
Conferenza stampa della Rai, venerdì 5 giugno, ultimo giorno della campagna elettorale 2009 per le elezioni amministrative e al Parlamento europeo.
Silvio Berlusconi si trova a dover fronteggiare le domande “scomode” di tre giornalisti che fanno “onore” alla loro professione: Roberto Arditti, direttore de Il Tempo, foglio della destra più conservatrice da sempre, già autore di Porta a Porta e già portavoce del Ministro dell’Interno Claudio Scajola nei governi Berlusconi II e III; Giovanni Morandi, direttore de Il Giorno, quotidiano molto conservatore, al pari dei “fratelli” Il Resto del Carlino e La Nazione, quotidiani con i quali dà vita alla rete QN; Francesco Verderami, giornalista de Il Corriere della sera, il giornale più venduto in Italia e anche quello più controllato dai padroni d’Italia.
Visto che non potevamo aspettarci nient’altro che inchini e sorrisoni, rassicurazioni e concessioni dalla conduttrice Giuliana Del Bufalo, direttrice di Rai Parlamento, amica politica di Craxi e per proprietà transitiva anche dei suoi amici più potenti – l’altro giorno con Franceschini sembrava avesse avuto qualcosa su per il colon, tanto era infastidita dalle sue parole -, l’unica speranza rimastaci era affidata all’ultimo barlume di onore sopravvissuto in qualche angolo remoto del Corriere della sera.
Quel Verderami lì il 5 giugno 2009 portava con sé le speranze della stampa libera, del giornalismo degno di questo nome, del giornalismo che dovrebbe pungere il potere, scoprirne le malefatte e svelarle a tutto il popolo, giornalismo professione portatrice di verità e progresso civile.
Ecco, Verderami, cosciente della valenza, della dimensione del suo ruolo, prende in mano le redini della storia di questo nobile mestiere e assumendo su di sé l’eredità morale affidatagli da Indro Montanelli e Enzo Biagi, Walter Tobagi e Peppino Impastato, decide di farsi portavoce del tam tam mediatico mondiale.
Lui quella domanda può farla. Lui, quel 5 di giugno del 2009 ore 21 e 45 circa, può interrogare il nostro leader – sbugiardato e ridicolizzato assieme al popolo che l’ha eletto dai giornali di mezzo mondo – e inchiodarlo di fronte all’enorme mole di contraddizioni riguardanti la conoscenza di una diciassettenne, la sua frequentazione privata, lontano dagli occhi dei genitori, all’interno di un contesto dominato dal potere economico e politico di un anziano impotente (che definisce cattolici veri solo quelli di centrodestra durante il Family day del 12 maggio 2007) circondato da belle donne seminude che si aspettano e ottengono da lui ricompense di ogni tipo.
Belle donne, escort, donne che si vendono. Questo sono.
E il nostro imperatore a quella domanda non può svicolare. E’ in diretta nazionale! Non siamo più sudditi! Abbiamo in mano le chiavi per scardinare il castello di bugie costruito per mettere a tacere uno scandalo che farebbe rivoltare qualsiasi altra nazione semi-democratica! Vai, Verderami!
Queste, alfine, le sue parole (vado a memoria): “Riguardo il caso Noemi Letizia, alcune sue versioni sono apparse “non veritiere”, non crede che questo possa minare il suo rapporto speciale, particolare con gli italiani?”.
Berlusconi: “Non è vero. Mi sono state attribuite frasi che non ho detto (che Letizia fosse autista di Craxi, ndr)… etc. etc.”.
E lui, Francesco Verderami, ora che ha la possibilità di mettere fine a questo trionfo di ipocrisia, di puntare il dito contro il potere più infame, quello fondato sulle menzogne ripetute ad libitum senza paura di contraccolpi politici, ora che può diventare qualcuno agli occhi della storia, cosa fa?
Noi speriamo in un “Lei mente! Mente continuamente! Molti colleghi l’hanno sentita dirlo da Varsavia. Mente di fronte agli italiani chiamati a votarla domani! Mette in dubbio la parola di tutte quelle persone, colleghi stimatissimi?! Cos’erano, in preda ad un’allucinazione collettiva? Erano comunisti? Tutti comunisti quelli che non ripetono quello che vuole lei e le sue televisioni di partito?!”
Purtroppo niente di tutto questo. Il furbo Verderami condanna lui e Il Corriere della sera all’ignominia perpetua, servendo a Silvio l’assist per ripetere di nuovo quanto gli vogliamo bene: “Ma no (tranquillizzante), io le chiedevo se queste polemiche non potevano minare il rapporto di fiducia che ha con gli italiani…”
Questo ahinoi è il Corriere della Sera oggi. Questa è la fotografia esatta di come siamo messi! Rendiamoci conto: l’ultima immagine che Berlusconi dà al paese del suo operato di questo anno, di questi ultimi otto anni, è un lungo monologo di bugie, intervallato da spunti gentilmenti forniti da giornalisti sempre silenti nei momenti che contano, chiamati indecorosamente a fare da spalle moralmente annuenti.
Non è democrazia questa. Una democrazia ridotta, violata, non è democrazia!
di marco dewey (votante PD)


