Archivio per la categoria ‘televisione’

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Odio Emanuela Falcetti.

2 Novembre 2009, Lunedì

emanuela falcetti

Dunque, io sono uno di quegli sfortunati che sei giorni su sette si devono svegliare alle 6:10 per uscire di casa senza troppi traumi alle 7. Alle 6:30 sono operativo davanti alla mia macchinetta del caffè, tv accesa su Raitre, che in quel momento della giornata è collegata con la mia adorata RaiNews24 e il suo attuale direttore Corradino Mineo.
Dieci minuti di informazione come piace a me.

Poi alle 6:40 il collegamento con RadioUno. Quindici minuti di Istruzioni per l’uso, trasmissione di e con Emanuela Falcetti.

Alla luce di mesi di visione compulsiva della suddetta trasmissione e in omaggio alla mia serie televisiva preferita, Frasier, mi permetto di affermare senza argomentare che io odio Emanuela Falcetti.
Pronto a farlo qualora me lo chiedesse espressamente.

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 Ottobre 2009, Mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi [...], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. [...] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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Tutto il mio amore per “Tutti pazzi per amore”. Il bilancio finale. Emanuele e Cristina si amano, altro che fratelli.

25 Febbraio 2009, Mercoledì

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Accadono strane cose quando sei preso dall’entusiasmo per una serie televisiva. Perché la tv non è il cinema.
Sembra non possedere lo status sufficiente da poterne parlare in pubblico gratuitamente. La tua immagine dovrà pagarne il conto. Quando, poi, in casi come questo ti salta addosso insopprimibile la voglia di farlo, sembra quasi tu voglia promuovere il guardare la tv tout court, sembri uno che si accontenta, ti guardano come quando guardano le ragazzine entusiasmarsi per High School Musical.

Così, prima di vedere il mio Tutti pazzi per amore, la gente so già non capirà il mio entusiasmo. Come non capirà assolutamente la lunghezza sconsiderata di questo articolo. In effetti devo ammettere che faranno fatica a terminarlo anche i TPPA addicted. Quindi vi do un consiglio. Scorrete l’articolo e cercate i nomi degli attori di cui volete leggere. Sono scritti in grassetto. ;)

Comunque, nel corso delle mie perorazioni a favore di TPPA, chi non mi conosceva mi ha preso nei fatti per uno scalmanato teledipendente – e potrebbe pure starci che lo abbia pensato anche chi mi conosce -, ma non è questo il punto.
Un amico mi fa: “Marco, io ti ricordo critico, pignolo, schizzinoso. Non esagerare nell’altro senso. Sarà un buon prodotto con qualche bella battuta…”.

Che avrei dovuto rispondergli?
-”Guardalo. Almeno una volta guardalo!”
C’è chi mi risponde: “Ma c’è House!”
-”Fottetene della serialità di House! Non sarà nemmeno male, ma qui siamo due livelli sopra!”
Per qualcuno saprà di esagerazione, ma lo penso davvero.

Le puntate successive al mio primo articolo su Tutti pazzi ne sanciscono l’eccellenza degli standard recitativi e quella maturità e altezza della sceneggiatura e della regia di cui parlavo al tempo.
Ci sono stati – sì – fisiologici momenti di pausa nel ritmo serrato dello humour nell’ottava, nella nona e nell’undicesima puntata, ma si è trattato di pause legate più a un certo sviluppo della trama che ad altro. Il piacere, l’interesse e le tante invenzioni che abbiamo amato sin dal primo momento, quel flusso magico, quel miracolo che ci ha impedito di prendere impegni la domenica sera non si è mai interrotto.
In questo successo più di critica e di passione e fedeltà del pubblico che di indici auditel stratosferici, vista la concorrenza ingombrante, il cast ci ha davvero messo del suo.

Per Emilio Solfrizzi cominciano a scarseggiare gli aggettivi.
Ha più mestiere e mobilità facciale di chi fa il caratterista da una vita. Più presenza scenica e credibilità di chi è protagonista da una vita.
E’ un attore completo. E’ un attore che vorrei sempre con me mi capitasse di dirigere qualcosa in futuro. Una specie di Isabelle Huppert per Chabrol.
Non voglio essere condizionato dal fatto che abbia iniziato da attore comico e sia perfetto per ogni tipo di commedia.
Pensate che non reggerebbe un ruolo drammatico classico?
Certo che lo reggerebbe. Anche a non aver visto Agata e la tempesta oppure Liberate i pesci, osservatelo bene quando dialoga con Cristina, con Michele, e in genere quando non è richiesta la sua vena tragicomica. Ineccepibile.
E poi le sue mille reazioni da padre agitato?! “Chi vuole fare l’amore!?!” a letto con Laura preoccupato delle intenzioni di Cristina. Oppure le sue smorfie da compagno geloso dalle zie, quando morbosamente giuravano che Riccardo Balestrieri era bello quasi quanto Massimo Ranieri.
Ma in tutto quell’episodio è magnifico: “Non è un po’ presto per appendere le foto dei bonazzi al muro?”, e Nina: “ma quali bonazzi! Quello è mio padre!”, e via di facce.
O ancora la sua apprensione per il “terremoto” la prima notte a casa unita!
Una sicurezza.

Stefania Rocca conferisce alla sua Laura Del Fiore una grazia semidivina. Fa del suo personaggio il paradigma di comportamento e atteggiamento rispettoso, nessuna ipocrisia fra quel che pensa e quel che fa, madre dolcissima, coerente, il volto giusto, il sorriso giusto, il tono generale ideale, almeno per me.
L’ho vista – almeno fino alla gravidanza ( -_-.) – la reificazione laico-fictional del personaggio di Maria.
E sinceramente ci mancava.
La sua capacità di dialogo con i figli è esemplare e potenzialmente illuminante.
Impagabili tutte le sue espressioni nell’episodio del fantasma della moglie di Paolo: “Adesso ha cominciato anche a darmi i voti? Come… i voti!?”.
Credo che abbia davvero raggiunto un livello di eccellenza, che nella sua carriera da giovane e splendida ragazza non le riconoscevo, forse per pregiudizio, chissà.
Ad ogni buon conto quando ho voglia di un sorriso a comando mi basta pensare a Tutti pazzi, ai nostri la prima notte in casa di Laura. A Paolo che preoccupato le domanda se non fosse un po’ tardi per la lavatrice accesa e lei, serafica: “E’ Emanuele. Russa, piccolo amore mio”, ahah…
Deliziosa.

Il carattere del Michele di Neri Marcorè è un misto di etica della seduzione, amore per la donna e per la vita e charme dissimulato; si muove fra understatements e picchi di generosità, vertici culinari malcelati e classe da vendere.
L’amante ideale. Resta amico o si dimentica di te.
Decide la donna. E alla fine si innamora di una che – la Natoli mi scuserà – è più bruttina di quelle a cui era abituato.
Troppo perfetto? Forse. Il rischio dell’antipatia è dietro l’angolo.
Ho provato per un attimo a pensare tanti attori recitare quel ruolo al suo posto. Ho immaginato la sua nonchalance un po’ dandy addosso ad altri e non sono proprio riuscito a figurarmela così com’è ora, simpatica, “giusta”, coerente col benessere che infondono tutti – o quasi – i personaggi della serie.
Forse solo la maestria di un Christian De Sica o un Vittorio Gassman. Grande, Neri.

Devo dire che ho visto una Carlotta Natoli al di sopra delle righe, ma si vede anche che è stata “colpa”, necessità di un carattere funzionale allo sviluppo del rapporto particolare che ha avuto con Michele e con gli uomini in generale. Lei è comunque molto brava.
Magari andava contenuta di un venti-trenta per cento.
La scena della distruzione del locale di Michele è stata odiosa, eccessiva.
E quando si ha la fortuna di trovare una fiction televisiva che sembra partorita dalla luna tanto ti rasserena, il senso di fastidio è così facilmente evocabile – per contrasto a tanta grazia – che tutto deve contribuire all’incanto: ecco, il solo rammentare a tutti noi che donne così esistono davvero e vedranno premiato dall’amore il loro comportamento era cosa che andava evitata come la peste.
Un personaggio come quello di Michele avrebbe dovuto temere come la morte un’esagitata simile.
Concedo invece il suo non intervento durante quello sfogo devastatore. Nonostante lo spirito di autoconservazione tirasse dall’altra parte, è perfettamente nella sua natura il non toccare, né fermare una donna in modi che potrebbero sembrarle violenti. Noblesse oblige.
Una personale segnalazione al costumista: quelle scarpe e quelle calze colorate, unite alla gonna svolazzante e alla camminata ancheggiante la fanno troppo Paperina Disney.
Era proprio necessario?
No, dico, quelle scarpe color argento!
Ora, il Michele di Marcorè non sarà l’idiosincratico fobico Michele Apicella di Nanni Moretti in Bianca, ma perdio si dovrà pure innamorare di lei in maniera plausibile!

Passando oltre le sempre ottime Irene Ferri e quella gran donna di Francesca Inaudi (che cosa è stata per le mie coronarie la scena di Buonasera, dottore lo so solo io e quell’asservito di Riccardo Rossi*), arriviamo alla algida e sprezzante Lea di Sonia Bergamasco.
Il tradimento del marito interviene a mutare il rapporto con le altre – ehm, volevo dire gli altri – e quindi gli stessi estremi della sua recitazione. Il personaggio cambia molto per un breve periodo nel quale sarà molto lamentoso; torna poi subito ad essere sentenzioso, seppure con maggiori timidezze e spesso “in amicizia”. Far sentire gli altri inadeguati resta il suo marchio di fabbrica, anche se da lì in avanti lo farà con qualche remora.
Come dimenticare il sempreverde scambio di battute sulla cellulite con Monica e al contrario gli elogi ad un suo simile, la madre di Laura, venuta a trovarla sul luogo di lavoro?
Comunque pungente.

Corrado Fortuna (“Top 3″ Elio) bene nella parte, così come Luca Angeletti (il povero Giulio).
Per Marina Rocco (Stefania) il discorso è più complicato.
Mi era sembrata brava, ma i ritrovati entusiasmo e sensibilità per un po’ non le hanno reso giustizia. Non era il suo registro migliore, diciamo.
Però ogni volta che è un po’ sulle spine è meravigliosa.
E infatti recita superbamente nella penultima puntata.
A proposito di Stefania, ci sono stati vari playbacks a non sembrarmi azzeccati; quelli che proprio avrei preferito non aver mai visto sono stati quelli della scena di gioia su La notte vola di Lorella Cuccarini fra Stefania e Giulio all’inizio del secondo episodio della settima puntata, mi pare, e quella di Emanuele a scuola sulle note di Più bella cosa di Ramazzotti.

Le ziette, che all’inizio pensavo potessero rappresentare il “lato debole”, i personaggi meno credibili e in sostanza più fastidiosi perché troppo macchiettistici, mi paiono essere stati invece – fra le altre cose – elementi drammaturgici importanti, perfetti ad esempio per tirar fuori smorfie dallo straordinario Solfrizzi.

Eccellente Piera Degli Esposti nella parte di Clelia, una madre impicciona e insensibile, superficiale e cinica.
Fantastica nella scena dell’incontro preliminare per la separazione di Lea, quando si rifiuta categoricamente di accudire i gemelli e quando parla della fidanzata francese di suo marito, padre di Laura e Stefania, alla festa per il millesimo divorzio del suo studio legale: “Ma le francesi non dovrebbero essere sempre eleganti?! Un altro mito che crolla miseramente”.

Piacevole la breve parentesi col cioccolataio “ma chi cazz’è ‘sto Kavafis” Taricone (che non avrà detto così, ma è come l’avesse fatto), che è stato un gran bel personaggio. E il buon Pietro abile a renderlo. E’ un personaggio umile. E nei non-protagonisti questa dote la apprezzo molto.
Sarebbe stato facile sviluppare un bell’intreccio infilandoci dentro delle gran carogne o comunque caratteri improbabili che movimentano i giochi anche solo grazie alla naturale manifestazione del loro temperamento malevolo e invidioso, esagitato e poco comprensivo.
Con questa tecnica, tuttavia, si corrono dei gran rischi (vedi Monica): il rischio di rovinare l’armonia di partiture miracolose come questa, di creare delle discrasie di tono, che qui invece muove fra il lieve e il tragicomico, il delicato e il grottesco, ma quasi sempre velato di gioia, speranza, amore.
Il lunatismo e la misandria, cocktail micidiale per la libido e la nostra serenità lasciamoli da parte nella prossima serie. Spero che per le donne non sia davvero così facile, così come lo è stato per Monica, considerare un uomo un bastardo.
Non è che solo perché uno non si innamora di una donna e le dà poche spiegazioni in merito sia un bastardo. Spesso lo fa per salvare la sua autostima oppure per non essere odiato da lei fino alla fine dei suoi giorni.
E’ bastardo se le mente sui suoi sentimenti solo per arrivare a lei o peggio ad altro.
La distinzione non è affatto sottile.
Impariamo un po’ tutti ad accettare i rifiuti.

Tornando a noi, vi dicevo che affastellando l’impianto di caratteri difficili è facile creare una trama, ma altrettanto facile creare delle disarmonie.
Tutti pazzi per amore ne è praticamente alieno, esempio citato sopra a parte. Anche i tradimenti della penultima puntata, con l’eccezione della passione fra Emanuele e Cristina, non mettono mai in dubbio le coppie originarie e in generale gli esiti auspicati dallo spettatore.

Teniamo presente come fino a quell’arrivo ci sono state vendute le “ragazze cattive” della serie: mai elemento disturbante.
La bellezza imbarazzante e le svenevolezze adorabili della non protagonista Cinzia Fornasier (Natascia) evitano, almeno al pubblico maschile, il possibile malessere per l’insidia all’amore fra Paolo e Laura; le battute al vetriolo di Lea e Clelia, o anche l’ormai superato distacco fra lo svampito e l’apatico di Stefania ci hanno fatto apprezzare per un motivo o per l’altro i personaggi femminili “meno indulgenti” della serie.
Ora un altro esempio. Di segno opposto, ma decisamente limitato nel tempo.
Qualche settimana fa, quando mi si è parato dinanzi il direttore mandato da Milano, interpretato da Riccardo Rossi – lungi dal pregiudizio che potrei avere per l’attore* -, la sua voce e il suo modo di fare mi hanno provocato una certa tensione. La prima violazione alla regola del benessere sinestetico-mentale totale.
Lo so che sono virgole, ma le virgole nei miracoli contano.

Passiamo ai ragazzi.

Marco Brenno (Emanuele) è quasi sempre inattaccabile a parte quando si è strafogato con la parmigiana delle zie. Quella scena forse andava rifatta.
Il suo mono-tono anche in momenti in cui vuole essere ironico dice tutto del carattere di Emanuele.
Non so se risulterà fuori luogo o poco credibile quando in futuro sarà costretto a registri molto diversi, ma se dovessi scommettere ora sulla sua carriera non riesco a ipotizzare nient’altro che un discreto successo.
Insomma, bello è bello, e per ora sembra di talento.
Non è che brilli; è solo che ha una parte incredibilmente difficile e la rende funzionale e non odiosa. Non è poco.
Ha avuto la fortuna di raggiungere presto la popolarità in una fiction artisticamente di livello, che – ci scommetto – sarà vendutissima all’estero da mamma Rai, e per giunta in un ruolo che avrà fatto battere tanti cuori. Attendiamo, ripassando nella mente con piacere una scena fantastica come quella dell’audiocorso di lingua italiana pensato per stranieri donato con convizione a Cristina e tutte le sue cento e una uscite.

Devo dire che è il suo personaggio la vera intuizione comica della serie. E’ una sorta di Niles Frasier asociale italiano. Emanuele potrebbe in un certo senso impersonare l’alterità della spocchia di certa sapienza, di solito caratterizzata come pedante, mentre invece osservandolo meglio credo sia più lo specchio di certe solitudini create da quei sensi di superiorità che spesso guastano l’esistenza.
La sola percezione di un’essere molto diverso da lui, ma ugualmente permeato di dignità, gli regala in maniera naturale un nuovo punto di vista.
La presenza, la convivenza con Cristina aiuta la crescita emotiva e etica di Emanuele. E’ un ragazzo migliore ora e a volte si lascia andare perfino con trasporto, è meno timoroso dei giudizi degli altri, conserva il suo spirito critico e la sua vena sminuente, ma ha tanti momenti di ripensamento, di umanità.

E’ il turno di Nicole Murgia (Cristina).
Nel mio primo articolo, quello dopo le prime due puntate, esalto tanti degli attori, mancando – fra gli altri – di menzionare il lavoro di questa ragazza.
Non avevo ben compreso. La sua Cristina mi sembrava eccessiva nei momenti sbagliati (vi ricordate i primi giorni di scuola accanto ad Emanuele?) e poi troppo banale, troppo realistica. In un certo senso incongruente.
Ora vedo una splendida ragazza di sedici anni. Dolce, timida, orgogliosa, non convenzionale e coerente con l’età che deve impersonare.
Le conosco le ragazze di quell’età. Nonostante ogni loro personalissimo anticonformismo, al livello più istintuale sono così. Hanno quei vezzi, quelle uscite, quel modo di ragionare.
Tanti applausi per lei e un “bravo” a Riccardo Milani (regista della serie). Davvero.

Il ragazzo di Cristina, Davide, interpretato da Federico Lepera, non è male. Bellissimo, sorridente, gentile e persino attratto da una ragazza meno appariscente di altre. Insomma, un “tipo” che potenzialmente allarga il cuore di speranza a tanta tanta parte del pubblico femminile. Un po’ ipocrita nell’episodio dell’aereo regalatogli da Paolo, ma tant’è. Azzeccato, anche se predestinato.

A proposito dei due chissà prossimi fratellini, quanto lo stavamo aspettando il loro bacio? I loro baci? Quanto desideravamo il loro amore?
Quando oramai ci sembrava di dover aspettare un anno, eccolo lì, inaspettato, bellissimo, compreso il contorno, la mattina dopo, il sogno, il ritorno in autobus.
Ci voleva lo splendido gioco della bottiglia per ribaltare d’un colpo l’idea che ci eravamo fatti un po’ tutti.
Che avrebbero ritardato la loro storia direttamente alla seconda serie. E invece no.
Ma quanto sono carini?! Ma quanto erano carini mentre erano a scherzare con i gavettoni nel cortile della scuola poco prima del ritorno di Davide Palmieri?! Basta, sennò mi sbrodo.
O forse no. Cerchiamo di resistere ed analizzare la cosa con un minimo di razionalità.
Questo ritardare una situazione che agli inizi ritenevamo inevitabile ci regala alla fine questa sensazione: dolcezza infinita, ritorno con la mente a tanti, tanti anni fa (sigh), a quei baci rubati – come direbbe Truffaut -, alla promiscuità scolastica fuori dalla scuola che rende speciale e più vivo, intenso ogni momento, capace di renderci più chiara ogni relazione, di svelarci il desiderio.

Una puntata indimenticabile la penultima non solo per l’amore scoppiato – a questo punto improvvisamente – fra Cristina ed Emanuele, ma anche per la recitazione incredibile di Marina Rocco, e anche di Piera Degli Esposti direi, una marea di dialoghi scoppiettanti, la liason sessuale con relativi commenti da parte di Maya su Elio, i tradimenti, i pentimenti, insomma, una puntata di una densità assoluta. Ideale.
Anche stasera niente male.

Le invenzioni belle viaggiano per tutta la fiction a un gran ritmo: ricordate l’Inno alla gioia con sequenze di giubilo al rallenty alla caduta del Muro divisorio? Ricordate gli abbracci accennati dall’altra parte del Muro? Gli occhi della madre-Solfrizzi nella scena della carrozzina? Tutti i colori delle fisime di Emanuele per le dimostrazioni di affetto di Laura?
Quel suo “Hai presente quanti anni di analisi freudiana mi costerà questa frase?” alla domanda di sua madre “Tu, come donna […] come mi trovi?”.

I sogni di prima mattina, le varie regole dell’amore, Maya a Elio: “Quello che stai pensando è vero. Ecrù lo dicono solo i gay”, “la vi-vicina, mi-mister”, “Sha-shan, sha-shan” di Giù la testa nell’episodio col fastasma della moglie di Solfrizzi, tutte – e dico tutte – le risposte “pensate” e non date nella realtà. Il “povero Giulio” in macchina ad aspettare addormentato e con due dita d’aria. “La famiglia Giorgi trionfa!” sulla macchinina in retromarcia. La classe di Michele. Alla lezione di yoga: “Ce la fa a chiudere la bocca per due minuti? Sennò alzo il volume dei delfini, eh?” -”No no…”. Il montaggio della scena in cui Paolo e Cristina si accordano mimando un incontro di riavvicinamento. Solfrizzi e il montaggio della scena Ed io tra di voi al ristorante subito dopo l’arrivo di Riccardo dagli States. L’infinita empatia che si prova per Cristina. Sempre. E tanto, troppo altro.

Qualche perla di stasera, ad esempio.
Maya:”Un buon amante va condiviso come un buon parrucchiere, una svendita in una profumeria”.
-Michele: “Quale donna ti dice che ti ha tradito la sera prima del giorno più bello della sua vita?”
-Paolo: “Quale donna? La mia!!”
Vacanze romane all’arrivo dello sposo. Paolo che si immagina la scena Per un’ora d’amore poco prima del no.
Laura: “Adesso sai guidare! Per scappare da me sai guidare!”
Paolo (le mani addosso all’agente): “Tu sei gay!? E allora perché devi venire a rompere le scatole a me!”

Ringraziamo poi Ivan Cotroneo ed eventualmente gli altri sceneggiatori anche per il dottor Freiss e Carla (Carla Signoris).
Già mi immagino il buon Battiston additato per strada dai ragazzi.
“Ciao Freiss!”, “Ma quello non è Freiss?”. Eh, Giuseppe, tanti anni di onorata carriera valsi agli occhi del grande pubblico poca cosa al confronto della paciosità sicura di Freiss.
Sei stato bravo, inappuntabile come sempre nella scelta del copione giusto. Hai davvero un grande intuito per le produzioni di qualità.
Ora ti tocca questo successo televisivo.

Tutti gli attori in questi episodi di stasera hanno dato il meglio, comunque, cesellando dialoghi, litigi, toni, tempi.
Ed era cosa difficile, perché la sutura di un vulnus drammatico è sempre il momento più difficile di un racconto per immagini. Il primo tempo è spessissimo il più bello. Ve ne sarete accorti, no?

Ebbene, Riccardo Milani (il regista) riesce in questa bell’impresa, compresa la scena più delicata, l’inattesa e ben recitata scena del ritorno alla “fratellanza” di Emanuele e Cristina.
Ma sono bastati gli ultimi pochi fotogrammi del suo volto per intuire i reali sentimenti di Cristina, vero?
Non vedo l’ora di vederli ancora assieme. E voi?

Concludo augurando un anno pieno di amore a tutti i lettori di questo articolo. Siete dei romantici, innamorati dei sorrisi e con un ottimo gusto per le fiction, credo.
Vedete di spendere nel miglior modo possibile l’anno che ci toccherà aspettare prima del prossimo tuffo in casa Giorgi-Del Fiore. Usate il vostro buon gusto per contaminare di pazzia per amore chi vi sta vicino.
E’ vero, la tv non è il cinema, ma a volte è solo un pregiudizio.
C’è tutto un mondo intorno

di marco dewey

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*: Scusandomi per la lunghezza davvero eccessiva dell’articolo, ricordo a tutti che nel 1995 Riccardo Rossi era tutto una comparsata a Mediaset durante la campagna per il referendum per l’abrogazione delle norme che consentono la concentrazione di tre reti televisive, invitando ovviamente a votare per il NO. Vi ricordate?
Un due di voto, per una volta, al responsabile casting. Consideratemi pure un bastardo, ma attori che si prestano a quel genere di iniziative vanno emarginati. Che lavori a Mediaset e non con i miei soldi! Una bel luogo comune, non c’è che dire. Ma stavolta lo sento proprio.
Che paghi con l’ostracismo nazionale l’uso ignobile del suo mestiere. Qualcun altro mi darà del comunista, ma non fa niente. Uno più, uno meno…
E’ che lui mi è rimasto più in mente di altri, dei soliti Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, dei Mike Bongiorno, di tutti quanti gli impiegati a tempo inderminato del premier, insomma. Mi è rimasto più in mente di quelli lì che facevano tutti campagna per questo NO, che alla fine ha vinto con il 56%. Ce l’ho in testa Riccardo Rossi, perché spuntava fuori come un alieno, come un cavolo a merenda e introduceva, educava al convincimento per il NO, con la Rita Chiesa di turno.
E’ grazie anche a servi come lui viviamo questa Italia che come direbbe Masini, “ci ha rotto i coglioni”.

Peace.

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Il cittadino Tabucchi ad Annozero ci regala un po’ di libertà e verità sulla necessità delle intercettazioni (ovvero Genchi uno di noi)

6 Febbraio 2009, Venerdì


Un grazie a Santoro per la sua trasmissione. Ultimo spazio in cui viene fuori esattamente la vera natura degli ospiti.

Si parla di intercettazioni. Quanto cambierà dalla legge che sta per essere approvata in Parlamento: l’avvocato e consigliere giuridico di Berlusconi, il parlamentare Niccolò Ghedini, e Marco Travaglio a difendere idee opposte. Secondo il primo: cambierà poco ma in senso garantista. Secondo Travaglio verrà trionfalmente scolvolto il più grande strumento che ha la magistratura per indagare e quindi reprimere i reati e inoltre verrà vessato il mondo dell’informazione oltre il consentibile.

A Gioacchino Genchi, un consulente della Procura che Berlusconi temeva tanto, per tutta la puntata Ghedini e Martelli contestano in pratica nient’altro che il fare il suo lavoro: il senso delle accuse di Ghedini si potrebbero sostanziare in un ipotetico “figuriamoci se non ha conservato nessun tabulato per poter ricattare il potente di turno!”. Quante battutine odiose e vergognose ha fatto Ghedini stasera. Ma tutto quel viscido non passa dallo schermo? Mah. E poi Martelli, ex ministro della Giustizia: “Lo capisce che è questo che è grave? Che lei che è un privato cittadino venga chiamato a fare quel lavoro “sensibile”!”
Peccato che in tutto il mondo i consulenti tecnici vengano chiamati a fare lo stesso.

Ma torniamo alla ragione dell’articolo.
Durante la trasmissione il vicedirettore de Il Corriere Pierluigi Battista giudica fuori controllo la quantità delle intercettazioni che si ha in Italia. Un numero tale da porci in contrasto per enormità coi numeri delle più importanti nazioni al mondo. Vogliamo che l’Italia sia un paese a statuto speciale?

In collegamento da Parigi lo scrittore Antonio Tabucchi, che dovrebbe parlare della stranezza di cui è stato protagonista – citato in giudizio civile per diffamazione per 1,3 milioni di euro dalla seconda carica dello stato Presidente del Senato, dal lodo Alfano in poi ormai “intoccabile Schifani“, oppure per giudizio lesivo della propria immagine, non ho ben capito -, ci parla invece per qualche minuto con la voce dei nostri pensieri, tira fuori l’anima ferita dell’Italia più informata, della parte ancora non rosa dall’ignavia, di tutti quelli che ancora resistono e che soffrono per la degradazione etica e l’umiliazione nel mondo a cui stanno sottoponendo il nostro paese.
Lo ha detto con una retorica asciutta e un vigore calmo.

Dice al vicedirettore de Il Corriere che “l’Italia è un paese a statuto speciale!”
Quando abbiamo così tanti parlamentari indagati, – da studio gli si ricorda, abbiamo tanti condannati in via definitiva, se è per questo – questo ci rende un paese a statuto speciale.
Un presidente del consiglio padrone di un po’ tutta l’informazione non è un argomento passato di moda nei paesi di piena democrazia e non lo è né in Francia, né in Inghilterra, né in Portogallo, né in tutti i paesi in cui abbiamo la possibilità di muoverci liberamente: noi che possiamo (lasciando intendere che gli ultimi provvedimenti esatti dalla Lega sui clandestini lo hanno già raggiunto).

Quando si pongono quattro italiani al di fuori della legge, questo ci rende un paese a statuto speciale (si riferisce al lodo Alfano, altrimenti conosciuto “salva Berlusconi+3″).

E che l’Italia, che ha una Costituzione perfetta, debba tollerare dei cambiamenti che la portano fuori dall’Europa è un fatto molto grave.

Un bel respiro, non c’è che dire. Fa sempre piacere quando un grande intellettuale grida di dolore così serenamente, non replicando certi toni scomposti che sembrano andare per la maggiore ultimamente.
Ne avevo proprio bisogno stasera.

Alle 23:25 viene chiamato a chiudere e ci parla della storia. Un’immagine che mi è molto cara perché la uso spesso. Il fiume della storia porterà via questi governanti.

Mi permetto di aggiungere molto umilmente: molto prima di quanto questi signori possano immaginare.
Il sonno della “parola che esplode” durerà fino a quando ci sarà regime mediatico oppure vera convenienza. Ora ci sono entrambe. Ma la morte di una persona spazzerà le remore dei giornalisti. Che apriranno la via alla loro coscienza.
La coscienza di Paolo Guzzanti ad esempio è esplosa all’improvviso, voglio immaginare adiuvata dal silenzio e dallo sdegno dei suoi tre figli.

di marco dewey

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Monica Setta a Domenica In Politica ha sempre la marchetta pronta.

1 Febbraio 2009, Domenica


Sarebbe la prima volta che vedo Monica Setta a Domenica In Politica (parte di Domenica Insieme) e non la trovo sfacciatamente di parte.
Sarebbe.

Insomma, sì, ogni tanto invece di fare una domanda lineare ci dona uno dei suoi preamboli che non c’entrano niente e che attribuiscono i problemi dell’Italia solo alla crisi internazionale o al passato, oppure mette in luce ammirandoli i grandi sforzi del governo.
Oggi, domenica 1 febbraio, l’ha fatto solo una volta, però.
Si è contenuta, no?

Tuttavia c’era qualcosa che mi disturbava.
Alle prime non capivo.
Poi mi accorgo che il Silvio era in tv.

Cioè, non lui: una sua dichiarazione di non so quando e il suo nome.
Avete presente i titoli scorrevoli modello CNN, Al Jazeera e Tg2? Ecco. Oggi c’era una dichiarazione che Monica Setta non poteva celare agli italiani. E allora ha pensato di farla scorrere in loop semicontinuo per circa il 30% della trasmissione.

In pratica sono stato costretto a leggere per una quindicina di minuti questa frase:

60 giorni per superare la crisi? Il premier Silvio Berlusconi: “Tutti insieme ce la faremo”.

Forse non avete presente quanto possa essere assurda questa cosa. Ho buttato lì un 30% di loop, ma potrebbe essere benissimo di più. Era davvero ossessiva.
Mi chiedo se ciò sia normale.

Insomma, non era necessario, non apparteneva alla categoria breaking news e non la si stava commentando.

Milioni di italiani si sono involontariamente e immotivatamente letti – per molti minuti, una domenica pomeriggio su Raiuno – l’invito del premier Silvio Berlusconi (epiteto, nome e cognome) a non rompere le uova nel paniere, magari a non seguire l’invito allo sciopero generale della Cgil, e a non mettere i bastoni fra le ruote.
A starsene buoni e calmi. Ad avere pazienza.
A seguire la linea Cisl-Uil. A piegarsi a come viene gestita per loro la crisi.
Certamente a non criticare il Governo, ché bisogna stare “tutti insieme” perlomeno per i prossimi due mesi.

Allora, fiducia a te, reo Silvio.
La prenderemo in quel posto, sì, però silenziosamente.
Poi si vedrà.

di marco dewey

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Chi immagina il “Punto di vista” del TG2 se va in scena un Craxi vs. Berlinguer?

24 Gennaio 2009, Sabato


Finisco di vedere credo l’ultima puntata di questa serie di Desperate Housewives, compiango la fine del personaggio della splendida attrice Justine Bateman che interpretava fino a venti anni fa Mallory Keaton in Casa Keaton, esclamo fra me e me un “Oh porc…” per un ultimo colpo di scena e per pigrizia me ne rimango a vedere la pubblicità prima di D’Alema a Malpensa, Italia.
E invece c’era lo spesso disturbante Tg2 Punto di vista.
Stasera davvero insopportabile.

In apertura una scheda ci presenta un Berlinguer filo sovietico, come se lo strappo del 1976 non fosse avvenuto, e si insiste sull’intervista concessa a Scalfari in risposta a un articolo di Craxi, intervista in cui si dice rivendichi la matrice marxista-leninista et voilà, il vetero-comunista è servito.
La stessa scheda ci racconta un Craxi sostenitore del socialismo liberale – praticamente l’inventore italiano -, e grande statista.
Nient’altro.

Si ritorna in studio e la conduttrice Daniela Vergara pone un quesito ai due politici ospiti, l’onorevole Cicchitto (ex socialista) e l’attuale segretario del PSI, di cui non ricordo il nome (mi scuserà).
Una domanda che suona come un: “Per la storia, chi ha vinto dei due?”.
Beh, la loro faccia diceva tutto ancor prima di rispondere. Quasi un “A’ Daniè, ma stai a scherzà?”. Semplice, le loro parole poi ci chiariranno, il vincitore per la storia è Bettino Craxi, portatore di un socialismo in cui l’individuo non è sacrificato, eppure un socialismo solidale e portatore di istanze libertarie. Un genio. Un giusto.
Berlinguer era comunista, leninista, il comunismo ha perso, quindi anche lui ha perso rispetto a Bettino.
Sillogismo illogico. Non c’è che dire.

La contesa è bella che finita qua. In due minuti un massacro.
L’ultima domanda è un pro forma.
Serve a dimostrare al pubblico che è stata garantita l’imparzialità degli ospiti. Uno, infatti, crede che l’eredità delle idee di Craxi sia più presente nel centro-sinistra e l’altro nel centro-destra.

Voi penserete: cosa ti aspetti? La degna prosecuzione della puntata-santuario di Porta a porta su Craxi.
Puntata-monstre praticamente senza contraddittorio.
Eh sì, ho capito, ma io a queste schifezze ancora non mi ci sono abituato.

Qui tutto è dimenticato. La devastazione senza precedenti dei conti dello Stato che ha causato quell’uomo è quasi indicibile, irripetibile.
Dal 1983 al 1987, anni in cui è stato Presidente del Consiglio, siamo passati dal 73% al 92% come rapporto fra debito pubblico e Pil.
Come non bastasse, lo squallore etico diffuso nel Partito Socialista Italiano di quegli anni lo conosciamo tutti, e sebbene stiano cercando in ogni modo di insabbiarne il ricordo, rimane lì, nella storia.
Non si aspettino che la loro cronaca imposta riuscirà a sopravvivere alla morte di alcuni di loro. Di uno di loro.

Enrico Berlinguer non ha macchie sotto questo e mille altri lati, invece. Si è distinto in senso diametralmente opposto, piuttosto. Una personalità specchiata che ha un nome e aveva un progetto politico credibile e maturo, a cui avrei messo e metterei la firma pure ora, da liberale democratico molto di sinistra e assolutamente non comunista.
Dell’Eurocomunismo, della Terza via, della rottura col PCUS non si parla. Dimenticato.

Il grande vincitore Craxi, l’uomo di Stato Craxi – al contrario, quali che siano state le sue responsabilità -, è morto da latitante, ché in sfregio a tutto il Popolo Italiano ha deciso di non consegnarsi a un giudizio in Suo nome.
Dal “punto di vista” del Tg2, evidentemente, nemmeno questa cosa sono riusciti a vedere.
Boh! Saranno stati impallati.

Un abbraccio, Enrico.

di marco dewey

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Lucia Annunziata ad Annozero si alza e se ne va. Meglio così.

16 Gennaio 2009, Venerdì


Capita su Raidue che Lucia Annunziata fa due pistolotti “live” – con una certa supponenza! – contro il modo di gestire la conduzione della trasmissione in cui era ospitata – Annozero -; il conduttore – Michele Santoro – la seconda volta non glielo concede senza colpo ferire e le ribatte piccato che non si aspettava da lei le stesse accuse di cui è fatto oggetto da molti fronti.

A questo punto lei si alza e se ne va.

Io posso capire che un giornalista scada nel brutto passo falso di criticare il lavoro di un conduttore in una trasmissione dal vivo, di farlo non in maniera ironica, ma diretta e pesante, fastidiosa e con ragioni dubbie.
Posso davvero capirlo. Per franchezza, perché crede fortemente a quel che dice o per amore della ribalta.

Ma farlo due volte è provocazione e maleducazione pura, anche per le esili ragioni che difendeva. Per il merito della questione.

La prima volta Santoro è stato accusato dalla Annunziata – e uso una perifrasi molto light – di non fornire un buon servizio (al buon esito della causa? agli italiani?) a lasciar dialogare le due ragazze, una israeliana e una palestinese, animatamente e su posizioni molto polarizzate. Lo afferma con decisione, con tono alterato e senza possibilità apparente di dialogo. Rivendica piuttosto lei la parola, un’intellettuale come lei, un’intellettuale italiana che conosce i fatti, che ha vissuto quei posti: come le due ragazze, ma con uno sguardo più finalizzato all’elaborazione di un’uscita dalla melma del conflitto, più ecumenico, più consapevole. E sostiene anche che l’Italia debba ascoltare le conclusioni di giornalisti italiani, non quelle di ragazzi che non sanno quel che dicono, con la ragione obnubilata da un odio atavico.

La seconda volta irrompe come farei io da casa quando critico Porta a Porta o Matrix parlandomi addosso incazzato. Molto in breve, protesta veramente accalorata frasi che possiamo riassumere così: “Michele, noi siamo amici, ma la trasmissione è fortemente squilibrata a favore delle ragioni dei palestinesi!”. Ci poteva stare, se non avesse già criticato aspramente l’impianto stesso dell’idea di Santoro. Se non avesse usato quella forza. E se per atteggiamento non si fosse già distinta come l’elemento indisciplinato dello studio, ponendo in atto un comportamento quantomeno irragionevole se consideriamo la natura stessa di Annozero, che è quella di controinformare. E lo è da sempre. E lei lo sapeva.

La situazione italiana è chiara.
Siamo forse l’ultimo sistema informativo nazionale che non critica profondamente le azioni di Israele (Rula Jebreal a riguardo cita – e non a caso – persino la posizione dell’ultraconservatrice Fox).
L’unico sistema informativo che in maggioranza difende “in qualche modo” le ragioni dell’attacco di Israele. Che le rende comprensibili sotto qualche punto di vista. E allora, se questo è vero, perché agitarsi in quel modo nell’unica occasione in cui si cerca il modo di far entrare lo sdegno, l’empatia umana profonda nel cuore degli italiani.
Mah, non sarà vero, o non vedrà quello che vedo io.

Questa è comunque una guerra schifosa. E allora, che prima di tutto la gente capisca quanto sia vigliacca, quanto sia più da considerare una strage velata di intenti preventivi, più da considerare una rappresaglia.
Avete presente le decimazioni? Quelle che i tedeschi ponevano in essere in Italia dopo il ‘43  e gli italiani in Jugoslavia (deportazioni e stragi politiche mirate a parte) nel periodo immediatamente precedente?
Ecco, nella striscia di Gaza è in atto una centesimazione.
Un crimine compiuto per scopi politici infimi interni a Israele.

Una porcheria contro il genere umano, una porcheria contro i bambini palestinesi.

di marco dewey

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Non ci credo! Marx fatto passare per cattivo dallo spot Rai.

3 Gennaio 2009, Sabato


Buona la tv, buono anche tu.

Prima c’è Napoleone che ritarda la battaglia di Austerlitz, poi il sanguinario Robespierre che si fa blandire dalla buona Tv di Simona Ventura – complimenti per il coraggio che stavolta vira verso la sfacciataggine – e non fa decapitare Maria Antonietta.

Ora mi è capitato di vedere lo spot in cui “buono anche tu” è riferito a Karl Marx.

Potevo aspettarmi qualcosa di tanto diverso dal molto cattolico Alessandro D’Alatri. Uhm… no.
Che bello, eh? Il potere di far passare per rabbonibile uno che teorizzava la negatività delle religioni era troppo irresistibile per un irrazionale come lui.
Il grottesco non gli sarebbe ricapitato più.
Quale migliore occasione?

E qualcosa d’altro dal questuante direttore generale della Rai, Cappon? Sono giorni che va in giro dicendo che la sua azienda non può andare avanti senza un aiuto dello Stato.
Claudio, vai tranquillo, Mediaset val ben più dell’anticomunismo e del clericalismo.
Non vi daranno mezzo euro in più.

Buone feste buone a tutti.

di marco dewey

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Nuovo episodio Zenga-Varriale nel dopo Catania – Roma

21 Dicembre 2008, Domenica

Ci risiamo.
Proprio non ce la fanno a non beccarsi Zenga e Varriale.
Solo che qui viene fuori una tensione per nulla.
Qui viene fuori la suscettibilità di Walter.

I fatti. Il Catania vince in casa contro la Roma.

Gran risultato, soprattutto per i tifosi del Catania, perché dal 7-0 subito due anni fa all’Olimpico se la sono legata al dito.
Al tempo le polemiche e l’astio dei siciliani furono alimentati dall’ex allenatore Baldini, che invocò il rispetto che a un certo punto della partita una squadra dovesse avere per l’altra.

Zenga voleva che si parlasse del Catania, della grande vittoria, del gioco, e invece Varriale va a pescare un momento di nervosismo a fine gara. Nervosismo che ha caratterizzato tutta la partita.

Sembra che il romanista Mexes abbia colpito il rosso-azzurro Paolucci e Zenga è fatto vedere mentre è trattenuto e un po’ agitato ne chiede conto a qualcuno, forse il quarto uomo, l’arbitro oppure altri romanisti, e i suoi uomini sono intenti a bloccare le sue intemperanze.

Nel sottopasso poi segue più o meno una caccia a Mexes.

Sembra che Zenga abbia voglia di tirarla per le lunghe e non risponde alla domanda per una volta abbastanza legittima di Varriale. Pare che voglia buttarla in cagnera, ma in realtà poi si accontenta solo di non rispondere, lasciando svelare il retroscena alla giornalista che lo intervistava a Catania.

Successo niente, solo un nuovo episodio dell’antipatia fra il burbero e permaloso Zenga e il rompiscatole e provocatore Varriale.  Non finirà qui.

di marco dewey

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“Tutti pazzi per amore” è bellissimo. Ma perché ci piace?

15 Dicembre 2008, Lunedì


Vale tutti i film con Richard Gere o Julia Roberts messi insieme.
Cosa si può volere di più da una commedia romantica?
Io non saprei. Dico davvero.

Il soggetto ha un bell’appeal , multigenerazionale. E’ sopra tipo di tre livelli a I Cesaroni, che a voler fare un confronto rischia di sembrare davvero trash, banale.

La sceneggiatura qui è molto divertente, roba da due trovate al minuto. Il grande Ivan Cotroneo, già multi-premiato per varie sceneggiature e autore anche di vari spettacoli e programmi comici – molti di quelli con la Dandini, per esempio – è una sicurezza. E si vede. Speriamo solo che non scenda quando ci saranno le puntate di altri sceneggiatori.
L’architettura l’ha creata proprio Cotroneo. E’ solida. Credo che reggerà.

E’ girato bene – ottima la regia di Riccardo Milani -, belle trovate, gran ritmo, fotografia ineccepibile, personaggi credibili e interessanti, tutto viaggia che è una meraviglia. Non c’è una virgola di volgarità.

E poi un cast stellare. Devono averci creduto a questo prodotto. Avranno investito un botto solo per gli attori.
Tralasciamo per un attimo i due protagonisti.

Un Neri Marcorè che è sempre un piacere, Carlotta Natoli (Distretto di Polizia), la splendida Francesca Inaudi (La bestia nel cuore, L’uomo perfetto, 4-4-2), Irene Ferri, varie volte protagonista in fiction e film negli ultimi dieci anni, Sonia Bergamasco (La meglio gioventù), Corrado Fortuna (My name is Tanino), due grandi “vecchi” come Luigi Diberti e una odiosa riuscitissima Piera degli Esposti e poi tutti, ma proprio tutti bravi bravi.
Pensate c’è anche Carla Signoris e il grande Giuseppe Battiston che fanno un coro sui generis davvero centrato.
E vi assicuro che è un’impresa trovare un coro che non stia come i cavoli a merenda.

Ed Emanuele, il figlio del personaggio di Stefania Rocca, è un ruolo difficilissimo, a recitarlo si rischia davvero di cadere nel fastidioso, e invece Marco Brenno lo rende perfino interessante. Ci ho quasi creduto, ieri, che volesse una mamma nordeuropea, anaffettiva.

Ora mi spiace non citare tutti, ma è proprio un bel prodotto. Non sfigura nessuno.

Parlano tanto dell’elemento musical, ma una canzone in playback ogni ora non sposta di niente la natura piacevolmente grottesca, verde insistito della recitazione. E’ una virgola che fa scivolare ancor più nel sogno.
Vivono in un mondo di favola. E ci sono gli amori come dovrebbero essere. Ideali, sofferti, puliti, ingenui. E’ tutta fantasia, è fiction un po’ meno realistica del solito.
E’ tutto plausibile, ma assurdo. Un assurdo piacevole come in un film di Frank Capra.

E’ un inno all’amore (a trovarne di Laure Del Fiore libere!), e si parteggia per la coppia, per le coppie. Per le emozioni dei protagonisti.
Perché i caratteri dei personaggi protagonisti sono cosa rara.

Siamo noi. Sono quelli che vorremmo essere. L’identificazione è immediata, desiderata, necessaria.
Stefania Rocca – bravissima – è la fidanzatina di Peynet.
Vi ricordate un personaggio femminile più delizioso, più ineccepibile?
Sì, mi direte voi, ma vuoi mettere una donna con delle imperfezioni del carattere, con un fuoco dentro!?
E invece io insisto.
Colta, buona, calma, appassionata, timida, intelligente e bella per dire bella. E si innamora di un ideale di uomo.
Di un brutto bellissimo. Di pollicione!
Il personaggio di Emilio Solfrizzi è geniale.
Empatia a mille ieri sera (seconda puntata).
Mi ha fatto davvero impazzire. E’ stato proprio espressivo, mai banale.
Basta avere un Solfrizzi in cast e mezzo film lo porti a casa. Ma bisogna sceglierlo!

E’ il suo solito personaggio, questo sì, ma sembra più curato, più denso.
E metteteci pure che in questo lavoro fa il figo. Una brava persona che piace alle donne. Proprio fiction, mi direte.
Ma sì, sogniamolo la domenica sera.

E’ buono, è rispettoso, è passionale, è cauto, si imbarazza a guardare la figlia senza reggiseno e di spalle, cosa che non avrei mai pensato mi avrebbe emozionato: ma questo Tutti pazzi per amore è così.
Una sorpresa dopo l’altra.

Una risata, un sorriso, un colpo al cuore, un ricordo che ti prende durante la puntata e non ti lascia più.
-_-.

di marco dewey

E voi che ne pensate?

Tutto il mio amore per “Tutti pazzi per amore”. Il bilancio finale. Emanuele e Cristina si amano, altro che fratelli.