizio sull’allontanamento dei due omosessuali che si baciavano sulla spiaggia di Capocotta.
Si baciavano solamente? Stavano avendo un coinvolgimento superiore alla norma accettata (per due ragazzi dello stesso sesso)? Le solite verità contrapposte.
Tendo a considerarlo di relativa importanza. Fatti loro.

Nel servizio il commento è affidato alla ggente.
Risultato? Tanti gli intervistati, solo a uno non avrebbe dato alcun fastidio; gli altri, chi più, chi meno, si sarebbero detti facilmente turbabili da certi spettacoli.
Il senso era sempre questo: “se si mettono in mostra”, “se esagerano è giusto che vengano allontanati…”, “davanti ai bambini…”, etc etc.
Nota bene, nessuno sembrava essere stato presente al fatto, evidentemente riportato dal giornalista.
A proposito, quali erano le domande alle quali hanno risposto?
Non solo, quanto accaduto a Capocotta è accostato, verso la fine del servizio, all’allontanamento di una signorina a quanto detto colpevole di essere troppo sensuale mentre si spalmava la crema in topless.
E anche lì sterotipi sessisti alla “se la donna è bella, va bene se si mette in topless”.

Niente male per un telegiornale: nessuna importanza dedicata ai fatti, luoghi comuni a go-go, stereotipi, un trionfo!

Quanto di peggio potesse accadere dopo un (chissà, forse) atto discriminatorio: l’omofobia “passa”, “sfonda” in prima serata.
Il veicolo? La ggente.
L’ha detto la ggente, i giornalisti dal padrone sessista e omofobico non c’entrano niente.

Ordinaria amministrazione al Tg5.

di marco gattafoni


(sfuma…)
-Reprise-
Pareggiamo.
Sabato scorso, ore 22:30 della Notte rosa, una serata decisamente trafficata a Porto San Giorgio, ho visto due giovanetti in mezzo alla strada, appoggiati ad una macchina.
Le auto passavano a 10 all’ora per guardarli.
Lui, baciandola, le metteva mani sui seni e dentro altro.
Chissene? Sì, chissene!

Se anche i gay “svelati” si scoprisse tendono ad essere in proporzione meno riservati degli etero in quanto a effusioni in pubblico, questo lo si dovrebbe, a mio modesto avviso, a un sentimento di affermazione della propria identità in un contesto fortemente denigratorio, per molti paralizzante.
Passati i primi timori adolescenziali, anche io mi sarei goduto il mio amore meno convenzionale con maggior gioia e sentimento di libertà, e probabilmente non mi sarei mai limitato nei baci da dare al mio ragazzo.

Alcuni degli omosessuali post coming out credo si sentano cittadini liberati, come molta gioventù negli anni sessanta.
Credo si sentano persone ormai libere dal giogo dei valori imposti, libere dai moralismi che li vogliono segregati, nascosti, chiusi nei loro locali, lontani dagli occhi dei semplici, dei bigotti, dei poveri di tutto.

Quel genere di servizi giornalistici descritti sopra non sono però solo una questione di bigottismo e misantropia.
E’ una questione di potere, di deformazione, di esasperazione consapevole dei costumi degli italiani.
Di un Italia che si vorrebbe allineata verso il basso del qualunquismo, della banalità, del “lo dice la tv”, della maleducazione.

Servizi come questo, le persone che l’hanno pensato e montato, hanno contribuito come poche altre cose al decadimento culturale e politico degli ultimi venti anni.
Tutto il genere mediaset delle interviste per strada funziona da riaffermazione di valori, da rassicurazione del dio politico-mediatico alle convinzioni del proprio popolo, uomini e donne che non ho il timore di definire o culturalmente disagiate o eticamente deprecabili.

Tutto per fare il gioco del padrone, che sui disvalori della discriminazione e del pensiero istintivo dell’elettorato conta.
L’umanità delle sue televisioni, lontana mille anni dalla politica, è il mattone più effiace per le sue vittorie.
Il dipingere un’Italia dai costumi, pensieri, aspettative e ideali bassi, addirittura infimi, è questione strettamente funzionale al suo potere.

Per il potere politico ogni atto è lecito.
Sarebbe assurdo se ci fosse qualcuno che ancora se ne sorprende.
Lo sa bene e lo ripete con altre sfacciate parole il presidente emerito estremamente unto.
Pace, un giorno, all’anima fascista sua.

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I baci proibiti del Tg5 di Cristina Parodi

8 giugno 2010, martedì

la benestante moglie di Giorgio Gori
Per la prima volta dopo mesi ieri sera incrocio il Tg5 serale.

Ore 20:25, la giovane Cristina Parodi ci parla di “baci proibiti”.
Il servizio parte prendendo spunto dall’ennesima performance evidentemente antiomofobica fra attrici/cantanti d’oltreoceano dello stesso sesso, in questo caso Sandra Bullock e Scarlett Johansson, e di lì la carrellata dei precedenti e i commenti italioti di Nancy Brilli e Alba Parietti, contrarie alla “moda della trasgressione”.

Sorvoliamo, ma la spigliata Cristina Parodi ci dica cosa intendeva con la sorridente espressione “baci proibiti”.
Grazie.

marco gattafoni

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Giornalismo partecipativo pregno di omofobia? Il paradosso di Citizen Report della Rai

15 aprile 2010, giovedì


Nella notte di martedì è andata in onda su RaiTre la prima puntata di Citizen Report, tramissione Rai Educational, diretta da Giovanni Minoli.

Citizen Report è descritto dai suoi curatori come progetto di giornalismo partecipativo di Rai Educational.
Se questo può essere vero per il blog, decisamente non ritengo sia considerabile tale il programma televisivo.

E’ un vero e proprio contenitore giornalistico con un tema settimanale e con scelte redazionali del tutto autonome dalla valenza dei contributi.
La giornalista Federica Cellini non solo compone la selezione dei filmati, ma arriva persino a distorcerne il senso.

Decisiva la trascrizione delle prime fasi della trasmissione.

L’incipit è un filmato montato dagli autori, un pout pourri di vecchie pubblicità con famiglie di ogni tipo.

Federica Cellini: “Ma davvero la famiglia italiana oggi è cambiata così come la racconta la pubblicità? Cos’è oggi la famiglia, che ruolo ha nel nostro paese? […]
Con noi collegati in webcam i blogger della nostra community […] con filmati che hanno girato e montato hanno provato a rispondere a una call. […]
Abbiamo ricevuto sollecitazioni stimolanti e provocazioni sorprendenti. A cominciare da questa. E’ il 13 giugno del 2009 e siamo sul palco del Gay Pride.

(Parte il servizio. Il presentatore dal palco presenta Luca Possenti delle famiglie arcobaleno). “Quando diciotto anni fa feci il mio primo coming out con la mia famiglia, quello che dissi fu: “Io sono felice così come sono, l’unica cosa che mi dispiace è di non poter avere figli”. Questo la dice lunga su quello che ci inculcano sin dal primo giorno di vita. Adesso per fortuna la cosa è cambiata. Dopo quasi diciotto anni sto per diventare padre” (urla di approvazione dal pubblico sotto il palco. Qui termina il breve filmato che funziona più che altro da spunto. Si ritorna in studio).

Federica Cellini (in questo dialogo immaginate per lei la stessa sistematica disapprovazione cadenzata al termine della frase che ha la Valeria di Tutti pazzi per amore 2, interpretata da Camilla Filippi, quando parla con il Paolo Giorgi di Solfrizzi nelle prime quattro puntate della serie):
Cosa vuol dire esattamente “sto per diventare padre”? Noi lo chiediamo direttamente a lui, Luca Possenti (che non è l’autore del filmato, ma il soggetto ripreso).
LP: – Francesco ed io stiamo tentando già da un po’ di avere un bambino tramite gestazione di sostegno o surrogacy, che ovviamente in Italia non si può ”
In Italia non si può. Perché? Cos’è esattamente la surrogacy? Come funziona?
– Siamo andati in Canada e attraverso un’agenzia abbiamo trovato una donatrice che donerà l’ovulo, e una portatrice, ovvero una donna che porta avanti la gravidanza al posto nostro
Insomma, chi è la mamma? Come l’avete scelta?
– La mamma non è la mamma. E’ lei per prima a non definirsi mamma. Noi in realtà abbiamo scelto quasi istintivamente, non è che ci siamo messi lì a vedere quanto era alta. E’ stata una cosa molto istintiva. Non voglio dire che è come quando ti innamori di una ragazza, però comunque è stato così. L’abbiamo vista e abbiamo detto “Sì”.
Ecco, l’avete vista, ma vi siete conosciuti? Avete visto una foto?
– L’abbiamo vista inizialmente sui profili anonimi, poi abbiamo chiesto di poter avere lei, l’hanno contattata, lei ci ha accettato, dopo di che ci vediamo in webcam, ci siamo visti anche dal vivo. Stessa cosa per quanto riguarda la portatrice, solo che lì è lei che sceglie noi. Noi dobbiamo rimanere in attesa che ci sia una donna che vuole lavorare con noi.
Luca, tu usi parole molto forti: la mamma è una portatrice, parli di una donna disposta a lavorare con voi. Non ti sembra che ci sia una prevaricazione?
– Non la vedo assolutamente in questo modo. Le tecniche che stiamo utilizzando sono le tecniche che sono nate per aiutare le coppie eterosessuali ad avere figli, le coppie eterosessuali che hanno problemi di fertilità, quindi alla fine considero noi come una coppia che ha problemi di fertilità.
Poi questo bambino di chi sarà figlio?
– Quando lo porteremo in Italia sarà figlio ovviamente, per quanto riguarda la legge italiana, solamente del padre biologico.
Ma come vivrà con due padri? Non pensi che gli mancherà la figura materna?
– I ruoli paterni e materni vogliono farci credere che sono divisi a seconda del sesso biologico. In realtà non è così. Il bambino ritroverà i vari ruoli divisi all’interno della famiglia.
Che famiglia sarà la vostra? Come te la immagini?
– Sarà una famiglia normalissima. Anziché avere un padre e una madre avrà due padri, ma questo penso che sarà l’unica cosa differente dalle altre famiglie.
L’avete sentito (rivolgendosi al pubblico): Luca dice che l’unica differenza è che questo bambino sia figlio di due padri. A voi sembra una differenza irrilevante? Sicuramente la storia di Luca muove molti interrogativi ai quali non sempre c’è risposta.
A me, ad esempio, ha colpito sentire Luca usare parole forti: parla di una mamma come di una portatrice, parla di una donna disposta a lavorare con loro per mettere al mondo un figlio. Quella delle unioni omosessuali resta comunque una questione molto, molto interessante sulla quale ci piacerebbe andare a fondo ed ascoltare altre voci al punto che stiamo pensando di lanciare sul nostro sito un’altra call dedicata a questo tema.

Dunque, anche a voler mettere da una parte il tipo di giudizio fortemente moraleggiante, a mio avviso omofobico della giornalista, giudizio che si evince con evidenza dal dialogo, ella qui interloquisce non con chi ha messo in rete il filmato, ma solo con il suo soggetto.
Chi fa giornalismo qui? Che c’entra il giornalismo partecipativo?
Se a questo aggiungiamo la finta diretta della trasmissione -gli autori dei filmati sembrano attendere il loro turno in webcam-, la poca importanza giornalistica dei filmati, e sopra ogni altra cosa la scelta di pensarla in modo palesemente contrario allo spirito del filmato e al suo stesso soggetto, è chiaro che la cifra del programma sia ancora tutta da valutare.

L’ultimo punto in particolare credo stravolga il concetto stesso di giornalismo partecipativo.

Come a sottolineare la contrapposizione fra scelta redazionale e giornalismo dal basso, un servizio evidenzia, poi, il primato della scelta degli autori sulla bellezza o sulla valenza dei contributi: “Volevamo raccontarvi la quotidianetà della classica famiglia italiana e abbiamo trovato Barbara(che ha spedito loro un filmino di famiglia con cinque figli, sorridente e piena di ottimismo).
Per la cronaca, a Federica Cellini tanto basta a definirla “blogger”.

Mi spiace, Minoli, molto dovrà cambiare per far acquisire un minimo di credibilità a Citizen Report.

di Marco Gattafoni

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Chi è il responsabile di quegli interminabili minuti di pubblicità gratuita a Poste Italiane nella rubrica “Orso o toro” di RaiNews24?

14 aprile 2010, mercoledì


Martedì 13 aprile, ore 17:30. A RaiNews24 è l’ora della rubrica Orso o toro.

Ospite in studio Luca Leoni, responsabile della funzione Marketing Intelligence di Poste Italiane.

Costui parla tanto e approfonditamente (grazie alle domande compiacenti del conduttore) del gran ventaglio delle loro offerte bancarie e di risparmio postale.
Non so quanti prodotti abbia esposto realmente.
Tutti di grande successo, tutti di grande sicurezza, tutti per i “giovani”.
Credo una decina scarsa di minuti.
Non finiva più.

E poi sono in tanti. Un terzo dei giovani ha a che fare con Poste Italiane, annuncia compassato e fiducioso nel futuro Luca Leoni.

Domanda dopo domanda il conduttore Mario Fiorenza sembrava alzare delle facili schiacciate per questo signore. Nessun contraltare, nessun dubbio. Ci saranno tante offerte per le carte prepagate, un conto corrente online come investimento e via andare.

Il nostro sembrava interessato solo alla propaganda commerciale del responsabile marketing di uno dei gruppi più importanti d’Italia. E qui parliamo di risparmi per tanti, tanti miliardi di euro.

Era chiaro come il sole che il dottor Leoni poteva dire tutto ciò che voleva, che le domande erano congegnate per lasciargli continuare il discorso sugli incredibili e agili e convenienti prodotti della banca gialla e blu.

E allora domando: chi ha pensato a questo incontro? Chi ha legittimato questa impostazione? A quale pro?
E’ sempre così ogni settimana, così con ognuno di questi grandi gruppi bancari?
Ho sentito che il giorno prima avevano avuto come ospiti quelli di Unicredit.
Mi chiedo: quanto vale uno spottone del genere, un’intervista in questi termini  in una rubrica economica?

di marco gattafoni

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Come sarebbero andate le regionali 2010 con un Pd diverso

29 marzo 2010, lunedì


Ore 22:30 Lazio in bilico, Piemonte quasi perso.

Non possiamo pensare che il dato politico possa essere influnzato troppo dall’esito finale di queste due regioni, che alla fine abbiamo perso.

Il dato è che con questo vento di crisi e con la risposta inesistente del governo, noi di centrosinistra queste due regioni governate bene avremmo dovuto conquistarle a mani basse.

Visto che non è successo, uno si chiede perché.
I primi due motivi che mi vengono in mente sono questi: uno, l’incredibile e sfacciato dominio mediatico della destra; due, lo sguardo miope del Partito Democratico degli ultimi sei mesi.

Per esempio, il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutta la sinistra italiana decidendo di sostenere Boccia alle primarie pugliesi, un candidato sostenuto dall’Udc, nonostante gli uomini di Casini non avrebbero accettato poi il nome di Vendola, uomo benvoluto da tutta la base democratica.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità nelle Marche dribblando le primarie e decidendo a tavolino di favorire da Roma l’alleanza con l’Udc nonostante questi ultimi -fra le altre- avessero posto come una delle condizioni quella di non volersi apparentare con partiti con la falce e martello nel simbolo.

Il Pd ha deciso di rischiare la sua credibilità con tutto l’elettorato che si definisce di sinistra in tutte quelle regioni in cui non si è posto al centro dello schieramento di centrosinistra ponendo all’attenzione dei possibili alleati un programma centrato sulla difesa del lavoro, dell’ambiente, dei servizi alle classi più deboli, della scuola e dell’acqua pubblica, centrato sulla meritocrazia degli incarichi pubblici (appalti e assunzioni), sulla trasparenza dei bilanci e sulla trasparenza della mobilità all’interno del partito.

Voglio un Pd diverso! Un Pd che dirime sempre la questione delle alleanze con primarie che non dovranno vedere l’appoggio da Roma del Partito, ma al massimo di tutti i dirigenti del partito!

In questo momento vedo ogni uomo e donna di potere anche minimo all’interno del partito impegnati ad esercitare soprattutto pratiche autoconservative.
Così non si guadagna un voto e invece di sfruttare al meglio l’astensione a destra la subiamo pari pari perdendo due pezzi importanti d’Italia come Piemonte e Lazio.
E speriamo nient’altro in futuro.

Andare avanti con l’Udc non porta da nessuna parte.
Alle politiche guadagnerai un 4% e perderai minimo il 15% di uomini di sinistra giustamente idealisti.
Considerando che se andasse con qualsiasi altra alleanza di destra l’Udc contribuirebbe con il 6%-7%, fate voi i conti.
Non solo. I rischi sono più grandi dei possibili benefici.
Qualsiasi alleanza con l’Udc ha poco o nessun appeal per uno zoccolo duro del 20% che non voterebbe un’alleanza con questo partito e senza una parte di sinistra nemmeno sotto il ricatto del voto utile: piuttosto il non voto oppure il voto a “Grillo”!
Insomma, non vedo nessuna prospettiva di crescita.
Quella non è una forza che aderisce ai nostri valori: al massimo potrà sostenere certe politiche, ma con le convergenze limitate non si va da nessuna parte. Però si sopravvive, vero?
Evidentemente a chi sa di avere la poltrona assicurata basta.
Questa gente non vuole mica cambiare l’Italia. Lo spera in seconda battuta al massimo.

E se poi l’Udc ci mollasse all’ultimo momento? Ma ci pensate?!?

La politica non si fa togliendo e sommando, ma essendo limpidi e facendo sognare con la forza delle idee.
Coinvolgiamo i tesserati nei circoli, facciamo sognare almeno i tesserati, facciamo sognare la base! I voti verranno.
Non se ne può più di non far politica sul territorio se non a un mese dal voto.
La politica è sacrificio e progettualità condivisa: la politica è tutto tranne mantenimento degli equilibri interni.
La politica è tutto tranne mantenimento acritico di una linea che è stato provato essere perdente.
Che l’attuale dirigenza democratica non si trinceri dietro il volere della base, perché la base non ha scelto Bersani per la sottaciuta strategia delle alleanze.

di marco gattafoni

Accettate un consiglio: fate come me e iscrivetevi al Pd.
Provate a cambiarlo da dentro.

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Berlusconi pronto a rivelare i siti delle centrali nucleari a dieci giorni dal voto per le regionali 2010. O no?

16 marzo 2010, martedì

Pare che Berlusconi abbia oramai deciso. E’ solo, ha contro gran parte dei suoi colonnelli e tutta la Lega Nord, ma ha in cuore un solo pensiero: lo deve a tutti quelli che ancora guardano a lui con ammirazione.

Nello sforzo verso un rapporto improntato sempre più alla chiarezza di intenti con i propri elettori, il Presidente del Consiglio pensa di rendere noti al più presto i nuovi siti nucleari italiani.

La localizzazione delle centrali è questione oltremodo scottante: tutti sanno che nelle regioni in cui saranno ubicate, le rivelazioni significheranno sconfitta quasi sicura alle elezioni.

Comunque sarà, la base del partito sembra essere vicina a qualunque decisione il premier voglia prendere.
I blogger di centro-destra, che di Berlusconi apprezzano soprattutto la schiettezza,  la sincerità, l’onestà intellettuale e l’integrità da uomo di Stato di altri tempi, nonostante le inevitabili ricadute sugli esiti delle regionali, sono piacevolmente sorpresi da questa notizia.
Lo sforzo di chiarezza con tutti i cittadini, beh, questo è proposito di cui poter davvero andare fieri.

Un argomento che si pensava voler defilato, ma che interessa la popolazione, torna ad essere al centro della discussione preelettorale, nonostante l’evidente scivolosità. Tanto di cappello!

Questione, quella nucleare, che -devo ammettere- noi di centro-sinistra pensavamo essere il monumentale esempio dell’ipocrisia di chi ci governa, che sceglie deliberatamente di mentire ai propri elettori.

Nessuno dei candidati presidente del centrodestra –pur essendo tutti o a favore del nucleare o silenti a riguardo– finora ha affermato o negato che ci saranno centrali nelle regioni di loro pertinenza, a parte la Polverini, che afferma che non ci saranno nuove centrali nucleari nella sua regione (a Montalto di Castro consideratevi pure condannati).

Ora, sapendo che il vecchio nucleare che ha in mente l’Italia si farà come minimo in almeno un paio delle regioni italiane, fino ad  ora qualcuno evidentemente stava mentendo.
O i governanti, mentendo o sottacendo la verità ai loro candidati sul posizionamento delle centrali, oppure i candidati ai loro elettori.
Ci sarebbe una terza ipotesi, quella che i siti non sarebbero ancora stati individuati nemmeno in linea di massima, ma a questa terza ipotesi può solo far comodo credere, lo sa anche Silvio.

Berlusconi pare voglia sanare questo vulnus alla correttezza di rapporti con i propri elettori e sodali che deve contraddistinguere ogni buon amministratore: sanarlo svelandoci la verità sui nuovi siti.

Per una volta apprezzo anche io il piglio decisionista e l’estro politico del capo del governo. Complimenti, Silvio. E grazie.
Attendo con fibrillazione i nomi delle località papabili sperando di non viverci troppo vicino.

Fa’ presto!
Ne va del tuo speciale rapporto con gli italiani.
Si fidano di te, della tua onestà e liberalità, dell’abnegazione che dimostri per il bene del paese, tu fidati della risposta degli italiani al nucleare sotto casa.

Avresti comunque ancora una decina di giorni per spiegare loro che i problemi alla salute per chi abiterà vicino agli impianti saranno compensati da sgravi al costo dell’energia localizzati intorno a quelle aree.
Bonne chance.

di marco gattafoni

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Monica Setta senza vergogna. Al Fatto del giorno usa i bambini non nati contro Emma Bonino. Bella la campagna elettorale pro Polverini nel Lazio.

9 febbraio 2010, martedì


Quando in una trasmissione nazionale del primo pomeriggio di Raidue, una delle candidate a presidente alla regione Lazio, intervistata da una conduttrice finto amicona, si trova a dover rispondere a questa domanda: “Lei ha confermato che in passato ha aiutato delle donne ad abortire. Lo rifarebbe?” (pronunciata con faccia fra il compassionevole e lo schifato, la faccia della persona perbene che alla fine trova qualche peccatore da compatire e di cui parlare alle amiche, per intenderci),  e continua a battere sul tasto con una seconda: “E quei bambini che non sono nati?” (oppure una cosa tipo “non pensa ai quei bambini che non sono nati!?”) (sempre con la stessa espressione, ma stavolta virante verso la nuance beatitudini), vuol dire che c’è qualcosa di veramente malato nel sistema, che un giornalista si può permettere tutto, beninteso, se sa essere cosa gradita al padrone.

Conosciamo molto bene Monica Setta.
Vuole favorire qualsiasi cosa berlusconiana dia segni di vita e quindi anche Renata Polverini.
Stavolta aveva davanti Emma Bonino, sapevo già non avrebbe resistito, l’occasione per acquisire crediti di fedeltà alla corona era troppo ghiotta.
Con la prima domanda ha voluto avvisare che questa candidata più di trentadue anni fa ha aiutato a commettere azioni ambigue, un tempo reato.
Additava, insomma.
Ventilava immoralità confessionale, ma con sottigliezza.
Il senso era più o meno questo: “Sappiamo che sei per la libertà di uccidere della donna, ora lo ripeti davanti a tutte le signore in ascolto”.
Conoscendo bene la Setta, il giochino ci stava.

E’ la frase successiva che ci racconta, però, meglio in che milieu mediatico stiamo vivendo.
E’ il parlare dei bambini mai nati. Questo sì, è un colpo basso.

Ci preme ricordare alla Setta e alla popolazione tutta che la legge 194/78 è una conquista di civiltà in risposta a un bisogno reale che le donne avevano e hanno e che tuttora “risolverebbero” mettendo in pericolo la loro vita.
E’ ormai legge dello Stato da molto, molto tempo, e giusto il Vaticano mette in forse la sua sopravvivenza; certo, in questa italietta ignorante è facile denigrare una figura pubblica in salsa pomeridiana, “e tutti quei bambini che per colpa sua non sono nati?”, sembrava dire la Setta.
Questa sì che è abiezione!

Sarebbe un terreno, invece, nel quale ognuno di noi dovrebbe fare un passo indietro e rispettare il diritto al dolore e alla tragedia di ogni donna che a malincuore decide di rinunciare a un figlio.
Quando si compie un atto così innaturale, i motivi dovrebbero essere perlopiù accettati (fatti salvi gli obblighi di legge) e gli amici della donna accompagnarla in questa scelta con un ascolto rispettoso delle sue ragioni.

La conduttrice de Il Fatto del giorno non si può permettere di praticare del conformismo teocon contro una donna integerrima, di giudicarla eticamente discutibile durante una campagna elettorale così importante, quando per giunta non può nemmeno risponderle come meriterebbe.
E soprattutto non si dovrebbe permettere di condannare implicitamente anche migliaia e migliaia di donne di cui non conosce nulla: passato, presente, ragioni, per la miseria!

Ve la dico tutta. Per quanto mi riguarda, penso di aver assistito ad una caccia alle streghe vetero-maschilista davvero subdola.

Un politico donna rischia di suo e in coscienza per aiutare altre donne in quello che lei pensa essere un diritto -che infatti, di lì a poco, sarebbe stato riconosciuto loro come tale anche in Italia- e una giornalista al servizio del potere, veramente indecente in quanto a paraculaggine, le fa in Tv la morale cattolica del bambino che sarebbe potuto essere e non è stato, dimostrando così di disapprovare la libertà di autodeterminazione del genere a cui desolatamente appartiene!

Questa lacchè senza scrupoli come si è permessa di fare la parte della timorata di Dio!?
Si può essere più ipocriti?

Il Cristianesimo sobrio di Monica Setta.

Riguardo le domande di cui sopra, Emma Bonino ieri ha risposto rispettivamente “Lo rifarei per toglierle dalle mani delle mammane, per non farle ricorrere al prezzemolo…” e “Questa è una decisione che spetta alle donne!“, e l’ha fatto con incredibile calma e classe.
Brava, Emma.
Sapevi che avrebbero giocato la vil carta antiabortista, ma non che fra i loro accoliti il viso, il tono e le parole di una giornalista compiacente arrivasse perfino a disconoscere e banalizzare in Tv un diritto per cui tu e tanti altri avete combattuto anni anche per chi -come lei- non se lo meriterebbe.

Usare l’immagine di un bambino mai nato per ignobili scopi elettorali racconta l’immensa desolazione interiore di certa gente e il tutto fa anche un po’ pena.
Ecco, questa gente e chi le crede mi fa pena!
Essere di destra nel 2010 in Italia vuol dire accettare queste ignominie, tenetelo bene a mente.

Tocca alle donne laziali far vedere ora da che parte stanno.
Gli uomini e la loro ipocrisia li conosciamo.

di marco gattafoni

P.S.: A proposito, Monica, anche io ho aiutato una mia amica ad abortire; esercitare quello che era diventato un suo diritto districandosi fra tutti quei medici che per motivi di carriera diventano obiettori di coscienza non è stato facile nemmeno nel 2004, tranquilla.