Archivio per la categoria ‘cultura’

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 Ottobre 2009, Mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi [...], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. [...] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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Libertà e potere in politica. Il ruolo dell’intellettuale.

4 Ottobre 2009, Domenica

pasolini e mastroianni
Ogni elemento dal rimosso sembra concorrere involontariamente al nostro essere attuale.

C’è chi impegna una vita per essere qualcuno e noi non gli possiamo mica imputare debolezze umane e ipocrisie.
Non che non possiamo pensare che questi schiavi dei propri sogni siano – ad esempio, a volte – ipocriti. E’ che proprio non possiamo dirlo in pubblico, nemmeno quando molto selezionato, nemmeno girandoci attorno.
Neppure gli illuminati potrebbero farlo. Ci sono delle precise regole sociali che lo impediscono, soprattutto quando vivi una realtà associativa che è fatta di amicizie, legami, scopi più o meno comuni: persino nemmeno quando certi scopi ti possono sembrare più lontani e più difficili da raggiungere se tutti decidiamo di ammettere queste ipocrisie, che poi non sono altro che cattive pratiche a detrimento della società e dell’associazione stessa, nel mio particolare caso perché decisamente contrarie a quelli che sono i suoi fini.

L’intellettuale però ha dei compiti precipui. Deve cercare di cambiare la società nel senso che gli mostra la sua coscienza.
Quello che non deve mai fare è soffocare il proprio istinto critico in base a delle convenzioni che sono fatte proprie dalla grande maggioranza dei pares.
Il delitto che non deve mai commettere è soffocare il proprio istinto critico per raggiungere una posizione, nemmeno quando da quella posizione sembrerebbe poter influire ancora di più sulla società.

La corruzione dell’ethos pubblico e le scorrettezze per il potere sono attimi, una volta esperiti diventano luoghi dell’anima e da sottili diventano facilmente brecce; in giro mi accorgo che si è tentati spesso di autolegittimarli con scuse improbabili e non pertinenti, schegge di egocentrismo irrazionale.

Dobbiamo rifuggire da queste scuse, dobbiamo smetterla di tollerare l’intollerabile, ed essere pronti a vivere l’esclusione, perché le buone pratiche sono virulente, contagiano il mondo, e non dovremmo rinunciare mai a lottare per la loro attuazione solo per seguire logiche del “volemose bbene” o di buona creanza a tutti i costi.

Ben altra cosa è l’opportunità di manifestazioni esterne all’associazione, che – sempre nel mio caso – essendo molto più importante del sottoscritto, sono da censurare quasi sempre, soprattutto quando ispirate dalla vanità oppure poco lungimiranti.

Gli intellettuali lottano ogni giorno con la prassi umana più quotidiana di tutte, gli intellettuali quando rimangono tali dovrebbero lottare contro quell’istinto di sopravvivenza di secondo livello conosciuto col nome di “potere“. Non dovrebbero aver paura di non ottenerne alcuno.

Questa credo sia condizione necessaria alla libertà di giudizio e alla freschezza di pensiero e credo anche che un lavoro, una professione o un’idea concreta di futuro lontani dalle tentazioni del potere aiutino la libertà di azione.

I politici, che al potere sono costretti a dare del tu, dovrebbero sentire in loro la tensione dell’intellettuale, farla propria, lottare contro i propri istinti umani, perché la maniera in cui è promossa una rivoluzione etica, un nuovo sistema politico, una nuova società è fondante tanto quanto il sistema e gli esiti che ci si propone.

Io scelgo e invito a scegliere Ignazio Marino il 25 ottobre.

di marco dewey (marco gattafoni)

P.S.: Dopo ieri pomeriggio sento ancor più mio il motto del cardinal Martini, pro veritate adversa diligere.

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Benigni a Sanremo smerda Berlusconi e Povia. E difende la libertà di tutti recitando Oscar Wilde. Perfetto.

17 Febbraio 2009, Martedì


Ancora una volta Roberto Benigni ci ha reso orgogliosi di essere italiani. Maledizione! Lo ha detto proprio ora anche Bonolis!!! Che banale che sono. Non fa niente. Lo lascio.

In molti volevamo tanto sbeffeggiasse il nostro odiato presidente del consiglio – possibilmente fornendo spunti di riflessione ai più deboli di spirito – e lui lo ha fatto, volevamo ci sollevasse un po’ dalla giornata pessima in cui siamo precipitati sin dalle prime ore e lui lo ha fatto con uno dei suoi stilemi classici, la commistione potere e vizio, potere e umanità – però infima -, il tutto raccontato con la massima serietà, e lui ci ha sollevato, e infine volevamo che gridasse a quel laido di Povia il nostro disprezzo per le idee sottese nella sua Luca era gay, e lui lo ha fatto sussurrando con voce ferma tutto l’amore di Oscar Wilde.

Sveglia, Italia.
Ti meriteresti giusto il deputato Barbareschi e invece hai Benigni.
Una speranza c’è ancora.

Viva gli Afterhours.

di marco dewey

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Riotta sul caso Englaro a TV7. Ma che ha detto?

15 Novembre 2008, Sabato


Ieri sera la seconda parte di TV7 si è occupata della sentenza Englaro, che autorizza la sospensione dell’alimentazione via sondino naso gastrico ad Eluana. Riconosce la possibilità per paziente di accettare o rifiutare le cure che non portano a niente, compresa l’alimentazione forzata.
E si accetta per vera la testimonianza di Beppino Englaro riguardo le volontà della figlia.

Si ascoltano le posizioni registrate e ben polarizzate di Emma Bonino e di Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, nonché Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi della CEI.

In studio ospiti Paolo Gentiloni (responsabile comunicazione del PD), Renata Polverini (segretario UGL) e Guglielmo Epifani (segretario CGIL).
In collegamento il potente ciellino del PDL Maurizio Lupi.
Per la cronaca, dei quattro interventi, l’unico veramente solidale, ma soprattutto rispettoso della decisione del padre di Eluana, è stato quello di Epifani.

Gli ultimi minuti se li prende Gianni Riotta.
Dopo un pistolotto sul rispetto per il dramma di coloro che si trovano a dover affrontare la malattia di un caro e sulla sacralità della vita, che m’è sembrato tanto tanto compiacente con le posizioni critiche nei confronti della decisione di quel giudice, arriva l’annuncio di una forte attenzione alla fine della vita di Eluana (ma ha usato altri termini).
Devo aver capito male di sicuro.
Certo è il considerevole impegno nelle prossime ore di tutta o gran parte della redazione del TG1 su questo caso (http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/).

Il buon Gianni proprio nell’ultimo minuto preannuncia e poi presenta il suo punto di vista.
Ricordando le sue frasi formalmente “istituzionali”, ma non neutre, quasi di commento alla trasmissione di solo due minuti prima, riuscite a immaginare quanto fossi curioso di questo suo outing personale? Mente focalizzata, orecchie ben aperte, posizione comoda.
Ebbene, non ho proprio afferrato. Trattasi di incapacità mia, di momento di assenza mio o pensiero contorto o anche volutamente ambiguo il suo, non so davvero che dire.
Ve ne renderò conto nei commenti a questo articolo (http://culturapoliticademocratica.wordpress.com)  non appena riuscirò a guardarmi lo stream del programma in questa pagina (http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/folder.srv?id=3015).
C’è qualcuno che ha compreso il suo punto di vista, ieri?

Sicuramente, rivedendo proprio quegli ultimissimi momenti della trasmissione, mi darò dell’idiota.
Il direttore del TG1 non può aver cazzato proprio in chiarezza.
E non faccio dell’ironia.
E’ che sto proprio invecchiando. Non sono più così fiducioso nel mio comprendonio.

Però, dottor Riotta, mi aspettavo che la sua attenzione a questo caso dovesse finire qui.
Non dovete solo aspettare e dare la notizia della morte per primi con una bella edizione straordinaria?

E sì che guardandoLa durante la prima parte, ieri sera, fra me e me mi chiedevo molto indulgentemente chi glielo facesse fare di rischiare di compromettere la sua bella posizione, sfidando l’astio dell’uomo più potente d’Italia. Stavo cominciando a capirLa, vede?
Non pensavo affatto che potesse cedere perfino a modalità giornalistiche grevi e spettacolarizzanti.

Ma questa è solo una delle possibilità.
Una strada che spero deciderà di non percorrere.

di marco dewey

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Per fortuna che c’è Monica Setta e Domenica In Politica

9 Novembre 2008, Domenica


Ringraziamo in coro Monica Setta, autrice nel 1994 del coraggioso Berlusconi sul sofà, per la notiziona delle 15:13 di oggi.

Per mettere subito in chiaro le cose dedica i primi due minuti del suo spazio, Domenica In Politica,parlando poi di tutt’altroalla da lei cosiddetta “presunta” gaffe di Berlusconi, su cui il Partito Democratico avrebbe montato un caso e che sembra aver irritato mezzo mondo, persino la première dame francese Carla Bruni, che, commentando proprio l’uscita di Berlusconi, non esita a dichiararsi felice – a volte – di aver acquisito la cittadinanza transalpina.

La notiziona di Monica Setta è che l’unico che non si è offeso è Barack Obama, che infatti in una lunga telefonata affettuosa, piena di affetto e affettuosità – sì, so che sembrano falsità quelle che scrivo, ma più o meno ha detto così – ha dimostrato tutto l’affetto che prova per l’Italia. Mi pare anche che abbia sostenuto che Obama e Berlusconi si conoscessero e che li lega una profonda stima. Insomma, le parole non saranno state queste, ma il senso sì.

Bene. La notizia bomba di Monica Setta ci rincuora.
Soprattutto perché siamo sicuri che le fonti siano quelle giuste.
Una notizia di prima mano.

di marco dewey

Continua…

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Obama vincerà, ma non ci scommetterei.

4 Novembre 2008, Martedì


Che gran giornata di speranza per il mondo, oggi.
Se Barack Obama vince, già da stanotte avrà ben chiaro di non potersi permettere di aspettare il secondo mandato per attuare le riforme più sponsorizzate in campagna elettorale; soprattutto le promesse che gli hanno permesso di vincere contro Hillary Clinton.
La gente vuole il cambiamento subito. Di quale cambiamento si tratti lo sappiamo.
Per alcuni è il ritiro immediato dall’Iraq a ritmo costante e in un paio d’anni. Per altri la riforma sanitaria e la riforma scolastica. Per altri ancora una certa trasparenza di intenti e la sostanziale estraneità a quel mondo delle lobbies delle armi, del petrolio e dell’energia in genere, che hanno evidentemente imposto le loro invadenti mani per gli otto lunghi anni della presidenza Bush.
Immagino che i più si auspichino il ritorno a una certa autonomia delle scelte, appunto. E l’attuazione di almeno il 50% delle promesse (quelle delle primarie).

Che io creda o meno in un Obama “di sinistra” è faccenda di poco interesse.
Spero tanto in Obama: per far girare il vento che ancora soffia da destra, perché il Partito Democratico è sempre cinque volte meglio del repubblicano, e purtroppo anche perché è nero.
Perché il potere a un nero dà speranza al mondo. Dà la possibilità agli ignoranti di casa nostra di frequentare l’idea di una persona di “razza” diversa dalla bianca che raggiunge democraticamente i vertici del potere mondiale; sempre augurandoci che al contrario ciò non spinga i nostri ad una ancor più virulenta contrapposizione verso quelle regole democratiche che permettono questo genere di esiti.
E poi perché la conoscenza porta rispetto, condivisione, affetto.
Non credete che scontri religiosi a parte – un caldo saluto alle religioni – , anche gli stessi matrimoni interrazziali saranno guardati con spirito differente da Obama in avanti?

Ora veniamo al motivo principe che mi ha spinto a scrivere.
Le quote della competizione elettorale che giravano anche negli States sono più o meno queste.
Obama a 1,12-1,15. McCain a 7-7,50.
Sta a dire che 10€ su Obama vincente darebbero indietro poco più di 11€.
10€ su McCain vincente darebbero indietro più di 70€.
Non potrei mai scommettere sull’ipotesi odiosa di un altro repubblicano alla Casa Bianca, ma, caspita, è una quota interessante.

Se la componente razzismo comportasse esclusivamente effetti negativi non avrei dubbi: vincerebbe McCain. Pensate che un popolo ultrareligioso e conservatore concederà così facilmente le redini del proprio paese a un nero, che ha ancora tutta la sua famiglia in Africa?
Per fortuna qualcuno in più andrà a votare solo per fare dell’America il primo paese “occidentale” del nord del mondo ad eleggere un nero a capo della nazione.
Per spirito patriottico, oserei dire.
Ma niente. Nonostante tutto ho paura che il temutissimo effetto Bradley avrebbe dovuto far lievitare la quota di Obama ben oltre l’1,20.
E uno scommettitore lo sa, la giustezza di una quota rende la scommessa appetibile.

Barack Obama vincerà, sì. Ma io non ci scommetterei un euro.

di marco dewey

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“What’s up” spot per Obama

31 Ottobre 2008, Venerdì

Che cos’è questo spot!
Tiriamole fuori anche noi queste idee!
Il materiale non manca.

di marco dewey

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Ode alla squadra nazionale italiana di ginnistica ritmica

24 Agosto 2008, Domenica


Non so se si sia capito per bene dalla mia sezione “What I like” nel miospazio.
Lo ripeto: io adoro la squadra italiana di ginnastica ritmica!
Vorrei spiegare bene quanto le amo quelle ragazze.
Ad ogni loro esecuzione degli esercizi più spettacolari, i tre cerchi con quattro clavette e i tre cerchi con due palle, mi esce sempre qualche lacrima, o molte come ad Atene.
E non è importante se la gara è importante o meno, se è un mondiale, un’Olimpiade o una semplice e modesta gara di coppa del mondo.
Io piagnucolo. Lacrimo. Mi emoziono al livello più intimo.
Per varie ragioni.
Perché penso al lavoro che c’è dietro (otto ore al giorno), ai sacrifici che devono fare per allenarsi insieme tutto l’anno a Desio.
Poi perché davanti alle opere d’arte particolarmente toccanti (e la loro performance artistica e la partitura coreografica che eseguono lo sono) io mi sento piccolo piccolo, perché capisco che non ho sfruttato il genio proprio dell’uomo, e non sopporto gli sprechi.
Il mio rapporto con l’arte è meraviglioso e tragico proprio per questo, tocca corde antiche.
Quando scorgo il genio, l’inatteso, l’alieno, scappa la lacrima del bambino a cui è stato confidato che non è più sveglio degli altri, che è un signor nessuno.
E’ un bagno di umiltà e una riconciliazione con gli altri umani.
Un sentimento di inadeguatezza, di scoramento che si finge ascesa ai vertici del pensiero e proprio per questo mi appaga.
E infine mi emoziono perché queste ragazze sfiorano l’impensabile, l’inimmaginabile.
Giocano con l’impossibile come silfidi dispettose nel vento, azzardano difficoltà continue che lasciano chi le ammira in tensione per tutti e centocinquanta i secondi. Mai una pausa, accidenti!
E non sbagliano, non ti deludono mai.
Guardi le altre squadre e ti sorprende l’orgoglio di sentirti tifoso, connazionale di cinque farfalle che sembrano dieci anni avanti e che sicure del fatto loro rischiano molto più delle altre proprio per dimostrarlo, ma non per superbia o per amore dello sport: loro lottano e arrivano a quei livelli semplicemente per vincere.
E invece la vittoria non arriva quasi mai.

Veniamo alla gara di stamani.
E’ vero (e queste sono mie personali idee, da semplice amante) forse le cinque funi (il primo esercizio) era un po’ sotto l’esercizio bielorusso (0,30 direi), un filino sotto quello russo ma di poco (0,10-0,20). Pari a quello cinese.
I risultati delle giurie per le funi in realtà sono stati questi (17,750 RUS, 17,625 BLR, 17,575 CHN, 17,000 ITA). Gambe tagliate.
Nel secondo e ultimo esercizio (cerchi con clavette) si è visto, tutti hanno visto, quello di cui sopra.
E i risultati sono stati incrediibilmente questi (17,800 RUS, 17,650 CHN, 17,425 ITA, 17,275 BLR). Classifica finale: 1)RUS 2)CHN 3)BLR 4)ITA.
A raccontarlo forse non vi sembrerà nulla, forse oggi 24 agosto lo riproporranno.
Capirete lo scandalo, l’assurdità che siano state giudicate peggiori, addirittura molto peggiori delle russe, e peggiori persino delle cinesi, ahah.
E’ un furto, una rapina con botta in testa, sono schifato perché questa storia va avanti da dieci anni.
Queste ragazze meritano spesso il primo posto e non lo raggiungono se non davanti ad evidente inferiorità delle russe (che sbagliano poco, ma sbagliano, solo perché non osano tanto quanto le nostre).

Giudici, a noi non serve la vostra medaglia!
Alle nostre ragazze sì, però!
Serve loro a continuare a lavorare con convinzione, a continuare a donarci con lo stesso spirito, assieme a Emanuela Maccarani (responsabile tecnica), Nathalie Van Cawenberghe (coreografa) e Eva d’Amore e Valentina Rovetta (assistenti tecniche), quell’arte e quelle emozioni di cui parlavo sopra.

di marco dewey

Questo è il video del secondo esercizio dell’Italia a Pechino 2008 (tre cerchi, quattro clavette) nel mio canale myspacetv.

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In reazione a “Il volto feroce dell’Italia”

12 Giugno 2008, Giovedì

Leggo questo articolo di Roberto Cotroneo e insieme al disappunto di non saper scrivere come lui mi assale alle spalle una di quelle conclusioni difficili da metter giù nero su bianco per un ottimista come me.

Come Paese siamo arrivati alla deriva etica. Le agenzie educative istituzionali sembrano non poter nulla contro la volgarità delle idee e la bassezza che la televisione introduce malevolmente e subdolamente nelle nostre menti.

Il saldo è decisamente negativo e non si vedono all’orizzonte segnali di miglioramento.

Sembra impossibile immaginare che questa televisione, con tutto il suo potenziale dirompente, possa in qualche modo autoriformarsi, cambiare, perché sono convinto che l’odio, la paura e tutti i valori cupi e neri oppure frivoli e sfavillanti che semina siano diffusi in maniera conscia, ovvero parte di una politica che sta dando molti risultati dal punto di vista elettorale.

Una politica che si muove fra proclami ben comunicati ma poco reali e politiche reali portate avanti con più di un occhio ai sondaggi, proprio per cercare di COMPENSARE le deboli risposte alla crisi economica date alla gente più in difficoltà.
L’impegno più gravoso dal punto di vista dell’aiuto alle famiglie italiane, il taglio dell’Ici sulla prima casa (non a chi ha solo una casa!!!), è stato regalato al si suppone 60% più ricco del paese. Questo è un sintomo che con questi “chiari di luna” dovrebbe fornire una prova già da solo.

L’unica risposta che vedo all’orizzonte per affrontare tutto questo degrado morale può venire da una giustizia efficiente in tutti gli ambienti, primo necessario passo della nuova politica. Un nuovo stato educatore coi fatti e non con le idee.
Maledizione! Mi viene da morire a doverlo scrivere, ma l’educazione degli italiani contando solo sulla scuola avrebbe tempi lunghi anche se l’istituzione avesse idee chiare e intenti comuni.
Va insegnato agli italiani che “vince” (questo è il lessico che oramai piace agli italiani) chi studia e lavora sodo e lo fa in maniera corretta.
In Italia deve cominciare a trionfare la Giustizia in senso lato, che la gente cominci a pagare quando tenta di fare la furba, con sanzioni amministrative e penali.
Ho voglia di uno Stato portatore di un’etica chiara, forte e democratica che unisca tutte le persone oneste che abbiano voglia di vivere finalmente in un paese civile.

di marco dewey

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La demonizzazione di Berlusconi e della destra non paga. O sì?

17 Aprile 2008, Giovedì

Mi è stato fatto notare che la demonizzazione di Berlusconi (e di tutta quella gente) potrebbe non pagare.
Io non me ne faccio una ragione, però.
Si può proporre come fa Walter, ma anche contestarli nel merito e ricordare le anomalie e le porcate in maniera più continua. E’ vero, certa gente non fa più caso a niente, i disonesti se ne fregano di quello che fanno i loro politici di riferimento.
Ma perché avremmo dovuto cedere per questo motivo? Avremmo potuto trovare parole e modi nuovi per sensibilizzare l’elettore. Questo ha significato arrendersi alla disillusione degli Italiani come popolo capace di sdegno.
Lo sdegno invece va spiegato. Parleremo ai male informati e a quelli che hanno la coscienza sopita dal benessere.
Io spiegherò loro perché continuo a disprezzare molti dei miei avversari. La ragione è che li conosco. Molti di noi li disprezzano, e con buone ragioni.
So benissimo che questa non è politica. Tengo a ribadirlo.
Questo è solo uno sfogo.

Noi di sinistra, lungi dal considerare un partito grande e nuovo come il PD libero da gramigne in lotta per il potere interno, quando facciamo politica, il più delle volte immaginiamo un mondo, disegniamo nella nostra mente progetti ideali di società o di città.
I nostri ideali di riferimento ci impongono di fare con coscienza cose che sentiamo intimamente giuste, non di rispondere ai sordidi bisogni dell’uomo, avallarne la cattiveria con promesse eticamente scorrette, quando non chiaramente false.
Lo sappiamo tutti come fa politica questa gente. Sparge paura e morte, piange disagi e problemi, promette forza e decisione nelle soluzioni. E poi parla alle categorie, a tutte le categorie di lavoratori, le corporazioni tanto care al fascismo. Si può fare il bene della società se si solleticano i desideri e le paure, sempre diverse, di parti disomogenee della popolazione?

Non sarei mai in grado di stare al posto di Veltroni nonostante ne appoggi in toto la rivoluzione perché so di essere fallibile e di cedere troppo al risentimento verso questa gente, che in Italia – al momento, anno di grazia 2008 – è ontologicamente portata a considerare la politica solo il mezzo per il potere.

Mi è stato detto che nella mia città, al posto di uno splendido progetto pieno di verde, che doveva riqualificare l’area del porto “escludendo ogni velleità speculativa di tipo immobiliaristico”, i nostri avversari da rispettare hanno in mente un mega complesso da 450 appartamenti. Sfortunatamente non si è arrivati nemmeno al ballottaggio.

Se per vincere bisogna parlare basso come fanno loro, non contate su di me.
Però voglio poter essere sincero. Non voglio aver paura di dire quello che penso dei miei avversari e dei loro modi.

Berlusconi ha vinto sul tema della sicurezza e dell’immigrazione, credo.

Sta a noi dire agli elettori la verità. Che la presunta sicurezza che sventolano è solo repressione compiaciuta, ma senza volontà di emersione del sommerso, della clandestinità, ché il “nero” conviene, vero?
Una persona senza diritti e per giunta ricattabile conviene al potente. Sempre.

E anche che senza solidarietà civile e senza cultura, senza integrazione e senza lotta alla povertà non ci saranno mai le basi per una vera sicurezza. Ci saranno solo sprazzi di breve terrore per i reietti della società. E una copertina a Lucignolo.

Veltroni doveva essere più deciso su questo e altri punti, marcando meglio il nostro sogno. Marcando le nostre differenze.

Se poi penso a Boselli e Bertinotti! Tutta la campagna agitando “Veltrusconi” e la presunta somiglianza del programma PD con quello del PdL. E lo stesso lasciava intuire Berlusconi. Che le risposte economiche alla crisi sarebbero state simili!

E’ passato questo messaggio! Abbiamo perso per deficit di informazione! Abbiamo perso perché molti italiani, i più svantaggiati, sono stati costretti all’ignoranza.

di marco dewey

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Sfogo contro i fascisti

17 Aprile 2008, Giovedì

Italiani, smettetela di insultare i nostri nonni, morti per sconfiggere la dittatura dei fascisti. Avete già consegnato l’Italia nelle loro mani! Non lasciate che la cultura e la solidarietà simbolo di Roma degli ultimi 15 anni, cadano nelle mani di questi barbari. Chiunque abbia parlato con qualcuno di loro sa già che non sono altro che elementi estranei alla cultura democratica.
L’anomalia italiana sta proprio nell’ignoranza che non permette a tutti di individuarli come tali.
Vi aiuto io. Generalmente sono figli della piccola borghesia, sfacciati a parole soprattutto quando sono in gruppo, ma non molto sicuri delle proprie capacità (e a ragione); cercano delle scorciatoie per arrivare al successo “sociale”; sono dei vigliacchi che si offrono ai servigi dei potenti, sicuri che questi li ricompenseranno, elementi che si servono della politica per scopacci biechi, spesso si fanno tramite per abusi edilizi e per sistemare gli amici nei rivoli della burocrazia.
Non sentirete mai condannare il fascismo dai loro eredi. Infatti fra di loro ce ne sono alcuni che si dicono fascisti e orgogliosi di esserlo e tutti sembrano fare spallucce, e sotto sotto sorridono.
Lo stesso Berlusconi è mussoliniano. Conosce bene la dittatura fascista: i suoi adepti pronti ad ogni nefandezza pur di far felice il potente; la sua propaganda semplicistica, tutta centrata sull’esaltazione quasi religiosa, non discutibile del leader vi ricorda qualcosa?
E infatti è talmente tanto rispettoso di quel precedente che non ha mai partecipato a una celebrazione del 25 aprile. Tutti orgogliosi di quella dittatura, si direbbe. Queste loro idee riguardo la dittatura del fascismo si riflettono sui loro valori.
Il valore della ragione della forza (della maggioranza, del manganello, delle squadracce, della ricchezza), dell’italianità e della donna domina familiae oppure puttana, e la prassi della libertà di fare dell’istituzione Stato un laboratorio politico nel quale sia possibile anche calpestare i fondamenti universalmente riconosciuti dell’etica pubblica.
Se ci pensate, tutti valori fondati sull’esclusione, dei deboli, degli “altri” (i poveri, gli stranieri, gli ultimi) e della donna dalla gestione del potere. Sono portatori di una cultura maschilista: le donne se ne facciano una ragione, sono loro i maggiori sostenitori del divieto di abortire e quindi della gestione del corpo femminile da parte degli uomini, di decisioni prese da uomini, della donna mamma prima di tutto, a casa a educare i bambini.
Ci hanno chiesto di non demonizzare Alemanno, ma ha ragione Italia libera civile e laica: “Col cazzo che non lo demonizziamo”, uno che ha ancora al collo una croce celtica!
Fascisti, siete dei pusillanimi, la feccia della società, e io vi odio.

di marco dewey

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People here think I’m always kinda sad

2 Agosto 2007, Giovedì


Well I’m not sad, I’m not serious.
It’s only that happiness can’t be written down without doubts.
I should be happy for all the things I have, but I don’t like to claim it, as it’s a sort of personal happiness.
When you start thinking about war, you start feeling guilty for your thought about happiness, then comes starvation, thirst and poverty, then pollution, injustice and on and on.
But it’s not all that. I’ve read a newspaper today.
A doctor sent a letter where he wrote all things I’ve been feeling since a long time.
He tells he can’t properly say he’s happy, as for being happy he needs an united society around him.
He needs that all the people take part to the growth, a growth which has to be solidal.

He needs to feel that all our society run together for a goal, a social evolution achieved respecting legality and enviroment.
The problem is that as a society (in Italy more than in other countries), we’ve never been further from that.

Well, I never complain, I smile all the time and I love happy, smiling people around, ok?
I’m really glad to live and I love my life.
This is another matter, though. We all deserve more.

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Beh, non sono triste, non sono serio.
E’ solo che non si può scrivere di esser felici senza alcun dubbio.
Dovrei essere felice per tutto quello che ho, ma non ce la faccio ad affermarlo con forza, perché è una sorta di felicità personale.
Quando cominci a pensare alla guerra, ti senti colpevole per il solo pensare di essere felice, e poi c’è la fame, la sete e la povertà, e poi l’inquinamento, l’ingiustizia e così via.
Ma non si tratta solo di questo.
Ho letto La Repubblica oggi.
Un dottore ha spedito una lettera in cui scriveva tutte cose a cui stavo pensando da molto tempo.
Ci racconta che lui non può propriamente dirsi felice, perché per essere felice ha bisogno di una società unita attorno a lui.
Vorrebbe che tutta popolazione prendesse parte alla crescita, una crescita che deve essere solidale.
Ha bisogno di sentire che tutta la nostra società corra insieme verso un obiettivo, un’evoluzione sociale da raggiungersi rispettando legalità e ambiente.
Il problema è che come società (in Italia più che in altre nazioni), non siamo mai stati più lontani da questo sogno.

Comunque, non mi lamento mai, rido tutto il tempo e adoro circondarmi di persone felici e sorridenti, capito?
Sono veramente contento di vivere e amo la mia vita
Questo è un altro problema, però.
Meritiamo tutti di più.

di marco dewey

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We will miss you, Ingmar

30 Luglio 2007, Lunedì


He compelled people to think and wonder deeply about themselves.
He lived art as I will try to do in the future.
He was the best.
I loved his movies, watched his tv series, then he opened my mind with an interview.
A heart. A mind. The very sense of theatre.

di marco dewey

The world has lost one of its very greatest filmmakers. He taught us all so much throughout his life.”
Richard Attenborough, film director.

He was a director of the human condition, of the misery of man, of feminine mystery… the last of the greats because he proved that cinema can be as profound as literature.”               Gilles Jacob, director of the Cannes Film Festival

Bergman’s work left no doubt that film and its expressions are at least as strong as any of the old arts: music or painting.”
Alexander Horwath, director of the Austrian Film Museum in Vienna

He was one of the great masters and one of the great humanists of cinema. There are very few people of that kind of stature today. He proved that cinema could be an art form.”
Nick James, editor of Sight & Sound, the magazine of the British Film Institute

It is a great loss. I am in shock.. There were Kurosawa, Fellini and then Bergman. Now he is also gone.”
Bille August, film director.

(timesonline.co.uk 07.30.2007)