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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 novembre 2009, sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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2 commenti

  1. Considerato che direttamente dal sito di Ivan leggo: “Qualcun’altro mi ha chiesto se la motivazione della mia designazione da parte della mozione Marino stia nel fatto che sono omosessuale. Ora, detto che sono molto felice di militare in un partito che ha nella sua presidenza due donne e un gay, io non credo che sia così. Credo di essere stato scelto più per le cose che dico sui diritti dei gay che per il fatto di essere gay. Credo di essere stato designato tra i tanti eccellenti candidati che avevamo anche per una serie di caratteristiche le più varie: perché non essendo parlamentare non sarò utilizzato dove quella qualifica è richiesta, perché la mia storia rappresenta quel bel pezzo di partito che non viene da DS o Margherita, perché spero di aver fatto un buon lavoro, perché rappresento plasticamente alcuni temi della nostra mozione, insomma spero di essere stato scelto più perché sono io che perché sono gay”, ora posso senz’altro affermare che era la seconda che ho detto.
    Va ugualmente bene, Ivan, che Bersani si sia accorto o meno del tuo valore, l’importante è che ti abbiano voluto quelli che ti conoscono meglio.

    Ma quanto mi piace essere ingenuo!
    Badate bene: è una scelta ben precisa.
    E’ una poetica.



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