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Il 25 aprile per i fascisti e i missini a Roma.

25 aprile 2008, venerdì

La campagna contro il 25 aprile dei giornali e dei politici proni al Cavaliere è vergognosa.
Pochi esempi. Giordano Bruno Guerri su Il Giornale sostiene sulla base di un sondaggio, che definire ridicolo è decisamente riduttivo, che metà degli italiani non considera la festa di Liberazione nazionale dal Nazifascismo una festa nazionale; Mario Cervi, sullo stesso quotidiano, sostiene la legittimità del poter rivendicare tutte le luci e le ombre di quel periodo, per poi non parlare delle luci e citare un quarto di ombra; Garagnani ne vorrebbe l’abolizione; Dell’Utri propone una riscrittura in senso ridimensionante della Resistenza; dulcis in fundo, il nostro premier in pectore non l’ha mai festeggiato; e si potrebbe continuare.

Questa campagna ricalca la tappa che caratterizza tutti i regimi non democratici: la riscrittura della storia a fini autolegittimativi (in questo governo prossimo, si identifica con la rimozione nazionale dei crimini dei loro padri e nonni).
Abbiamo cominciato a conoscerli troppo bene per rimanerne sorpresi, oramai. Addirittura ne prevediamo le mosse. Però, questa insolenza, queste facce toste ancora non l’avevamo viste.
Questo è un assalto in piena regola alla Repubblica Italiana, antifascista per Costituzione. Chissà, la vittoria recente alle elezioni per distacco li avrà corroborati oltre la lecita sopportazione.

Parliamo di Alemanno ora. Ce ne sarebbe da dire sulla vicenda “sospetta” della giovane del Lesotho e sulla infima campagna di terrore contro gli interessi di Roma che questa vicenda gli ha “consentito” di proporre via telefono – “Signora, vota Rutelli? Ma non ha paura di essere violentata?” – e a Ballarò (poche volte in vita mia ho visto un politico scendere così in basso).
A due giorni dalle urne, da uno dei due candidati sindaco di Roma, ci si aspetterebbe, se non ecumenismo, quantomeno correttezza, onestà intellettuale e vocazione al bene della città. E invece? Cosa ci tocca sentire dal pessimo Gianni? “Il 25 aprile rappresenta la Liberazione della nazione da ogni forma di totalitarismo sia di destra sia di sinistra”.
Eh, no, caro Alemanno. Ti piacerebbe che significasse solo questo. Questa festa, invece, ci ricorda che in Italia, da quando è Italia, c’è stata solo una dittatura.
Vorrei ricordare a tutti che quella dittatura si chiama FASCISMO ed è stata così apprezzata da te, dai tuoi amici di partito e da tuo suocero, che sin da giovani avete deciso di difenderne i valori, le grandi imprese e il buon nome.
Ora potrei sommergerti di dati, di storie, di drammi causati direttamente dal quel regime fascista che ami tanto, Gianni. Non lo faccio. Non saprei da dove iniziare. Tanto le conosci già le malefatte. Tanto lo sai già che siete voi i cattivi.
Il re che ha favorito i vostri lerci interessi e la vostra schifosissima guerra è scappato e voi cosa pensate di fare? Fate i solidali con l’invasore nazista! Ebbri di potere o timorosi delle loro rappresaglie, li aiutate a sterminare i vostri stessi compatrioti! Capisci, Gianni? Tu e la tua croce celtica che porti sempre con te sareste stati con quelli che hanno occupato l’Italia, e sterminato fra gli altri 6 milioni di ebrei e 20 milioni di russi.
Come ci si sbaglia? Servi col duce, indi servi col Führer. Un sussulto di coscienza, di autonomia, mai?
A proposito, tu che fai tanto il nazionalista, dovresti strisciare ai piedi dei partigiani e inchinarti di fronte a quello che fu uno dei pochi capitoli eroici del popolo italiano. Come scrive Andrea Camilleri:

“Non si trattò di una guerra civile, come affermano alcuni storici, e se lo fu in parte questo avvenne come conseguenza dell’intervento dei fascisti. I partigiani hanno segnato una pagina gloriosa della nostra storia. Hanno permesso che l’Italia si riscattasse dalle colpe del fascismo, prime tra tutte le leggi razziali, e riacquistasse la sua dignità di nazione. Hanno fatto sì che nascesse uno Stato democratico, hanno fatto sì che si potesse scrivere una Costituzione alla stesura della quale hanno contribuito tutti i rappresentanti delle diverse volontà popolari. Hanno fatto rinascere l’Italia. Che c’è da revisionare?”

“Ho l’onore di sedermi dalla parte dei vincitori e tale onore me lo hanno dato i partigiani” (Alcide De Gasperi)

Ricordo solo a tutti gli altri che la stagione delle grandi mistificazioni era iniziata qualche anno fa con il portare alla ribalta fino allo sfinimento il tema delle foibe.

La cifra dei 16.000 e passa si riferirebbe alle “vittime militari e civili, della repressione slavo-comunista tra l’8 settembre ’43 e il dopoguerra”. Il dato, come ammette lo stesso curatore è basato in buona parte su “stime approssimative e non sui cadaveri rinvenuti”. Le salme esumate in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia nell’intero periodo indicato furono 994. Il Papo vi ha aggiunto “altre 326 vittime accertate, 5.643 vittime presunte e 3.174 vittime nei campi di concentramento”. La somma di 10.317 ottenuta viene ancora “arrotondata” con l’aggiunta di altri 6.363 dispersi! E questi, a differenza dei dispersi che si hanno in tutte le guerre, in Istria e Venezia Giulia diventano ipso facto vittime delle foibe”. (G. L. Falabrino)

Capite? Mille persone infoibate con certezza, molte delle quali vittime di faide e di rivolte degli istriani contro le famiglie dei fascisti italiani, invasori e vessatori della loro identità. E per gli storici revisionisti diventano sedicimila. Cioè, tutte le morti possibili dell’Istria in due anni di guerra sono volute vittime delle foibe.

E ancora. Durante la Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia sono morti un milione e mezzo di jugoslavi ad opera dei tedeschi e dei fascisti. Vale a dire, per colpa diretta degli italiani, che hanno costretto i tedeschi ad aprire il fronte jugoslavo al posto loro (vista la situazione di stallo in Grecia), è morto il 10% della popolazione di quel paese!
Avrebbero dovuto salutarli coi fiori, gli italiani che scappavano? Gli italiani complici di quei fascisti, rei, fra le altre nefandezze, dell’italianizzazione forzata di Istria?
Per giunta a quell’Italia di Mussolini che li ha costretti alla guerra è morto poco più del 1% della popolazione. Bella faccia hanno ora questi signori a dipingerli come sanguinari comunisti senza cuore. Come se gli italiani da quelle parti non si fossero meritati tutto quell’odio.
Però i post-fascisti, non contenti della storia che li giudica autoritari, violenti, sopraffattori e senza alcun rispetto per la vita umana, hanno perfino il coraggio di parlare, di rivendicare la crudeltà degli altri!
Per colpa di quelli che loro ricordano con commozione, deferenza e rispetto, tutti noi siamo ricordati in tutti i balcani per le stragi senza pietà della popolazione inerme! Sono davvero senza pudore.

“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani.”
Benito Mussolini, 1920.

Qui trovate la pagina web che parla dello scandalo Fascist legacy, documentario inglese del 1989 sui crimini di guerra degli italiani, i cui diritti sono stati acquistati dalla Rai solo per censurarlo, probabilmente. Acquistato per poi non esser mandato in onda.
Qui, invece, delle delicate foto ricordo dalla Jugoslavia. Italiani, brava gente!

di marco gattafoni

Roma non può cadere sotto mano missina. Sarebbe un insulto alla democrazia e ai 335 delle Fosse Ardeatine!

P.S.: Finalmente, sul sito di Micromega una pagina con stralci da YouTube di Fascist Legacy, trasmessi nel 2004 da La7.
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