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Castelli ad Annozero cambia discorso spesso e volentieri non entra nel merito

12 dicembre 2008, venerdì

Inutile rammentare a me e a voi il comportamento da bauscia che per tutta la serata ha tenuto il sottosegretario alle infrastrutture l’ingegner Roberto Castelli ad Annozero ieri sera.

Solo due episodi.

1)Contrasta con una bella faccia di tolla – questa a lui non manca mai –  e poco altro i due economisti in studio, professori rispettivamente a Harvard e alla Bocconi, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, che imputavano al Governo a cui lui appartiene di aver aumentato – sbagliando – la spesa pubblica in un quinquennio (2001-2006) in cui era possibile abbassarla e di tenere troppo d’occhio il debito pubblico – sbagliando ancora – nel bel mezzo di una crisi così grave, una crisi che meriterebbe ben altri interventi.

2)La dirigente CGIL Susanna Camusso, che lo massacra tutto il tempo citando la verità sulla manovra per i più deboli, verso la fine gli imputa – fra le altre cose – l’assurdità di due fra le prime mosse del governo in carica, la cancellazione di due leggi del governo Prodi: l’abrogazione della norma che impediva le firme in bianco delle dimissioni (in pratica si rendeva impossibile a un datore di lavoro far firmare – per esempio – a una donna le proprie dimissioni al momento dell’assunzione, per poi utilizzarle nel caso le venisse l’insana idea di voler mettere al mondo un bimbo) e soprattutto l’abrogazione della legge che obbligava i datori di lavoro ad assumere una persona il giorno prima dell’entrata al lavoro (per contrastare il lavoro nero: se più della metà degli infortuni riguarda persone assunte lo stesso giorno dell’incidente, evidentemente trattasi di lavoratori in nero).
Al buon Roberto non è venuto niente di meglio che definire quest’ultima legge approvata dal governo Prodi un mostro, non ricordo se burocratico o legislativo, ma un mostro.
E in due secondi netti, ignorando letteralmente le proteste circostanziate della sindacalista e l’importanza delle accuse rivoltegli, abbozza una cosa tipo “era una norma complicata per l’imprenditore”, fa un 360, cambia discorso, sposta la discussione, questa come varie altre, e al volo, quando proprio non c’entrava niente, colpevolizza una disoccupata con un figlio e laureata in lettere – che aveva risposto a un annuncio per laureati in lettere, e che si era vista opporre un “perché ha fatto un figlio?” e anche un commento sulla propria laurea – e più in generale colpevolizza il percorso formativo di quasi tutti i disoccupati, sostenendo che in realtà c’è molto lavoro per certi ingegneri. Sì, Roberto. Mi sta bene. Non ora, però. Non ora che abbiamo un numero spropositato di cassaintegrati in continuo aumento!
Una specie di “Ci potevate pensare prima!”: bello, molto costruttivo, Roberto.
Complimentoni.

Sì, lo so. Senza parole. Un po’ di vergogna, no? Mai?
Beh, in effetti, da un ex Ministro della Giustizia che ha firmato tutto quello che ha firmato lui certi pudori non me li aspetto.

Peccato che Santoro non abbia insistito su quel punto.
Che non lo abbia costretto a dire la verità. Che le hanno tolte per lasciar mano libera agli imprenditori senza scrupoli, quelli che come dice un imprenditore mio amico percorrono la tangenziale, la via a scorrimento veloce del business, decidendo – magari “assistiti” – di ignorare tutte o quasi le norme che le nostre imprese ultraregolamentate sono invece costrette ad adempiere, quelle imprese che passano per il centro, pieno di divieti, costi e perdite di tempo, e rimangono indietro e finiscono per cedere allo strapotere dei grandi gruppi.

Lui dà la colpa alla politica, tutti sono ladri per lui, e anzi è la sinistra che fa le leggine che più gli mettono i bastoni fra le ruote, quelle che lo costringono a passare per il centro, dice.
Non ha ben capito quanto sia più deleterio invece il modus operandi della nostra destra, che inizia favorendo il più possibile proprio i furbi e gli ammanicati, continua poi con il massacro della giustizia, di cui si rende protagonista ogni volta che torna al governo, vedi alla voce “Castelli, Roberto” (diminuzione dei fondi, che la rallenta, minori tempi di prescrizione, che la rende vana e presto sarà anche sottoposta all’egida della politica, quindi controllata/non più libera), una giustizia che dovrebbe essere invece la prima speranza per chi si sente vittima di comportamenti scorretti e infine termina con l’invito diretto del lìder al comportamento illecito, la legittimazione morale all’evasione gridata ai quattro venti.
E gli abbiamo ancora dato una larga maggioranza.
Che popolo ignorante. Che popolo meschino.
Che popolo di merda!

Per fortuna poi mi sono tirato su con l’immenso Ascanio Celestini a Parla con me. Iersera davvero grande pezzo.

di marco dewey

PS: in realtà non ricordo chi ha tirato fuori la questione delle dimissioni in bianco: potrebbe essere stato anche Santoro contestualmente all’altra osservazione.

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One comment

  1. Quando si tratta di lavoro il Governo ha le idee chiare. gli imprenditori hanno sempre ragione, e i lavoratori devono adattarsi. Non mi stupirebbe che sfruttassero la crisi economica per giustificare un ulteriore serie di interventi per rendere il lavoro ancora più precario.



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