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The Black Crowes – Amorica (1994)

13 ottobre 2008, lunedì


La prima volta che l’ho messo su -che pivello che sono! – Amorica ha dovuto scontare il confronto inevitabile con l’immediatezza dei loro primi due album, che definirei un southern rock potente e semplice, con accenni di blues e funk, di cui personalmente faccio fatica ad inquadrare precedenti significativi.
Due album, Shake your money maker (1990) e The Southern Harmony and musical companion (1992), diretti, davvero facili all’ascolto. Di sicura presa.

Davvero di un altro livello Amorica. Subito mi sono piaciute quattro canzoni, ma rimanevano dei dubbi sul suo valore assoluto.
Il rock di ampio respiro di A Conspiracy. Il riff funk di Rich Robinson a tratteggiare la prima strofa, aiutato dai wah della chitarra solista di Marc Ford nella seconda, ci portano deliziati al pre-chorus, che ha funzione ritardante all’esplosione controllata del ritornello. Il bridge ha sapori veramente da anni Settanta, comprese le sonorità vintage del sintetizzatore. La canzone non ha davvero una nota o un suono fuori posto e rimane piacevole fino al termine. Un classico.
High head blues è un blues mascherato molto molto bene da un ritmo caraibico, che il giro della chitarra ritmica e poi anche delle tastiere e le percussioni richiamano per tutta la canzone, tranne nei pre-chorus e nell’assolo di chitarra molto blues rock di fine canzone.
Ballad in urgency e Wiser time sono canzoni legate l’una all’altra nel disco, le uniche due non separate da una pausa, come se la seconda dovesse concedere il respiro musicale che alla bella melodia un po’ frustrante della prima è negato. In Wiser time ci sono infatti cento secondi di libero e tranquillo sfogo strumentale che riappacificherebbero chiunque con la musica.
Ora parliamo del resto del disco.
Gone
(track #01) potrei definirla un frammentato ma organico ensemble sincopato un po’ angosciante. Una di quelle canzoni che ti fa pensare che tu non ci saresti mai arrivato. Musica.
Cursed diamond è un altro blues crescente nei toni [ma non vi dovete spaventare di tutti questi blues, perché se piacciono a me che notoriamente odio il blues old style, chitarra e armonica, che trovo insopportabile e palloso alquanto, piaceranno anche a voi]. Questa è una band rock che ama suonare, che le invenzioni sembra le trovi suonando, che ama sovrapporre. E le melodie restano splendide.
Nonfiction toglie di colpo la rabbia e l’urlo straziante della canzone precedente. La adoro.
Altra esplosione di musica anche se più spensierata in She gave good sunflower.
Scorrevole e piacevole la ballata Descending.
Anche la bonus track Tied up and swallowed merita attenzione. Può essere accostata per il ritmo frammentato con Gone; bella, ma forse sarebbe stata meglio negli album precedenti.
Downtown money waster è roots-rock, o forse meglio dire southern rock alla vecchia maniera, e proprio non riesco a mandarla giù anche se suonata bene.
P. 25 London la cancellerei dal disco. Mi chiedo, ma non bastavano 55 minuti?
Rob de matt.

Ultimi consigli. Tranquilli, questo non è un disco che si apprezza subito come si deve. Con un po’ di fiducia al terzo, quarto ascolto comincerete a goderne la ricchezza sfacciata. Perché questo è un disco ricco, opulento. E solido nel tempo.

di marco dewey

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