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Troppi tre fra me, il Pd, la Festa Pesaro e David Sassoli

8 settembre 2009, martedì

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Inizio con lo scusarmi per la mia imperdonabile assenza di tre mesi tre!
Non ci sarebbero scusanti, ma provo ad azzardare: problemi con la casa, un matrimonio in famiglia, il lavoro devastante che risucchia energie, tempo e consuma la mia schiena, e un perfezionismo da quattro soldi che blocca certi miei articoli impossibili.
So che suona più o meno come “le cavallette!”, ma tant’è.

Ricomincio a  scrivere oggi perché oggi sono davvero contento che stiamo giungendo a grandi passi ai congressi di circolo del PD.

Spero arriveremo con tutti e tre i candidati alle primarie per l’elezione del segretario. Lo spero per il bene di tutti i democratici, perché tutte le posizioni saranno fondamentali per accrescere anche all’esterno un senso di appartenenza a questo partito, che è grande, vario, ancora pieno – sì – di vaghe incongruità da partito di massa e di infiltrati da “vecchio regime”, di gente che risponderà solo ad esigenze personali, ma che resta e resterà sempre il mio sogno, l’unica e ultima vera speranza che ha l’Italia per salvarsi dal saccheggio arido di questi plutocrati senza coscienza che ci governano; è proprio per questo che molti di noi lotteranno da dentro per smascherare gli arrivisti, mortificare gli ipocriti e non far accedere a posizioni di responsabilità i mediocri. E’ tutto nuovo e le logiche di potere devono restare fuori. Le energie e la coscienza di ognuno degli iscritti è fondamentale. Attiviamole.

La via generale dovrà necessariamente essere affidata alla massima “i panni sporchi si lavano in casa”, tuttavia, visto che a volte non si tratta di panni sporchi, ma solo di piccole mancanze, e che in fase precongressuale tutto deve avere il sapore dello stimolo a pratiche nuove, sento l’esigenza di raccontarvi tutta la mia delusione di una notte di fine estate.

L’altra sera ero a Pesaro. All’interno di uno spazio di discussione della splendida Festa Pesaro, simpatica (o mediocre?) soluzione per eliminare alla base il microconflitto per la scelta del nuovo nome della festa dell’Unità, ho assistito a un dibattito diretto da Maurizio Mannoni fra l’europarlamentare pd David Sassoli e il ministro per l’Europa Andrea Ronchi (Pdl, ma ragiona da An).

Faccio ancora fatica a dover ricordare la brutta impressione che mi ha dato il nostro.
All’inizio del dibattito si era presentato raccontando il dramma della scelta. Tre giorni prima di scegliere di lasciare il TG1 e accettare l’offerta di candidarsi ad europarlamentare del PD, tre giorni prima di accettare per il bene del paese.

Ecco, David, io ti ho votato, visto che sono di Porto San Giorgio, indi per cui appartenente alla circoscrizione Centro, tuttavia in quei tre giorni avresti dovuto riflettere sulle tue reali capacità retorico-argomentative e ripensare il tuo impegno.
Ti avevo già ascoltato a Ballarò nella tua prima uscita televisiva in questa nuova veste e avevo attribuito all’emozione la tua incapacità a ribattere adeguatamente.
Sabato sera la storia si è ripetuta. Sei decisamente lento, poco convincente e tanto meno colorato nella maniera di esporre e inoltre non riesci a rispondere alle sparate assurde della concorrenza; sembri quasi accettare l’argomento finale a cui ti porta l’avversario del momento (prendere appunti aiuterebbe!).
In tutta sincerità, considerati debolezze e vaccate su cui questo governo può essere attaccato, un giornalista regolare su cui contare come Mannoni, tutte le menti politiche su cui potrebbe fare affidamento il partito democratico e il momento che sta affrontando l’Italia, una figura come quella di sabato è inaccettabile.

Sicuramente sarai una persona deliziosa e capacissima in altri ambiti, magari le politiche europee, piena di grandi ideali e oltremodo onesta, ma se per senso di responsabilità non riterrai di migliorare la tua dialettica nei prossimi mesi, magari con un coach, spero prenderai in considerazione la possibilità di declinare i prossimi inviti a confronti politici pubblici e limitarti a lavorare a buone leggi per l’Europa.

Fallo per il bene del Paese.

di marco dewey

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3 commenti

  1. ma nooooooooooo! la Festa dell’Unità era una delle poche cose di sinistra che funzionava davvero in tutta Italia!

    i concerti più belli li ho visti tutti alle feste dell’unità! ora grazie al PD diventeranno un lontano ricordo. un giorno ne parlerò ai nipotini. intanto già me le immagino le future “simpatiche” feste democratiche di paese.


  2. Il partito democratico in realtà è ancora work in progress, contagiato in maniera ormai epidemica da quella che io definisco “la sindrome del ravanello”: sinistroidi Rossi fuoco hanno in realtà un cuore Bianco. Anche l’onorevole Sassoli è stato infettato, manca di passionalità, di “fame”, dopo 20 anni in RAI, non si può pretendere di più. Secondo te ha mai fatto una manifestazione, un picchetto o almeno una puzzetta di protesta?
    Il Ronchi invece, perdona ma non riesco a dargli dell’onorevole, ha radici solide, sa da dove viene e a chi si vuole rivolgere, poi come hai potuto assistere sarebbe tranquillamente attaccabile, ma per farlo Sassoli avrebbe dovuto aprire il fuoco. Fuoco che non arde il cuore politico del nostro parlamentare europeo. Spero e gli auguro di accendersi e brillare.


  3. Ippaso, il politically correct era d’obbligo. “Festa democratica” non mi dispiace affatto. Lo spirito e l’abnegazione sono quelli della festa dell’Unità, si vede subito. Sono sicuro che chi proviene da altre strade sarà contento di fare parte di questa storia, di stare a braccetto con i volontari storici.

    Luciano, la vediamo allo stesso modo.
    Sassoli sembra anche voler rimanere nel ruolo di bravo ragazzo educato che tante casalinghe gli hanno disegnato addosso. Che dici? Incapace o “troppo nel ruolo”?
    Comunque sembra stia lavorando bene come capogruppo.



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