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Monica Setta senza vergogna. Al Fatto del giorno usa i bambini non nati contro Emma Bonino. Bella la campagna elettorale pro Polverini nel Lazio.

9 febbraio 2010, martedì


Quando in una trasmissione nazionale del primo pomeriggio di Raidue, una delle candidate a presidente alla regione Lazio, intervistata da una conduttrice finto amicona, si trova a dover rispondere a questa domanda: “Lei ha confermato che in passato ha aiutato delle donne ad abortire. Lo rifarebbe?” (pronunciata con faccia fra il compassionevole e lo schifato, la faccia della persona perbene che alla fine trova qualche peccatore da compatire e di cui parlare alle amiche, per intenderci),  e continua a battere sul tasto con una seconda: “E quei bambini che non sono nati?” (oppure una cosa tipo “non pensa ai quei bambini che non sono nati!?”) (sempre con la stessa espressione, ma stavolta virante verso la nuance beatitudini), vuol dire che c’è qualcosa di veramente malato nel sistema, che un giornalista si può permettere tutto, beninteso, se sa essere cosa gradita al padrone.

Conosciamo molto bene Monica Setta.
Vuole favorire qualsiasi cosa berlusconiana dia segni di vita e quindi anche Renata Polverini.
Stavolta aveva davanti Emma Bonino, sapevo già non avrebbe resistito, l’occasione per acquisire crediti di fedeltà alla corona era troppo ghiotta.
Con la prima domanda ha voluto avvisare che questa candidata più di trentadue anni fa ha aiutato a commettere azioni ambigue, un tempo reato.
Additava, insomma.
Ventilava immoralità confessionale, ma con sottigliezza.
Il senso era più o meno questo: “Sappiamo che sei per la libertà di uccidere della donna, ora lo ripeti davanti a tutte le signore in ascolto”.
Conoscendo bene la Setta, il giochino ci stava.

E’ la frase successiva che ci racconta, però, meglio in che milieu mediatico stiamo vivendo.
E’ il parlare dei bambini mai nati. Questo sì, è un colpo basso.

Ci preme ricordare alla Setta e alla popolazione tutta che la legge 194/78 è una conquista di civiltà in risposta a un bisogno reale che le donne avevano e hanno e che tuttora “risolverebbero” mettendo in pericolo la loro vita.
E’ ormai legge dello Stato da molto, molto tempo, e giusto il Vaticano mette in forse la sua sopravvivenza; certo, in questa italietta ignorante è facile denigrare una figura pubblica in salsa pomeridiana, “e tutti quei bambini che per colpa sua non sono nati?”, sembrava dire la Setta.
Questa sì che è abiezione!

Sarebbe un terreno, invece, nel quale ognuno di noi dovrebbe fare un passo indietro e rispettare il diritto al dolore e alla tragedia di ogni donna che a malincuore decide di rinunciare a un figlio.
Quando si compie un atto così innaturale, i motivi dovrebbero essere perlopiù accettati (fatti salvi gli obblighi di legge) e gli amici della donna accompagnarla in questa scelta con un ascolto rispettoso delle sue ragioni.

La conduttrice de Il Fatto del giorno non si può permettere di praticare del conformismo teocon contro una donna integerrima, di giudicarla eticamente discutibile durante una campagna elettorale così importante, quando per giunta non può nemmeno risponderle come meriterebbe.
E soprattutto non si dovrebbe permettere di condannare implicitamente anche migliaia e migliaia di donne di cui non conosce nulla: passato, presente, ragioni, per la miseria!

Ve la dico tutta. Per quanto mi riguarda, penso di aver assistito ad una caccia alle streghe vetero-maschilista davvero subdola.

Un politico donna rischia di suo e in coscienza per aiutare altre donne in quello che lei pensa essere un diritto -che infatti, di lì a poco, sarebbe stato riconosciuto loro come tale anche in Italia- e una giornalista al servizio del potere, veramente indecente in quanto a paraculaggine, le fa in Tv la morale cattolica del bambino che sarebbe potuto essere e non è stato, dimostrando così di disapprovare la libertà di autodeterminazione del genere a cui desolatamente appartiene!

Questa lacchè senza scrupoli come si è permessa di fare la parte della timorata di Dio!?
Si può essere più ipocriti?

Il Cristianesimo sobrio di Monica Setta.

Riguardo le domande di cui sopra, Emma Bonino ieri ha risposto rispettivamente “Lo rifarei per toglierle dalle mani delle mammane, per non farle ricorrere al prezzemolo…” e “Questa è una decisione che spetta alle donne!“, e l’ha fatto con incredibile calma e classe.
Brava, Emma.
Sapevi che avrebbero giocato la vil carta antiabortista, ma non che fra i loro accoliti il viso, il tono e le parole di una giornalista compiacente arrivasse perfino a disconoscere e banalizzare in Tv un diritto per cui tu e tanti altri avete combattuto anni anche per chi -come lei- non se lo meriterebbe.

Usare l’immagine di un bambino mai nato per ignobili scopi elettorali racconta l’immensa desolazione interiore di certa gente e il tutto fa anche un po’ pena.
Ecco, questa gente e chi le crede mi fa pena!
Essere di destra nel 2010 in Italia vuol dire accettare queste ignominie, tenetelo bene a mente.

Tocca alle donne laziali far vedere ora da che parte stanno.
Gli uomini e la loro ipocrisia li conosciamo.

di marco gattafoni

P.S.: A proposito, Monica, anche io ho aiutato una mia amica ad abortire; esercitare quello che era diventato un suo diritto districandosi fra tutti quei medici che per motivi di carriera diventano obiettori di coscienza non è stato facile nemmeno nel 2004, tranquilla.

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L’avvocato Taormina da Cruciani (la zanzara di Radio 24), ovvero di un altro fulmine andando a Damasco

4 febbraio 2010, giovedì


Ieri sera la zanzara di Radio 24 Giuseppe Cruciani nulla ha potuto, interventi alla “mi faccia fare l’avvocato del diavolo” a parte, contro le parole dell’ex terribile avvocato Carlo Taormina, che dice di aver avuto una crisi morale e da un certo momento in avanti non se l’è più sentita di avallare le scelte di Berlusconi.

Sostiene che non è più una democrazia quella italiana.
E il Cruciani: “Eeeehhh!”
“No -dice-, un paese in cui comanda solo uno, in cui i politici eletti sono nominati direttamente dal capo e non c’è un minimo di democrazia nel partito principale, lei lo considera democratico?”.

Dopo varie altre accuse alla condotta del Governo e all’umiliazione degli eletti impegnati a proteggere Berlusconi più che a pensare ai problemi dell’Italia, all’ignoranza di chi si occupa -poi- di queste sue faccende giudiziarie, con interventi assurdi come quello del processo breve oppure del legittimo impedimento definito “palesemente incostituzionale”, si lascia proprio andare, arrivando a definirli “vergogna dell’umanità”.

Un mio caro amico mi ha chiamato iersera, mi fa “ma l’hai sentito? E pensare che solo qualche anno fa era il primo fra i pasdaran alla corte di Arcore. Incredibile, ascoltarlo mi ha fatto felice”.

Eh già, che uno dei fattori del crollo del berlusconismo sarà l’avanzare dell’età (con la conseguente naturale contrazione dei desideri) dei difensori della “rivoluzione”, di chi sa tutto del sistema di lavoro e dei valori che sottendono quelle scelte e non ne può più di doverle giustificare con parenti, amici e con la propria coscienza, l’avevo immaginato.
Guzzanti e Facci sono solo i penultimi. Altri ne arriveranno.

In molti sono stati esclusi dal gioco perché critici. Come si dice, colpirne uno…
Taormina in trasmissione ci ricorda Martino e Pera.
Questi oppure altri, pur cercando in qualche modo di giustificare il loro operato, aiuteranno gli storici a parlare seriamente di questo ventennio. In molti vorranno ripulirsi la coscienza, appunto, e questo è un bene.
Nessuno storico serio ignorerà queste voci.
L’inverno del diritto e della nazione tutta verrà fuori chiaramente, alla faccia di quella cloaca che è diventato il giornalismo italiano di regimetto.
Solo questo pensiero mi consola.
Gli interessi che reggono questo sistema di ricatti incrociati si scioglieranno poco a poco, purtroppo, ma la fine è comunque a portata di sogno.

Berlusconi andrà in crisi anche a causa di questi novelli uomini e donne, persone che in un certo momento della loro vita arriveranno ad avere in mano ambizioni capaci di reggersi sulle loro gambe.

Eh sì, signori, la storia finalmente tornerà a trionfare sulla cronaca, alla faccia di quel leccaculo di Cruciani: “Mi faccia fare l’avvocato del diavolo: forse è la voglia di vendicarsi che le fa dire queste cose?”.
E Taormina, molto lucido e critico con l’andamento personalistico della politica berlusconiana per tutto il tempo dell’intervento: “Lei guardi i fatti”.
A tal proposito, resteranno nella storia le sue parole riguardo le richieste di Berlusconi di pararsi sul piano legislativo-giudiziario: “So come funziona, perché prima queste cose le chiedeva a me”.

di marco gattafoni

P.S.: Ops, dimenticavo, bisogna anche ammettere che nell’occasione l’avvocato presenta il suo nuovo movimento politico Lega Italia. L’ha fatto molto sommessamente, cinque secondi in tutto.
Furbo, ma da apprezzare.

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Aiuti ai paesi poveri? Arrivano gli italiani, i pezzenti del mondo.

25 gennaio 2010, lunedì


In questi giorni di aiuti mondiali alla disastrata Haiti leggo di promesse e di navi che partono, di annunci di aiuti, di decisioni di aiuti, di “non possiamo tirarci indietro”, di afflato nazionale, e saremmo anche presi da un certo orgoglio se potessimo dimenticare che la storia dei governi Berlusconi -e meno clamorosamente, sebbene insufficientemente, Prodi- afferma ben altro.
Se potessimo dimenticare che al posto della protezione civile ci sarà presto una s.p.a.,  e accanto al ministero della Difesa ci sarà presto una Difesa Servizi s.p.a..
Se potessimo dimenticare che dietro una crisi -visti i fatti sopralinkati- questa destra vede possibilità di arricchimento e che dietro la parola di Berlusconi non c’è un onore da difendere.

Torniamo con la mente a sei mesi fa, così, nel caso ci fossimo distratti.
Leggiamo di un incontro straordinario: Bob Geldof si confronta con Berlusconi a Palazzo Chigi per un colloquio-intervista con Mario Calabresi direttore de La Stampa.
Berlusconi che incontra un non allineato? Cos’è, diventato matto?
Mi verrebbe di avvertirlo: “Guarda che lui non tira avanti per tua grazia ricevuta, quello lì non ti deve e non ti dovrà niente”.

Siamo alla vigilia del G8 dell’Aquila, quello tutto spot e sorrisoni.
Qualunque baggianata proferirà, sarà considerata credibile o plausibile dalla barbara maggioranza degli italiani.
Ha già tutto in mente: dirà che l’organizzazione sarà considerata ineccepibile e i risultati politici ottenuti importantissimi.
Che questo concorrerà a dare lustro all’Italia e a garantire gli aiuti per la ricostruzione del capoluogo abruzzese da mezzo mondo.
Che gli esiti reali del G8 siano stati, poi, anche per L’Aquila, clamorosamente insufficienti e sarà considerato evento del tutto ininfluente dalla quasi totalità degli osservatori è notorio, ma ora, alla vigilia, il nostro regnante ancora ci crede e non potrebbe permettersi delegittimazioni di sorta.
Eppure, sulla sua agenda ha un incontro col di nuovo pugnace paladino dei diseredati africani, difensore degli ultimi della terra.

Cosa sarà mai. Si accontenterà ancora delle promesse e dell’apparente bonomia di un uomo potente come lui e finirà tutto in pochi minuti.

E invece no. Berlusconi non sa che farà una delle figure più barbine della sua storia (seconda solo a quella al parlamento europeo, ricordate Schultz?).
Uno degli uomini più potenti del mondo, costretto a star lì a traccheggiare con un cantante che non si accontenta più di parole e sorrisi (al contrario dei nostri giornalisti).

L’abbiamo votato noi uno che pensa prima a lui poi agli altri, no?
Li sapevamo quali erano i suoi valori, no?
Cosa ci aspettiamo ora? Che pensi ai bambini africani?
Se fosse premiante alle elezioni uno così se li mangerebbe i bambini africani!
Lui ha preferito sacrificare quattro volte tanto il dovuto per il 2009 per gratificare -con l’esenzione del pagamento dell’Ici- il 60% dei proprietari di casa più ricco del paese, questa sì un’elemosina pro capite.
Lui ha preferito tagliarli per legge gli aiuti alla cooperazione!
That’s Italy, baby. Calabraghe coi ricchi, piagnoni con gli ultimi della terra.
Un posto dove i governi sperano solo sia il senso di colpa o la bontà dei singoli a trovare la strada delle proprie tasche.
Siamo dei barbari pezzenti.
Il peggiore fra tutti i popoli del mondo.
E i politici che non arriveranno a farci versare lo 0,5% del Pil, d’ora in avanti non saranno per me uomini e donne degni di questo nome.

Enjoy. Si fa per dire.

di marco gattafoni

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Odio la zanzara Giuseppe Cruciani

31 dicembre 2009, giovedì


A Radio 24 martedì scorso -così come la sera prima- la zanzara Giuseppe Cruciani era intento a sminuire i vari testimoni oculari che raccontavano dei disastri che il generale inverno stava combinando nel settentrione, quando -attorno alle 20:10- un ascoltatore racconta di un vecchio sermone di Celentano contro il nucleare, riproposto non so dove.

La zanzara, col solito tono “io so’ io, voi nun siete un cazzo”, spara una specie di “Celentano parlava di morti di cancro, che poi con le centrali nucleari non c’entrano nulla”.
Lì ho spento. Certe volte credo non serva altro.
E mentre salgo a casa non mi chiedo come si possa arrivare a sostenere certe bufale, e questa è bella grossa, ma piuttosto come si possa arrivare a farlo con quel suo tono là, che un po’ è la sua poetica.

E mi chiedo anche come le menti più incivilite fra quelle di destra (i furbi dotati di coscienza critica) reagiscano ad un giornalista che usa sempre quel registro contro chi si dimostra anche solo modestamente severo con il Governo.

Mi sono risposto che è tutto un compiacimento.
Credo sia proprio così, visto che, psicologicamente parlando, tutti sono alla continua ricerca di scuse, di un appiglio che legittimi la propria condotta deviante dal punto di vista etico.
Il tam-tam mediatico di valori e comportamenti distorti o di verità assurde serve anche a questo.
Alla legittimità sociale e quindi alla maggiore accettabilità interiore di un voto immorale.

Ed è così che le notizie trionfalistiche, le smentite o le nuove boutades del premier sono pompate giornate intere in cinque Tg su sette e in molte trasmissioni che niente hanno a che vedere con la correttezza, l’esaustività e la comprensibilità, attivando scientemente una potente distrazione di massa e una diffusa saturazione nei confronti della politica.

E’ in questo modo che Berlusconi ha modificato irreparabilmente la cultura italiana.
Ha stravolto i limiti della decenza politica pubblica, facendo legittimare ogni suo comportamento da una massiccia schiera di prostranti e timorosi.

Le toghe non lo perseguono solamente, ma lo perseguitano, no?

Poco importa che logica urla disperata che il cavaliere è esattamente come lo dipinge la parte a lui avversa.
Nulla conta che sia impresentabile all’estero quasi quanto i suoi migliori amici Putin o Gheddafi.
Le verità di Berlusconi sono penetrate dove potevano, ma a fondo, favorite dal fertile humus italiano delle sacche di ignoranza e delle sue televisioni, diventando ormai parte di una certa cultura popolare.

Sono stati i sacerdoti dell’informazione che le hanno eternate, facendole arrivare in tutto il tessuto sociale, distorcendo i filtri critici -non solo del popolino- da almeno quindici anni. In prima persona occultano, dissimulano, delegittimano i politici che gli sono contro e li lasciano interrompere da quelli che gli sono a favore, coprono magagne, deviano l’attenzione.

Giuseppe Cruciani è con ogni evidenza uno di loro.
Non perché di destra, ci mancherebbe, ma per la sua costante univocità di posizione di fronte a nodi effettivi, che instillerebbero dei dubbi ad ogni uomo libero, e persino davanti ad inconfutabili spregiudicatezze agite dagli uomini di governo; che sia uno di loro lo testimonia chiaramente anche il suo lassismo morale di fronte alle nefandezze democratiche dei berlusconoidi e allo scellerato vocabolario razzista della Lega Nord.

Proprio come dei sacerdoti, celebrano dei riti mediatici di massa reificando verità molto parziali e non verificabili, dogmi a cui loro stessi devono aderire acriticamente per ragioni economiche personali.
Devono farlo.

Come i sacerdoti (e i fedeli) devono credere nei dogmi mutevoli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, così queste persone raziocinanti -purtroppo non libere da avidità le più varie- dovranno necessariamente ribaltare intere scale di valori mentre gestiscono una discussione pubblica.

Credere e dovere sono, tuttavia, concetti mal conciliabili.
L’ipocrisia a volte è troppo evidente quando si è nel mezzo del contraddittorio (nelle parrocchie così come in onda).
E’ per questo che Vespa invita frequentemente ospiti “di sinistra” che sa malleabili, come direttori disinnescati tipo Sansonetti. Lo fa per non rischiare di avvicinarsi troppo al nocciolo delle questioni.
La zanzara è in diretta, invece.
L’atteggiamento deve essere completamente diverso.

Ora, io penso che, in una democrazia ideale e quindi molto lontana dalla nostra, i bravi giornalisti debbano essere i severi controllori del potere. Lavoratori premiati per il loro rigore.

Con onestà intellettuale difenderanno le loro idee rispondendo solo alla deontologia del mestiere, alla loro coscienza e ai fatti, approdando così nelle redazioni più vicine alle loro convinzioni.

In Italia la vera libertà di parola nei telegiornali e sulla carta stampata è molto limitata dal numero esiguo di proprietà o di gestioni delle redazioni liberali.

Osserviamo allora come si comporta la coscienza di Giuseppe Cruciani in questio scenario viziato.
Questi è un giornalista la cui prima reazione, davanti all’enormità di certi provvedimenti o dichiarazioni dell’esecutivo descritti da un ascoltatore, è  quella di fare le pulci alla forma, al lessico, al tono, alla rilevanza dei fatti esposti, arricchendo con argomentazioni che hanno dell’irrisorio.
Un conduttore che ricorre sistematicamente alla diminutio con gli interlocutori non ancora addomesticati dalla nenia governativa.

E con i politici non allineati?
Un mese fa il nostro quasi aggrediva il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, che avrebbe avuto il torto di aderire al No B-Day nonostante “le parole d’ordine” della manifestazione, questa era la tesi. E le “parole d’ordine” non erano altro che una mezza frase nemmeno troppo sfortunata di uno dei giovani promotori.
Due minuti dopo cercava di convincerlo a sostenere che la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo era decisione di poco spessore, che non sarebbe stata sicuramente rispettata, che “il crocifisso non offendeva nessuno” (cosa c’entri il concetto di offesa con il crocifisso me lo deve spiegare anche Bersani). Che, tanto, “in Italia non interessa”, che “non ci saranno le barricate a difendere quella sentenza”.
In altre parole, cercava di convincerlo -e con lui gli ascoltatori- che una cosa non è giusta in sé, ma solo quando un popolo è abbastanza coraggioso da difenderla con le barricate o eticamente evoluto da sostenerla a maggioranza. Che piuttosto bisognerà prendere atto della (supposta) volontà popolare.

Questo è solo un piccolo esempio della sua etica e del suo comportamento con gli eccellenti impotenti dell’opposizione. Pensate a come può denigrare un normale cittadino.

E’ accettabile che qualcuno necessariamente informato non avalli mai alcuna delle critiche mosse all’esecutivo? Che non lasci mai passare una delle molte lamentele senza perlomeno commentare con un “Vabbè…” di sufficienza con chiosa sarcastica o addirittura mortificante, spesso a cornetta attaccata?

La zanzara Cruciani, bisogna capirla, al contrario della Vespa, è alle prese con telefonate “pericolose”.
E’ tutto più complicato.
Deve comportarsi necessariamente da screanzata per interrompere la comunicazione. E deve farlo presto.
Lo stesso “vizio” che ha l’altro difensore del Pdl Aldo Forbice, su RadioUno, nel suo pessimo programma Zapping.
Sono cose inevitabili quando uno non vuole davvero dialogare.

Tornando alla zanzara, voi non pensereste mai che a uno che conduce un programma quotidiano a livello nazionale possa scappare una stronzata come quella del non rapporto fra cancro e centrali!
Dico seriamente. Può capitare che un giornalista scaltro decida di dare particolare credito alla non pericolosità del nucleare, quando ci sono decine di studi -per committenti che non esigono una particolare verità- che testimoniano esattamente il contrario? E che decida di ignorare anche le enormi falle (guardatevi tutte le parti del documentario di Arte) persino dal punto di vista economico e strategico?

Mi sale un dubbio. Lavorando lui per Confindustria, quella sopra era una bufala dovuta alla disattenzione/ingenuità, o più semplicemente una bugia volutamente fatta passare per verità?
Cruciani è un minus habens o uno gnorri parassita di questi tempi tristi della nostra nazione?

Se Cruciani fosse libero, potrebbe comportarsi come gli pare.
Visto che è il gruppo di potere forse più influente che lo paga, potrebbe perlomeno essere elegantemente magnanimo con le idee degli altri.
E quando qualcuno obietta fatti scomodi, potrebbe non buttarla sull’inevitabile e irreparabile caducità italica (guarda caso quando c’è Berlusconi al potere), ché -detto da lui- quell’ “in Italia si sa come vanno le cose” non ha alcuna credibilità, perché un lecchino come lui sta lì proprio perché in Italia si sa come vanno le cose.
Dimenticavo, ora è anche pagato direttamente da Silvio. Scrive per Panorama da qualche mese.
Essere striscianti col potere paga.

Per finirla qui, che questa trasmissione di commento politico di Confindustria sia dozzinalmente squilibrata anche al cospetto di fatti che vanno nell’altro senso è chiaro e scontato come il sole.
Che folle di operai, disoccupati e impiegati dementi votino per gli stessi politici per cui vota quel lustrascarpe dei potenti chiamato Giuseppe Cruciani, beh, questo è kafkiano.

Well, that’s Italy, baby.

di marco gattafoni

P.S.: Rivaluterei i verbi odiare, detestare e affini. Senza violenza, ma con passione democratica.
Dialogo, ancora dialogo e osservazione, ma poi lasciateci il diritto di giudicare e odiare chi si fa beffa delle regole e chi per ignavia e avidità permette tutto questo.
Io amo chiamarla resistenza.

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Editoriale del Tg1 del 14 dicembre 2009, giorno II della Terza Repubblica. I cattivi maestri.

14 dicembre 2009, lunedì


Non so cosa mi abbia dato più fastidio del discorso alla nazione di Minzolini poco prima della chiusura del Tg1, stasera.

Forse che a lui non sembra tanto assurdo il gesto di Tartaglia, ma piuttosto che in Italia non sussistano le ragioni sociali e politiche per tutta questa tensione.

Insomma, il senso voleva essere: l’Italia è uno stato pienamente democratico e governato con saggezza. Perché la gente dovrebbe essere incazzata?

Non bastasse, continua con il parallelo fra gli attuali sobillatori dell’odio e i “cattivi maestri degli anni settanta”.

E io che mi sono visto venti minuti di commenti di politici Pdl pensando che alle 20:20 fosse finita lì.

Rivoltante.

di marco gattafoni

NB: la Terza Repubblica Italiana nasce dalle ceneri del martirio del regnante onnipotente Berlusconi I ed è una repubblica di tipo propagandistico, molto simile all’Impero.

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Berlusconi aggredito da un idiota che prima o poi doveva incontrare

13 dicembre 2009, domenica


Dunque, stamane ero in una delle mille piazze per l’alternativa a far politica per il Pd.

Fra tutte le persone che ho intercettato vagare per la piazza, una di queste mi ha detto, dopo aver firmato una petizione contro la privatizzazione dell’acqua, una contro il ritorno al nucleare, una a favore di maggiori risorse per le forze dell’ordine e una per la restituzione di risorse agli enti locali: “Quello è un criminale maledetto! Lo ammazzerei io con le mie mani. Mi sacrificherei io per potercene liberare tutti”.
E’ un sentimento molto diffuso. E’ un discorso che mi è stato fatto almeno una decina di volte, e non si è mai trattato di chiacchiere fra amici.

La propaganda su questo fattucolo la facciano pure come vogliono, come hanno sempre fatto, ma sbagliano a pensare che questa non sia la conseguenza statisticamente naturale di un comportamento vile, sconsiderato e canzonatorio del premier, dei suoi vari portavoce acritici e della grancassa mediatica che lo segue prono e anzi ne anticipa censure e menzogne.

Dover subire i morsi derivanti dalla mancanza del lavoro o dalla riduzione dei guadagni, comportarsi in maniera eticamente corretta e vedersi sfuggire nelle mani delle banche le piccole fabbriche che con tanto sacrificio e passione si è creato dal nulla, sarebbe cosa molto più sopportabile se nel paese e da parte del governo fossimo in presenza di una presa in carico del problema. Se vi fosse una lotta comune per far sistema, per combatterla questa maledetta crisi.

Al contrario, tutta la miseria che stiamo accumulando e il pezzo di società che ci stiamo perdendo per strada sono dei fatti addirittura negati, problemi che avremmo potuto incontrare se avessimo abitato altre terre, ma non in Italia.
In Italia è stato risolto tutto. Va tutto bene.

Lo Stato ti paga dopo sei mesi, tu devi pagare le tasse anticipatamente, se non lo fai vai in mora.
E se per caso paghi di più, quanto devi lottare perché ti sia risarcito?
E intanto le banche vogliono gli interessi sul debito che ti sei fatto per pagare le tasse e per mandare avanti l’azienda, per continuare a far lavorare le persone che hai assunto e a cui vuoi bene.
E quelli che invece hanno investito senza creare lavoro sono premiati da una tassazione ridicola sulle rendite finanziarie.
E i furbi che non hanno dichiarato quanto dovevano sono premiati da mille condoni.

Quel che consuma è osservare dei comportamenti giudicabili sconsiderati, ignobili, delittuosi da chiunque sia in possesso di libertà morale ed economica e di un esile vagito di pensiero critico, essere considerati invece di poco conto o pretestuosi dall’80% delle trasmissioni televisive.
Vedere la realtà modificata dai media e non riconoscerla.
Avere la netta sensazione di essere circondati da italioti che danno retta a questa realtà non vera, a queste chiacchiere e urla superflue, ed essere sicuri che la fumosità che respiriamo nei dibattiti e nei fatti del governo non sia per incapacità politica, ma per dolo.
Quel che non sopportiamo più è che pensino di poterci prendere in giro tutti.

In tv è o non è tutto un ripetere che la pensiamo quasi tutti come Minzolini o Vespa o Monica Setta?
E allora sapevano che sarebbe potuto venire in mente, ad una mente poco edotta ed evoluta dal punto di vista politico, che potesse essere significativo che qualcuno si rendesse autore di un gesto violento, puramente simbolico e -come tutti i gesti violenti- molto, molto stupido che esprimesse un: “No! Non ci avete turlupinato proprio tutti! Stai facendo male a me e al futuro del mio Paese, stai umiliando e distruggendo l’Italia ed io, qui e ora, mi immolo alla mia irrazionalità!”.

Altro che Di Pietro o clima d’odio. La gente che si sente presa in giro lo odia senza alcun bisogno di Di Pietro.
Non conosco niente di questo Tartaglia, non ho voluto leggere niente su di lui, ma un idiota Berlusconi prima o poi doveva incrociarlo.

Qui si tratta di pura statistica.
Un gesto idiota contro il vilipendio della sofferenza.

di marco gattafoni

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Sabato 5 dicembre sarò al No-B Day a Piazza San Giovanni come Veltroni. Col cuore.

3 dicembre 2009, giovedì


Non sarò a manifestare al No-B day a Roma non perché non me ne freghi niente di come vanno le cose in Italia.

Non perché non abbia ben chiaro che tipo di priorità hanno, per la destra tutta, i bisogni dei diversamente vivi, dei diseredati, dei lavoratori e degli uomini e delle donne di cultura di questo belpaese del menga.
E quando dico tutta la destra intendo Fini compreso: facile fare lo splendido ed ergersi di quel po’ da quella gran feccia di ‘Gnorsìsissignore’, da terza carica dello Stato e ora che Berlusconi è sempre più in difficoltà per i processi e le nuove accuse a carico, vero?

Non sarò a Roma non perché abbia voglia di restarmene con il culo al caldo in questo inizio rigido di dicembre.

Non ci sarò non perché non voglia dare forza alla cultura popolare e di sinistra più vera, che è la cultura dell’ascolto, dell’attenzione agli altri (a tutti gli altri del mondo), del progresso civile e sociale, della legalità. La cultura della gente che scende in piazza viaggiando spesso centinaia di chilometri a proprie spese per difendere i propri diritti.

E nemmeno perché sono del Pd e non gradisca la piattaforma, a dir la verità, un po’ esile della manifestazione.

E’ solo che sono di turno e non v’è modo di uscirne.
Un abbraccio sentito a chiunque sacrificherà tempo e denaro per esserci.
Grazie, grazie, grazie!

di marco dewey

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Quaestio publica ad Alessandro Gilioli su Matteo Orfini

24 novembre 2009, martedì


Oggi, ore 20:43, interruzione pubblicitaria di La7, giro sul Tg2 senza troppe aspettative.
Bersani presenta la sua squadra, tanti giovani, sei uomini e sei donne. Parla una trentenne e poi un certo Matteo Orfini.
Faccia nota, mi pare. Ma sì, stesso finto horror vacui nella mente, stessa finta melensaggine che vuol sembrare inoffensiva, stessa ignavia etica. E’ lui.
La mente ritorna a quel 6 settembre a Pesaro.

Alessandro, ti ricordi? Ti ricordi? Ti ricordi?

Di grazia, come è possibile? Per quali assurdi meccanismi quel giovane vecchio sarà nella segreteria del partito?

di marco dewey

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Tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.

23 novembre 2009, lunedì


Ho visto gente malvestita con Twingo scassate del 1994 fieri del loro Giornale fresco di stampa sul sedile a fianco del guidatore.
Anziani dalle dentature completamente sgarrupate citanti frasi di Berlusconi convinti che a L’Aquila lo adorino.
Operai senza cassa integrazione, costretti a girare in bicicletta, che pensano ancora che il governo farà qualcosa per loro.

La domanda allora arriva puntuale nella mia mente: certe persone fino a che punto possono arrivare?

Capisco le implicazioni ormai intimamente culturali di una propaganda televisiva quasi maggiorenne, conosco pure le attuali difficoltà dell’opposizione, ma quando la miseria ti punge nell’intimo e l’evidenza di un governo che avrebbe tutti i numeri per muoversi, finora se n’è infischiato di te e invece si è occupato di pararsi le terga dalla giustizia, soccorrere chi ha esportato i soldi all’estero e di qui a breve ti farà lievitare di circa il 40% il costo dell’acqua, ti dovrebbe scattare quella scintilla propriamente umana che a molti fa trarre semplici inferenze da elementi dati.

Se la scintilla non arriva, vuol dire che sei entrato nel terreno paludoso e fosco dell’idiozia.
E allora tanta fortuna a te, idiota mio, leghista, postfascista o berlusconiano che tu sia.
Giusto quella.

di marco dewey

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Come Lupi sulla giustizia. Il soldato Fini cede a Berlusconi sul processo breve.

11 novembre 2009, mercoledì

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Ieri sera a Ballarò Maurizio Lupi, nell’ordine 1)ciellino lombardo di spicco, nonché 2)vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e 3)componente della commissione di vigilanza Rai, voleva farci credere che dovremmo avere fiducia nelle tesi del Governo riguardo il “coraggioso” accordo di Fini con Berlusconi sulla giustizia.

Ma dovremmo davvero convincerci che l’idea dietro alle tappe serrate entro le quali bisognerà condurre in porto i tre gradi di un processo (due anni per terminare ogni grado di giudizio, quindi sei anni in tutto nei processi ad incensurati per reati con pene al di sotto dei dieci anni), pena l’estinzione del reato, sia stata elaborata per velocizzare la giustizia italiana e non per rendere praticamente impossibile la celebrazione del processo Mills contro Berlusconi?

Sarebbe come credere che un organismo in difficoltà come la scuola italiana potrebbe produrre migliori e un maggior numero di diplomati e laureati, senza altri investimenti, senza nuove regole, senza penali o incentivi, senza poter insomma attribuire ad alcuno responsabilità o riconoscimenti economici certi e quantificabili. Lasciare studenti per strada è cosa ormai accettata.

Molto, molto duro invertire la rotta senza azioni coordinate e la volontà di tutti.

Nella giustizia, quando le responsabilità sono diffuse, quando la farraginosità è attribuibile a mancanza di fondi e a leggi che premiano la dilazione dei tempi da parte della difesa, quando insomma, chi deve amministrarla giorno per giorno nei tribunali -in qualche modo- può trovare delle scuse rincuoranti per affrancare la propria coscienza dal disastro generale di un sistema che sembra remargli contro, la fattività dell’istituzione resta un miraggio.

L’iter processuale potrebbe essere migliorato con ragionevoli investimenti economici e umani, e dando potere e responsabilità alle figure che possono velocizzarlo anche ripetendo le buone prassi già esperite positivamente in altri tribunali.

Conosco poco o nulla del campo, ma mi sembra assolutamente irrinunciabile che chi abbia in mente di scrivere una riforma seria lo faccia seriamente e senza cavilli sabotatori o articoli truffa di mezzo.
Che vi sia da parte dei redattori e dei committenti una decisa volontà politica di miglioramento generale del sistema giustizia, che finora non sembra ancora essere mai stato il vero fine degli attuali partiti al governo. In quindici anni vero è sembrato anzi il contrario.

Ma decidiamo pure – con sprezzo del pericolo- di voler credere a tutti i costi nel Lupi di ieri sera a Ballarò e nella buona fede del Pdl.
Pensate proprio si debba raggiungere questo traguardo di civiltà di una giustizia efficiente sulla pelle della collettività?

Perché -come collettività che chiede ordine e rispetto della legge- dovremmo “subire” dei processi penali che non arriveranno alla sentenza finale con la pretesa di stimolare giudici, avvocati e quei pochi cancellieri a velocizzare il tutto?
Qualcuno mi sa dire se altri espedienti simili abbiano funzionato? La ex-ex-Cirielli -che ha accorciato di un bel po’ la prescrizione di molti reati medio gravi- ha favorito l’efficienza della giustizia?

Preferirei questa volta una maggiore onestà intellettuale. Guardate, stavolta ci sarebbe anche una scusa accettabile: mi accontenterei che dicessero chiaramente che promulgheranno questa legge solo per difendere i leciti diritti degli imputati ad avere un processo in tempi giusti. Ma essere preso per il naso no.

Per fortuna le parti offese di un processo potranno vedere riconosciute le loro istanze in sede civile.
Tutto considerato Berlusconi è salvo. Incensurato lo rimarrà, e per le umane faccende… beh per quelle, quante persone gli capiterà di dover risarcire dai cento milioni di euro in su?

A Fini consiglio più attenzione. Una vita di ubbidienza molto cieca può ancora consentire di sostenere che il proprio partito non sia una caserma.
Il problema è che la gente poi si aspetta che -almeno da terza carica dello Stato- non si comporti da soldato scelto.

di marco dewey

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Ivan Scalfarotto vicepresidente del Pd. Incarico condiviso con Marina Sereni.

7 novembre 2009, sabato

da http://www.ivanscalfarotto.it
Mentre venivo a sapere da uno scritto di Cristiana Alicata che Ivan Scalfarotto sarà uno dei due vicepresidenti del Pd, mi dicevo: “Non è un ticket. Non è il ticket che Bersani ha dovuto pagare alla mozione Marino”.

Nessuno gliel’ha chiesto, credo. Anzi ne sono sicuro. Mi ci potrei giocare la tessera.
Il segretario si è dimostrato abbastanza ecumenico sin dalle prime ore dopo la vittoria, però.
Ecco allora che si fa strada nella mia mente l’ipotesi di un ticket che Bersani ha voluto pagare alla mozione Marino. Detto meglio, forse un omaggio alla parte di elettori del Pd che si è riconosciuta nei valori di cui si è fatto portavoce Ignazio Marino. Una sorta di pax romana siglata via assemblea nazionale.
Fosse così, Pier Luigi, ti assicuro che non ce n’era bisogno.

E invece no. Qualche volta faccio pensieri strani, ma stavolta no. Bersani se ne deve essere accorto!
Stavolta non è una carica data a un politico qualunque.
Stavolta parliamo di Ivan Scalfarotto, uno che un giorno vorrei fosse il portavoce alla Camera, tanto lo apprezzo.
Uno che vorrei fosse sempre l’invitato del Pd alle trasmissioni televisive.
Uno preciso, preparato, chiaro, libero e coraggioso.
Lo sguardo originale sulla cosa politica che ci dona dal suo blog è uno di quei segnali veri della ricchezza di una nuova classe dirigente lungimirante, veloce, immersa lucidamente nella società.

La crescita di considerazione all’interno del partito di cui -sono certo- godranno presto anche altri giovani uomini e donne di talento, mariniani che ho imparato a conoscere durante le primarie, mi fa dire con una certa confidenza che il Pd potrà -d’ora in poi- non essere per me solo l’unica possibilità che ha l’Italia per fare di questo paese un paese più giusto e più ricco.
Ora credo che il mio Pd ideale è immaginario esperibile.

I limiti sono dettati solo dalla natura stessa del Pd, partito di massa. Un partito di massa non può essere tout court un partito ideale. Capito, allora, perché ci siamo dentro?
Per lavorarci su.

Ciao, vicepresidente. Forza!

di marco dewey

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Odio Emanuela Falcetti.

2 novembre 2009, lunedì

emanuela falcetti

Dunque, io sono uno di quegli sfortunati che sei giorni su sette si devono svegliare alle 6:10 per uscire di casa senza troppi traumi alle 7. Alle 6:30 sono operativo davanti alla mia macchinetta del caffè, tv accesa su Raitre, che in quel momento della giornata è collegata con la mia adorata RaiNews24 e il suo attuale direttore Corradino Mineo.
Dieci minuti di informazione come piace a me.

Poi alle 6:40 il collegamento con RadioUno. Quindici minuti di Istruzioni per l’uso, trasmissione di e con Emanuela Falcetti.

Alla luce di mesi di visione compulsiva della suddetta trasmissione e in omaggio alla mia serie televisiva preferita, Frasier, mi permetto di affermare senza argomentare che io odio Emanuela Falcetti.
Pronto a farlo qualora me lo chiedesse espressamente.

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Tutta la telefonata di Berlusconi a Ballarò. Rosy Bindi e Concita de Gregorio in studio. Floris abbozza.

28 ottobre 2009, mercoledì

berlusconi telfona a ballarò
Comincio subito con una precisazione. Le virgolette sono per riportare quello che io personalmente ho capito di un discorso diretto.

Abbiamo assistito a una bella prova di Rosy Bindi a Ballarò, stasera. Al suo fianco la sempre affascinante e puntuale Concita De Gregorio.
Per l’Udc Casini e per il PdL i due ministri La Russa e Alfano, e da quello che abbiamo capito anche la segretaria del sindacato UGL, Renata Polverini, che pare sia tentata dalla candidatura alla regione Lazio per quella partaccia politica.

Coup de théatre. Al termine di questa trasmissione nemmeno troppo ferale, telefona però Silvio Berlusconi.

A casetta si deve essere preparato un discorsetto per benino e infatti tocca una decina di argomenti. Comincia con il parlare dell’affaire Marrazzo e della sua telefonata di avvertimento già acclarata. Ancora bordate contro la magistratura. Solito refrain dei giudici comunisti.
Floris non fa in tempo ad intervenire che il nostro dittatore morbido esplode in un: “Lei mi lascia parlare! Poi lei mi fa le domande! Non sono qui a subire processi pubblici senza contraddittorio! Questa non è una cosa accettabile in una democrazia! Non sono a sua disposizione adesso!”. La Bindi intanto prova ad opporre un “Basta basta basta, ma non è possibile”. E B.: “Questi spettacoli sulla televisione pubblica pagati dagli italiani sono disdicevoli. Il debito pubblico non l’abbiamo fatto noi [...], ma gli italiani non sono stupidi. Ho in mano dei nuovi sondaggi in cui il governo è al 54%, il presidente del consiglio al 68% e il Pd diventato oramai al 25%”.

Prova ad argomentare pacatamente la Bindi: “Voglio sapere se il consiglio di amministrazione della Rai consenta di alterare i palinsesti in vista degli interventi in diretta e in differita del Presidente del Consiglio. [...] Il Presidente del Consiglio deve mettersi a disposizione della magistratura”. Interviene ancora Berlusconi: “Ma cosa ho fatto finora!?”. Vorremmo rispondere noi da casa, perché nessuno gli dà del bugiardo da studio.

Rosy Bindi: “Noi contestiamo il modo in cui Lei governa. Non siamo noi che lo diciamo, è la gente che sta male”.
Berlusconi: “Non è assolutamente vero. Abbiamo superato l’Inghilterra”. Mentre ci facciamo una risata se e in quale dei tanti indici abbiamo superato l’Inghilterra, continua la tentata replica di Rosy, continuamente interrotta da Alfano e La Russa, e finisce con un: “Se tutti i politici del mondo avessero la possibilità di intervenire in ogni trasmissione…”.

E Floris, serafico: “Mi prendo io la responsabilità. Ha potuto parlare perché in una trasmissione libera di Raitre pensiamo che sia interessante parlare con il Presidente del Consiglio”. Rivolgendosi a B: “Lei è ancora disponibile o è ancora un suo progetto quello di tagliare l’Irap?”
B: “Noi intendiamo diminuire l’Irap entro i tempi che usciranno come possibili e di introdurre il quoziente familiare”.

Concita De Gregorio: “C’è la possibilità di sapere se aveva garantito a Marrazzo che non sarebbe stato pubblicato nulla nei giornali di sua proprietà (nel frattempo B. risponde che è stato così) e come mai quando c’è stato il caso Boffo lei ha detto che non poteva intervenire?”

Berlusconi risponde che col Giornale lui non c’entra niente. Ah, no?!? Il direttore fa liberamente il suo lavoro e finisce lì. Ah, è così?!?

Anzi no, Floris ha il tempo di chiedergli come va la scarlattina.
E Berlusconi: “Se viene qui sarò lieto di attaccargliela”, attaccando invece molto educatamente la cornetta in faccia alla risposta di Floris, che si vede costretto a rifiutare a causa dei suoi due bambini piccoli. Si chiude. Alé.

Ci tocca ricordare pure questa.

di marco dewey

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Appello disperato a votare Marino. Lo scandalo delle candidature di Bersani.

24 ottobre 2009, sabato

Scalfarotto e Civati l'anno scorso (insieme anche prima di entrare nella mozione Marino)
Rispondo a Sandra, una ragazza di sinistra che mi ha lasciato un commento su Pillole di Marco Dewey. Una ragazza che probabilmente non andrà a votare alle primarie.

Sandra, cerca di capirmi. Sembra che all’esterno non ve ne rendiate conto. Allora te lo dico chiaramente. E lo dico chiaramente a tutti. Se vince Bersani faranno (faremo?) l’alleanza con l’Udc. E’ già tutto deciso. Lo hanno già ripetuto o fatto capire in mille modi.
Si andrà verso il proporzionale perché sennò non passerebbe mai a sinistra questa maledetta alleanza. Vinceremo fra tre anni -forse- se nel frattempo Berlusconi non si sarà fatto da parte, perché se e quando si farà da parte, l’Udc si alleerà con Fini e stiamo all’opposizione per vent’anni. Ma anche fosse, che vittoria sarebbe con l’Udc?

Quindi -vi prego- fate qualcosa!
Come dice anche il rimangiaparola Franceschini, che è stato eletto segretario perché ha detto si sarebbe fatto da parte senza ricandidarsi, se domenica non ci saranno tante persone a votare alle primarie, ci sarà un solo grande vincitore, uno che riderà più di tutti: Berlusconi. Io credo che anche D’Alema riderà.

Non ti pare che stiano facendo di tutto per cristallizzare i voti dei circoli? Stanno tutti tenendo un profilo basso, visto? Ma sì, non roviniamogli il giocattolo. Ci stanno provando in tutti i modi a non rivoluzionare i giochi. Ché se Marino arriva secondo, voglio vedere come Franceschini, al di là delle mie speranze, spiegherà ai suoi elettori che i suoi delegati voteranno Bersani in assemblea. Ah, già, al confronto che Franceschini e Bersani hanno voluto antidemocratico perché pubblico solo per la “wired generation”, Franceschini ha già sostenuto che per lui il primo con maggioranza relativa delle primarie sarà comunque segretario!

Io invece vorrei romperglielo quel giocattolo. Vorrei facessimo il botto, domani. Marino e i coraggiosi di livello nazionale che si sono schierati con lui lontani da ogni logica di potere e di candidatura vanno premiati col nostro voto.
Chiedo a tutti gli italiani di aiutare il Pd ad essere il Pd del Lingotto. Aiutateci a guardare a sinistra! Votate Marino.

E tu vuoi lavartene le mani? Guarda che il Pd delle speranze e degli ideali del Lingotto, quello a cui guarda Marino, ma con la forza e la chiarezza e la purezza di chi può e vuole avere un’identità riconoscibile e in cui riconoscersi appieno, dire dei sì e dei no netti contro tutti i poteri forti e con la persona sempre al centro, è anche il tuo partito! Un partito di massa, “verde”, vicino ai giovani, che si impegnerà per una nuova mobilità sociale fatta da nuovi diritti e nuove regole di accesso al lavoro, un partito che vuole tassare maggiormente le rendite finanziare e non ha paura di dirlo! Un partito che guarda al futuro, un partito che ci farà riavvicinare alla modernità europea. Modernità dei valori, della certezza della promozione del merito.

Vuoi che il Pd si autodistrugga o peggio che diventi apparato per il potere? Capisco la tua diffidenza verso il partito democratico, la capisco perché ho imparato a conoscere certe persone e il loro modo di ragionare. Ma questo non è il mondo della mozione Marino.
Abbiamo bisogno di tutti i vostri voti domani. Ebbene sì. Anche se non amate il Pd dovete turarvi il naso, perché domani si fa l’Italia dei prossimi dieci anni.
Eh sì, Sandra, questo è il momento della razionalità.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)

Membro non troppo indegno del Comitato Fermano Marino Segretario.

PS: La mozione Bersani non è Bersani, è il contenitore delle anime peggiori del partito, che Pierluigi non è in grado di dominare e questo lo sanno tutti. Non si è mai dimostrato un cuor di leone. Ci sarà un motivo per quelle candidature al sud Italia, che in un partito civile non sarebbero dovute esserci, no?

Un uomo forte si sarebbe dovuto opporre, no?
Qualcuno mi spieghi cosa hanno fatto Bassolino, Iervolino e Loiero per essere messi capilista. Bassolino si è addirittura rifiutato di dimettersi più e più volte su richiesta del partito. E non solo perché in odore di reato, ma per incapacità politica conclamata! E invece sarà ancora uno dei delegati nazionali assieme a quegli altri due bravi politici di Rosa Russo Iervolino e Agazio Loiero.
Queste candidature al limite della sfacciataggine vanno punite con il voto! Non possono passare in un partito che ha come mito Berlinguer. Non ci voglio credere che vinca chi passa sopra gli ideali del nostro popolo per un pugno di voti. Un pugno ben assestato di decine di migliaia di voti.

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Breve analisi dei candidati alle primarie del Pd

22 ottobre 2009, giovedì

Ignazio Marino
Questo post nasce come commento a un articolo di Marco Simoni, che abbozza una sua visione dei tre candidati a segretario del Pd.

Mi spiace che, nel quadro che hai fatto di Bersani, tu non abbia individuato nella questione del numero di tessere inconcepibili e nei nomi che ci propone, e di cui oramai sembra schernirsi, il grosso elemento di debolezza. Senza la credibilità dei nomi non si va da nessuna parte. E la sua mozione in tal senso oscilla fra l’inimagginabile e lo strafottente. Non puoi vincere con questi nomi e magari grazie a loro. Semplicemente non può essere!

Su Franceschini mi trovi d’accordo, tranne per quello che riguarda la Serracchiani. In un momento in cui ci saremmo aggrappati a ogni novità, Debora poteva sembrare il giusto compromesso fra irruenza, sfrontatezza e territorio, fra giovinezza e fiducia nell’apparato, così come nei film americani -nonostante settori deviati- si ha sempre fiducia negli anticorpi della democrazia americana. E questo è positivo.

L’incondizionata e non adeguatamente motivata adesione a Franceschini, il suo dirottamento alla segreteria regionale (gli eurodeputati avrebbero dovuto fare solo quello, Franceschini, no?), ma soprattutto l’assurda critica fatta a Marino riguardo il rifiuto della proposta Scalfari, ha illuminato però la sua aura di nuances grigie. Incomprensibile.

Io voto Marino non solo perché è nuovo.
E’ davvero uno di cui si può andar fieri e non solo in Italia. Uno circondato da giovani bravissimi, -questi sì- preparati e dotati di grande appeal comunicativo-mediatico come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e l’onorevole Sandro Gozi.
Le riforme che propone organicamente nella sua mozione non sono -poi- frutto di derive ideologiche o nate solo sulla base di spinte riformiste ecocompatibili, ma sono state valutate analiticamente insieme a un pool di economisti, alcuni dei quali stranieri.
E poi Marino è uno di sinistra, che riesce ad interpretare naturalmente bisogni di vasti strati della popolazione, eticamente parlando un berlingueriano vero.

Parlando con la gente, tutti, ma proprio tutti quelli che non lo voteranno gli imputano una certa incapacita di comunicare forza e credibilità. A questi rispondo che troppo spesso non sono riservati a Marino la stessa attenzione e gli stessi tempi. E’ trattato come uno meno dotato di autorevolezza. E lo stesso è sui giornali. C’è una netta differenza di esposizione mediatica. Tutto gli gioca contro. E vorrei tanto sapere perché.

Sappiamo che De Benedetti e Tronchetti Provera, e se non mi sbaglio anche Angelucci (editore de L’Unità), finanziano la fondazione ItalianiEuropei di D’Alema. Ma la dietrologia non è il mio forte ed è meglio pensare che a quei giornalisti non piaccia troppo Marino e la sua mozione e manifestino libertà di espressione mantenendo una certa distanza da lui se non anche dalle primarie.

Anche a molti degli iscritti e dei non iscritti che non la voteranno, ma la conoscono bene, la mozione Marino sembra bellissima. Insomma, come recita un proverbio della mia zona, Marino sembra “Lu fiju de la sora Camilla, tutti lu vole, nisciuno se lu pija”. Ma sarà davvero così?
I segnali di apprezzamento sul web e anche discutendo con gli amici li avrete visti anche voi. Io vi posso confermare che conquistare il cuore di una persona di centrosinistra colpevolmente disinformata è relativamente semplice, e se tutti quelli che l’avevano promesso si sono davvero spesi per Marino, i risultati saranno sorprendenti.

A quelli a cui il cuore non è stato ancora mosso dalla speranza chiedo: non è degno di fiducia? Avete paura della novità? A queste persone che non credono ci potrà essere mai qualcosa di nuovo e credibile, soprattutto ora, chiedo di fare una riflessione.
Abbiamo una sola forza: il voto! E il Pd è una forza necessaria, che magari -quando non vi piacerà- potrete non votare per dare un segno forte. Ma quando invece esprime delle personalità interessanti e innovative, sane, dobbiamo fare in modo che emergano, dobbiamo votare per loro!

Per una volta fate un conto dei vostri sogni, tornate a capo e mettetevi in contatto col cuore.
Il 25 ottobre facciamoci tutti un favore, andiamo a votare Ignazio Marino.

di Marco Gattafoni (aka marco dewey)
Membro indegno del Comitato Fermano Marino Segretario

PS: Qui i seggi dove si vota per le primarie il 25 ottobre in provincia di Fermo.