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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 Novembre 2009, Mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey

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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 Novembre 2009, Sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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Odio Emanuela Falcetti.

2 Novembre 2009, Lunedì

emanuela falcetti

Dunque, io sono uno di quegli sfortunati che sei giorni su sette si devono svegliare alle 6:10 per uscire di casa senza troppi traumi alle 7. Alle 6:30 sono operativo davanti alla mia macchinetta del caffè, tv accesa su Raitre, che in quel momento della giornata è collegata con la mia adorata RaiNews24 e il suo attuale direttore Corradino Mineo.
Dieci minuti di informazione come piace a me.

Poi alle 6:40 il collegamento con RadioUno. Quindici minuti di Istruzioni per l’uso, trasmissione di e con Emanuela Falcetti.

Alla luce di mesi di visione compulsiva della suddetta trasmissione e in omaggio alla mia serie televisiva preferita, Frasier, mi permetto di affermare senza argomentare che io odio Emanuela Falcetti.
Pronto a farlo qualora me lo chiedesse espressamente.

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 Ottobre 2009, Mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi [...], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. [...] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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Appello disperato a votare Marino. Lo scandalo delle candidature di Bersani.

24 Ottobre 2009, Sabato

Scalfarotto e Civati l'anno scorso (insieme anche prima di entrare nella mozione Marino)
Rispondo a Sandra, una ragazza di sinistra che mi ha lasciato un commento su Pillole di Marco Dewey. Una ragazza che probabilmente non andrà a votare alle primarie.

Sandra, cerca di capirmi. Sembra che all’esterno non ve ne rendiate conto. Allora te lo dico chiaramente. E lo dico chiaramente a tutti. Se vince Bersani faranno (faremo?) l’alleanza con l’Udc. E’ già tutto deciso. Lo hanno già ripetuto o fatto capire in mille modi.
Si andrà verso il proporzionale perché sennò non passerebbe mai a sinistra questa maledetta alleanza. Vinceremo fra tre anni -forse- se nel frattempo Berlusconi non si sarà fatto da parte, perché se e quando si farà da parte, l’Udc si alleerà con Fini e stiamo all’opposizione per vent’anni. Ma anche fosse, che vittoria sarebbe con l’Udc?

Quindi -vi prego- fate qualcosa!
Come dice anche il rimangiaparola Franceschini, che è stato eletto segretario perché ha detto si sarebbe fatto da parte senza ricandidarsi, se domenica non ci saranno tante persone a votare alle primarie, ci sarà un solo grande vincitore, uno che riderà più di tutti: Berlusconi. Io credo che anche D’Alema riderà.

Non ti pare che stiano facendo di tutto per cristallizzare i voti dei circoli? Stanno tutti tenendo un profilo basso, visto? Ma sì, non roviniamogli il giocattolo. Ci stanno provando in tutti i modi a non rivoluzionare i giochi. Ché se Marino arriva secondo, voglio vedere come Franceschini, al di là delle mie speranze, spiegherà ai suoi elettori che i suoi delegati voteranno Bersani in assemblea. Ah, già, al confronto che Franceschini e Bersani hanno voluto antidemocratico perché pubblico solo per la “wired generation”, Franceschini ha già sostenuto che per lui il primo con maggioranza relativa delle primarie sarà comunque segretario!

Io invece vorrei romperglielo quel giocattolo. Vorrei facessimo il botto, domani. Marino e i coraggiosi di livello nazionale che si sono schierati con lui lontani da ogni logica di potere e di candidatura vanno premiati col nostro voto.
Chiedo a tutti gli italiani di aiutare il Pd ad essere il Pd del Lingotto. Aiutateci a guardare a sinistra! Votate Marino.

E tu vuoi lavartene le mani? Guarda che il Pd delle speranze e degli ideali del Lingotto, quello a cui guarda Marino, ma con la forza e la chiarezza e la purezza di chi può e vuole avere un’identità riconoscibile e in cui riconoscersi appieno, dire dei sì e dei no netti contro tutti i poteri forti e con la persona sempre al centro, è anche il tuo partito! Un partito di massa, “verde”, vicino ai giovani, che si impegnerà per una nuova mobilità sociale fatta da nuovi diritti e nuove regole di accesso al lavoro, un partito che vuole tassare maggiormente le rendite finanziare e non ha paura di dirlo! Un partito che guarda al futuro, un partito che ci farà riavvicinare alla modernità europea. Modernità dei valori, della certezza della promozione del merito.

Vuoi che il Pd si autodistrugga o peggio che diventi apparato per il potere? Capisco la tua diffidenza verso il partito democratico, la capisco perché ho imparato a conoscere certe persone e il loro modo di ragionare. Ma questo non è il mondo della mozione Marino.
Abbiamo bisogno di tutti i vostri voti domani. Ebbene sì. Anche se non amate il Pd dovete turarvi il naso, perché domani si fa l’Italia dei prossimi dieci anni.
Eh sì, Sandra, questo è il momento della razionalità.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)

Membro non troppo indegno del Comitato Fermano Marino Segretario.

PS: La mozione Bersani non è Bersani, è il contenitore delle anime peggiori del partito, che Pierluigi non è in grado di dominare e questo lo sanno tutti. Non si è mai dimostrato un cuor di leone. Ci sarà un motivo per quelle candidature al sud Italia, che in un partito civile non sarebbero dovute esserci, no?

Un uomo forte si sarebbe dovuto opporre, no?
Qualcuno mi spieghi cosa hanno fatto Bassolino, Iervolino e Loiero per essere messi capilista. Bassolino si è addirittura rifiutato di dimettersi più e più volte su richiesta del partito. E non solo perché in odore di reato, ma per incapacità politica conclamata! E invece sarà ancora uno dei delegati nazionali assieme a quegli altri due bravi politici di Rosa Russo Iervolino e Agazio Loiero.
Queste candidature al limite della sfacciataggine vanno punite con il voto! Non possono passare in un partito che ha come mito Berlinguer. Non ci voglio credere che vinca chi passa sopra gli ideali del nostro popolo per un pugno di voti. Un pugno ben assestato di decine di migliaia di voti.

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Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd

22 Ottobre 2009, Giovedì

Ignazio Marino
Questo post nasce come commento a un articolo di Marco Simoni, che abbozza una sua visione dei tre candidati a segretario del Pd.

Mi spiace che, nel quadro che hai fatto di Bersani, tu non abbia individuato nella questione del numero di tessere inconcepibili e nei nomi che ci propone, e di cui oramai sembra schernirsi, il grosso elemento di debolezza. Senza la credibilità dei nomi non si va da nessuna parte. E la sua mozione in tal senso oscilla fra l’inimagginabile e lo strafottente. Non puoi vincere con questi nomi e magari grazie a loro. Semplicemente non può essere!

Su Franceschini mi trovi d’accordo, tranne per quello che riguarda la Serracchiani. In un momento in cui ci saremmo aggrappati a ogni novità, Debora poteva sembrare il giusto compromesso fra irruenza, sfrontatezza e territorio, fra giovinezza e fiducia nell’apparato, così come nei film americani -nonostante settori deviati- si ha sempre fiducia negli anticorpi della democrazia americana. E questo è positivo.

L’incondizionata e non adeguatamente motivata adesione a Franceschini, il suo dirottamento alla segreteria regionale (gli eurodeputati avrebbero dovuto fare solo quello, Franceschini, no?), ma soprattutto l’assurda critica fatta a Marino riguardo il rifiuto della proposta Scalfari, ha illuminato però la sua aura di nuances grigie. Incomprensibile.

Io voto Marino non solo perché è nuovo.
E’ davvero uno di cui si può andar fieri e non solo in Italia. Uno circondato da giovani bravissimi, -questi sì- preparati e dotati di grande appeal comunicativo-mediatico come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e l’onorevole Sandro Gozi.
Le riforme che propone organicamente nella sua mozione non sono -poi- frutto di derive ideologiche o nate solo sulla base di spinte riformiste ecocompatibili, ma sono state valutate analiticamente insieme a un pool di economisti, alcuni dei quali stranieri.
E poi Marino è uno di sinistra, che riesce ad interpretare naturalmente bisogni di vasti strati della popolazione, eticamente parlando un berlingueriano vero.

Parlando con la gente, tutti, ma proprio tutti quelli che non lo voteranno gli imputano una certa incapacita di comunicare forza e credibilità. A questi rispondo che troppo spesso non sono riservati a Marino la stessa attenzione e gli stessi tempi. E’ trattato come uno meno dotato di autorevolezza. E lo stesso è sui giornali. C’è una netta differenza di esposizione mediatica. Tutto gli gioca contro. E vorrei tanto sapere perché.

Sappiamo che De Benedetti e Tronchetti Provera, e se non mi sbaglio anche Angelucci (editore de L’Unità), finanziano la fondazione ItalianiEuropei di D’Alema. Ma la dietrologia non è il mio forte ed è meglio pensare che a quei giornalisti non piaccia troppo Marino e la sua mozione e manifestino libertà di espressione mantenendo una certa distanza da lui se non anche dalle primarie.

Anche a molti degli iscritti e dei non iscritti che non la voteranno, ma la conoscono bene, la mozione Marino sembra bellissima. Insomma, come recita un proverbio della mia zona, Marino sembra “Lu fiju de la sora Camilla, tutti lu vole, nisciuno se lu pija”. Ma sarà davvero così?
I segnali di apprezzamento sul web e anche discutendo con gli amici li avrete visti anche voi. Io vi posso confermare che conquistare il cuore di una persona di centrosinistra colpevolmente disinformata è relativamente semplice, e se tutti quelli che l’avevano promesso si sono davvero spesi per Marino, i risultati saranno sorprendenti.

A quelli a cui il cuore non è stato ancora mosso dalla speranza chiedo: non è degno di fiducia? Avete paura della novità? A queste persone che non credono ci potrà essere mai qualcosa di nuovo e credibile, soprattutto ora, chiedo di fare una riflessione.
Abbiamo una sola forza: il voto! E il Pd è una forza necessaria, che magari -quando non vi piacerà- potrete non votare per dare un segno forte. Ma quando invece esprime delle personalità interessanti e innovative, sane, dobbiamo fare in modo che emergano, dobbiamo votare per loro!

Per una volta fate un conto dei vostri sogni, tornate a capo e mettetevi in contatto col cuore.
Il 25 ottobre facciamoci tutti un favore, andiamo a votare Ignazio Marino.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)
Membro indegno del Comitato Fermano Marino Segretario

PS: Qui i seggi dove si vota per le primarie il 25 ottobre in provincia di Fermo.

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Primarie del PD: la “proposta Scalfari” è solo l’ultimo tentativo di far fuori le idee innovative di Marino

16 Ottobre 2009, Venerdì

ignazio-marino
Mi prendo la briga di scrivere un articolo per esporre il mio punto di vista sulla querelle suscitata dalla proposta di Eugenio Scalfari formulata martedì 13 ottobre davanti a Serena Dandini nella trasmissione Parla con me .

Dunque, la proposta del fondatore di Repubblica era questa: che le regole stabilite dal partito democratico per l’elezione del segretario fossero stravolte a dodici giorni dal voto passando da votazione (che alla nascita del partito si è voluta) proporzionale a votazione maggioritaria.

Tutta la faccenda aveva dell’assurdo.
Sinceramente mi sembrava inconcepibile anche solo che Bersani e Franceschini si fossero detti disponibili a tutto ciò prima di un confronto privato con Marino.

La cosa peggiore che sarebbe potuta succedere lunedì 26 ottobre era svegliarsi in un Pd retto da una mozione di minoranza. Quindi, per motivi futili come “gli elettori non capirebbero”, si sarebbero generate delle paure, che di per sé non hanno niente di democratico.
Alcuni elettori si sarebbero sentiti costretti a un voto utile per i due che -secondo la vulgata informativa- avrebbero avuto più chances di vittoria, perché in un confronto a tre può succedere che tu non abbia in mente solo chi vuoi disperatamente, ma anche chi non vuoi assolutissimamente.

Io non credo che Marino abbia meno chances degli altri, visto che rappresenta il completamente nuovo vs l’usato, ma -dato che è considerato come tale- questa nuova ipotesi maggioritaria avrebbe potuto forzare persino un mio ripensamento. Saremmo potuti arrivare al punto che anche io, che mi sono battuto per Marino e ho raccontato le sue infinite speranze nelle primarie di vari circoli, avrei potuto farci un pensierino.
Lo so che non si voterà solo per il segretario, lo so che si voterà per le persone che saranno il partito a livello nazionale e regionale, ma io comunque sarei stato costretto a pesare la cosa per me più importante: che Bersani non avesse vinto o che le magnifiche idee innovative e coraggiose di Marino fossero entrate a pieno titolo nel programma del Pd? In altre parole, mi sarebbe toccato forse votare Franceschini?

Col regolamento attuale, invece, non credo Ignazio Marino abbia meno chances, perché tutto è possibile in un voto libero dai condizionamenti vari, che nelle votazioni degli iscritti evidentemente ci sono stati, soprattutto nel sud. Cito il sempre lucido Ivan Scalfarotto: “non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, con una percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori”.

Una cosa è sicura: la visione che hanno del partito le due mozioni Franceschini e Marino è affine. E’ vero, Franceschini nelle ultime settimane sembra abbia attinto a piene mani dal programma di Marino e Marino pensa invece che Franceschini non abbia abbastanza libertà e coraggio di portare avanti quelle battaglie, che sia troppo compromesso dai troppi anni di frequentazione col potere e anche che non avrebbe la forza e la voglia di rifiutare un’alleanza nazionale con l’Udc, ma -detto questo- vogliono un Pd sostanzialmente diverso da quello della mozione Bersani, vogliono il partito del Lingotto, ma con identità più definita (Marino docet anche qui) e una forte tensione per il rinnovamento della nostra classe politica.
In tutta sincerità credo che, assoluta freschezza della mozione Marino, enorme importanza da questa attribuita alla ricerca, ai diritti civili e all’ecocompatibilità dello sviluppo, e personalità ingombranti della mozione Franceschini a parte (lo so che non è poco), le due mozioni si dividano un certo elettorato molto contrario a quelli che, D’Alema per primo, hanno spinto davvero all’eccesso i toni contro Veltroni, e mozione di Bersani alla mano, favoriranno nei fatti un partito controllabile, gestibile dalle correnti.
Questa divisione dell’elettorato pro o contro i bersaniani potrebbe portare una vittoria relativa della mozione Bersani, ma appunto non il suo raggiungimento del 50%, su cui non scommetterei mai.

Personalmente spero tanto che i delegati di Marino e Franceschini, tenendo conto anche di quanto dichiarato da Marino al grande Alessandro Gilioli, all’indomani delle primarie, arriveranno ad un programma condiviso decidendo di appoggiare la candidatura di chi ha preso più voti il 25 ottobre.

Alla luce del ragionamento di cui sopra, con le regole attuali potrebbe avverarsi quindi il mio sogno di non avere il candida-candidati-improbabili-Bersani come segretario.
Qualcuno mi dica perché il 26 ottobre – anche secondo Franceschini – io mi sarei dovuto magari accontentare di quella minoranza che vuole il ritorno al proporzionale, abbellito da un sicuro accordo con l’UDC (Bersani dice da un pezzo che vorrà costruire un’alleanza con tutti quelli che vogliono contrastare Berlusconi, Storace escluso),  una minoranza che vuole un partito chiuso, controllabile con il gioco delle tessere, che accetta che abbiano ancora posizioni di rilievo D’Alema, il pizzinaro Latorre, e ripropone addirittura capilista (!!!) come Bassolino, la Iervolino e Agazio Loiero e come numero due ha Enrico Letta, che ha votato, con il Pdl, a favore del ddl 1369, quel disegno di legge che avrebbe voluto bloccare in extremis la decisione del Tar su Eluana Englaro.

Per fortuna le norme attuali recitano a ragione che dovrà essere la maggioranza assoluta dei mille delegati nazionali che eleggeremo il 25 ottobre a decidere il segretario, sennò il rischio di finire in quelle mani sarebbe serio. Non sarebbe la fine del Pd, ma conquistare nuovi consensi dovendo giustificare queste scelte sarebbe arduo da quel momento in avanti.

A Franceschini e a Debora Serracchiani, che a tutt’oggi spalleggiano quest’idea balzana di Scalfari, uno che non ha quasi mai considerato nemmeno citabile Ignazio Marino, vorrei dire che mi sono entrambi scaduti tantissimo.

E voi? Cosa ne pensate?

di marco gattafoni (aka marco dewey)

membro indegno del magnifico Comitato Fermano Marino Segretario, composto da persone che hanno la mia più totale fiducia come esseri umani prima che come politici.

PS: Fantastica ieri ad Annozero la mariniana(?) Giulia Innocenzi. Bella la forza che ha messo nel porre in evidenza la gravità dell’immediata adesione di Bersani all’invito di Scalfari.
Ragazzi, si può e si deve fare! Cambiamolo questo Pd, facciamolo diventare quello che ho sempre sognato.
Eh sì, io i vostri sogni mica li conosco.

Fate girare se credete.

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Libertà e potere in politica. Il ruolo dell’intellettuale.

4 Ottobre 2009, Domenica

pasolini e mastroianni
Ogni elemento dal rimosso sembra concorrere involontariamente al nostro essere attuale.

C’è chi impegna una vita per essere qualcuno e noi non gli possiamo mica imputare debolezze umane e ipocrisie.
Non che non possiamo pensare che questi schiavi dei propri sogni siano – ad esempio, a volte – ipocriti. E’ che proprio non possiamo dirlo in pubblico, nemmeno quando molto selezionato, nemmeno girandoci attorno.
Neppure gli illuminati potrebbero farlo. Ci sono delle precise regole sociali che lo impediscono, soprattutto quando vivi una realtà associativa che è fatta di amicizie, legami, scopi più o meno comuni: persino nemmeno quando certi scopi ti possono sembrare più lontani e più difficili da raggiungere se tutti decidiamo di ammettere queste ipocrisie, che poi non sono altro che cattive pratiche a detrimento della società e dell’associazione stessa, nel mio particolare caso perché decisamente contrarie a quelli che sono i suoi fini.

L’intellettuale però ha dei compiti precipui. Deve cercare di cambiare la società nel senso che gli mostra la sua coscienza.
Quello che non deve mai fare è soffocare il proprio istinto critico in base a delle convenzioni che sono fatte proprie dalla grande maggioranza dei pares.
Il delitto che non deve mai commettere è soffocare il proprio istinto critico per raggiungere una posizione, nemmeno quando da quella posizione sembrerebbe poter influire ancora di più sulla società.

La corruzione dell’ethos pubblico e le scorrettezze per il potere sono attimi, una volta esperiti diventano luoghi dell’anima e da sottili diventano facilmente brecce; in giro mi accorgo che si è tentati spesso di autolegittimarli con scuse improbabili e non pertinenti, schegge di egocentrismo irrazionale.

Dobbiamo rifuggire da queste scuse, dobbiamo smetterla di tollerare l’intollerabile, ed essere pronti a vivere l’esclusione, perché le buone pratiche sono virulente, contagiano il mondo, e non dovremmo rinunciare mai a lottare per la loro attuazione solo per seguire logiche del “volemose bbene” o di buona creanza a tutti i costi.

Ben altra cosa è l’opportunità di manifestazioni esterne all’associazione, che – sempre nel mio caso – essendo molto più importante del sottoscritto, sono da censurare quasi sempre, soprattutto quando ispirate dalla vanità oppure poco lungimiranti.

Gli intellettuali lottano ogni giorno con la prassi umana più quotidiana di tutte, gli intellettuali quando rimangono tali dovrebbero lottare contro quell’istinto di sopravvivenza di secondo livello conosciuto col nome di “potere“. Non dovrebbero aver paura di non ottenerne alcuno.

Questa credo sia condizione necessaria alla libertà di giudizio e alla freschezza di pensiero e credo anche che un lavoro, una professione o un’idea concreta di futuro lontani dalle tentazioni del potere aiutino la libertà di azione.

I politici, che al potere sono costretti a dare del tu, dovrebbero sentire in loro la tensione dell’intellettuale, farla propria, lottare contro i propri istinti umani, perché la maniera in cui è promossa una rivoluzione etica, un nuovo sistema politico, una nuova società è fondante tanto quanto il sistema e gli esiti che ci si propone.

Io scelgo e invito a scegliere Ignazio Marino il 25 ottobre.

di marco dewey (marco gattafoni)

P.S.: Dopo ieri pomeriggio sento ancor più mio il motto del cardinal Martini, pro veritate adversa diligere.

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Troppi tre fra me, il Pd, la Festa Pesaro e David Sassoli

8 Settembre 2009, Martedì

sassoli2
Inizio con lo scusarmi per la mia imperdonabile assenza di tre mesi tre!
Non ci sarebbero scusanti, ma provo ad azzardare: problemi con la casa, un matrimonio in famiglia, il lavoro devastante che risucchia energie, tempo e consuma la mia schiena, e un perfezionismo da quattro soldi che blocca certi miei articoli impossibili.
So che suona più o meno come “le cavallette!”, ma tant’è.

Ricomincio a  scrivere oggi perché oggi sono davvero contento che stiamo giungendo a grandi passi ai congressi di circolo del PD.

Spero arriveremo con tutti e tre i candidati alle primarie per l’elezione del segretario. Lo spero per il bene di tutti i democratici, perché tutte le posizioni saranno fondamentali per accrescere anche all’esterno un senso di appartenenza a questo partito, che è grande, vario, ancora pieno – sì – di vaghe incongruità da partito di massa e di infiltrati da “vecchio regime”, di gente che risponderà solo ad esigenze personali, ma che resta e resterà sempre il mio sogno, l’unica e ultima vera speranza che ha l’Italia per salvarsi dal saccheggio arido di questi plutocrati senza coscienza che ci governano; è proprio per questo che molti di noi lotteranno da dentro per smascherare gli arrivisti, mortificare gli ipocriti e non far accedere a posizioni di responsabilità i mediocri. E’ tutto nuovo e le logiche di potere devono restare fuori. Le energie e la coscienza di ognuno degli iscritti è fondamentale. Attiviamole.

La via generale dovrà necessariamente essere affidata alla massima “i panni sporchi si lavano in casa”, tuttavia, visto che a volte non si tratta di panni sporchi, ma solo di piccole mancanze, e che in fase precongressuale tutto deve avere il sapore dello stimolo a pratiche nuove, sento l’esigenza di raccontarvi tutta la mia delusione di una notte di fine estate.

L’altra sera ero a Pesaro. All’interno di uno spazio di discussione della splendida Festa Pesaro, simpatica (o mediocre?) soluzione per eliminare alla base il microconflitto per la scelta del nuovo nome della festa dell’Unità, ho assistito a un dibattito diretto da Maurizio Mannoni fra l’europarlamentare pd David Sassoli e il ministro per l’Europa Andrea Ronchi (Pdl, ma ragiona da An).

Faccio ancora fatica a dover ricordare la brutta impressione che mi ha dato il nostro.
All’inizio del dibattito si era presentato raccontando il dramma della scelta. Tre giorni prima di scegliere di lasciare il TG1 e accettare l’offerta di candidarsi ad europarlamentare del PD, tre giorni prima di accettare per il bene del paese.

Ecco, David, io ti ho votato, visto che sono di Porto San Giorgio, indi per cui appartenente alla circoscrizione Centro, tuttavia in quei tre giorni avresti dovuto riflettere sulle tue reali capacità retorico-argomentative e ripensare il tuo impegno.
Ti avevo già ascoltato a Ballarò nella tua prima uscita televisiva in questa nuova veste e avevo attribuito all’emozione la tua incapacità a ribattere adeguatamente.
Sabato sera la storia si è ripetuta. Sei decisamente lento, poco convincente e tanto meno colorato nella maniera di esporre e inoltre non riesci a rispondere alle sparate assurde della concorrenza; sembri quasi accettare l’argomento finale a cui ti porta l’avversario del momento (prendere appunti aiuterebbe!).
In tutta sincerità, considerati debolezze e vaccate su cui questo governo può essere attaccato, un giornalista regolare su cui contare come Mannoni, tutte le menti politiche su cui potrebbe fare affidamento il partito democratico e il momento che sta affrontando l’Italia, una figura come quella di sabato è inaccettabile.

Sicuramente sarai una persona deliziosa e capacissima in altri ambiti, magari le politiche europee, piena di grandi ideali e oltremodo onesta, ma se per senso di responsabilità non riterrai di migliorare la tua dialettica nei prossimi mesi, magari con un coach, spero prenderai in considerazione la possibilità di declinare i prossimi inviti a confronti politici pubblici e limitarti a lavorare a buone leggi per l’Europa.

Fallo per il bene del Paese.

di marco dewey

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La “Conferenza stampa” in Rai di Berlusconi per le elezioni europee 2009 sancisce la totale inadeguatezza delle regole che dovrebbero disciplinare il sistema informativo italiano

7 Giugno 2009, Domenica

Dear_Berlusconi
Conferenza stampa
della Rai, venerdì 5 giugno, ultimo giorno della campagna elettorale 2009 per le elezioni amministrative e al Parlamento europeo.

Silvio Berlusconi si trova a dover fronteggiare le domande “scomode” di tre giornalisti che fanno “onore” alla loro professione: Roberto Arditti, direttore de Il Tempo, foglio della destra più conservatrice da sempre, già autore di Porta a Porta e già portavoce del Ministro dell’Interno Claudio Scajola nei governi Berlusconi II e III; Giovanni Morandi, direttore de Il Giorno, quotidiano molto conservatore, al pari dei “fratelli” Il Resto del Carlino e La Nazione, quotidiani con i quali dà vita alla rete QN; Francesco Verderami, giornalista de Il Corriere della sera, il giornale più venduto in Italia e anche quello più controllato dai padroni d’Italia.

Visto che non potevamo aspettarci nient’altro che inchini e sorrisoni, rassicurazioni e concessioni dalla conduttrice Giuliana Del Bufalo, direttrice di Rai Parlamento, amica politica di Craxi e per proprietà transitiva anche dei suoi amici più potenti – l’altro giorno con Franceschini sembrava avesse avuto qualcosa su per il colon, tanto era infastidita dalle sue parole -,  l’unica speranza rimastaci era affidata all’ultimo barlume di onore sopravvissuto in qualche angolo remoto del Corriere della sera.

Quel Verderami lì il 5 giugno 2009 portava con sé le speranze della stampa libera, del giornalismo degno di questo nome, del giornalismo che dovrebbe pungere il potere, scoprirne le malefatte e svelarle a tutto il popolo, giornalismo professione portatrice di verità e progresso civile.
Ecco, Verderami, cosciente della valenza, della dimensione del suo ruolo, prende in mano le redini della storia di questo nobile mestiere e assumendo su di sé l’eredità morale affidatagli da Indro Montanelli e Enzo Biagi, Walter Tobagi e Peppino Impastato, decide di farsi portavoce del tam tam mediatico mondiale.
Lui quella domanda può farla. Lui, quel 5 di giugno del 2009 ore 21 e 45 circa, può interrogare il nostro leader – sbugiardato e ridicolizzato assieme al popolo che l’ha eletto dai giornali di mezzo mondo – e inchiodarlo di fronte all’enorme mole di contraddizioni riguardanti la conoscenza di una diciassettenne, la sua frequentazione privata, lontano dagli occhi dei genitori, all’interno di un contesto dominato dal potere economico e politico di un anziano impotente (che definisce cattolici veri solo quelli di centrodestra durante il Family day del 12 maggio 2007) circondato da belle donne seminude che si aspettano e ottengono da lui ricompense di ogni tipo.
Belle donne, escort, donne che si vendono. Questo sono.

E il nostro imperatore a quella domanda non può svicolare. E’ in diretta nazionale! Non siamo più sudditi! Abbiamo in mano le chiavi per scardinare il castello di bugie costruito per mettere a tacere uno scandalo che farebbe rivoltare qualsiasi altra nazione semi-democratica! Vai, Verderami!

Queste, alfine, le sue parole (vado a memoria): “Riguardo il caso Noemi Letizia, alcune sue versioni sono apparse “non veritiere”, non crede che questo possa minare il suo rapporto speciale, particolare con gli italiani?”.
Berlusconi: “Non è vero. Mi sono state attribuite frasi che non ho detto (che Letizia fosse autista di Craxi, ndr)… etc. etc.”.
E lui, Francesco Verderami, ora che ha la possibilità di mettere fine a questo trionfo di ipocrisia, di puntare il dito contro il potere più infame, quello fondato sulle menzogne ripetute ad libitum senza paura di contraccolpi politici, ora che può diventare qualcuno agli occhi della storia, cosa fa?
Noi speriamo in un “Lei mente! Mente continuamente! Molti colleghi l’hanno sentita dirlo da Varsavia. Mente di fronte agli italiani chiamati a votarla domani! Mette in dubbio la parola di tutte quelle persone, colleghi stimatissimi?! Cos’erano, in preda ad un’allucinazione collettiva? Erano comunisti? Tutti comunisti quelli che non ripetono quello che vuole lei e le sue televisioni di partito?!”

Purtroppo niente di tutto questo. Il furbo Verderami condanna lui e Il Corriere della sera all’ignominia perpetua, servendo a Silvio l’assist per ripetere di nuovo quanto gli vogliamo bene: “Ma no (tranquillizzante), io le chiedevo se queste polemiche non potevano minare il rapporto di fiducia che ha con gli italiani…”

Questo ahinoi è il Corriere della Sera oggi. Questa è la fotografia esatta di come siamo messi! Rendiamoci conto: l’ultima immagine che Berlusconi dà al paese del suo operato di questo anno, di questi ultimi otto anni, è un lungo monologo di bugie, intervallato da spunti gentilmenti forniti da giornalisti sempre silenti nei momenti che contano, chiamati indecorosamente a fare da spalle moralmente annuenti.

Non è democrazia questa. Una democrazia ridotta, violata, non è democrazia!

di marco dewey (votante PD)

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Il cancro della democrazia italiana

5 Giugno 2009, Venerdì

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Le schiene “piegate” dei giornalisti sono il cancro della nostra democrazia.
Tutta colpa nostra, però.
Gli italiani, come popolo, sono incapaci all’indignazione.

Così come, pur mentendo alla luce del sole e ripetutamente, senza riguardo alcuno e in tutti campi del punibile (politicamente parlando e non), sappiamo già che Berlusconi vincerà le elezioni, giornalisti come Massimo Franco, Antonio Polito, Pierluigi Battista, tutti assolutamente intollerabili in questa due giorni e Ferruccio De Bortoli, vergognoso nella famosa puntata di Porta a Porta “Adesso parlo io”, sanno già di potersi permettere di omettere, ignorare, volgere lo sguardo, usare due pesi e due misure con Pd e Pdl.

“Perché tanto – penseranno – a della gentaglia imbelle o fessa, inerte o profittatrice come l’italica progenie vuoi che gliene freghi qualcosa? E poi c’è la propaganda che correrà sempre in nostro soccorso e difenderà questo nostro comportamento. Ché se uno solo proverà, per esempio, ad alzare una corda vocale contro l’onestà intellettuale dei giornalisti del Corriere della sera in un dibattito televisivo – laddove conta – è subito pronta la muta di cani del premier”. Questo credo sinceramente pensino.
Credo si sentano protetti dal sistema che hanno contribuito a creare con le loro parole mediate dalla paura.
Ma, chissà, forse sono ingeneroso.

In realtà bisogna pur capire che questi qui tengono famiglia. Conoscendo loro molto bene il potere e la natura sanguigna, vendicativa dell’imperatore e i numerosi legami affaristico-clientelari che hanno con lui i propri datori di lavoro, avranno ben parlato in casa con la moglie, e con la scusa del futuro delle figlie…
Se non fosse che le loro scelte coinvolgono anche la propria famiglia, loro sicuramente si ergerebbero a paladini della verità, censori del ridicolo, avversari dell’indegno, ma così come sono messi non possono certo compromettere degli innocenti, una moglie, i figli. No. Così proprio non se la sentono. Ed è anche giusto, vista l’antifona.
Noi – come popolo – nemmeno capiremmo.

Una mia amica straniera sposata con un italiano una volta mi ha detto: qui non avete ben chiara la differenza fra valore e prezzo.
E’ vero. Il valore e i valori sono rimpiazzati dalla convenienza momentanea, che pensiamo capitalizzabile.
Quello che non sappiamo è che non sarà mai in grado di riacquistare, di sostituire pienamente quei valori lasciati per strada, la felicità, la tranquillità che ci regalano ogni giorno.

Nel bel paese in pochi ci arrivano. La gran parte di noi sente che qualcosa non va nella propria vita, prova disagio per certe scelte (che sa) di comodo, e allora preferisce non affrontare certe questioni, oppure deviarle, modificarle, renderle gestibili dalla propria coscienza (“ma se fanno tutti così io che sono il più stupido?”, “guarda che da solo non cambi il sistema”, “non mi parlare di politica ché i politici sono tutti uguali” e così via).

La risposta sarebbe nell’educazione al piacere del civismo, dell’onestà, della verità, all’amore per il proprio paese e per coloro che lo abitano, che è altra cosa dal nazionalismo.
Tuttavia l’educazione può poco senza esempi positivi che funzionino da rinforzo ed esempi incredibilmente negativi che vengono puniti per il loro comportamento civicamente deviante: visto che oggi, Italia 2009, non possiamo aspettarci nulla di tutto questo, siamo punto e a capo.
E allora rimane solo la speranza di un cambiamento. Ideali diversi che disegnino un potere diverso. Per questo è importante occuparsi del futuro. Per questo è importante fare politica.

Dei dipendenti di vario tipo di Berlusconi oggi non parlo, tanto è chiara la loro deferenza di principio al Multi-Verbo (altrimenti detto Doppia-Versione), il potere speciale del premier per coglionare gli idioti.

* * * *

Visto che siamo alla vigilia, ci tengo ad augurare un buon voto a tutti.
Io voto Pd, ancora molto convinto dal progetto e dall’amore per tutti voi.
E ovviamente per Cesetti presidente della provincia di Fermo.

Se il centrosinistra proprio non dovesse fare per voi, invito a votare Massucci, politico e persona coerente e molto più onesta di Basso e di Di Ruscio. Cui prodest una destra affaristica in provincia se non ad imprenditori pronti a tutto? Appartenete voi alla categoria “imprenditori pronti a fare carte false”? No?! Allora sapete per chi non votare, e non è poco.

Se dovessi scegliere di essere sconfitto, meglio un medico cattolico molto alla mano che uno che crede nella reincarnazione (Basso), e decisamente meglio del sindaco di Fermo (“ma io pozzo votà Di Ruscio? Lu conoscio da quann’era fricu. Guarda, lascemo pèrde, ahah”).
Coraggio Sadurnino, sappiamo che brillare per autorevolezza non è il tuo forte.
Vabbè, dai, diamo a Di Ruscio quel che è di Di Ruscio. Ecco qui i frutti tangibili della tua vigorosa azione di governo della città di Fermo.
Che i “fermani” abbiano pietà di loro.

Salut.

di marco dewey

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“L’uomo, il Gasparri e la Virtù” in scena a Ballarò.

20 Maggio 2009, Mercoledì

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Credo che Berlusconi non possa che essere contento del risultato ottenuto a Ballarò dalla messa in scena della splendida commedia  pirandelliana e dalla recitazione del riottoso Gasparri (la bestia) e del responsabile della comunicazione del Pdl, la (per via del ghigno) iena Laura Ravetto.
La piemontese ha imparato per bene il bugiardino che si era preparata. Peccato che ogni volta che hai già pensato a quello che dovrai dire, non sei in grado di reagire intelligentemente a un contesto improvviso.

“Il governo sta facendo bene, il governo ha tenuto insieme il sistema economico, ha salvato le banche” detto in un po’ tutte le salse non può bastare a ribattere alle accuse di povertà e sofferenza diffuse, all’accusa di resa o peggio di favoreggiamento nei confronti degli evasori, alle ricompense concesse agli oligarchi di questo paese (via Alitalia), all’eliminazione dell’Ici per il 60% più ricco del paese, ultima vera tassa a cui era difficile sottrarsi perché legata alla materialità, al territorio, al Pil che diminuisce molto più che negli altri stati OCSE e al debito che va verso il 120% nonostante l’esiguità delle nuove risorse destinate al fronteggiamento sociale della crisi.

La preoccupazione è che, visto che i dati di fatto, la politica del consenso, la realtà delle leggiacce e dei comportamenti dell’Imperatore non permettono un dialogo improntato sulla difesa delle proprie reali convinzioni, quest’esercito degli assoldati non può altro che mentire, traviare il discorso, disturbare l’interlocutore, slegare i contenuti dal contesto e così via.

Nota a margine. Ci sono dei caratteri nel cinema degli ultimi sessant’anni inevitabilmente connotati senza scrupoli, pur seguendo anche se per vie traverse il sentiero della legalità.
Se fra questi figuri dovessimo sceglierne uno usato a detrimento del genere umano, questi è l’avvocato di multinazionale.
E fra i tipi di multinazionale, quali le più odiose? Probabilmente quelle farmaceutiche, direte voi.
Ecco, questo era il mestiere della Ravetto prima di Berlusconi: responsabile degli affari legali per l’Italia di una multinazionale farmaceutica.
Niente di male, ci mancherebbe, ma non certo l’ultima dei puri. Ci potremo mai aspettare da lei sincerità, onestà intellettuale? Certo. Se questo non metterà nei guai il di lei datore di lavoro.
Le visage du rôle dell’avvocato dei forti ce l’ha, comunque. Fastidiosa.

A interpretare la Virtù c’era la neoassurta a fama nazionale Debora Serracchiani, segretaria del Pd di Udine e candidata alle europee. Talmente illibata ai nostri occhi ingenui da non sembrar vera. Talmente buona da interrompersi per avvertire Gasparri che gli stavano cadendo gli occhiali. Purtroppo non a conoscenza del mezzo televisivo fino in fondo. Non ci si ferma anche se si è detta la frase, il concetto della vita. Si continua fino al secondo avvertimento, Debora. Ne abbiamo mille di cose da poter dire, non due o tre.

Maurizio Gasparri (la Bestia) si commenta da sé si dirà. Vero.
Provo comunque a colorarvelo.
Gasparri quando lo ascolti, quando lo vedi interagire autarchicamente, ti rendi immediatamente conto della superiorità della tua parte politica (e anche un po’ della tua personale), che non si potrebbe permettere di far girare per le tv un cretino del genere, sociologicamente parlando intendo. Del secondo tipo, anche se sposato.
Aggiungo io, uno di quelli che vanno avanti per la loro strada senza chiedersi mai nulla.
Mai nulla della propria moralità, sensibilità, umanità.
Uno di quelli che sembra abbiano dentro la testa un esercito di scimmie urlanti. Quando parla e anche quando sta zitto.
Uno di quelli che incontri e non avresti mai voluto incontrare, mai aver avuto a che fare con un tipo così.
Un tipo che si è permesso di interrompere tutti gli ospiti da cui non sentiva quello che avrebbe voluto sentire, fra cui il presidente della Regione Puglia Nicky Vendola (l’Uomo) (con tutti i suoi difetti, per carità), vomitandogli accuse marginali che riguardano un assessore della sua giunta [per la cronaca, assessore dimessosi o fatto dimettere appena si era intuita la possibilità di un'indagine nei suoi confronti], un momento dopo che si permette di ventilare l’affaire David Mills, la cui sentenza di condanna in primo grado parla di un reato che il nostro amato presidente del Consiglio ha o avrebbe commesso (che modo si usa per le sentenze?): una corruzione giudiziaria. Senza nemmeno riprender fiato continua poi con rilievi, sempre di natura giudiziaria, e davvero non pertinenti mossi nei confronti di Di Pietro (perché lui?).
Rilievi fatti in modo assolutamente maldestro e improprio, e per giunta su di un argomento – la moralità in politica – che per la destra, ieri più di sempre, non sarebbe dovuto essere proficuo toccare. Una faccia di tolla talmente brutale e insistente nel suo essere pretestuoso da far uscire a Nicky Vendola un bel vaffanculo fuor di denti. Meritatissimo.

Avete presente la muta di segugi di Monty Burns? Stessi ottusa idiozia, timbro e mancanza di grazia, stesso tipo di padrone. E allora come si faceva a resistere? Non lo sapremo mai se sarebbe scappato anche a noi. Un dieci alla spontaneità, un due all’opportunità, Nicky.

Non contento della bella figura, Maurizio Gasparri, per spiegare che ha ragione, preferisce sbattere in faccia all’avversario le vittorie elettorali piuttosto che rispondere nel merito. Non occorre rispondere, ci sono le vittorie della destra in Abruzzo e Sardegna e i sondaggi a testimoniare il buon comportamento del governo. Non si risponde ai dati della crisi, ma si sorride sui dati elettorali che darebbero ragione al loro operato.
Il consenso prima del bene comune. Il trionfo della metapropaganda.

In questi mesi tutto sembra incredibile. Svegliare il popolo assopito mettendo in evidenza tutte le menzogne di B, i suoi interessi privati che distruggono alle radici il nostro paese e l’ulteriore, ennesimo, pleonastico Mills, è più che giusto. E’ doveroso.
Ma non credete che dovrebbe bastare l’esempio di uno come Gasparri, incredibilmente nominato dai nostri avversari deputato, nonché Presidente del gruppo parlamentare dell’organizzazione denominata Il Popolo della Libertà a far vincere a Pd e alleati le elezioni in un paese appena civile?!
Questa cosa parla da sola a tutte le orecchie degne di questo nome.

Come può uno così essere un politico? Perché dovrebbe essere un nostro deputato? Perché è un fido cagnaccio senza scrupoli pronto anche a mordere alle caviglie l’interlocutore oppure perché è pronto a mettere nome e faccia su leggi impresentabili? Ma sì, anche per questo.
Credo però che uno come Gasparri sia parte essenziale, carburante di un progetto più ampio. Le sua grida sguaiate disorientano e disgustano talmente tanto il pubblico da portare alla disaffezione verso la politica, verso il politico in quanto tale.
Il problema sta in questo. Ci dobbiamo chiedere: come hanno fatto a portare così in basso il livello culturale del popolo italiano da renderlo incapace di distinguere – se non le politiche della sinistra e della destra – almeno per via intuitiva un comportamento civile da uno sistematicamente rissoso e spocchioso? Come si fa a sopportare un Gasparri, un Ghedini, un Ignazio Benito Maria La Russa e votare per quelli della loro parte politica?

La risposta sta negli anni di vischiosità Vespa, delle inchieste all’acqua di rose di programmi popolari come Striscia la notizia, in cui il rilievo della gravità penale e politica è perso, è confuso dalla piattezza delle risatine e dei toni, sta negli anni dei “panini” politici del tg1 2001-2006, quelli di Pionati per intenderci (schema: opinioni della maggioranza, opinioni della minoranza, opinioni del governo), dei ghigni incapaci o nolenti a distinguere di Mentana, e purtroppo anche delle urla di Grillo, che si è permesso di sostenere scompostamente che “la sinistra è ancora peggio della destra”!
Questo genere di giornalismo non solo contribuisce giorno dopo giorno, ma si propone di infilare tutti nel pentolone dell’antipolitica. Rossi e neri e azzurri tutti uguali nel mare dell’imprecisione, del rapporto frivolo coi dati, con la verità, con la pertinenza.

E poi ci sono le persone, c’è il popolo. Voi lo sapevate che votando An nel Lazio – An confluita nel partito dell’uomo più potente e pericoloso per l’Italia – eleggevate Gasparri deputato e votando Forza Italia in Sicilia eleggevate senatore il condannato in primo grado per mafia a nove anni Dell’Utri Marcello, amico intimo e collaboratore di papi Silvio dagli anni settanta.
Zitti e chiotti l’avete fatto lo stesso e noi ce li siam beccati.
Ma no, voi non votate le persone, votate il programma.
No, aspettate. Voi siete di destra, ma non siete interessati alla politica italiana.
Queste le due ultime scus… ragioni che ho appreso hanno fatto votare destra.
Ci sarebbe da ridere non fosse tutto vero.

Alé.

di marco dewey

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Primarie del centrosinistra per il presidente alla provincia di Fermo. Cesetti o Offidani?

7 Marzo 2009, Sabato


Chi vi scrive conosce meno che sommariamente la storia e le convinzioni politiche di Fabrizio Cesetti (sostenuto da Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica) e Renzo Offidani (Pd), i due contendenti alle primarie di domenica 8 marzo per designare il candidato presidente alla provincia di Fermo per il centrosinistra.

Questo mio outing era necessario a giustificare i giudizi incerti e senz’altro discutibili che elargirò di qui a breve.
Discutibili perché parziali e perché si posano volutamente su basi instabili.
L’ignoranza – lungi dall’essere considerata un vanto – può risultare condizione privilegiata quando il tuo scopo è valutare con spirito vergine e sgombro da preconcetti un confronto fra due sfidanti che hanno idee simili ed entrambe rispettabili.
Scrivere del formarsi di una scelta senza suggestioni pregresse non mi pare esercizio privo di interesse. Per una volta voglio vedere cosa si prova.

Ieri, appena arrivo alla Sala dei ritratti di Fermo, luogo dell’ultimo confronto prima del voto, capisco che i miei buoni propositi di straniamento saranno molto più complicati di quanto avessi in mente.
Parlo col mondo e mi capita di avere ben chiaro il polso della situazione. So chi vincerebbe e in che modo se ci fosse un seggio lì fuori (e un po’ mi scoccia non rivelarlo, ma vorrei elaborare solo impressioni eminentemente personali, tentando di escludere le altre influenze).
Il malumore comunque serpeggia. Per quello che poteva essere e non è stato, per un Cesaroni – sconfitto alle primarie interne al Pd – che non è stato compreso appieno dal territorio, per alcune risposte poco pertinenti, non di rado ricondotte ai rispettivi punti di forza: per Offidani l’argomento mobilità, di cui si è occupato a lungo, e la capacità di dialogo con i comuni; per l’avvocato Cesetti quello di essere stato uno degli artefici in Parlamento della 147/2004, legge istitutiva della provincia fermana.

E’ la prima volta che li sento parlare. Nessuno dei due incarna esattamente il politico che tutti noi vorremmo come nostro rappresentante. Tutti noi – spero – lo desideriamo in grado di evocare onestà e indifferenza al potere e al denaro, un certo eclettismo nelle competenze, disponibilità, serenità, sicurezza, modestia, e se possibile anche dalla retorica varia, capace di dominare tutti i registri e affascinare il pubblico con un’idea credibile di gestione. Che sia abile a farci credere al suo progetto, al suo sogno. E poi bravo a realizzarlo.

Io di sogni ieri sera non ne ho sentito nemmeno l’odore. Sarà per i limiti dell’istituzione Provincia, sarà per il pragmatismo e il fair-play anche retorico dei due, sarà che non ne sono stati capaci: sinceramente non l’ho capito il perché.

Hanno persino sprecato miseramente l’ultima domanda, che poteva dare il LA a un discorso ampio sul modello di società per cui si sarebbero battuti fossero diventati presidenti.
La signora che ha porto la questione voleva si facesse riferimento in particolare a giovani, anziani e sanità e non voleva si descrivessero necessariamente le politiche da attuare, ma l’idea di società che doveva fare da collante. Insomma, la domanda che ogni politico vorrebbe gli venisse rivolta una volta nella vita.
Ora, non è che le risposte fossero particolarmente sgraziate o non condivisibili. E’ che quando senti che chi ti rappresenta e si è preparato per una campagna elettorale non ti fa venir dannatamente voglia di averlo come tuo presidente dopo una domanda del genere, c’è qualcosa che non va.

E poi, di primo acchito, di tutte quelle caratteristiche del politico ideale di cui parlavo sopra, a entrambi sembra mancarne qualcuna.
Per intenderci, Cesetti sembra un politico che le ha viste tutte, di quelli che hanno capito come ci si muove in quel mondo, un politico che abbiamo frequentato molto nel nostro immaginario. Non sembra alla mano, non sembra modesto, e sembra particolarmente monocorde.
Offidani sembra arrabbiato con qualcosa, con qualcuno, con una situazione che si sta venendo a creare forse, o forse è il suo normale modo di fare. E’ partito calmo e ci tiene a far sapere che lui (attualmente assessore provinciale al Bilancio, Finanze, Infrastrutture per la Mobilità, Viabilità, Progetti Settore calzaturiero, Problematiche connesse all’istituzione della Provincia del Fermano), crede “che ci sia bisogno – in questo momento di crisi – di chi ha acquisito una conoscenza della macchina amministrativa, delle conoscenze, dei rapporti con le amministrazioni”. Crede profondamente nel confronto con tutti i comuni e nel dialogo. E alla domanda sulla legalità del moderatore Andrea Braconi si batte come un leone: “Ho improntato tutta la mia attività politica al rispetto per le norme, per la legalità. Non ho mai manovrato pacchetti di tessere, mai utilizzato gli incarichi per assunzioni di amici e parenti. E non ho mai avuto terreni che potevano rientrare nei piani regolatori”.
E inoltre si dice anche pronto a fare della provincia fermana un esempio di moralità.

Cesetti propone una struttura della provincia snella e con pochi dirigenti. Vuole ripensare al modello di formazione e al contrario di Offidani non vuole nemmeno dialogare con Spacca sui due progetti possibili per la riconversione dell’ex Sadam (centrale a biomasse della PowerCrop o raffinazione del silicio per componenti fotovoltaici della Ned). Il suo è un no netto ad entrambe le soluzioni.

Appare chiaro che Offidani ritenga nel profondo di essere la persona giusta per quel posto. E sono sicuro che lo farebbe bene. Penso però anche che creda di essere al centro di una situazione strana con l’Idv di mezzo. L’Idv non ha fatto mistero di preferirgli Cesetti e l’eventualità che l’elettorato democratico ne venga a conoscenza sembra dispiacerlo sopra ogni altra cosa. E’ questione che, nonostante i proclami di ottimismo, sembra renderlo insicuro riguardo la vittoria.
Il suo “io vorrei che ora si astenessero (i dirigenti Idv, ndr) dal sostenere l’uno o l’altro candidato” vale più di mille comunicati da parte dell’Italia dei valori.
Come controprova della situazione in atto possiamo citare Cesetti: “Io chiedo agli uomini e alle donne dell’Idv di partecipare alle primarie. Che si esprimano per designare il loro candidato”.

Istintivamente sto con l’uomo onesto di partito e di fatica sui numeri Offidani.
La paura sull’esito della discussione di Offidani con Spacca sulle centrali, l’annunciata riduzione dei dirigenti della Provincia, l’accordo certo con l’Idv e soprattutto la maturità del nocciolo duro del Pd mi fa dire Cesetti.

Per chi, avendo letto per sommi capi l’articolo, avesse paura che sia passato dall’altra parte, dalla parte di Basso o di Di Ruscio, sappia che non c’è pericolo. Un abisso divide i nostri mondi.
Non per ultimo un diverso rispetto per le decisioni dei nostri elettori. Un diverso rispetto per la democrazia.
Non saranno delle primarie, ma degli accordi sottobanco a decidere il loro candidato.

Per cui invito tutti i votanti del centrosinistra a partecipare a queste primarie.
Per dare forza politica al nostro futuro candidato e a questo bell’esempio di democrazia.

di marco dewey

A Porto San Giorgio il seggio è in via Oberdan, nella Sala Imperatori.
Per informazioni sugli altri comuni cliccate qui.

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Tutto il mio amore per “Tutti pazzi per amore”. Il bilancio finale. Emanuele e Cristina si amano, altro che fratelli.

25 Febbraio 2009, Mercoledì

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Accadono strane cose quando sei preso dall’entusiasmo per una serie televisiva. Perché la tv non è il cinema.
Sembra non possedere lo status sufficiente da poterne parlare in pubblico gratuitamente. La tua immagine dovrà pagarne il conto. Quando, poi, in casi come questo ti salta addosso insopprimibile la voglia di farlo, sembra quasi tu voglia promuovere il guardare la tv tout court, sembri uno che si accontenta, ti guardano come quando guardano le ragazzine entusiasmarsi per High School Musical.

Così, prima di vedere il mio Tutti pazzi per amore, la gente so già non capirà il mio entusiasmo. Come non capirà assolutamente la lunghezza sconsiderata di questo articolo. In effetti devo ammettere che faranno fatica a terminarlo anche i TPPA addicted. Quindi vi do un consiglio. Scorrete l’articolo e cercate i nomi degli attori di cui volete leggere. Sono scritti in grassetto. ;)

Comunque, nel corso delle mie perorazioni a favore di TPPA, chi non mi conosceva mi ha preso nei fatti per uno scalmanato teledipendente – e potrebbe pure starci che lo abbia pensato anche chi mi conosce -, ma non è questo il punto.
Un amico mi fa: “Marco, io ti ricordo critico, pignolo, schizzinoso. Non esagerare nell’altro senso. Sarà un buon prodotto con qualche bella battuta…”.

Che avrei dovuto rispondergli?
-”Guardalo. Almeno una volta guardalo!”
C’è chi mi risponde: “Ma c’è House!”
-”Fottetene della serialità di House! Non sarà nemmeno male, ma qui siamo due livelli sopra!”
Per qualcuno saprà di esagerazione, ma lo penso davvero.

Le puntate successive al mio primo articolo su Tutti pazzi ne sanciscono l’eccellenza degli standard recitativi e quella maturità e altezza della sceneggiatura e della regia di cui parlavo al tempo.
Ci sono stati – sì – fisiologici momenti di pausa nel ritmo serrato dello humour nell’ottava, nella nona e nell’undicesima puntata, ma si è trattato di pause legate più a un certo sviluppo della trama che ad altro. Il piacere, l’interesse e le tante invenzioni che abbiamo amato sin dal primo momento, quel flusso magico, quel miracolo che ci ha impedito di prendere impegni la domenica sera non si è mai interrotto.
In questo successo più di critica e di passione e fedeltà del pubblico che di indici auditel stratosferici, vista la concorrenza ingombrante, il cast ci ha davvero messo del suo.

Per Emilio Solfrizzi cominciano a scarseggiare gli aggettivi.
Ha più mestiere e mobilità facciale di chi fa il caratterista da una vita. Più presenza scenica e credibilità di chi è protagonista da una vita.
E’ un attore completo. E’ un attore che vorrei sempre con me mi capitasse di dirigere qualcosa in futuro. Una specie di Isabelle Huppert per Chabrol.
Non voglio essere condizionato dal fatto che abbia iniziato da attore comico e sia perfetto per ogni tipo di commedia.
Pensate che non reggerebbe un ruolo drammatico classico?
Certo che lo reggerebbe. Anche a non aver visto Agata e la tempesta oppure Liberate i pesci, osservatelo bene quando dialoga con Cristina, con Michele, e in genere quando non è richiesta la sua vena tragicomica. Ineccepibile.
E poi le sue mille reazioni da padre agitato?! “Chi vuole fare l’amore!?!” a letto con Laura preoccupato delle intenzioni di Cristina. Oppure le sue smorfie da compagno geloso dalle zie, quando morbosamente giuravano che Riccardo Balestrieri era bello quasi quanto Massimo Ranieri.
Ma in tutto quell’episodio è magnifico: “Non è un po’ presto per appendere le foto dei bonazzi al muro?”, e Nina: “ma quali bonazzi! Quello è mio padre!”, e via di facce.
O ancora la sua apprensione per il “terremoto” la prima notte a casa unita!
Una sicurezza.

Stefania Rocca conferisce alla sua Laura Del Fiore una grazia semidivina. Fa del suo personaggio il paradigma di comportamento e atteggiamento rispettoso, nessuna ipocrisia fra quel che pensa e quel che fa, madre dolcissima, coerente, il volto giusto, il sorriso giusto, il tono generale ideale, almeno per me.
L’ho vista – almeno fino alla gravidanza ( -_-.) – la reificazione laico-fictional del personaggio di Maria.
E sinceramente ci mancava.
La sua capacità di dialogo con i figli è esemplare e potenzialmente illuminante.
Impagabili tutte le sue espressioni nell’episodio del fantasma della moglie di Paolo: “Adesso ha cominciato anche a darmi i voti? Come… i voti!?”.
Credo che abbia davvero raggiunto un livello di eccellenza, che nella sua carriera da giovane e splendida ragazza non le riconoscevo, forse per pregiudizio, chissà.
Ad ogni buon conto quando ho voglia di un sorriso a comando mi basta pensare a Tutti pazzi, ai nostri la prima notte in casa di Laura. A Paolo che preoccupato le domanda se non fosse un po’ tardi per la lavatrice accesa e lei, serafica: “E’ Emanuele. Russa, piccolo amore mio”, ahah…
Deliziosa.

Il carattere del Michele di Neri Marcorè è un misto di etica della seduzione, amore per la donna e per la vita e charme dissimulato; si muove fra understatements e picchi di generosità, vertici culinari malcelati e classe da vendere.
L’amante ideale. Resta amico o si dimentica di te.
Decide la donna. E alla fine si innamora di una che – la Natoli mi scuserà – è più bruttina di quelle a cui era abituato.
Troppo perfetto? Forse. Il rischio dell’antipatia è dietro l’angolo.
Ho provato per un attimo a pensare tanti attori recitare quel ruolo al suo posto. Ho immaginato la sua nonchalance un po’ dandy addosso ad altri e non sono proprio riuscito a figurarmela così com’è ora, simpatica, “giusta”, coerente col benessere che infondono tutti – o quasi – i personaggi della serie.
Forse solo la maestria di un Christian De Sica o un Vittorio Gassman. Grande, Neri.

Devo dire che ho visto una Carlotta Natoli al di sopra delle righe, ma si vede anche che è stata “colpa”, necessità di un carattere funzionale allo sviluppo del rapporto particolare che ha avuto con Michele e con gli uomini in generale. Lei è comunque molto brava.
Magari andava contenuta di un venti-trenta per cento.
La scena della distruzione del locale di Michele è stata odiosa, eccessiva.
E quando si ha la fortuna di trovare una fiction televisiva che sembra partorita dalla luna tanto ti rasserena, il senso di fastidio è così facilmente evocabile – per contrasto a tanta grazia – che tutto deve contribuire all’incanto: ecco, il solo rammentare a tutti noi che donne così esistono davvero e vedranno premiato dall’amore il loro comportamento era cosa che andava evitata come la peste.
Un personaggio come quello di Michele avrebbe dovuto temere come la morte un’esagitata simile.
Concedo invece il suo non intervento durante quello sfogo devastatore. Nonostante lo spirito di autoconservazione tirasse dall’altra parte, è perfettamente nella sua natura il non toccare, né fermare una donna in modi che potrebbero sembrarle violenti. Noblesse oblige.
Una personale segnalazione al costumista: quelle scarpe e quelle calze colorate, unite alla gonna svolazzante e alla camminata ancheggiante la fanno troppo Paperina Disney.
Era proprio necessario?
No, dico, quelle scarpe color argento!
Ora, il Michele di Marcorè non sarà l’idiosincratico fobico Michele Apicella di Nanni Moretti in Bianca, ma perdio si dovrà pure innamorare di lei in maniera plausibile!

Passando oltre le sempre ottime Irene Ferri e quella gran donna di Francesca Inaudi (che cosa è stata per le mie coronarie la scena di Buonasera, dottore lo so solo io e quell’asservito di Riccardo Rossi*), arriviamo alla algida e sprezzante Lea di Sonia Bergamasco.
Il tradimento del marito interviene a mutare il rapporto con le altre – ehm, volevo dire gli altri – e quindi gli stessi estremi della sua recitazione. Il personaggio cambia molto per un breve periodo nel quale sarà molto lamentoso; torna poi subito ad essere sentenzioso, seppure con maggiori timidezze e spesso “in amicizia”. Far sentire gli altri inadeguati resta il suo marchio di fabbrica, anche se da lì in avanti lo farà con qualche remora.
Come dimenticare il sempreverde scambio di battute sulla cellulite con Monica e al contrario gli elogi ad un suo simile, la madre di Laura, venuta a trovarla sul luogo di lavoro?
Comunque pungente.

Corrado Fortuna (“Top 3″ Elio) bene nella parte, così come Luca Angeletti (il povero Giulio).
Per Marina Rocco (Stefania) il discorso è più complicato.
Mi era sembrata brava, ma i ritrovati entusiasmo e sensibilità per un po’ non le hanno reso giustizia. Non era il suo registro migliore, diciamo.
Però ogni volta che è un po’ sulle spine è meravigliosa.
E infatti recita superbamente nella penultima puntata.
A proposito di Stefania, ci sono stati vari playbacks a non sembrarmi azzeccati; quelli che proprio avrei preferito non aver mai visto sono stati quelli della scena di gioia su La notte vola di Lorella Cuccarini fra Stefania e Giulio all’inizio del secondo episodio della settima puntata, mi pare, e quella di Emanuele a scuola sulle note di Più bella cosa di Ramazzotti.

Le ziette, che all’inizio pensavo potessero rappresentare il “lato debole”, i personaggi meno credibili e in sostanza più fastidiosi perché troppo macchiettistici, mi paiono essere stati invece – fra le altre cose – elementi drammaturgici importanti, perfetti ad esempio per tirar fuori smorfie dallo straordinario Solfrizzi.

Eccellente Piera Degli Esposti nella parte di Clelia, una madre impicciona e insensibile, superficiale e cinica.
Fantastica nella scena dell’incontro preliminare per la separazione di Lea, quando si rifiuta categoricamente di accudire i gemelli e quando parla della fidanzata francese di suo marito, padre di Laura e Stefania, alla festa per il millesimo divorzio del suo studio legale: “Ma le francesi non dovrebbero essere sempre eleganti?! Un altro mito che crolla miseramente”.

Piacevole la breve parentesi col cioccolataio “ma chi cazz’è ‘sto Kavafis” Taricone (che non avrà detto così, ma è come l’avesse fatto), che è stato un gran bel personaggio. E il buon Pietro abile a renderlo. E’ un personaggio umile. E nei non-protagonisti questa dote la apprezzo molto.
Sarebbe stato facile sviluppare un bell’intreccio infilandoci dentro delle gran carogne o comunque caratteri improbabili che movimentano i giochi anche solo grazie alla naturale manifestazione del loro temperamento malevolo e invidioso, esagitato e poco comprensivo.
Con questa tecnica, tuttavia, si corrono dei gran rischi (vedi Monica): il rischio di rovinare l’armonia di partiture miracolose come questa, di creare delle discrasie di tono, che qui invece muove fra il lieve e il tragicomico, il delicato e il grottesco, ma quasi sempre velato di gioia, speranza, amore.
Il lunatismo e la misandria, cocktail micidiale per la libido e la nostra serenità lasciamoli da parte nella prossima serie. Spero che per le donne non sia davvero così facile, così come lo è stato per Monica, considerare un uomo un bastardo.
Non è che solo perché uno non si innamora di una donna e le dà poche spiegazioni in merito sia un bastardo. Spesso lo fa per salvare la sua autostima oppure per non essere odiato da lei fino alla fine dei suoi giorni.
E’ bastardo se le mente sui suoi sentimenti solo per arrivare a lei o peggio ad altro.
La distinzione non è affatto sottile.
Impariamo un po’ tutti ad accettare i rifiuti.

Tornando a noi, vi dicevo che affastellando l’impianto di caratteri difficili è facile creare una trama, ma altrettanto facile creare delle disarmonie.
Tutti pazzi per amore ne è praticamente alieno, esempio citato sopra a parte. Anche i tradimenti della penultima puntata, con l’eccezione della passione fra Emanuele e Cristina, non mettono mai in dubbio le coppie originarie e in generale gli esiti auspicati dallo spettatore.

Teniamo presente come fino a quell’arrivo ci sono state vendute le “ragazze cattive” della serie: mai elemento disturbante.
La bellezza imbarazzante e le svenevolezze adorabili della non protagonista Cinzia Fornasier (Natascia) evitano, almeno al pubblico maschile, il possibile malessere per l’insidia all’amore fra Paolo e Laura; le battute al vetriolo di Lea e Clelia, o anche l’ormai superato distacco fra lo svampito e l’apatico di Stefania ci hanno fatto apprezzare per un motivo o per l’altro i personaggi femminili “meno indulgenti” della serie.
Ora un altro esempio. Di segno opposto, ma decisamente limitato nel tempo.
Qualche settimana fa, quando mi si è parato dinanzi il direttore mandato da Milano, interpretato da Riccardo Rossi – lungi dal pregiudizio che potrei avere per l’attore* -, la sua voce e il suo modo di fare mi hanno provocato una certa tensione. La prima violazione alla regola del benessere sinestetico-mentale totale.
Lo so che sono virgole, ma le virgole nei miracoli contano.

Passiamo ai ragazzi.

Marco Brenno (Emanuele) è quasi sempre inattaccabile a parte quando si è strafogato con la parmigiana delle zie. Quella scena forse andava rifatta.
Il suo mono-tono anche in momenti in cui vuole essere ironico dice tutto del carattere di Emanuele.
Non so se risulterà fuori luogo o poco credibile quando in futuro sarà costretto a registri molto diversi, ma se dovessi scommettere ora sulla sua carriera non riesco a ipotizzare nient’altro che un discreto successo.
Insomma, bello è bello, e per ora sembra di talento.
Non è che brilli; è solo che ha una parte incredibilmente difficile e la rende funzionale e non odiosa. Non è poco.
Ha avuto la fortuna di raggiungere presto la popolarità in una fiction artisticamente di livello, che – ci scommetto – sarà vendutissima all’estero da mamma Rai, e per giunta in un ruolo che avrà fatto battere tanti cuori. Attendiamo, ripassando nella mente con piacere una scena fantastica come quella dell’audiocorso di lingua italiana pensato per stranieri donato con convizione a Cristina e tutte le sue cento e una uscite.

Devo dire che è il suo personaggio la vera intuizione comica della serie. E’ una sorta di Niles Frasier asociale italiano. Emanuele potrebbe in un certo senso impersonare l’alterità della spocchia di certa sapienza, di solito caratterizzata come pedante, mentre invece osservandolo meglio credo sia più lo specchio di certe solitudini create da quei sensi di superiorità che spesso guastano l’esistenza.
La sola percezione di un’essere molto diverso da lui, ma ugualmente permeato di dignità, gli regala in maniera naturale un nuovo punto di vista.
La presenza, la convivenza con Cristina aiuta la crescita emotiva e etica di Emanuele. E’ un ragazzo migliore ora e a volte si lascia andare perfino con trasporto, è meno timoroso dei giudizi degli altri, conserva il suo spirito critico e la sua vena sminuente, ma ha tanti momenti di ripensamento, di umanità.

E’ il turno di Nicole Murgia (Cristina).
Nel mio primo articolo, quello dopo le prime due puntate, esalto tanti degli attori, mancando – fra gli altri – di menzionare il lavoro di questa ragazza.
Non avevo ben compreso. La sua Cristina mi sembrava eccessiva nei momenti sbagliati (vi ricordate i primi giorni di scuola accanto ad Emanuele?) e poi troppo banale, troppo realistica. In un certo senso incongruente.
Ora vedo una splendida ragazza di sedici anni. Dolce, timida, orgogliosa, non convenzionale e coerente con l’età che deve impersonare.
Le conosco le ragazze di quell’età. Nonostante ogni loro personalissimo anticonformismo, al livello più istintuale sono così. Hanno quei vezzi, quelle uscite, quel modo di ragionare.
Tanti applausi per lei e un “bravo” a Riccardo Milani (regista della serie). Davvero.

Il ragazzo di Cristina, Davide, interpretato da Federico Lepera, non è male. Bellissimo, sorridente, gentile e persino attratto da una ragazza meno appariscente di altre. Insomma, un “tipo” che potenzialmente allarga il cuore di speranza a tanta tanta parte del pubblico femminile. Un po’ ipocrita nell’episodio dell’aereo regalatogli da Paolo, ma tant’è. Azzeccato, anche se predestinato.

A proposito dei due chissà prossimi fratellini, quanto lo stavamo aspettando il loro bacio? I loro baci? Quanto desideravamo il loro amore?
Quando oramai ci sembrava di dover aspettare un anno, eccolo lì, inaspettato, bellissimo, compreso il contorno, la mattina dopo, il sogno, il ritorno in autobus.
Ci voleva lo splendido gioco della bottiglia per ribaltare d’un colpo l’idea che ci eravamo fatti un po’ tutti.
Che avrebbero ritardato la loro storia direttamente alla seconda serie. E invece no.
Ma quanto sono carini?! Ma quanto erano carini mentre erano a scherzare con i gavettoni nel cortile della scuola poco prima del ritorno di Davide Palmieri?! Basta, sennò mi sbrodo.
O forse no. Cerchiamo di resistere ed analizzare la cosa con un minimo di razionalità.
Questo ritardare una situazione che agli inizi ritenevamo inevitabile ci regala alla fine questa sensazione: dolcezza infinita, ritorno con la mente a tanti, tanti anni fa (sigh), a quei baci rubati – come direbbe Truffaut -, alla promiscuità scolastica fuori dalla scuola che rende speciale e più vivo, intenso ogni momento, capace di renderci più chiara ogni relazione, di svelarci il desiderio.

Una puntata indimenticabile la penultima non solo per l’amore scoppiato – a questo punto improvvisamente – fra Cristina ed Emanuele, ma anche per la recitazione incredibile di Marina Rocco, e anche di Piera Degli Esposti direi, una marea di dialoghi scoppiettanti, la liason sessuale con relativi commenti da parte di Maya su Elio, i tradimenti, i pentimenti, insomma, una puntata di una densità assoluta. Ideale.
Anche stasera niente male.

Le invenzioni belle viaggiano per tutta la fiction a un gran ritmo: ricordate l’Inno alla gioia con sequenze di giubilo al rallenty alla caduta del Muro divisorio? Ricordate gli abbracci accennati dall’altra parte del Muro? Gli occhi della madre-Solfrizzi nella scena della carrozzina? Tutti i colori delle fisime di Emanuele per le dimostrazioni di affetto di Laura?
Quel suo “Hai presente quanti anni di analisi freudiana mi costerà questa frase?” alla domanda di sua madre “Tu, come donna […] come mi trovi?”.

I sogni di prima mattina, le varie regole dell’amore, Maya a Elio: “Quello che stai pensando è vero. Ecrù lo dicono solo i gay”, “la vi-vicina, mi-mister”, “Sha-shan, sha-shan” di Giù la testa nell’episodio col fastasma della moglie di Solfrizzi, tutte – e dico tutte – le risposte “pensate” e non date nella realtà. Il “povero Giulio” in macchina ad aspettare addormentato e con due dita d’aria. “La famiglia Giorgi trionfa!” sulla macchinina in retromarcia. La classe di Michele. Alla lezione di yoga: “Ce la fa a chiudere la bocca per due minuti? Sennò alzo il volume dei delfini, eh?” -”No no…”. Il montaggio della scena in cui Paolo e Cristina si accordano mimando un incontro di riavvicinamento. Solfrizzi e il montaggio della scena Ed io tra di voi al ristorante subito dopo l’arrivo di Riccardo dagli States. L’infinita empatia che si prova per Cristina. Sempre. E tanto, troppo altro.

Qualche perla di stasera, ad esempio.
Maya:”Un buon amante va condiviso come un buon parrucchiere, una svendita in una profumeria”.
-Michele: “Quale donna ti dice che ti ha tradito la sera prima del giorno più bello della sua vita?”
-Paolo: “Quale donna? La mia!!”
Vacanze romane all’arrivo dello sposo. Paolo che si immagina la scena Per un’ora d’amore poco prima del no.
Laura: “Adesso sai guidare! Per scappare da me sai guidare!”
Paolo (le mani addosso all’agente): “Tu sei gay!? E allora perché devi venire a rompere le scatole a me!”

Ringraziamo poi Ivan Cotroneo ed eventualmente gli altri sceneggiatori anche per il dottor Freiss e Carla (Carla Signoris).
Già mi immagino il buon Battiston additato per strada dai ragazzi.
“Ciao Freiss!”, “Ma quello non è Freiss?”. Eh, Giuseppe, tanti anni di onorata carriera valsi agli occhi del grande pubblico poca cosa al confronto della paciosità sicura di Freiss.
Sei stato bravo, inappuntabile come sempre nella scelta del copione giusto. Hai davvero un grande intuito per le produzioni di qualità.
Ora ti tocca questo successo televisivo.

Tutti gli attori in questi episodi di stasera hanno dato il meglio, comunque, cesellando dialoghi, litigi, toni, tempi.
Ed era cosa difficile, perché la sutura di un vulnus drammatico è sempre il momento più difficile di un racconto per immagini. Il primo tempo è spessissimo il più bello. Ve ne sarete accorti, no?

Ebbene, Riccardo Milani (il regista) riesce in questa bell’impresa, compresa la scena più delicata, l’inattesa e ben recitata scena del ritorno alla “fratellanza” di Emanuele e Cristina.
Ma sono bastati gli ultimi pochi fotogrammi del suo volto per intuire i reali sentimenti di Cristina, vero?
Non vedo l’ora di vederli ancora assieme. E voi?

Concludo augurando un anno pieno di amore a tutti i lettori di questo articolo. Siete dei romantici, innamorati dei sorrisi e con un ottimo gusto per le fiction, credo.
Vedete di spendere nel miglior modo possibile l’anno che ci toccherà aspettare prima del prossimo tuffo in casa Giorgi-Del Fiore. Usate il vostro buon gusto per contaminare di pazzia per amore chi vi sta vicino.
E’ vero, la tv non è il cinema, ma a volte è solo un pregiudizio.
C’è tutto un mondo intorno

di marco dewey

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*: Scusandomi per la lunghezza davvero eccessiva dell’articolo, ricordo a tutti che nel 1995 Riccardo Rossi era tutto una comparsata a Mediaset durante la campagna per il referendum per l’abrogazione delle norme che consentono la concentrazione di tre reti televisive, invitando ovviamente a votare per il NO. Vi ricordate?
Un due di voto, per una volta, al responsabile casting. Consideratemi pure un bastardo, ma attori che si prestano a quel genere di iniziative vanno emarginati. Che lavori a Mediaset e non con i miei soldi! Una bel luogo comune, non c’è che dire. Ma stavolta lo sento proprio.
Che paghi con l’ostracismo nazionale l’uso ignobile del suo mestiere. Qualcun altro mi darà del comunista, ma non fa niente. Uno più, uno meno…
E’ che lui mi è rimasto più in mente di altri, dei soliti Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, dei Mike Bongiorno, di tutti quanti gli impiegati a tempo inderminato del premier, insomma. Mi è rimasto più in mente di quelli lì che facevano tutti campagna per questo NO, che alla fine ha vinto con il 56%. Ce l’ho in testa Riccardo Rossi, perché spuntava fuori come un alieno, come un cavolo a merenda e introduceva, educava al convincimento per il NO, con la Rita Chiesa di turno.
E’ grazie anche a servi come lui viviamo questa Italia che come direbbe Masini, “ci ha rotto i coglioni”.

Peace.

h1

Benigni a Sanremo smerda Berlusconi e Povia. E difende la libertà di tutti recitando Oscar Wilde. Perfetto.

17 Febbraio 2009, Martedì


Ancora una volta Roberto Benigni ci ha reso orgogliosi di essere italiani. Maledizione! Lo ha detto proprio ora anche Bonolis!!! Che banale che sono. Non fa niente. Lo lascio.

In molti volevamo tanto sbeffeggiasse il nostro odiato presidente del consiglio – possibilmente fornendo spunti di riflessione ai più deboli di spirito – e lui lo ha fatto, volevamo ci sollevasse un po’ dalla giornata pessima in cui siamo precipitati sin dalle prime ore e lui lo ha fatto con uno dei suoi stilemi classici, la commistione potere e vizio, potere e umanità – però infima -, il tutto raccontato con la massima serietà, e lui ci ha sollevato, e infine volevamo che gridasse a quel laido di Povia il nostro disprezzo per le idee sottese nella sua Luca era gay, e lui lo ha fatto sussurrando con voce ferma tutto l’amore di Oscar Wilde.

Sveglia, Italia.
Ti meriteresti giusto il deputato Barbareschi e invece hai Benigni.
Una speranza c’è ancora.

Viva gli Afterhours.

di marco dewey