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Primarie del PD: la “proposta Scalfari” è solo l’ultimo tentativo di far fuori le idee innovative di Marino

16 ottobre 2009, venerdì

ignazio-marino
Mi prendo la briga di scrivere un articolo per esporre il mio punto di vista sulla querelle suscitata dalla proposta di Eugenio Scalfari formulata martedì 13 ottobre davanti a Serena Dandini nella trasmissione Parla con me .

Dunque, la proposta del fondatore di Repubblica era questa: che le regole stabilite dal partito democratico per l’elezione del segretario fossero stravolte a dodici giorni dal voto passando da votazione (che alla nascita del partito si è voluta) proporzionale a votazione maggioritaria.

Tutta la faccenda aveva dell’assurdo.
Sinceramente mi sembrava inconcepibile anche solo che Bersani e Franceschini si fossero detti disponibili a tutto ciò prima di un confronto privato con Marino.

La cosa peggiore che sarebbe potuta succedere lunedì 26 ottobre era svegliarsi in un Pd retto da una mozione di minoranza. Quindi, per motivi futili come “gli elettori non capirebbero”, si sarebbero generate delle paure, che di per sé non hanno niente di democratico.
Alcuni elettori si sarebbero sentiti costretti a un voto utile per i due che -secondo la vulgata informativa- avrebbero avuto più chances di vittoria, perché in un confronto a tre può succedere che tu non abbia in mente solo chi vuoi disperatamente, ma anche chi non vuoi assolutissimamente.

Io non credo che Marino abbia meno chances degli altri, visto che rappresenta il completamente nuovo vs l’usato, ma -dato che è considerato come tale- questa nuova ipotesi maggioritaria avrebbe potuto forzare persino un mio ripensamento. Saremmo potuti arrivare al punto che anche io, che mi sono battuto per Marino e ho raccontato le sue infinite speranze nelle primarie di vari circoli, avrei potuto farci un pensierino.
Lo so che non si voterà solo per il segretario, lo so che si voterà per le persone che saranno il partito a livello nazionale e regionale, ma io comunque sarei stato costretto a pesare la cosa per me più importante: che Bersani non avesse vinto o che le magnifiche idee innovative e coraggiose di Marino fossero entrate a pieno titolo nel programma del Pd? In altre parole, mi sarebbe toccato forse votare Franceschini?

Col regolamento attuale, invece, non credo Ignazio Marino abbia meno chances, perché tutto è possibile in un voto libero dai condizionamenti vari, che nelle votazioni degli iscritti evidentemente ci sono stati, soprattutto nel sud. Cito il sempre lucido Ivan Scalfarotto: “non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, con una percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori”.

Una cosa è sicura: la visione che hanno del partito le due mozioni Franceschini e Marino è affine. E’ vero, Franceschini nelle ultime settimane sembra abbia attinto a piene mani dal programma di Marino e Marino pensa invece che Franceschini non abbia abbastanza libertà e coraggio di portare avanti quelle battaglie, che sia troppo compromesso dai troppi anni di frequentazione col potere e anche che non avrebbe la forza e la voglia di rifiutare un’alleanza nazionale con l’Udc, ma -detto questo- vogliono un Pd sostanzialmente diverso da quello della mozione Bersani, vogliono il partito del Lingotto, ma con identità più definita (Marino docet anche qui) e una forte tensione per il rinnovamento della nostra classe politica.
In tutta sincerità credo che, assoluta freschezza della mozione Marino, enorme importanza da questa attribuita alla ricerca, ai diritti civili e all’ecocompatibilità dello sviluppo, e personalità ingombranti della mozione Franceschini a parte (lo so che non è poco), le due mozioni si dividano un certo elettorato molto contrario a quelli che, D’Alema per primo, hanno spinto davvero all’eccesso i toni contro Veltroni, e mozione di Bersani alla mano, favoriranno nei fatti un partito controllabile, gestibile dalle correnti.
Questa divisione dell’elettorato pro o contro i bersaniani potrebbe portare una vittoria relativa della mozione Bersani, ma appunto non il suo raggiungimento del 50%, su cui non scommetterei mai.

Personalmente spero tanto che i delegati di Marino e Franceschini, tenendo conto anche di quanto dichiarato da Marino al grande Alessandro Gilioli, all’indomani delle primarie, arriveranno ad un programma condiviso decidendo di appoggiare la candidatura di chi ha preso più voti il 25 ottobre.

Alla luce del ragionamento di cui sopra, con le regole attuali potrebbe avverarsi quindi il mio sogno di non avere il candida-candidati-improbabili-Bersani come segretario.
Qualcuno mi dica perché il 26 ottobre – anche secondo Franceschini – io mi sarei dovuto magari accontentare di quella minoranza che vuole il ritorno al proporzionale, abbellito da un sicuro accordo con l’UDC (Bersani dice da un pezzo che vorrà costruire un’alleanza con tutti quelli che vogliono contrastare Berlusconi, Storace escluso),  una minoranza che vuole un partito chiuso, controllabile con il gioco delle tessere, che accetta che abbiano ancora posizioni di rilievo D’Alema, il pizzinaro Latorre, e ripropone addirittura capilista (!!!) come Bassolino, la Iervolino e Agazio Loiero e come numero due ha Enrico Letta, che ha votato, con il Pdl, a favore del ddl 1369, quel disegno di legge che avrebbe voluto bloccare in extremis la decisione del Tar su Eluana Englaro.

Per fortuna le norme attuali recitano a ragione che dovrà essere la maggioranza assoluta dei mille delegati nazionali che eleggeremo il 25 ottobre a decidere il segretario, sennò il rischio di finire in quelle mani sarebbe serio. Non sarebbe la fine del Pd, ma conquistare nuovi consensi dovendo giustificare queste scelte sarebbe arduo da quel momento in avanti.

A Franceschini e a Debora Serracchiani, che a tutt’oggi spalleggiano quest’idea balzana di Scalfari, uno che non ha quasi mai considerato nemmeno citabile Ignazio Marino, vorrei dire che mi sono entrambi scaduti tantissimo.

E voi? Cosa ne pensate?

di marco gattafoni (aka marco dewey)

membro indegno del magnifico Comitato Fermano Marino Segretario, composto da persone che hanno la mia più totale fiducia come esseri umani prima che come politici.

PS: Fantastica ieri ad Annozero la mariniana(?) Giulia Innocenzi. Bella la forza che ha messo nel porre in evidenza la gravità dell’immediata adesione di Bersani all’invito di Scalfari.
Ragazzi, si può e si deve fare! Cambiamolo questo Pd, facciamolo diventare quello che ho sempre sognato.
Eh sì, io i vostri sogni mica li conosco.

Fate girare se credete.

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5 commenti

  1. avere uno scienziato prestato alla politica come segretario del PD e per giunta del livello di Marino, sarebbe la realizzazione di un sogno. Lui non ha bisogno della poitica per vivere, ma è la politica, è l’Italia migliore che ha bisogno di lui. Sono disposto a iscrivermi di corsa al PD solo se Marino sarà segretario. Un Franceschini come alleato cercherà di condizionarlo anche con l’aiuto di Bersani, ma sono convinto che Marino sarà capace di non accettare compromessi e di rifare il congresso, se è il caso. Lui un mestiere ce l’ha e può giocarsi il tutto per tutto per provare a cambiare il PD e far saltare quegli accordi trasversali e schifosi che non sono visibili nel proscenio della politica.


  2. sono d’accordo sul sogno, Cosimo.
    credo che tutti i dubbi siano figli di poca e cattiva informazione non solo su Marino, ma anche su Franceschini e soprattutto su Bersani.
    A quelli che votano Bersani racconto il mio percorso di ex-pro-voto bersaniano e ti assicuro che pochi reggono se non ci sono di mezzo voti promessi.
    Franceschini lo vedo molto odiato. Oltre i suoi demeriti. Forse paga lo scotto del “bravo scout” che fa troppo spesso lo spiritoso, oppure perché non ha inciso durante la sua segreteria “pro tempore”, oppure tutti i cattolici combattenti nella sua mozione, oppure proprio perché aveva detto che sarebbe stato segretario solo fino al congresso, oppure perché aveva detto che gli euro-parlamentari come Debora Serracchiani e David Sassoli avrebbero dovuto avere solo quell’incarico e invece stanno facendo campagna elettorale perché candidati, addirittura al ruolo di segretario regionale.
    Guarda Cosimo. Io ho molta più paura di quello che c’è dietro Bersani.
    Con Franceschini avremmo davanti solo sconfitte e la prospettiva di tenere o variare di poco le nostre percentuali. Con il partito di Bersani e i metodi che avallerà ho paura si arrivi alla defezione di massa per evidente incapacità di incidere nel partito da parte degli iscritti che non fanno il gioco dei maggiorenti.
    Buona fortuna all’Italia.


  3. […] democratica Riflessioni sulla felicità, sulla cultura e sulla politica italiana. « Primarie del PD: la “proposta Scalfari” è solo l’ultimo tentativo di far fuori le… Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd 22 Ottobre 2009, Giovedì Questo post […]


  4. http://angelaferrante.ilcannocchiale.it/2009/10/18/il_terzo_incomodo.html

    una riflessione in sintonia 🙂


  5. […] modi a non rivoluzionare i giochi. Ché se Marino arriva secondo, voglio vedere come Franceschini, al di là delle mie speranze, spiegherà ai suoi elettori che i suoi delegati voteranno Bersani in assemblea. Ah, già, al […]



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